Un importante, recente convegno tenutosi presso il Museo Civico di Rutigliano, ha portato alla conferma che i simboli religiosi ed esoterici trovati presso il manufatto denominato “Torre delle stelle” in agro di Mola, non sono gli unici presenti sul nostro territorio. Anche a Rutigliano si trovano testimonianze coincidenti, che portano a far emergere la presenza delle “Rotonde medievali”, piccole e agresti riproduzioni del Santo Sepolcro, in un’ampia area, tra Mola, Rutigliano e Noicattaro, con baricentro in San Materno. Ecco le ultime novità raccolte dallo storico prof. Vito Didonna.
A Rutigliano, nella sede del Museo Civico, sabato 14 dicembre a cura dell’Archeoclub si è svolto un interessante convegno sulle Rotonde Medievali nel nostro territorio.
Dopo i saluti di Giuseppe Sorino, presidente dell’Associazione, don Pasquale Pirulli coordinatore dell’evento, ha illustrato il tema dell’incontro delineando una breve storia dei reperti che partendo dai testi di Sebastiano Tagarelli, in cui si descrive la presenza di manufatti sepolcrali nel territorio tra Rutigliano e Mola di Bari, si giunge al maggio del 2020 quando si scopre nella contrada “Masciola” di Mola di Bari un edificio rurale, che, dopo la scoperta, fu denominato ”La Torre delle Stelle” dal nostro giornale e dallo scopritore prof. Vito Didonna, costruita con i riporti istoriati dei resti delle tombe medievali prelevati dalla contrada di San Materno.

A questo punto dell’incontro ha preso la parola Vito Didonna, storico, che ha riportato alla luce la problematica dei reperti.
Il prof. Didonna, continuando sull’argomento, riferisce dell’importante testimonianza fotografica esistente alla Masseria dell’Isola di Rita Guastamacchia, facente riferimento alla “cape de cocuzze”, costruzione molto alta presente nelle terre dei suoi avi in località “Titolo”, con croci, stelle e relativa lapide.

Il relatore continua richiamando per motivi dimostrativi e confermativi la carta topografica di Rizzi-Zannoni di fine Settecento, che individua nella località di San Materno la presenza di un luogo sacro, forse un cimitero, segnalato da una croce.

Il numeroso pubblico presente si dimostra estremamente interessato e si annunciano diversi interventi.

Tra questi quello del sig. Giuseppe Marchetti che si rivela un autentico “colpo di scena”, assolutamente imprevisto.
Infatti, dopo aver chiesto permesso al relatore, il sig. Marchetti passa al computer una penna di memoria con fotografie esclusive: le foto riprendono il caminetto di una casa privata con un rivestimento in pietra e tra queste pietre, incastonate tre elementi, la piastra dedicatoria, la croce con le stelle e le due stelle di contorno.

Questi elementi sono tutti rivenienti dall’originale tempietto fotografato da Tagarelli e che era ancora presente nel 1969 nelle campagne di San Materno.
Immaginate lo stupore dei presenti davanti a questo evento che mostrava in tempo reale lo sviluppo della storia e la conferma documentaria dell’esistenza delle Rotonde medievali.
Il sig. Marchetti chiudeva il suo intervento aggiungendo che questi reperti erano stati salvati in maniera fortunosa dal proprietario attuale che, al momento, vuole rimanere anonimo e con cui è in atto una trattativa per consegnare i reperti al Museo Civico di Rutigliano.


La conclusione “avventurosa” della serata, lasciando letteralmente senza parola i presenti, apre di fatto molte prospettive: prima di tutto la questione delle “Rotonde medievali”, dopo questo evento, diventa di interesse regionale; quindi, interviene nei rapporti tra pubblico e privato come a Rutigliano, dove il Comune si appresta a svolgere un ruolo di estrema rilevanza; e infine si potrebbe riaprire il caso a Mola dove nella contrada “Masciola” esiste tuttora, sebbene su terreno privato, la famosa torre costruita con i riporti delle Rotonde di San Materno.


