L’associazione Teatroforma si è occupata ampiamente di commemorare le vittime della strage di Capaci e di Via D’Amelio, gli organizzatori Annalisa Boni e Giuseppe Alberto Aversa hanno curato due incontri nei quali gli ospiti sono intervenuti il 2 maggio presso il teatro Van Westerhout di Mola di Bari e il 24 maggio nel Palazzo Roberti-Alberotanza di Mola di Bari, eventi commemorativi che hanno hanno preceduto la giornata dedicata alla Legalità.
Dopo 57 giorni dalla strage di Capaci dove hanno perso la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinari e Vito Schifani, un’altra strage scuote le coscienze, suscitando nella società consapevolezza nel contrastare la mafia.
A Palermo in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. A 32 anni dalle Stragi di Capaci e Via d’Amelio non tutti i misteri sono stati rivelati.
Il giudice Paolo Borsellino, dopo la strage di Capaci, iniziò a utilizzare una agendina rossa per appuntare tutta una serie di intuizioni investigative basate sulle confidenze ricevute da importanti collaboratori di giustizia. Il giudice aveva scoperto che dietro l’uccisione di Giovanni Falcone non c’era solo Cosa Nostra. Della agendina rossa di Borsellino riposta nella valigia e questa appoggiata all’interno dell’auto blindata dopo la strage non si ha più traccia. Ad oggi non si conosce né l’identità del traditore e né il movente dell’assassinio di Paolo Borsellino.

L’associazione Teatroforma si è occupata ampiamente di commemorare le vittime della strage di Capaci e di Via D’Amelio, gli organizzatori Annalisa Boni e Giuseppe Alberto Aversa hanno curato due incontri nei quali gli ospiti sono intervenuti il 2 maggio presso il teatro Van Westerhout di Mola di Bari e il 24 maggio nel Palazzo Roberti-Alberotanza di Mola di Bari, eventi commemorativi che hanno hanno preceduto la giornata dedicata alla Legalità. Il 23 maggio 1992 si ricorda questa data non soltanto perché è drammaticamente nota, ma ha anche segnato in maniera tristemente chiara il connubio tra mafia e responsabilità di stato. Borsellino e Falcone sono diventati uomini coraggiosi agli occhi di tutti i cittadini, hanno sacrificato la loro vita per contrastare la mafia e per ripristinare la legalità.
Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo, fine anni settanta, dove a Cinisi, un paesino controllato dalla mafia, nello specifico dal boss Badalamenti, viveva e combatteva un giovane giornalista, Giuseppe Impastato, il quale con le sue inchieste ha provato a rompere il muro di omertà che in quegli anni era una regola in Sicilia. Impastato tramite una piccola emittente radiofonica locale, Radio Aut, ha denunciato senza paura i crimini mafiosi e l‘omertà. Purtroppo il suo coraggio e la sua determinazione gli sono costati cari. E’ stato ucciso dalla mafia e il suo cadavere è stato ritrovato il 9 maggio 1978, stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
La mafia, ieri come oggi, si basa e protegge le sue azioni criminali basandosi sulla paura, l’omertà proteggendo, dando lavoro e assistenza, laddove lo Stato non riusciva a intervenire. Questi servizi, ovviamente non erano gratuiti, commercianti, imprenditori, cittadini, erano costretti a pagare una tassa “pizzo” che serviva a fornire denaro per l’acquisto di armi, esplosivi, per espandere il commercio della droga e il gioco d’azzardo. Attività protette oltre che dalla violenza sanguinaria anche dalla paura di parlare. Falcone e e Borsellino, erano stati i primi a capire che per combattere la mafia bisognava far cadere il muro di omertà.
La mafia viene identificata come un sistema di potere che si basa sul consenso della popolazione, sulla collaborazione con le istituzioni dello Stato, i politici e i funzionari pubblici, cioè, la sua esistenza si consolida grazie al tacito consenso di gran parte della popolazione e della politica sottoposte al sistema mafioso. Il potere intimidatorio esercitato da questa organizzazione criminale conduce infatti al silenzio, all’omertà. All’interno di questo sistema si rovesciano i valori: l’individuo omertoso diventa un uomo d’onore!Ed è proprio l’omertà che contraddistingue le stragi compiutesi negli anni Ottanta e Novanta, in cui la Sicilia si macchia di sangue.
Il grande merito che hanno avuto i nostri “due eroi per caso” è stato quello di rompere il muro dell’omertà e hanno messo in luce gli intrecci e il coinvolgimento con il modo della politica. L’unico modo per debellarla resta l’educazione alla legalità. Se la mafia si fonda sul lucro illegale, fondato sulla droga, il gioco d’azzardo, la prostituzione, il traffico di armi e di clandestini, noi, in quanto cittadini, possiamo esercitare il nostro libero arbitrio. Possiamo allontanarci da tutto ciò che ci rende complici di questi reati, impedendo che si arricchiscano le casse della mafia.Possiamo scegliere di denunciare soprusi e intimidazioni, possiamo uscire dall’omertà.
Giovanni Falcone diceva: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Proprio poichè la mafia è un fenomeno umano, ma anche culturale, si combatte con la legalità, avendo fiducia nello Stato, nella Magistratura, nelle forze dell’ordine, denunciando i crimini e far cadere definitivamente il muro omertoso che protegge criminali sanguinari e senza scrupoli che con il tempo si sono evoluti, diventando imprenditori (sempre di affari loschi) è diventata la c.d. mafia dei “colletti bianchi”.
A 32 anni, dall’ accadimento di quei due tragici eventi che hanno segnato la storia del nostro paese ricordiamo due uomini, due paladini, esempio di coraggio e integrità. La loro dedizione alla giustizia ha avuto un impatto duraturo sulla lotta contro la mafia e la loro eredità continua a ispirare le generazioni future. Uomini che si sono sacrificati per lo Stato ma non vanno assolutamente dimenticati gli uomini della scorta, e tutte le altre vittime di mafia, anche loro eroi, che con dedizione, spirito di servizio e sacrificio hanno dimostrato valori di attaccamento alla divisa e allo Stato.
La mafia, la criminalità organizzata si combatte con la legalità, è l’unica via per essere vittoriosi contro il sistema mafioso e criminale in genere.
Avvocato Raffaele Sansonetti





