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LA RIVOLUZIONARIA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA PUO’ ESSERE APPLICATA ALLA QUESTIONE “MARTUCCI”. LO HA SPIEGATO L’AVV. AMENDUNI IN UN’INTERVISTA A “PER FARE UN FIORE”. ECCO COME E PERCHE’

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Martedì 9 luglio “Per fare un fiore” ha intervistato Ascanio Amenduni, uno dei due Avvocati protagonisti dell’iter che, partire dalla mobilitazione dell’Associazione di genitori tarantini, ha condotto alla storica Sentenza della Corte europea, datata 25 giugno. La sentenza interpreta la Direttiva europea 2010 n. 75 in materia di emissioni dei grandi impianti industriali. La Corte ha deciso a Camere riunite, in seduta plenaria e questo ha un suo significato perché ha emesso un provvedimento che vale per tutto il territorio dell’Unione europea, per tutte le industrie inquinanti, per tutti i siti inquinati, per tutti i luoghi di sacrificio, come anche la Discarica Martucci dovrebbe essere considerata.

La Sentenza è stata definita “epocale” dal governatore Emiliano e ci auguriamo un conseguente e coerente corollario di tale affermazione che guardi alla Discarica non solo come Sito da non riaprire mai più, ma come “luogo di sacrificio” da mettere in sicurezza.

Prove della sua pericolosità ce ne sono, e tante:

  • Le Relazioni dei Tavoli tecnici hanno acclarato che il telo di protezione HDPE è lacerato o assente, permettendo al percolato, mai estratto, di penetrare nel sottosuolo e di “diluirsi” all’acqua delle falde che irrigano i nostri campi e sfociano nel nostro mare.
  • Le analisi ARPA hanno riscontrato in quelle acque di falda, oltre ad altri inquinanti nocivi alla salute e derivati dai rifiuti solidi urbani, una molecola che si chiama “tetracloroetilene” cancerogena, che deriva da rifiuti industriali.

Cosa dimostra questo?

Semplice, che quanto ha sempre denunciato Domenico Lestingi corrisponde al vero.

Che in quella Discarica, costruita senza rispettare le norme di legge, sono stati sotterrati illecitamente rifiuti industriali.

Tutto questo è ben noto ormai ma, nonostante tutto, ci si limita a parlare di non riapertura, sì perché anche la definitiva chiusura è messa in forse.

Se fosse un film sarebbe di genere grottesco, invece è realtà e sta capitando proprio a noi.

Intervistando l’avvocato Ascanio Amenduni, ho avuto la percezione che non tutto è perduto, grazie ad Avvocati appassionati ed etici come lui i quali sostengono popolazioni vittime ogni giorno di quella che la brava giornalista Valentina Petrini ha definito “il sentimento di avvelenamento”.

Sì, perché come lei afferma: “C’è un sentimento che accumuna le persone che vivono in un luogo sacrificato all’inquinamento ed è la sensazione di sentirsi avvelenati”.

La Petrini continua: “Così come i Governi si fanno carico del sentimento di paura di una cittadinanza quando si parla di sicurezza forse è arrivato il momento di farsi carico del sentimento di paura di una popolazione che si sente avvelenata”.

E pensare che c’è chi parla di “allarmismo”, quasi demonizzando quel sentimento di paura, legittimo per una cittadinanza che vive da 40 anni alla foce di una falda inquinata, nutrendosi delle verdure irrigate con quell’acqua. 

Quasi come se quella “paura” sacrosanta fosse una colpa.

Perché? Domandiamoci il perché.

L’avvocato Amenduni, durante l’intervista che ho avuto l’onore di condurre, ha sottolineato quanto dopo la Sentenza del 25 giugno tutti gli Stati saranno tenuti ad attenersi ad una priorità che non sarà più quella dell’economia ma quella della salute, la sentenza “esige” infatti che ogni attività la quale produca un pericolo per la salute e per la salubrità dell’ambiente debba essere fermata.

Tutto ciò determinerà ovunque l’obbligo ad una valutazione preventiva degli impatti di ogni attività industriale.

