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“LE AMICHE IMPERFETTE”, IL NUOVO AVVINCENTE ROMANZO DI MARIA PIA ROMANO

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Un intenso giallo che coinvolge il lettore nell’intreccio tra l’apparenza perfetta e la realtà imperfetta della vita delle due protagoniste.

di Marilina Sepe

E’  “l’imperfezione” il collante de LE AMICHE IMPERFETTE di Maria Pia Romano (Besa Muci 2020, pag. 217 – 15€), un romanzo  avvincente (anche per una lettrice appassionata di gialli come me) che tiene attaccati alla pagina, coinvolgendo il lettore nell’intreccio che affronta, approfondisce e dilata  le crepe tra l’apparenza perfetta e la realtà imperfetta.

La perfezione apparente ce la narrano i pettegolezzi superficiali dei condòmini, la verità la conoscono solo le protagoniste. Come del resto è.

La vita da carta patinata della bella e ricca Angelica nasconde le grinze della sua vita inappagante e vuota. Ma anche la vita di Elisa è divisa tra un’apparenza di donna colta e realizzata nel lavoro da giornalista, ed un quotidiano sbocconcellato nelle pause concesse da un lavoro nevrotizzante e mal pagato.

Elisa è precaria e, per certi versi, innamorata della sua precarietà che la cristallizza in un’immagine giovane, di ragazzina. E’ insoddisfatta della sua vita, da una carriera promessa (ce ne erano tutti i presupposti) e un esito deludente, perché, a quarant’anni, si deve parlare di esito.

Le due donne si avvicinano in una maternità mancata di cui il libro che vogliono pubblicare, la loro creatura, appare il surrogato.

E poi c’è lei, l’autrice. Leggendo questo romanzo, ho avuto subito l’impressione che ci fosse una forte componente catartica.

Maria Pia Romano denuncia pur senza apparire in prima persona. La ascoltiamo sulle frequenze di RADIOLECCE103: è lei il grillo parlante della notte che non urla ma affoga il disincanto in una buona musica (e in un drink?).

Con cifra quasi cinica, traccia il ritratto di Lecce e Gallipoli, entrambe deturpate e in vendita, dà voce a Ada che attacca la speculazione sulla vanità dell’editoria a pagamento, la speculazione sui sogni, c’è Maria Pia nelle pieghe della carta straccia della realtà … del resto la carta di giornale (e l’autrice è giornalista) è stropicciata.

In queste pagine, Maria Pia Romano vomita. Vomita sulla mercificazione di tutto, sulla mercificazione della Bellezza e non si assolve dalla colpa di non riuscire a scardinare questo assetto, lancia la sua accusa nella maniera più cruda, rendendolo grottesco, deforme, deridendolo. Una risata lo seppellirà.

Il mio libro ha un’orecchia a pagina 84 “Chi spera ha solo da perdere, meglio impastare, giacché le aspettative disattese fanno solo male”. E con ciò vado a leccarmi le mie ferite. Ne ho riconosciute tante, di ferite mie, nel romanzo. Nel confronto tra speranze ed esito di vita, abbiamo tutt* perso.

Parafrasando l’autrice, direi che da RADIOLECCE103 è tutto. In sottofondo: “Canzone quasi d’amore”, Francesco Guccini.

Chi è Maria Pia Romano

Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976. Laureata in Ingegneria, giornalista e scrittrice, ha all’attivo le raccolte di poesie: “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008), “La settima stella” (Besa 2008), “Geografie minime” (Il Grillo 2018), primo Premio “Martucci-Valenzano”, secondo classificato Premio Nabokov 2019; e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-2015), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov 2012; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013-2018), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver 2014, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015), Menzione d’onore Premio Bari Città Aperta 2016.
A marzo 2019 è uscita la raccolta di racconti “Donne in apnea” (Il Grillo editore.)

Il racconto “Settembre a Gallipoli” è stato pubblicato nelle edizioni Rai-Eri.

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

 

 

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