giovedì, 10 Settembre, 2026
35.8 C
Mola di Bari

“LA NUORA”, UNA STORIA FAMILIARE NEL DRAMMA DEL GENOCIDIO ARMENO

data:

Opera di Kevork George Apelian (1941- 2011) nato nel villaggio di Kessab in Siria, “La nuora” è la storia della sua famiglia che si intreccia con gli avvenimenti tragici del genocidio del popolo armeno, il primo genocidio del Novecento.

di M. Siranusc Quaranta (*)

La traduzione italiana a cura del prof. Kegham Jamil Boloyan, armeno siriano di Aleppo, e di Daniela Musardo, per la casa editrice Radici Future, rispetta i ritmi originari della narrazione.

Kegham J. Boloyan

Questa inizia nei primi anni del 900, quando si va programmando l’eliminazione degli armeni da parte dell’Impero ottomano per creare una Nazione mussulmana che si estendesse da Costantinopoli al Giappone.

Gli esordi sono quasi poetici, con la storia di Anna (la nuora del racconto), forte e coraggiosa come tutte le donne armene, incontrata dal nonno dell’autore, della loro “fuitina” per sposarsi rinunciando al matrimonio combinato, della nascita dei due figli Kevork e James, del viaggio del nonno Kerop in America per fare fortuna insieme al fratello Serop.

Poi si arriva al 1915 quando tutto crolla drammaticamente con l’orrore della carneficina ottomana (emblematico è il riferimento alla difesa armena sul monte Mosè, il Mussa Dagh).

(da sinistra) Piero Fabris, Kegham J. Boloyan e Mariam Siranuch Quaranta

Molto avvincente appare la descrizione del villaggio di Kessab, sospeso tra mare e montagna, inizialmente immerso in una sorta di ordinaria tranquillità, con il racconto preciso e vivace delle attività dei suoi abitanti, ma anche di quelli che sono i preparativi, seppur affrettati, legati al matrimonio riparatore dei due protagonisti, o quelli inerenti i tipici festeggiamenti legati al Natale e alla Pasqua.

Appare significativo ciò che il prof. Boloyan scrive nella prefazione del libro: “Il sogno dell’autore era quello di veder tradotti i suoi libri in diverse lingue per informare il mondo su come la Turchia ha perpetrato il primo genocidio del ventesimo secolo sotto la copertura della prima guerra mondiale”.

Occorre ricordare e fare memoria sempre e comunque, perché su questi due valori si fonda il presente e il futuro di ogni popolo. Ecco perché la seconda parte del romanzo incrociando la storia familiare con la ricostruzione storica dei fatti appare incisiva e più facilmente comprensibile ai lettori.

(da sinistra) Carlo Coppola, Kegham J. Boloyan e Mariam Siranuch Quaranta

Il lettore, dunque è come se venisse guidato nella trama del libro, dove ogni capitolo è ricco di ricordi familiari carichi di pathos e di sentimenti.

E’ molto utile anche la presenza di alcune cartine e di un glossario dei termini armeni che permettono ancor meglio di seguirne il filo narrativo.

(*) Dottoressa in comunicazione

SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui

Condividi l'articolo:

spot_imgspot_img

I più letti della settimana

Leggi anche
Altri articoli

WALDEMARO MORGESE, “DRAVDOR”, IL FUTURO OLTRE LA TERRA

Nel suo ultimo romanzo, Waldemaro Morgese scrive di fantascienza,...

“VIAGGIO PARALLELO”, IL CAMMINO NEL PAESAGGIO SENZA CONFINI

Viviamo in un tempo saturo. Un tempo che affonda...