In relazione alla ristrutturazione delle facciate esterne dello storico edificio, il nostro giornale ha posto alcune domande a Giuseppe Colonna. Ecco le sue risposte.
I molesi non avevano mai visto la facciata di Palazzo Roberti così. Nemmeno i più anziani ricordano nulla del genere.
Perfino le poche e sgranate foto scattate durante l’epoca fascista rimandano ad un palazzo con i prospetti trascurati, opachi, anneriti dalla patina del tempo e dalla scarsa manutenzione.
Ora, invece, dopo il restauro da poco terminato, l’immagine esterna dello storico edificio emana il fascino che sicuramente ebbe nei suoi primi decenni di vita, nella seconda metà del Settecento, quando la famiglia Roberti lo fece costruire e lo abitò, facendone una dimora opulenta e ricca d’arte.
I giorni della Festa Patronale hanno peraltro lasciato intravedere, con una sapiente illuminazione interna di alcuni ambienti del primo piano, la ricchezza dei dipinti che impreziosiscono l’edificio.

Come è noto, molto resta da fare per restaurare integralmente l’intero edificio.
Un progetto esecutivo, approvato nel 2011, è ora al vaglio della Soprintendenza per gli opportuni adeguamenti, tenuto conto del tempo trascorso.
E, soprattutto, il Comune di Mola è alla ricerca di ingenti finanziamenti (almeno 10 milioni di euro, è la cifra stimata) per la ristrutturazione totale dell’edificio.
La Regione Puglia è disponibile a metterci del proprio, ma chiede alla nostra Amministrazione di dimostrare la sostenibilità del recupero nel funzionamento a regime dello stabile, coinvolgendo nell’investimento anche i privati.

Allo stesso tempo, il “Comitato per Palazzo Roberti”, che per la questione in oggetto rappresenta la quasi totalità dell’associazionismo culturale locale, dopo aver ottenuto nella primavera 2018 la bonifica radicale dell’immobile dal Commissario Prefettizio, chiede che si faccia una scelta precisa e univoca per la destinazione d’uso dello stabile, dedicandolo a preminenti finalità di carattere artistico-culturale, da condursi con criteri professionali e manageriali, pur ritenendo necessaria la presenza di imprenditori privati nella gestione delle attività collaterali.

Intanto, i lavori che hanno riportato a splendida vita l’aspetto esteriore del palazzo, dopo aver suscitato il compiacimento e l’orgoglio dei molesi, hanno comunque indotto numerosi interrogativi sulla loro complessiva affidabilità tecnica.
Domande che abbiamo raccolto anche tra i nostri lettori, formulandole al Sindaco Giuseppe Colonna il 4 settembre scorso.
Ecco le risposte del primo cittadino giunte stamattina, martedì 17 settembre, prevedibilmente assistito dai tecnici che hanno curato il progetto e l’esecuzione dei lavori.
Che tipo di sistema di dissuasione volatili è stato installato, sia sulla facciata principale che su quelle posteriori?
Il sistema di dissuasori per volatili prevede diverse tipologie di dispositivi in relazione alle specifiche esigenze tecniche:
- sistema elettrificato in corrispondenza dei maggiori aggetti di fregi e cornici;
- sistema ad aghi in presenza di cavi, piccoli aggetti di elementi architettonici, cornici sottili e/o non raggiungibili con cavo elettrico;
- sistema a filo ballerino sui corrimani delle ringhiere e su alcuni davanzali sporgenti;
- sistema a rete sulle grandi aperture, atrio interno e loggiato di via Buttaro, e/o sulle aperture di piano rialzato in presenza di grate.

