L’ex consigliere comunale del Movimento 5 stelle, nel suo scritto inviato a “Mola Libera” esamina la “vicenda querele”, evidenziando come, di fronte alla decisione sostanziale del Sindaco di rappresentare soltanto i suoi elettori e non tutti i cittadini, metà del paese sia senza rappresentanza e senza tutela politica a causa di una minoranza “disorientata e indecisa a tutto” . Per Michele Daniele una via d’uscita c’è: utilizzare gli strumenti di partecipazione democratica previsti dallo Statuto comunale per mettere al centro della vita pubblica i cittadini e i loro legittimi diritti.
Riceviamo dall’ex consigliere comunale Michele Daniele e pubblichiamo:
UN SEMISINDACO

“Falso, bugiardo, ipocrita, malvagio”. Sono le accuse scagliate contro un sindaco e scritte su manifesti affissi nelle pubbliche vie, non commenti scritti in coda a qualche post su una bacheca di un social network. Si tratta di diffamazione? La Corte di Cassazione ha sentenziato di no. Perchè il diritto alla critica politica e alla libertà di opinioni, nel caso specifico, era prevalente rispetto alla difesa della reputazione del singolo.
E qual era il caso specifico? Delle promesse fatte in campagna elettorale dal sindaco e non mantenute una volta eletto. Il chè legittima le accuse di falso e bugiardo che non si configurano più come insulti ma diventano dei semplici fatti. Se si adottasse lo stesso criterio verso gli amministratori molesi, i cittadini sarebbero autorizzati a tappezzare il paese di insulti a go-go…
Non ho potuto fare a meno di ricordare la precedente sentenza della suprema corte perchè molto attinente con quanto è accaduto a Mola nelle ultime settimane, dove il sindaco in carica ha querelato qualche decina di cittadini per il presunto reato di diffamazione. Ridotto all’osso, il principio asserito da tale sentenza è che si può insultare un soggetto politico pubblico (un sindaco nel nostro caso) se le promesse non vengono mantenute.
Perchè queste promesse non mantenute non riguardano la sfera privata ma pubblica e i relativi insulti ineriscono alla sfera pubblica e non privata. Si tratta quindi di questioni di interesse pubblico e di critica politica, afferenti al principio della libertà di espressione, tutelato dalla giurisprudenza italiana che spesso ha applicato standard più tolleranti quando si tratta di figure pubbliche come i politici. Le espressioni di opinioni e giudizi critici sono considerate parte integrante del dibattito democratico.
Ed è esattamente questo, il dibattito democratico, il grande assente nel panorama molese. Dove l’informazione è dominata dal pulpito virtuale della pagina del sindaco Colonna, ovviamente autocelebrativa, e dove le grandi questioni sulla (disperata) situazione molese presente e futura vengono edulcorate se non rimosse. Tanto più che l’attuale primo cittadino non fa nulla per provare a legittimarsi come sindaco di tutti, e si rifugia nella “comfort zone” della sua fazione, addirittura dichiarando e attuando una vera e propria guerra legale contro i suoi avversari.
Giova forse ricordare che l’attuale sindaco è risultato eletto per qualche decina di voti, con metà paese esatto che gli ha votato contro. Un sindaco accorto proverebbe almeno a rappresentare anche le istanze della parte di cittadinanza che non si sente rappresentata mentre Colonna ha scelto di essere il sindaco di metà paese. Dimostrando di essere inadatto al ruolo: un semisindaco, appunto.
E anche se si dà uno sguardo all’attuale composizione del Consiglio Comunale, che avrebbe il ruolo di controllo dell’operato dell’Amministrazione in carica, la situazione molese sembra piuttosto allo sbando. Con una maggioranza totalmente appiattita sulle posizioni del sindaco e una minoranza che non ha la più pallida idea di come opporsi, persa dietro questioni di nulla o secondaria importanza. E che anche in questa questione delle querele è parsa disorientata ed indecisa a tutto, ignorando che la pressochè totalità dei querelati sono stati verosimilmente suoi elettori.
Un consiglio comunale essenzialmente inutile, con metà paese almeno senza rappresentanza e senza tutela politica.
