Con la scomparsa di Terry Brian (Cox) Mildare, glottologo, se ne va una delle ultime personalità legate a Mola che hanno segnato un’epoca: quando la nostra cittadina aveva l’amore per la cultura, non la frenesia per l’eventistica. Ecco chi è stato il prof. Mildare e qual è il suo lascito, ben riassunto nella “lectio magistralis” che egli stesso tenne in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, ricevuta dal Sindaco Diperna, l’11 ottobre 2013, a nome del Consiglio comunale di Mola di Bari, oltre che nella sua lettera di generoso ringraziamento a Mola e ai molesi.
Non era molese, nemmeno lontanamente, il prof. Terry Brian (Cox) Mildare, scomparso il 28 gennaio scorso, all’età di 89 anni, in Canada, sull’isola di Victoria, affacciata sul Pacifico.
Eppure il prof. Mildare, è stato e rimane il più importante e qualificato studioso del dialetto molese.

Il prof. Mildare era un anglosassone, tipicamente WASP (White Anglo Saxon Protestant), nato a Londra e ben presto emigrato in Canada, dove compì gli studi superiori e si laureò, intraprendendo quindi la carriera universitaria.
Fu un caso fortuito ad avvicinarlo a Mola e ai molesi: la conoscenza del prof. Leonardo Laudadio, molese, professore in discipline economiche in un’università canadese. Uno dei tanti ingegni molesi, di cui s’è persa la memoria ma che hanno fecondato altre terre con la loro professionalità e abnegazione.



Ecco la biografia del prof. Mildare che comprova il suo interesse primario per i dialetti italiani del Sud e per il molese nello specifico.
La biografia di Terry Brian (Cox) Mildare
Terry Brian Cox, di origine inglese, nasce a Londra il 21 agosto 1935. Nel 1953 emigra in Canada dove continua gli studi conseguendo nel 1960 il B.A. all’University of Alberta, Department of Modern Languages, e dove riceve, nel 1962, il Permanent Teaching Certificate, Faculty of Education; nel 1977 consegue il M.A. all’Australian National University, Department of Linguistics con una tesi sul dialetto di Grottaminarda (Avellino); nel 1982 consegue il Ph.D. all’University of Victoria, Department of Linguistics, con una tesi sul dialetto di Mola di Bari.
La sua attività professionale ha riguardato unicamente l’insegnamento anche in ambito internazionale come esperto di linguistica romanza e storia delle lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese e rumeno). Nel 1988 viene nominato Associated Professor al Department of Languages & Linguistics dell’University of Saskatchewan, Canada, impegno che lascia con il pensionamento nel 2003.
Nel 1999 cambia il cognome Cox -della famiglia adottiva- in Mildare, cognome della famiglia originaria.
L’11 ottobre del 2013 gli viene concessa la Cittadinanza Onoraria dal Comune di Mola di Bari per i suoi studi sul dialetto molese.
Era sposato con Anna e ha lasciato una figlia, Melanie.

LA LECTIO MAGISTRALIS DEL PROF. MILDARE SUL DIALETTO MOLESE
In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, l’11 ottobre 2013, all’interno del Teatro comunale N. van Westerhout, il prof. Mildare tenne una memorabile lectio magistralis sul dialetto molese, che spiegò il suo appassionato studio per il nostro dialetto. Eccola:
1 – Da dove nasce l’interesse per il molese
Nell’anno 1971 studiavo all’Università di Edmonton, in Alberta, Canada per un Master sulla linguistica romanza. Avendo conosciuto due donne italo-canadesi che parlavano differenti dialetti, per la tesi ero intenzionato a fare un confronto fra i loro due dialetti. I dialetti erano quelli di Grottaminarda (Avellino) e di Mola di Bari.
2– Il primo contatto con il molese
Quindi il mio primo contatto con il molese lo ho avuto quando ho intervistato una emigrante molese di nome Maria Tanzi. Fui colpito da un particolare suono nel molese e precisamente dalla vocale accentata nella parola u ppêne (pane).
Purtroppo, ho potuto completare tale programma di studi solo sulla linguistica romanza nel 1977 presso l’Australian National University con la tesi sul dialetto di Grottaminarda.
Rinnovai il contatto con il molese nel Febbraio 1979, quando incontrai il Prof. Leonardo Laudadio, molese, allora Direttore del Dipartimento di Economia all’Università di Victoria (Canada).
Dopo la mia visita a Mola nel 1979-1980, ho ricevuto nel 1982 il Ph.D. con la tesi sugli aspetti della fonologia e morfologia del dialetto molese che nel 2001 fu pubblicato in italiano. Nel frattempo, ho presentato a convegni e ho pubblicato diverse relazioni su alcuni tratti salienti del dialetto molese che saranno oggetto anche di questo intervento.
