“Prima di rivolgersi ai carabinieri il Sindaco avrebbe dovuto porsi una domanda. Perché? Perché i molesi mi attaccano, perché ho rischiato di non essere eletto, perché la gente pensa che abbia fatto ben poco per la comunità, stanno attaccando l’uomo o il sindaco?“
Lettera aperta al Sindaco di Mola di Bari

Quello politico, non è un calcolo che si basa su criteri di scientificità, qualche volta va bene, altre no.
Non so dire se nelle sue intenzioni di muovere nei confronti di numerosi cittadini delle querele per diffamazione rientri in una scelta che coinvolge la sua sfera privata o sia mero calcolo politico, ma gli effetti che si stanno manifestando sono tutti decisamente politici.
Non è stata una riconferma facile la sua allo scranno di primo cittadino, solo 36 voti dall’altra parte avrebbero rappresentato la sconfitta della sua coalizione, ma una vittoria di tale portata avrebbe imposto a chiunque una riflessione, anche alla luce dell’alto numero di astensioni, il più alto della provincia di Bari.
Questo fatto denota una profonda sfiducia nella politica molese e sul suo consenso che, nonostante il risultato favorevole e la maggioranza in consiglio comunale, avrebbe dovuto spingerla ad una sincera autocritica.
Prima di rivolgersi ai carabinieri avrebbe dovuto porsi una domanda. Perché? Perché i molesi mi attaccano, perché ho rischiato di non essere eletto, perché la gente pensa che abbia fatto ben poco per la comunità, stanno attaccando l’uomo o il sindaco?
All’inizio del suo comizio della vittoria del 30 maggio, le sue prima parole sono state nei confronti di chi non è andato a votare prendendosi il preciso impegno di far tornare la popolazione ad appassionarsi alla politica, quale suo primario dovere di sindaco. In questo sicuramente sta avendo successo, ma la politica è principalmente percezione.
Se fosse stato coerente politicamente, le sue prime azioni sarebbero dovute andare verso un’apertura al dialogo, al confronto sulle aspettative dei cittadini per cercare di ricomporre la profonda frattura che sta segnando la comunità molese. Invece ha deciso di prendere una strada diversa, quella del tirare dritto nonostante tutto e tutti, enfatizzando azioni di governo marginali ed ignorando le questioni su cui i cittadini e la stampa le rivolgevano le domande più spinose.
Sì signor sindaco, lei sta facendo ritornare i molesi alla politica, quella di come viene gestita la res publica, ma non nel modo in cui aveva fatto intendere in quel comizio. Quel suo intervento in consiglio comunale seguito dalle querele nei confronti di numerosi cittadini, me compreso, ha assunto il senso di una lista di proscrizione redatta da un redivivo console Silla, che nel suo agire da dittatore ha voluto zittire i suoi oppositori.
Quel giorno lei ha spalancato il vaso di Pandora che invece di tacitare i suoi “delatori politici”, ha prodotto l’effetto di focalizzare ancor di più l’attenzione della città sul suo operato, spingendo quelle che prima erano voci isolate e non collegate, ad organizzarsi per assolvere ad una sorta di opposizione al di fuori del consiglio comunale.
Già, perché la percezione dell’agire politico non riguarda solo lei e la maggioranza, ma un’intera classe politica che da oltre vent’anni ha lasciato che Mola andasse in declino.
Quelle querele rappresentano tutta la sua debolezza, nel tentativo di compensare con proclami e soliloqui le sue mancanze di amministratore pubblico. Durante il suo primo mandato l’avevano definito come “sindaco a mezzo servizio”, per la sua scarsa presenza in via De Gasperi in favore del suo ruolo alla Città Metropolitana di Bari, quale istruttore direttivo amministrativo presso l’ufficio pianificazione strategica (magari un giorno ci dirà cosa significa operativamente); adesso sta cercando di compensare con una presenza mediatica che non risponde alle legittime istanze dei cittadini, cercando di dare un senso alla sua tanto invocata “continuità”.
Ma signor sindaco, in democrazia il dissenso non si reprime, si ascolta. Lei sta portando la comunità molese verso una frattura fra chi è a suo favore e chi le è contro, in un conflitto difficile da sanare. Quelle querele hanno solo moltiplicato le voci di dissenso che sono sempre più precise e documentate. Le ripercussioni prevedo che saranno anche interne alla sua maggioranza, perché presto o tardi qualcuno dei suoi sodali comincerà a rivedere le sue posizioni per non vedere compromesso il rapporto con il proprio elettorato.
Lei al momento ha una solida maggioranza che la mette al sicuro per il prosieguo del suo mandato, ma le crisi possono nascere anche dall’interno o da una buccia di banana non vista che potrebbe farla scivolare, è destinato quindi a guardarsi politicamente le spalle in modo costante.
Non sarò certo io a chiederle di fare un passo indietro sulle querele perché, come suo oppositore, non voglio darle l’occasione di esercitare la “clementia Caesaris”. Ritengo le sue querele squisitamente politiche, ed in sede politica lei dovrà trovare la soluzione a quella sua scelta antidemocratica di rendere silente il dissenso.
Il Natale è alle porte ed il clima in città non è quello natalizio. Quousque tandem abutere, Colonna, patientia nostra?
Luciano Mallima
Querelato