Sono state coperte tutte le superfici delle facciate aggrappabili, anche il terrazzo con cornicioni e superficie del lastrico solare?
Il sistema di dissuasione ha coperto ogni minima sporgenza al fine di non consentire appoggi ad alcun volatile.
Che garanzie ha offerto la ditta sulla sua efficacia?
L’impresa, come previsto dal contratto d’appalto, ha stipulato e consegnato all’amministrazione polizza assicurativa che prevede, per quanto concerne i rischi di esecuzione:
- la copertura dei danni alle opere, temporanee e permanenti, eseguite o in corso di esecuzione per qualsiasi causa nel cantiere;
- la copertura dei danni causati da errori di realizzazione, omissioni di cautele o di regole dell’arte, difetti e vizi dell’opera, in relazione all’integra garanzia a cui l’impresa è tenuta, per l’obbligazione di risultato che essa assume con il contratto d’appalto anche ai sensi dell’art. 1665 del codice civile.
E’ stata applicata una nuova rete sull’atrio principale? Se sì, si tratta di rete elettrificata?
Sull’atrio principale è stata installata una nuova rete anti volatili del tipo non elettrificata.
Con quale tecnica sono state trattate le facciate?
Il ciclo di interventi previsti sui prospetti di piazza XX Settembre, via Buttaro, De Marco e vico chiuso, è coerente con il progetto esecutivo del 2011 e con i vari pareri espressi dalla Soprintendenza anche durante il corso dei numerosi sopralluoghi e relativi verbali, e prevede una sequenza di attività come di seguito descritta:
- revisione generale del prospetto, avendo cura di conservare la patina originale, da eseguirsi da parte di personale particolarmente qualificato e salvaguardando gli eventuali elementi architettonici, o tracce di essi, superstiti:
- estirpazione delle erbe;
- rimozione di eventuali chiodi, zanche, staffe e corpi estranei in genere, adottando ogni accorgimento necessario atto a salvaguardare l’integrità dei conci;
- consolidamento delle parti angolari e delle lesioni nelle parti superiori tramite barre in vetro resina e iniezioni di malte naturali a base di calce;
- trattamento dei ferri di armatura costituenti il reticolo di consolidamento realizzato con gli interventi di consolidamento degli anni ’80;
- pulitura di superficie lapidea interessata da diffuso attacco biologico (licheni).
- preconsolidamento delle porzioni lapidee di paramento ed elementi architettonici, degradate con forme di corrosione più o meno accentuate, consistente nella impregnazione a spruzzo con silicato d’etile, inserimento di eventuali piccoli perni per il fissaggio di pezzi in distacco con resine epossidiche e stuccature nei bordi;
- stilatura sottile dei giunti fra i conci, lisci, o ad elementi ornamentali da eseguire a qualsiasi altezza con malta di calce e polvere di pietra calcarea con resina acrilica, previa scarnificazione e lavaggio dei giunti stessi, in maniera da ottenere un impasto del tutto simile al supporto, compreso il ritocco finale, con la eliminazione superficiale della malta eccedente e la pulizia;
- patinatura dei supporti murari con malta a base di calce, terre coloranti, nelle dovute proporzioni fino al raggiungimento della resa cromatica finale.
E’ vero che si tratta di intonaco plastico che risente dell’umidità e delle infiltrazioni di acqua piovana?
Si tratta di scialbature e patinature a base di calce con materiali Kerakoll altamente performanti.
In ogni caso, a cosa sono dovute le macchie visibili? Andranno via?
Le macchie visibili sul prospetto derivano dalla consistenza degli strati del supporto sottostante più o meno presente e non rimovibile; è una caratteristica dell’intervento di restauro teso a valorizzare la monumentalità della storica facciata, dove devono essere visibili le patine del passato.
I colori della facciata di Piazza XX Settembre sono quelli originali risultanti dalla storia dell’edificio?
I colori della facciata sono stati desunti dalle campionature rilevate in fase di indagine; la densità è stata determinata con l’obiettivo di conferire una omogeneità cromatica complessiva, e far emergere velatamente il supporto originario (le famose macchie “di umidità”).
È vero che nel trattamento di pulizia è stata utilizzata l’idropulitrice e non le spazzole di ferro, come sarebbe prescritto dal capitolato d’appalto?
Le tecniche di pulitura sono state diverse, concordate con la soprintendenza beni artistici e coordinate dal Direttore dei Lavori e dalla Restauratrice consulente del Comune, tutte tese alla salvaguardia del supporto originario.
Sul retro di Via Buttaro, i grandi finestroni tondi saranno chiusi con vetrate oppure rimarranno le reti installate?
Per il momento non si prevede la chiusura con vetrate, rimarranno le reti anti volatili.

