Con l’Assemblea cittadina di domenica 10 dicembre svoltasi al Castello Angioino si è aperto un proficuo dibattito. Dopo Michele Daniele interviene l’avv. Gianni Mola che evidenzia il cattivo uso che molti politici fanno delle querele, con il sostanziale obiettivo di silenziare il diritto di critica stabilito nell’art. 21 della Costituzione.
Riceviamo dall’avv. Giambattista Mola e pubblichiamo:

Per dovere di cronaca, già anni fa, l’allora Sindaco ed un Assessore querelarono un Consigliere Comunale, colpevole di aver offeso sia il prestigio del Consiglio Comunale sia l’onore di esso Assessore. Il Consigliere Comunale in questione era stato accusato nello svolgimento del proprio compito di essere andato oltre le righe della normale critica politica. La giustizia ha poi dimostrato il contrario.
Successivamente, in altra Consigliatura, fu il Presidente del Consiglio (di matrice politica diversa rispetto ai precedenti accusatori) che querelò i Consiglieri di opposizione, ritenendo di essere stato lui offeso nell’onore, avendo gli stessi nella loro attività, a suo dire, oltrepassato i limiti (immaginate quale fu poi la difficoltà per il Presidente del Consiglio conservare quella imparzialità che il ruolo richiede). Non sono informato in questo caso di quale fu l’esito della querela (penso comunque negativo, perché diversamente se ne sarebbe parlato).
La situazione ora si ripete.
Questa volta è il Sindaco ad aver querelato però dei cittadini, rei per dei commenti a suo dire diffamatori pubblicati su di un giornale locale (non si sa se investenti la sfera personale oppure relativi allo svolgimento della carica rivestita), nonché il direttore responsabile dello stesso giornale in quanto correo.
Da parte di alcuni dei querelati si è dato, tra l’altro, alla querela un significato politico, avente, secondo loro, il preciso intento di soffocare la dissidenza ed il diritto di critica legittimamente esercitato.
Non mi interessa tuttavia entrare nel merito delle questioni (sarà la giustizia ad accertare eventuali responsabilità).
Quello su cui invece intendo soffermarmi è l’uso della querela in politica.
Ho sempre ritenuto giusto che le critiche sollevate vadano controbattute nelle sedi politiche opportune e/o in ricercate occasioni di confronto anche fuori dalle sedi istituzionali, lasciando da parte le aule giudiziarie.
Perché tutto ciò non rende un buon servizio alla collettività ed alla sua crescita ma anzi fornisce un pessimo esempio, soprattutto alle nuove generazioni, di cosa è la politica.
Guai quindi ad intraprendere un simile percorso, dato che inevitabilmente condurrebbe alla fine della politica stessa, che, pur nel rispetto della libertà di pensiero e di critica, può essere fatta pure di toni duri ed accesi.
E questo perché chi è preposto a tutelare la comunità in ambito politico non può pensare di ritrovarsi invece che in un’aula consigliare in un’aula di Tribunale e quindi essere indotto a non svolgere a pieno il proprio dovere. Va da sé che è indispensabile che chi ci rappresenta debba mantenere inalterata la propria libertà di pensiero e di critica, senza dimenticare, poi, che l’attività politica di un qualsiasi Consigliere, sebbene nella critica, quando comunque giustificata, rimane il più alto esempio di libertà e di democrazia.
La stessa cosa dicasi per qualsiasi cittadino od organo di stampa che nel timore di ritrovarsi anch’egli la minaccia della querela sulla propria testa come spada di Damocle non assolva liberamente al ruolo che gli compete.
Ricordiamo che il diritto di critica è disciplinato dall’art. 21 della Costituzione Italiana, che, nel primo comma, così recita:”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Attraverso la critica politica la collettività esercita il potere della sovranità che gli assegna la Costituzione.
Grazie alla critica politica si stimola il dibattito democratico tra i cittadini.
Con la tutela del diritto di critica, l’ordinamento garantisce quell’aspetto della libertà di pensiero che più di ogni altro è funzionale alla dialettica democratica.
Il diritto di critica, in conclusione, è forse la più genuina e significativa delle libertà contenute nell’art. 21 della Costituzione.
Avv. Giambattista Mola




