Ieri sera, martedì 29 dicembre, nella seduta consiliare dedicata alle interrogazioni, si è discusso del grave episodio dei fuochi d’artificio sparati in Via Veneto il 19 scorso e del forte richiamo del parroco della Chiesa Matrice, rivolto a Mola e ai molesi, a non cedere il territorio alla delinquenza organizzata.
Ha scosso anche il Consiglio comunale di Mola, solitamente refrattario nel trattare taluni temi sociali sensibili, l’appello di Don Domenico (Mimì) Moro lanciato durante l’omelia della Santa Messa nella notte di Natale, a seguito dell’inquietante lancio di fuochi pirotecnici a due passi dal sagrato della Chiesa Matrice, accaduto nella serata di sabato 19 dicembre.
Come i lettori ricorderanno, “Mola Libera” ha dato ampio spazio all’autorevole e accorato monito del religioso:
Un articolo che è stato letto integralmente dal consigliere Giovanni Gallo aprendo la trattazione del tema, rivolgendosi al primo cittadino, affinchè Sindaco, Giunta e Consiglio comunale prendano posizione in maniera coordinata, al fine di intervenire con una incisiva politica per raccogliere il richiamo del parroco e tradurlo in provvedimenti sociali che tolgano spazio alla delinquenza organizzata, allo spaccio di droga, alla devianza sociale e giovanile.
Giangrazio Di Rutigliano, con veemenza, ha giudicato negativamente l’azione del Sindaco, fin dall’episodio del Natale 2019, quando, a parere del consigliere, Colonna non rispose adeguatamente alla sfida lanciata da teppisti alla convivenza civile, con la distruzione, mediante un grosso petardo, di un cestino porta rifiuti in Piazza XX Settembre.
E, pertanto, Di Rutigliano ha invitato il Sindaco, anche per l’oggi, a non tenere comportamenti di facciata, ma ad assumere una politica di sostanza, con adeguati provvedimenti che raccolgano gli appelli di Don Mimì Moro ma anche, come avvenuto in passato, di Padre Giuseppe De Stefano.
Il Sindaco, nel rispondere a Gallo, ha dimostrato di non comprendere l’articolo di “Mola Libera”, accusando il nostro giornale di “salire su un piedestallo” per impartire lezioni di morale al mondo intero…
Non commenteremo l’ennesima caduta di stile di Giuseppe Colonna che, nel suo nuovo corso, sta palesando serie difficoltà di sintonia con il “paese reale”, mentre, e spiace dirlo, appare molto più vocato ad interfacciarsi al “mondo virtuale”.
Colonna, anche nel rispondere molto polemicamente a Di Rutigliano, ha in ogni caso informato il Consiglio di aver tenuto incontri con il Prefetto e con le autorità di pubblica sicurezza presenti sul territorio locale e provinciale per chiedere il massimo dell’attenzione e dell’intervento nel nostro centro urbano, peraltro ricordando la volontà del nostro Comune di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di un gruppo delinquenziale molese sgominato nei mesi scorsi dai Carabinieri.
Il consigliere Stefano Diperna è intervenuto sul tema per evidenziare al Sindaco di aver ingenerato aspettative nella cittadinanza con l’ordinanza sul DASPO emanata mesi fa, ma senza alcun esito concreto.
Colonna ha risposto che il Daspo non si applica a fattispecie che hanno a che fare con fenomeni quali quello accaduto il 19 scorso in Via Veneto.
Purtroppo, Colonna dimentica che i fenomeni di delinquenza organizzata si alimentano e traggono linfa da un ampio habitat di comportamenti anti sociali, che il Daspo invece colpisce direttamente, naturalmente se applicato.
Ma tant’è: il Daspo urbano a Mola non ha, al momento, trovato alcuna applicazione, dimostrando pertanto l’estrema vaghezza e debolezza di un’ordinanza rimasta sulla carta e, quindi, vandali, incivili e, indirettamente, gruppi della delinquenza organizzata ne traggono vantaggio.
In definitiva, pur avendo trattato il tema, il Consiglio comunale non è andato alla radice del problema, sebbene Giovanni Gallo si sia avvicinato maggiormente alla sostanza.
Il nostro giornale continuerà a richiamare la classe dirigente ad assumere provvedimenti concludenti, non di generica enunciazione o di semplice delega alle forze dell’ordine.
Provvedimenti che devono sostanziarsi nell’educazione alla cultura della legalità nelle scuole (e qui va benissimo la proposta del consigliere Di Rutigliano per l’adesione a “Legalitria”, iniziativa regionale e ormai di respiro nazionale, di questo tipo), ma non solo.
Togliere spazio alla criminalità organizzata e allo spaccio di sostanze stupefacenti, non significa soltanto richiedere alle forze dell’ordine azioni di carattere repressivo (che ovviamente sono assolutamente indispensabili), ma, per un consesso istituzionale, vuol dire intervenire sul territorio ri-occupando gli spazi fisici e sociali fagocitati dalla delinquenza, attraverso il contrasto al degrado urbano, la rivitalizzazione economica dell’intera città, favorendo nuove e concrete opportunità di lavoro.
Tutte azioni che, al momento, sono ben lungi dall’essere non solo adottate, ma neppure pensate, con un grave decadimento generale socio-economico e demografico di Mola, come dimostrano tutti gli indicatori delle più recenti statistiche dell’Istat.
Ed è infatti nella marginalità sociale, nel sottosviluppo economico, che la delinquenza organizzata trova maggiore spazio e modo per radicarsi e reclutare nuovi adepti.
Insomma, per rispondere all’accorato appello di Don Mimì Moro servono forti risposte di programmazione e gestione del territorio, non generiche petizioni di principio.






Allora: parliamoci chiaro, a prescindere da tutto, da questo è da quello, questo sindaco è tenuto ha spiegare perché è sceso in politica, perché si è candidato e con quali obiettivi prospettive aspettative future per il suo interesse? Una volta eletto perché non lavora per mola e suoi concittadini viste le vagonate di critiche che gli vengono mosse? Nonostante tutto, si permette di attaccare i giornali ecc, ma siamo di fronte a un nuovo dittatore forse..!? Gli chiediamo se sa cosa gli scrupoli, la vergogna, le remore, condiscendenza ecc ecc..!?