C’è una qualche via d’uscita a questo sfacelo? C’è sempre una via d’uscita. Ed è rappresentata dalla cittadinanza stessa. Che dovrebbe farsi attiva. Come? Attraverso gli strumenti messi a disposizione dallo Statuto comunale, che è un po’ la carta costituzionale del Comune, di valenza superiore a qualsiasi regolamento varato da questa o quella maggioranza.
Lo Statuto comunale è una miniera di strumenti a disposizione della cittadinanza. In particolare l’intero Titolo III – Forme di partecipazione popolare, costituito da 24 articoli (dal 48 al 71. Esaminiamoli velocemente.
– L’art. 48 intanto estende la platea dei potenziali fruitori di tali strumenti di partecipazione popolare, includendo oltre agli elettori iscritti nelle liste elettorali, anche non elettori quali sedicenni, domiciliati e stranieri residenti.
– L’art. 49 riguarda gli impegni che il Comune prende per la promozione e la tutela della partecipazione popolare, in buona parte disattesi e sarebbe ora di pretenderne l’applicazione (ad es. il regolamento nel quale vengono definite le modalità con cui i cittadini possono far valere i diritti e le prerogative previste dallo Statuto).
– L’art. 50 disciplina le modalità di godimento delle strutture, dei beni o dei servizi dell’ente in modo da garantire a tutte le associazioni pari opportunità (è notorio invece che solo alcune associazioni godono di locali comunali, tra l’altro senza pagare alcun onere).
– L’art. 51 impegna il Comune a sostenere le attività di organizzazioni di volontariato impegnate nel miglioramento delle condizioni di vita di persone a rischio emarginazione (cosa differente dal querelare il presidente locale di un’associazione per la difesa dei disabili).
– L’art. 53 disciplina le Consulte cittadine delle associazioni, su cui esiste anche apposito regolamento ma non si ha notizia di qualsiasi attivazione di tali Consulte.
– L’art. 54 indica che il sindaco autonomamente (o su proposta del Consiglio Comunale) può indire consultazioni della popolazione su determinati argomenti di pubblico interesse, tramite apposito regolamento (ovviamente tuttora inesistente).
– L’art. 55 disciplina l’utilizzo delle petizioni, immediatamente utilizzabili da chiunque, per sollecitare gli organi dell’Amministrazione ad intervenire su questioni di interesse comune.
– L’art. 56 prescrive che associazioni, organizzazioni varie e sin anche singoli cittadini possono presentare delle proposte di delibere all’approvazione del Consiglio comunale. Ovviamente tali proposte vanno sottoscritte da un adeguato numero di cittadini ma è cosa immediatamente fattibile senza necessità di apposito regolamento.
– L’art. 58 prevede addirittura dei referendum popolari, sia consultivi che abrogativi che propositivi. Per istituirli è necessario apposito regolamento, cosa che avevo sollecitato tramite apposita mozione nella scorsa consigliatura. Mozione approvata all’unanimità ma del regolamento in questione nemmeno l’ombra.
– L’art. 64 prevede che ciascun elettore ha il potere, attraverso l’azione popolare, di far valere le azioni ed i ricorsi che spettano al Comune innanzi alle giurisdizioni amministrative, qualora la Giunta Comunale non si attivi per la difesa di un interesse legittimo dell’Ente (ad es. per rientrare in possesso delle decine di immobili comunali occupati abusivamente da villeggianti, tra l’altro neanche molesi).
– L’intero Capo V (artt. 65 e 66) disciplina l’accesso agli atti da parte dei singoli cittadini. Infatti tutti gli atti dell’amministrazione comunale sono pubblici, tranne quelli riservati per espressa indicazione di legge (che costituiscono una minoranza pressochè trascurabile).
Morale della favola: la vicenda delle querele del sindaco contro i propri amministrati è la prova provata che non è il sindaco di tutti ma solo, forse, di metà paese. Abbiamo forti dubbi che il semisindaco Colonna abbia l’intelligenza politica di instaurare un dialogo direttamente con le componenti più critiche dei propri amministrati (che sono fuori dal Consiglio comunale, totalmente appiattito sul sindaco o incapace di opporsi), tuttavia invitiamo a farlo, attuando gli strumenti previsti dallo Statuto comunale.
Viceversa non resta che la cittadinanza, che si attivi costituendo una rete coordinata tra le diverse associazioni, comitati e organizzazioni che hanno a cuore il futuro di Mola e del suo territorio. Si può fare.