Dunque, nessuna attività potrà essere avviata o prorogata, riservandosi una valutazione “ex post” dell’impatto sulla salute umana e sull’ambiente.

L’avvocato Amenduni ha stigmatizzato come tutto ciò sia in linea anche con la recente modifica degli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione per la tutela dell’ambiente nell’interesse delle future generazioni, dunque un obbligo che vale per il presente ma anche per il futuro.

L’avvocato, durante l’intervista spiega:

“Le zone di sacrificio, termine che viene usato nella relazione dell’ONU (organizzazione delle nazioni unite) a proposito di Taranto e di altri paesi destinati alla locazione di industrie inquinanti, dovrebbero cessare di essere tali. Stop alle proroghe in nome dell’interesse strategico e via libera alle ricerche preventive sull’incidenza possibile in danno della salute e della salubrità dell’ambiente.

La Sentenza della Corte europea introduce una vera Rivoluzione copernicana, in quanto il diritto alla salvaguardia della salute e dell’ambiente da suddito diventa egemone e dominante.

La cittadinanza attiva, quanta potenza ha la determinazione della cittadinanza attiva che può arrivare lì dove la volontà politica non può o non vuole.

Per questo i cittadini molesi dopo la grande manifestazione del 24 maggio che ha visto protagonisti soprattutto le scuole, i genitori, i docenti, i bambini e i ragazzi di ogni età, ha chiesto a gran voce al Sindaco Giuseppe Colonna, massima autorità sanitaria locale, tutore della salute pubblica, di organizzare una manifestazione sotto la Regione, lì dove della chiusura e della messa in sicurezza della Discarica Martucci e della nostra salute si decide.

La Manifestazione del 24 maggio ha dimostrato che la parte più pura dei molesi, i ragazzi e i bambini, non sono rassegnati ad una spada di Damocle che gli pende sulla testa da 40 anni, non sono rassegnati alla inefficacia di una politica che non ha risolto e non risolve, non sono rassegnati alla Discarica come ad una malasorte, una iattura.

Le Scuole, i giovani, le nuove generazioni, in nome dei quali gli articoli 9 e 41 della Costituzione sono stati modificati, sono la parte bella e pura dei cittadini ed il 24 maggio hanno passato il testimone al Sindaco, affinché sia lui ad organizzare una manifestazione.

Una manifestazione, ora che Emiliano ha definito “epocale” la sentenza della Corte europea, sarebbe ancora più pregnante, affinché si faccia promotore del coerente corollario a tale affermazione.

La Discarica Martucci non può e non deve essere solo chiusa, la Discarica Martucci deve essere messa in sicurezza, perché il percolato dei rifiuti industriali e non, sepolti illecitamente, continua a penetrare in falda e ad “avvelenarci”.

Il Sindaco, al momento, ha risposto alla manifestazione con una conferenza durante la quale esponenti di spicco del panorama regionale hanno portato i loro dati descrittivo- statistici, numeri dai quali si evincerebbe che nessun allarme salute ci sia a Mola, dati che confliggono con le 048, ovvero le esenzioni oncologiche che ci rendono il secondo paese in Puglia in cui ci si ammala più di cancro.

Avrei tanto ancora da scrivere sulla straordinaria portata della Sentenza della Corte europea e sulla grande generosità di Avvocati come Ascanio Amenduni che hanno offerto all’Associazione dei genitori tarantini la loro professionalità a titolo gratuito, a noi tutti l’iter che ha condotto ad una grandiosa Sentenza e a “Per fare un fiore” la possibilità di raccontare una speranza che si accende dopo tanto buio, ma concludo con le parole della Dottoressa Annamaria Moschetti, pediatra tarantina, perito tecnico di parte: 

“La croce di Taranto servirà a proteggere donne, uomini e bambini che vivono nei pressi di impianti inquinati europei”.

Ecco l’insegnamento che dovremmo trarre dall’esperienza tarantina: la cittadinanza attiva può, con l’aiuto di uomini di legge e di valore, come gli avvocati Amenduni e Rizzo Striano, arrivare lì dove altre volontà scelgono di fermarsi.

Professoressa Rosa Innamorato

 

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