Una vicenda che ha lasciato l’amaro in bocca al prof. Didonna e al direttore del nostro giornale Andrea G. Laterza, i quali chiesero ufficialmente, con una lettera specifica, l’intervento della Soprintendenza senza che vi fosse alcun riscontro da parte di tale ente, magari attento al modello commerciale della fontanina di Piazza XX Settembre e disinteressato a vere e proprie testimonianze storiche di indubbio rilievo.
E neppure alcun segnale di interessamento vi fu da parte del Comune di Mola: il Sindaco Colonna fu invitato ad un sopralluogo ma non si presentò. E per giunta il proprietario della “Torre delle stelle”, rappresentato da un legale che è anche attuale amministratore comunale, fece avere una diffida sia al prof. Didonna che al dott. Laterza, invitandoli a non pubblicizzare ulteriormente il ritrovamento.
La testimonianza portata nel convegno svoltosi di recente a Rutigliano è molto importante perchè conferma che la tesi del prof. Didonna sulla presenza nel territorio tra Mola-Rutigliano e Noicattaro delle “Rotonde medievali”, come peraltro ampliata dal direttore di “Mola Libera” con il possibile collegamento all’esistenza della lapide di Agosmundus nella cripta della Chiesa Matrice, è molto probabilmente corretta e merita ogni approfondimento storico e archeologico, a partire dalla testimonianza dello storico noiano Sebastiano Tagarelli che ne ravvisò i resti in territorio di San Materno, sebbene egli li riconducesse alla più antica presenza di Azetium, oltre che all’importante foto custodita da Rita Guastamacchia nella sua struttura ricettiva di San Marco.

Perchè sono importanti le “Rotonde medievali”. E perchè il territorio molese, rutiglianese e noiano fu molto probabilmente interessato dalla loro presenza.
Come si legge in un articolo dell’arch. Caterina Zannella (“Pellegrini, pellegrinaggi e Rotonde”), “I pellegrini con il ritorno in Europa dalla Terrasanta, sull’onda spirituale ed emotiva del loro viaggio riproducevano la realtà “archeologica” dei luoghi santi, “copiandoli” per serbarne il ricordo ed offrire l’illusione del pellegrinaggio a chi è impossibilitato a compierlo. Sono così costruite delle “memorie architettoniche” riferite al Santo Sepolcro di cui era possibile riprendere l’impianto dell’edicola, ossia le “Rotonde”.”
In sostanza, le vie che portavano ai porti di imbarco verso la Terra Santa erano poi solitamente ripercorse all’incontrario da quanti tornavano dal pellegrinaggio. E lungo queste strade (la più famosa fu la Via Francigena, come rete europea di vie di collegamento, prima verso Roma e quindi fino ai porti pugliesi) venivano spesso riprodotte “copie”, più o meno artistiche, più o meno importanti, del Santo Sepolcro e della sua “edicola”, cioè il luogo della sepoltura di Gesù Cristo, in segno di testimonianza e di devozione.
Pertanto, non è affatto improbabile, anzi appare sempre più come storicamente dimostrabile, che il nostro territorio rurale fosse interessato da un flusso di pellegrini percorrenti il tracciato interno dell’antica Via Appia, cioè la Via Minucia, che, tra l’antica Bitonto ed Egnatia, seguiva un percorso interno, a differenza della Traiana che, invece, percorreva il tragitto costiero.
Questi pellegrini di ritorno dalla Terra Santa spesso si riunivano – insieme alle popolazioni che si erano disperse dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e a seguito delle lotte tra Bizantini e Longobardi – in comunità rurali, più o meno stabili, intorno alle Rotonde e ai luoghi di sepoltura di quanti nel frattempo morivano.
Anche Agosmundus potrebbe essere stato uno di questi pellegrini che, di ritorno dalla Palestina, potrebbe essersi fermato sul nostro territorio: forse in uno di questi punti di aggregazione, in un eremo o nella stessa primigenia Chiesa Matrice, di epoca pre angioina. Peraltro, è incontrovertibile che, con il fenomeno del “sinecismo”, dopo la stabilizzazione portata dalla conquista normanna del Sud Italia, molti antichi centri si riformarono, come accadde ad esempio con la nascita di Rutigliano sulle tracce dell’antica Azetium.

Ma su questo argomento e sulle ipotesi intorno al misterioso personaggio torneremo ancora.
Intanto, ecco di seguito i link agli articoli che “Mola Libera” ha dedicato a suo tempo alla “Torre delle stelle” e ad Agosmundus, e che meritano di essere riletti dai nostri Amministratori oltre che dalla Soprintendenza alla luce dei nuovi reperti, di analoga fattura, recuperati e custoditi da un cittadino rutiglianese:
ALLE ORIGINI DI MOLA: IL MISTERIOSO AGOSMUNDUS ERA UN CAVALIERE TEMPLARE?
SIMBOLI TEMPLARI NELLA CHIESETTA MEDIEVALE DI SAN MATERNO
UNA CHIESETTA MEDIEVALE A SAN MATERNO. OPERA DI UN CROCIATO?
OGGI, SCOPERTA SPETTACOLARE! SIMBOLOGIA DI EPOCA PRE-ANGIOINA IN AGRO DI MOLA
“TORRE DELLE STELLE”: ECCO LA LETTERA ALLA SOPRINTENDENZA E AL SINDACO PER LA STRAORDINARIA SCOPERTA
“TORRE DELLE STELLE”: ANTICA SIMBOLOGIA CRISTIANA NELLA CAMPAGNA MOLESE. IL CONTRIBUTO DEL PROF. LOPANE