3 – Origini del molese come dialetto pugliese
Il molese è un tipico dialetto appulo-barese della Puglia Centrale. L’origine del molese, come per tutti gli altri dialetti appulo-baresi, è chiaramente il latino – o piuttosto direi l’osco latinizzato – perché il territorio della Puglia Centrale era popolato, nell’epoca romana, dai sanniti di lingua osca. E sappiamo che i romani vincitori non imponevano la loro lingua ai vinti. Anche il poeta ‘romano’ Orazio era di Venosa, in Basilicata, ed era di lingua osca; ovviamente scriveva in latino… e parlava in latino senz’altro con un accento osco!
Il lessico del molese resta quindi fondamentalmente latino malgrado le successive e spesso lunghe dominazioni normanne, francesi ed aragonesi. Perciò ci sono parole di origine francese come sirì = tu (in francese sire), a rua lóenghe = via (in francese rue); di origine greca: a nêche = culla (in greco nake); di origine araba: u sceróeppe = sciroppo (in arabo sharub); di origine germanica: scianghe = anca (in gotico hanka). Queste parole formano una piccola percentuale del lessico totale del molese e non sono tanto numerose da dare un “sapore” francese, spagnolo o greco al dialetto come qualcuno pensa.
Non c’è dubbio che le parlate dei componenti delle 400 famiglie e dei 150 soldati che formarono la prima popolazione di Mola con la rifondazione del 1277 già contenevano le caratteristiche dell’attuale dialetto molese.
4 – Caratteristiche del molese
Per quanto riguarda i suoni vocalici, un aspetto della fonologia, sono numerosi i dittonghi come au di Maule per Mola, éi di féile per figli, ai di faile per fili, êu di lêune di luna, èu di lèune sempre per luna, uè di uètte per otto, che sono tutti tipici del molese; mentre gli altri dialetti appulo-baresi hanno anche úe, íe, íu, òi e òu. Molti dialetti hanno in comune la vocale accentata ê – u ppêne – che ho sentito 42 anni fa per la prima volta nella biblioteca dell’Università canadese di Edmonton. È un suono che troviamo anche nel rumeno. Cosa che non sorprende perché è storicamente noto che la Dacia (l’attuale Romania) venne conquistata nel 107 d.C. dall’imperatore Traiano utilizzando un esercito composto in buona parte da Appuli.
Per quanto riguarda la morfologia, i dialetti appulo-baresi hanno delle alternanze vocaliche che provengono dallo stesso processo storico che vediamo nell’inglese man (uomo) e men (uomini) così come nel molese per distinguere il singolare dal plurale nei sostantivi – u chelaure/i chelêure (colore/i); per distinguere il maschile dal femminile – u canête sòrde/a canêta sóerde (il cognato sordo/la cognata sorda) negli aggettivi; e nei verbi per distinguere la IIa dalla IIIa persona singolare nell’indicativo presente– (tu) pinze/(ièdde) péenze (tu pensi/egli pensa). Inoltre, tra i sostantivi abbiamo tanti che formano il plurale con l’aggiunto di -re come u cavadde/i cavaddere (cavallo/i). Questo fenomeno che esiste anche nel rumeno, deriverebbe dai sostantivi latini come corpus/corpora (corpo/i), pectus/pectora (petto/i). Questa è un’ulteriore dimostrazione che il molese è un dialetto di chiara derivazione latina.
5-Specificità del molese
Cosa possiamo dire sulle caratteristiche del molese se paragonato con i dialetti dei paesi confinanti e vicini? Il molese condivide un lessico comune con gli altri dialettti malgrado il fatto che ogni tanto ci sono parole che altrove hanno cambiato di significato. Per esempio il verbo nghianêie a Mola significa sporcare mentre significa salire in altri dialetti (a Polignano, a Conversano, ad Altamura, ecc.).
Una differenza notevole fra il molese e i dialetti limitrofi è l’alta frequenza della vocale ê che nel molese appare nelle parole dove abbiamo a nell’italiano: u ppêne ‘il pane’. E si trova così anche in parecchi dialetti limitrofi. Nel noiano, nel rutiglianese e nel grumese è sempre u ppêne. Nel molese abbiamo anche il suono ê in sostituzione di è/iè nell’italiano. Così abbiamo nel molese u mmêle ‘il miele’ che diventa u mmaile nel noiano, u mmòile nel rutiglianese, u mmèile nel conversanese, u mmaige nel polignanese, u mméile nell’altamurano, u mmèele nel grumese e u mméle nel barese. Quindi il suono ê è molto più frequente nel molese.
