Le discriminazioni di genere nell’antica Grecia: i compiti degli uomini e delle donne secondo Senofonte, in un nuovo articolo del prof. Dino Simone.
di Dionisio (Dino) Simone
Eva Cantarella, in una pagina del suo saggio: Gli inganni di Pandora. L’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (Feltrinelli), per sottolineare quella che alla metà del IV secolo a.C. era l’opinione più diffusa tra i Greci sulla differenza di genere, cita un passo dell’Economico di Senofonte in cui, alla moglie che gli chiede: “Come posso aiutarti?”, il marito risponde: “Puoi fare le cose che gli dei ti hanno reso naturalmente capace di fare, e che la legge approva” (VII,16).
Nella seconda parte dell’Economico Socrate narra al suo interlocutore, il giovane Critobulo, una conversazione che ha avuto con il ricco Iscomaco sull’amministrazione della casa e sui diversi ruoli dell’uomo e della donna, imposti dalla loro diversa natura. Ovviamente Iscomaco, di cui non sappiamo nulla, oltre al nome e al fatto che fosse un ricco proprietario terriero, è il portavoce di Senofonte, che lo definisce “kalòs kagathòs”, «nobile».
Alla domanda di Socrate, se avesse personalmente educato la giovane moglie (di appena quattordici anni) ad essere capace di svolgere le mansioni che le spettano nell’economia domestica, Iscomaco risponde che il dio ha adattato la natura della donna alle attività interne alla casa, perché ha il corpo meno forte, quella dell’uomo ai lavori esterni.
All’interno della casa. il ruolo della donna è simile a quello dell’ape regina, le mansioni sono le stesse. Come alla regina delle api, toccherà alla moglie restare in casa, occuparsi dell’educazione dei figli, sovraintendere ai lavori dei servi, prendersi cura delle schiave e istruirle, renderle esperte, fidate. La donna è la guardiana dell’ordine interno della casa.
«Siccome tutte e due le attività, quelle di dentro e quelle di fuori, hanno bisogno di lavoro e di attenzione, il dio, fin da principio, a me pare, ha adattato anche le nature: quella della donna alle attività ed alle cure interne alla casa (tà èndon èrga kai epimelēmata), e quelle dell’uomo ai lavori ed alle attività esterne.
Dispose il corpo e l’anima maschile a sapere sopportare meglio il freddo e il caldo, le marce e le spedizioni militari, in modo di affidargli le attività che si compiono all’esterno.
Generò invece il corpo femminile meno adatto a queste cose, e mi pare che il dio abbia affidato a lei le attività che si fanno all’interno…
Siccome, poi, aveva disposte che la donna custodisse i beni portati nella casa, il dio, sapendo che per custodire non è male avere un’anima timorosa, diede alla donna anche una parte di timore maggiore (plèon mèros kai tou phòbou) dell’uomo.
Sapendo infine che c’era bisogno di difesa, nel caso che qualcuno compia prepotenze, stabilì che avesse una parte maggiore di coraggio (plèon mèros tou thràsous) colui cui spettano i lavori esterni… La natura fisica (physis) dei due sessi non è conformata in modo adatto a tutte e due le stesse cose; per questo hanno un bisogno maggiore l’uno dell’altro… E la legge mostra che, per ciascuno, sono belle le attività che il dio rese più adatto a compiere.
Infatti è più bello per la donna rimanere in casa piuttosto che andarsene in giro, invece per l’uomo rimanere in casa è più vergognoso che aver cura delle cose di fuori (tēi men gar gynaikì kàllion èndon mènein ē tyraulèin, tōi de andrì àischion èndon mènein ē tōn exō epimelèisthai)» (Senofonte, L’amministrazione della casa (Economico), a cura di Carlo Natali, Marsilio, VII, 22-30, passim).
Per un autore antico la distinzione di due compiti specifici ugualmente necessari non implica la parità degli individui che sono naturalmente portati a svolgere l’uno e l’altro. La distinzione dei lavori tra uomo e donna, ereditata da epoche arcaiche, fa delle donne un elemento secondario, pur se indispensabile della comunità stessa.
Essere più facilmente preda di paura, desiderio e impulsi sessuali erano, nella morale comune, tutti indizi della “mente femminile” della donna, incapace di perseguire programmi deliberati ed attenersi a decisioni razionali, reprimendo le reazioni emotive del momento.
I compiti della padrona i casa sono per Senofonte essenzialmente di natura direttiva e di sorveglianza. Il ruolo di amministratrice dei beni non viene delegato dal marito alla moglie, ma fa parte dei compiti propri della natura femminile, come stabilita dagli dèi. La funzione del marito consiste solo nel far prendere alla moglie coscienza del suo ruolo. Dalla diversa natura fisica dell’uomo e della donna dipendono le diverse funzioni e lo stato di inferiorità e di subalternità della donna rispetto all’uomo.
Per quanto riguarda Iscomaco, a Socrate piace quello che fa, gli pare ammirevole che pratichi nello stesso tempo gli esercizi utili alla salute e al vigore fisico, l’addestramento per le arti militari, e le attività utili all’aumento delle ricchezze.
«Difficile essere più chiari (commenta la Cantarella, op. cit. p. 52): la “differenza” delle donne, la loro specificità, dipende dalle caratteristiche biologiche che gli dei hanno loro attribuito».
L’ipotesi che Senofonte ritiene scontata lo induce a disegnare il percorso di una vita femminile esclusivamente domestico, che la grande maggioranza dei suoi concittadini condivideva.