I finestroni del primo piano lato piazza, sono quelli originali oppure sono stati sostituiti?
I finestroni di primo piano, originali del ‘700, sono stati restaurati compresi gli scuri interni, il colore è rinveniente da saggi effettuati e comprovati da prove di laboratorio; anche alcuni vetri sono originali, mentre quelli sostituiti sono di spessore e forma del tutto analoghi ai vetri storici.
Gli infissi del secondo piano lato piazza e lato retrostante di che tipo sono?
Allo stesso modo i serramenti del secondo piano sono stati realizzati ex novo con le tecniche storiche, profili a massello con spessori ridotti e vetri sottili, su precise prescrizioni della Soprintendenza.
Saranno interrati o comunque occultati in qualche modo i cavi telefonici, Enel, ecc.. che passano davanti alle facciate?
Per il momento alcuni cavi non alimentati sono stati rimossi sia da ENEL che da TELECOM, altri restano in attesa di futura collocazione.
Che trattamento ha subito il portone principale?
Il portone principale è stato semplicemente carteggiato, tassellato nelle parti lacunose e trattato con impregnante ceroso.
Le porte del piano terra come sono state trattate?
I portoni laterali sono stati riverniciati a smalto opaco.
Che trattamento hanno ricevuto le ringhiere dei balconi?
Le opere in ferro, grate e ringhiere, sono state picchettate per le parti ammalorate e trattate con convertitore di ruggine e vernice per metalli.
Le facciate interne (quelle che si affacciano sull’atrio principale) sono state o saranno ristrutturate, compresi gli infissi?
No.
Considerazioni
Fin qui le risposte alle domande, con l’auspicio che i lavori eseguiti, oltre che esteticamente attrattivi, possano sfidare le insidie del tempo.
Tuttavia, alcune risposte meritano un commento.
In particolare, si apprende che la rete posizionata sull’atrio, in alto, è del tipo non elettrificato. Una scelta molto opinabile che mostra già i suoi negativi effetti.
Infatti, i visitatori della mostra sulle divise e i cimeli storici dell’Arma dei Carabinieri, che si sta tenendo in questi giorni al piano terra di Palazzo Roberti, nell’attraversare l’atrio hanno potuto notare le decine di colombi appoggiati sulla predetta rete, con risultati ampiamente scontati: il pavimento è costellato di deiezioni e di guano.

In sostanza, l’atrio di Palazzo Roberti continuerà a non essere fruibile per spettacoli ed eventi culturali. Un limite notevole che impedisce il ritorno ad una programmazione artistica nei mesi estivi.
Peraltro, il mancato rifacimento dei prospetti interni e degli infissi (affacciati sull’atrio) impedisce un complessivo effetto estetico d’insieme.

Ringraziando il Sindaco e i suoi collaboratori per le risposte ai nostri quesiti, ci auguriamo che, nel transitorio, in attesa di reperire i ragguardevoli finanziamenti per il recupero integrale dell’edificio, si possano acquisire al più presto risorse finanziarie per completare l’opera di recupero complessivo dei prospetti e per elettrificare la rete che chiude in alto l’atrio.
AGGIORNAMENTO DEL 21-09-2019
Dalla nostra pagina Facebook riportiamo:
PALAZZO ROBERTI. E’ POLEMICA SULLE PERSIANE. IL SINDACO RISPONDE.
Nei giorni scorsi, l’ex Assessore Enzo Linsalata ha evidenziato che la ristrutturazione dei prospetti di Palazzo Roberti non ha visto il recupero delle persiane dei finestroni del primo piano, affacciato su Piazza XX Settembre.
A completamento dell’intervista al Sindaco di Mola, pubblicata da “Mola Libera” il 17 settembre, il nostro giornale ne ha chiesto i motivi al primo cittadino.
Ecco cosa ha risposto Giuseppe Colonna:
“Le persiane al primo piano sono state installate successivamente alla realizzazione del Palazzo. Quelle rimaste sono state sottoposte all’attenzione della Soprintendenza ed alla valutazione della direzione lavori. Conseguentemente si è condivisa la non collocazione delle stesse in quanto non rispondenti al prospetto originario”.