Un altro tratto che distingue il molese dai dialetti limitrofi è la forma dei pronomi nella IIIa persona singolare, cioè ‘egli’ e ‘lei’. Nel molese sono ièdde (egli) e iéedde (lei). Invece nei dialetti limitrofi sono: iidde nel noiano, nel rutiglianese, nell’altamurano, nel grumese e nel barese e iille nel polignanese per egli! E ièdde nel noiano, rutiglianese, altamurano, grumese e barese e ièlle nel polignanese per lei. Quindi il pronome maschile nel molese è uguale a quello per il femminile negli altri dialetti. Da qui la confusione che si può creare nell’individuare i personaggi in un discorso fra i molesi e i convicini.
Ci sono due suffissi di pronomi e di sostantivi nel molese che non si trovano nei dialetti limitrofi. Sono -ggue e -gghie. Così abbiamo nel molese: nêggue ‘noi’
invece nu(ue) nell’altamurano, nèue nel grumese e nó nel polignanese.
Nel molese: iégghie (io), invece diventa ií(ie) nell’altamurano, ièie nel grumese e ió nel polignanese.
Inoltre, nel molese: vecciarégghie (macelleria) diventa uucciarí nell’altamurano, vecciarèie nel grumese e vicciaró nel polignanese.
Sorprendentemente i due suffissi molesi sopra citati si trovano anche nei dialetti di Locorotondo (loc) e di Martina Franca(mf). Infatti: Noi – nêggue (loc e mf); Io – iêgghie (loc) iigghie (mf); Macelleria – vecciarêgghie (loc) vecciarigghie (mf). Questo potrebbe dimostrare un’origine del molese da dialetti di luoghi sufficientemente lontani.
Un ultimo tratto del molese che vorrei sottolineare e che non si trova in nessun’altro dialetto della Puglia Centrale fa riferimento alla pronuncia di un dittongo anche se sarebbe più corretto dire due dittonghi. Si tratta del dittongo nella parola molese per ‘luna’ che la donna pronuncia lèune e l’uomo pronuncia lêune. Questo dittongo nel molese si trova in tantissime parole e dà alla lingua delle donne una cadenza diversa da quella degli uomini. Questo avviene anche nei bambini fino ad una certa età. Questa alternanza fra è ed ê si trova anche nelle parole molesi per tuo, suo, noi, voi, più e Gesù che le donne pronunciano tèggue, sèggue, nèggue, vèggue, chièggue e Gesèggue e gli uomini têggue, sêggue, nêggue, vêggue, chiêggue e Gesêggue.
Ci sono, però, due folcloristiche eccezioni a questa regola: la prima veniva fornita in passato da buona parte delle donne adulte di iènd’a téerre cioè della città vecchia. Infatti, a Mola c’era il detto ‘parle accume i vrittele de iènd’a téerre’ che non era certamente un complimento se rivolto ad una ragazza che si esprimeva in dialetto con un accento mascolino! La seconda eccezione viene tutt’ora fornita da alcuni uomini adulti che alle dette parole forniscono un suo simile a quello delle donne, tant’è che questi individui vengono definiti menzaféemene!
6-Le nuove parole molesizzate
Il molese, come tutte le lingue e i dialetti del mondo, ha subito e continuerà a subire nel tempo una normale evoluzione dovuto principalmente alle migliorate condizioni culturali e sociali della popolazione e ai neologismi che l’innovazione, soprattutto tecnologica, mette a disposizione. Gli esempi più comuni sono dati delle parole televisione, frigorifero, telefono, automobbile che unanimemente i molesi hanno chiamato a televisiaune, u fregorèfere, u tèlèfene, l’autómòbbele rispettando spontaneamente le regole fonetiche del molese.
7-Ruolo svolto dai poeti e dagli scrittori molesi
Mola, come gran parte delle città italiane, ha avuto scrittori e poeti dialettali. Ciò ha permesso di conservare a memoria e per iscritto il molese nelle forme più antiche e più moderne. Mi fa piacere ricordare la tradizione dei carettêune a carnevêle e il mitico Girolamo Campanile così come i poeti e gli scrittori viventi Tonino Abatangelo, Antonio Palumbo (che tra l’altro hanno scritto insieme il Vocabulario etimologico illustrato del dialetto molese), Michele Calabrese, Vitantonio Campanile, Sabino Dattolo, Nino Roca, Antonio Padovano, Nino Acquaviva, Antonio Panzini e tanti altri che con i loro racconti, poesie, opere teatrali e canzoni contribuiscono a conservare il dialetto molese. Ovviamente un ricordo particolare va al cantautore Enzo Del Re, carevaune, scomparso un paio di anni fa, che con le sue canzoni ha portato il dialetto molese al difuori dei confini comunali.
8-Come si scrive il molese?
