L’Assessora all’Ambiente Maraschio, ricevuta la delegazione di ambientalisti e politici locali e regionali, ha confermato la riapertura delle due vasche di servizio/soccorso di Martucci: un epilogo scontato che si fa beffe del buonismo e dell’attendismo delle tante, troppe sigle ambientaliste e movimentiste, spesso in diretti rapporti politici con i vertici regionali. Ora, non c’è altro da fare: accertare definitivamente e con esattezza che fine ha fatto il percolato prodotto in otto anni di mancata estrazione e portare i risultati delle misurazioni alla Procura della Repubblica per chiedere di riaprire l’indagine per disastro ambientale. E il Sindaco di Mola, capofila del Tavolo tecnico intercomunale, sia il primo a consegnare le “carte” ai PM.
Riceviamo da Vittorio Farella e pubblichiamo:
In allegato il comunicato della nostra associazione in esito all’incontro di questa mattina con l’assessora Maraschio e gli Uffici regionali di competenza.
Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”
Il Presidente
dott. Vittorio Farella
(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
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NOSTRO COMMENTO
Come volevasi dimostrare…
La strategia buonista e attendista delle tante (e spesso pletoriche) associazioni ambientaliste e di quanti si sono aggregati all’ultimo momento, si è rivelata fallimentare.
La Regione Puglia, fin dai tempi del DC-PSI e pentapartiti vari, poi di Fitto, passando quindi per Vendola e arrivando a Emiliano, ha sempre avuto un unico intendimento: tenere aperta Martucci a qualsiasi costo.
I vertici politici e burocratici, molti dei quali con solidi rapporti con l’industria dei rifiuti, hanno solo atteso che la piena dei sequestri giudiziari e dei processi passasse per riprendere la gallina dalle uova d’oro, la mucca da mungere e rifarne uno strumento di potere, che imprenditoria disinvolta e pronta a tutto ha utilizzato nel corso dei decenni.
I capi delle associazioni ambientaliste si sono fatti abbindolare ancora una volta dalle sirene ammaliatrici del potere e del sottopotere regionale, al quale spesso non sono neppure essi estranei: in diversi hanno due piedi nella stessa scarpa, contando poi di ricevere l’altra per migliori vantaggi, se nel frattempo non l’hanno già ricevuta.
Ora, dopo il prevedibile diniego della nuova assessora, che ovviamente accampando la necessità di approfondire i problemi ha giocato sul tempo, non c’è che un’unica e sola soluzione: chiedere, anzi pretendere, che il Comune di Mola, capofila del Tavolo tecnico intercomunale, con il Sindaco Colonna in prima persona, porti immediatamente ad esecuzione le misurazioni di verifica sull’esistenza o meno del percolato nei pozzi di raccolta.
Troppo tempo è passato in chiacchiere e perdite di tempo, fin dal 20 gennaio 2020, quando cioè l’ARPA, con una relazione che abbiamo più volte pubblicato, chiese l’ausilio di una società specializzata nell’effettuare le verifiche tecniche.
Se i risultati daranno quanto è prevedibile – e cioè la conferma (se non altro per la legge di gravità, visto che il percolato non risulta più estratto dal 2013, anno del sequestro della discarica) della dispersione nel sottosuolo dei 20 milioni di litri di quel cancerogeno liquido (stima quasi sicuramente per difetto dell’ARPA, effettuata con la relazione del 4 ottobre 2019), e oggi certamente aumentati a dismisura – ci sarà un unico e solo passo obbligato per le associazioni ambientaliste, oltre che per il Tavolo tecnico intercomunale guidato dal Comune di Mola e partecipato dai comuni di Conversano e Polignano.
E cioè portare le misurazioni, con una relazione finale dell’ARPA che le certifichi, alla Procura della Repubblica e chiedere a gran voce ai PM che venga aperta una nuova e approfondita indagine per disastro ambientale continuato.
Vedremo se alla fine anche a Bari ci sarà un giudice, non solo a Berlino.

Per completezza richiamiamo il nostro ultimo articolo sullo stato dei fatti in contrada Martucci:




