L’Associazione “Antiche Ville” ha curato la proiezione di un prezioso documentario del regista Girolamo Macina, dedicato alla nascita e all’evoluzione dello storico insediamento nella nota contrada rurale pedecollinare di Mola.
E’ stato proiettato sabato sera, 14 dicembre, nella sala conferenze del Castello Angioino, il documentario “La memoria è di casa” realizzato dal regista Girolamo Macina, sulla nascita e l’evoluzione storica degli insediamenti di villeggiatura nella contrada San Materno – Brenca.
Dopo il saluto del Vice Sindaco Vito Orlando, sono intervenuti Waldemaro Morgese, presidente dell’Associazione Onlus “Le Antiche Ville”, Fannj Massimeo, Direttrice dell’Ecomuseo del Poggio e il regista Girolamo Macina.

Waldemaro Morgese ha ricordato come risalga al 1997 la nascita del sodalizio che si propose il recupero della memoria e la valorizzazione delle antiche residenze di campagna, non solo in chiave culturale e ambientale ma anche di prospettiva economica e imprenditoriale.
Un insediamento che risale alla seconda metà del 1600, con la costruzione probabilmente della prima villa, quella della famiglia Zuccarino, alla quale seguirono nei decenni e, soprattutto, nei due secoli successivi, quelle delle classi molesi più agiate, che scelsero il costone premurgiano per il soggiorno estivo, lontano dalla calura cittadina della costa, con un’aria più leggera e salubre.

Il nome dell’attuale frazione pedecollinare deriva dal culto di San Materno, osservato dagli Zuccarino che erano originari della provincia di Milano.
Materno di Milano (III secolo – Milano, 18 luglio IV secolo) fu vescovo di Milano nella prima metà del IV secolo. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda nel martirologio romano alla data del 18 luglio con queste parole: «A Milano, san Materno, vescovo, che, restituita la libertà alla Chiesa, traslò con tutti gli onori i corpi dei martiri Nábore e Felice da Lodi nella sua città.»
In particolare, l’arciprete Giuseppe Zuccarino fece edificare sulla sua proprietà una cappella intitolata al santo, cui era devoto.

A quel probabile primo insediamento seguirono quelli di altre decine di ville (costruzioni a due piani) e casine (con il solo piano terra), nelle quali presero dimora estiva soprattutto le famiglie della fiorente borghesia commerciale e delle professioni grazie, soprattutto a partire dalla seconda metà del ‘700, all’espansione dell’economia cittadina. Attualmente sorgono una trentina di ville e casine storiche, in parte abitate dai discendenti dei loro costruttori.
Il documentario girato da Girolamo Macina con sapiente maestria, sia nella fotografia che nel montaggio, ha il merito di aver aperto non soltanto una finestra su un habitat di prezioso valore storico e ambientale, ma di aver posto in risalto il genius loci dell’antico poggio, con interviste e racconti ben cesellati, che hanno portato alla luce la storia e il vissuto di quelle famiglie.

Filo conduttore del documentario è la lunga intervista, articolata in più momenti, a Waldemaro Morgese che ha dato la cifra “politica” del legame tra storia, tradizione, cultura e insediamento territoriale nella contrada San Materno – Brenca e la necessità di vivere quel nesso non in maniera statica, ma dinamica: ed è infatti questa la finalità dell’associazione “Antiche Ville” e dell’Ecomuseo diretto da Fannj Massimeo, infaticabile organizzatrice e prima ispiratrice del documentario girato da Macina.

Nel filmato scorrono le immagini e le storie di alcuni degli attuali residenti, tra cui Cristina Ruggeri, discendente degli Zuccarino.
Ma la parte più emozionante e più alta dell’intero documentario è riferita all’intervista condotta da Mariangela Barbanente (anch’ella discendente di una delle famiglie storiche del poggio, la De Stasi) a Cecilia Mangini, celebre e storica figura del documentarismo italiano.

Cecilia Mangini, molese, ha vissuto la sua prima gioventù nella villa di Brenca dove ad ogni stagione estiva soggiornava provenendo da Firenze, città nella quale suo padre aveva trasferito la famiglia a seguito del rovescio finanziario subito dalla sua conceria molese nei primi anni ’30, quale conseguenza della crisi mondiale di Wall Street.

Con grande lucidità e brio, la grande molese ha ricordato quegli anni a Brenca, soprattutto il suo legame d’amicizia con Maria Limitone: un’energica contadina che ispirò il suo documentario “Maria e i giorni” (1959). Maria Limitone era una “donna dal carattere forte e impetuoso, che dirigeva la masseria che le era stata affidata con polso fermo e con il vincolo profondo che legava i contadini alla terra”.

Sua figlia, Ninetta Satalino, 94 anni, è oggi la decana del Poggio delle Antiche Ville: anche la sua testimonianza risalta con energia nel documentario di Girolamo Macina.
Insomma, il poggio delle Antiche Ville non è soltanto un insieme di costruzioni storiche, alcune di notevole pregio architettonico, ma è uno scrigno mirabile della storia cittadina: famiglie prima della nobiltà e poi della borghesia che, nel loro villeggiare in un luogo ameno, spesso si affidavano alla sapienza secolare di generazioni di massari e di contadini che abitavano e lavoravano quelle terre e che con esse avevano un rapporto simbiotico, quasi magico.