A questa domanda già risposi nel 1980 con un articolo su Realtà Nuove (Giugno-Luglio 1980) indicando un metodo semplice di scrittura che tutti potevano utilizzare servendosi dei caratteri dell’alfabeto italiano, premesso che chi legge conosca il molese. In seguito, nel 1996, con un articolo sempre su Realtà Nuove (Settembre 1996) modificai il metodo aggiungendo tre soli simboli per meglio trascrivere tre particolari suoni molesi, cioè ê per parole come pêne (pane), sck per parole come sckètte (solo) e z per parole come zerraune (contadino).
Per far comprendere il dialetto molese a chi non lo conosce bisogna ricorrere ai segni fonetici che utilizzano i glottologi. Ciò rende impossibile ad un comune lettore la comprensione del dialetto. Caricare la scrittura del dialetto con segni più o meno accettabili, se non inventati di sana pianta, non contribuisce affatto alla sua maggiore comprensione. L’unico modo per rendere più fruibile un dialetto, quindi non solo quello molese, è la registrazione dei testi come fece Antonio Abatangelo con la raccolta di poesie contenute in Calaggéine (1988, Edizioni dal Sud, Bari) abbinando al libro la cassetta con le poesie da lui stesso recitate. Altro metodo è quello della traduzione a fronte in italiano, come è stato fatto a Mola in qualche pubblicazione di poesie.
9- Continuare ad utilizzare, scrivere e studiare il molese
Non c’è dubbio che, soprattutto con il crescente fenomeno della globalizzazione, il dialetto è rimasto ormai l’unico tratto distintivo di una comunità. Mola di Bari non fa eccezione. Anzi le particolarità dei suoni descritte ci dimostrano che ci troviamo davanti a un dialetto con una sua precisa connotazione. Quindi, bisogna continuare a parlarlo, a scriverlo e a studiarlo senza la preoccupazione delle inevitabili variazioni dovute all’evoluzione della società. È ovvio che le Amministrazioni locali e i luoghi di cultura (scuole, teatri, biblioteche, ecc.) giocano un ruolo fondamentale nel favorire la conservazione del dialetto con tutti gli atti che si ritengono utili adottare. Per conservare un dialetto non bisogna necessariamente impararlo a scuola: il suo apprendimento è un atto spontaneo e non obbligatorio come storicamente è avvenuto a testimoniare il forte legame di appartenenza ad una comunità. Basta non scoraggiarlo, come spesso in passato avveniva a scuola e in famiglia per l’erroneo timore di non imparare bene l’italiano o peggio come riscatto sociale e modo nascondere umili origini!
Il fatto che stasera siamo qui, in questo splendido teatro, a celebrare il dialetto di Mola con un omaggio alla mia persona è un ottimo segnale che viene dall’Amministrazione Comunale e da tutta la Città di Mola di Bari.
Bibliografia
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Terry B. Cox, 1983. ‘A Hindrance to Interdialectal Communication.’ (Si tratta del fenomeno di ‘ièdde’ = egli nel molese, mentre significa lei negli dialetti limitrofi al molese.)
Conference presentation.
Terry B. Cox, 1984. ‘the Word for ‘milk’ in a South Italian Dialect: An excursion in Linguistic Geography. (Si tratta del fatto che nel molese la consonante è rafforzata in questa parola.)
Conference presentation.
Terry B. Cox. 1985. ‘Writing Italian Dialects: Some Problems and Solutions.’
Conference presentation.
Terry B. Cox, 1985. ‘Holtzmann’s Law in a Southern Italian Dialect.’ Quaderni d’italianistica.
(Si tratta dell’origine dei suffissi ‘gghie’ e ‘ggue’ nel molese.)
Terry B. Cox, 1986. ‘Polysemy in Attributive Adjectives in a Southeastern Italian Dialect.’ Papers from10th Annual Meeting of the Atlantic Provinces Linguistic Association.(Si tratta, nel molese, degli aggettivi che sono identificati come ‘biclassi’ nella mia tesi di dottorato.)
Terry B. Cox, 1992.’Morphological evolution in a Southeast Italian dialect: simplification of decay? Romance Languages and Modern Linguistic Theory.
(Si tratta dell’evoluzione del molese nel dialetto dei più giovani.)
Terry B. Cox, 1996. ‘Pronuncia del dialetto molese’. Realtà nuove (Mola di Bari), Sett. 1996.
Terry B. Cox, 1997. ‘Glide strengthening in Three Apulian Dialects.’
Conference presentation.
Terry B. (Cox) Mildare, 2001. ‘Aspetti della fonologia e morfologia del molese, un dialetto pugliese dell’Italia Sud-Orientale’. Levante Editore, Bari.





