lunedì, 5 Ottobre, 2026
15.2 C
Mola di Bari

L’IMPORTANZA DEI BRAVI MAESTRI: IL PROF. SIMONE NE RICORDA IL VALORE FORMATIVO

data:

“Nella vita di uno studente è fondamentale la figura del Maestro. Si impara, più che dai libri, dal suo esempio e dalla sua voce.”

di Dino Simone

Ricordi di scuola  1 e 2

(da “Per correr miglior acque”, passim)

L’importanza dei “Maestri”

Il libro è stato pubblicato nel 2017 e ristampato nei giorni scorsi

       Alcuni miei alunni mi hanno definito un “maestro”. Ma sarà vero? Ho fatto amare le mie materie agli studenti? Ho trasmesso le conoscenze necessarie perché apprendessero le lingue classiche?

Le mie certezze hanno cominciato a vacillare non molto tempo fa, quando una ex-alunna, non particolarmente brava in greco al liceo, ha ritenuto che fosse scritta in greco una parola che invece era russa e scritta in caratteri cirillici (che “derivano” dall’alfabeto greco). Ho provato una cocente delusione. Di chi è la colpa? Mia, perché non le ho fatto amare il greco, o sua, perché lo ha studiato poco e lo ha presto dimenticato?

Nella vita di uno studente è fondamentale la figura del Maestro. Si impara, più che dai libri, dal suo esempio e dalla sua voce.

Lo ribadisce Quintiliano: «Sebbene la lettura fornisca molti esempi da imitare, tuttavia la voce, come si suol dire viva, dà maggiore nutrimento (tamen viva illa, ut dicitur, vox alit plenius), e  specialmente quella di un maestro che i discepoli, purché siano stati rettamente formati, amano e rispettano. A malapena si potrebbe dire d’altra parte quanto imitiamo volentieri coloro verso i quali siamo ben disposti (quanto libentius imitemur eos, quibus favemus)» (Quintiliano, Istituzione Oratoria, libro II 2, 8, trad. di Orazio Frilli, Zanichelli).

     È stata l’insegnante di Lettere del ginnasio che per prima ha influenzato la mia formazione letteraria, facendomi amare la poetica delle piccole cose (le Myricae del Pascoli), del frammento (l’ermetismo), ma soprattutto Montale, di cui ricordo ancora il “girasole impazzito di luce”, “il meriggiare pallido e assorto” e quel camminare  lungo “una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, metafora della vita umana. Ci ha trasmesso anche il gusto per la prosa d’arte (i Vociani), abituandoci ad annotare ogni giorno su un quaderno le nostre “riflessioni personali”: testi brevi, spunti, ricerca impressionistica del particolare.

     Al ginnasio leggemmo non solo poeti famosi (i “poeti laureati”) ma anche liriche di autori che non ho più incontrato nel mio percorso scolastico, come Vittoria Aganoor Pompilj,  poetessa di origini armene famosa nei primi anni del Novecento, che subì vari influssi: di Zanella, di D’Annunzio, dei Crepuscolari.

«Mi andava innanzi, curva, con un bimbo

in collo, e il bimbo dietro a lei guardava,

proteso il volto paffutello e il nimbo

ricciuto, d’in su l’omero dell’ava.

O fresco volto, o vecchio omero! Tale

d’una muraglia antica e rovinosa

ai merli, su dal chiuso parco sale

e s’affaccia, ridente occhio, una rosa». (Per via)

     Potrebbe essere questa la breve poesia di Vittoria Aganoor Pompilj che la professoressa ci dettò tanti anni fa, poiché non era riportata nella nostra antologia?

     Rispecchia perfettamente i suoi gusti e contiene  un’immagine tenera e delicata. E poi quella “muraglia” (il vecchio omero della nonna), su cui s’affaccia  una rosa (il volto paffutello e ricciuto del bambino), richiama, per antifrasi, la muraglia montaliana (di Meriggiare pallido e assorto). Un altro collegamento la docente fece certamente con il rosaio e il muro sgretolato del Pascoli (in Romagna):

“e s’abbracciava per lo sgretolato

muro un folto rosaio a un gelsomino”.

     Mi sorge però un dubbio. Forse la prof. ci presentò della Aganoor  la lirica Casa natale, di cui riporto la strofa finale, che probabilmente mi fece pensare alla mia casa di Pola, abbandonata in seguito all’esodo?

« […] Se talor voci o risa

di fanciulli odo in festa,

o d’usignoli canti nella notte;

se d’alberi fragranze, o reca il vento

dolce, velato, lento,

come a quei vespri suono di campana:

l’ore fuggite e rotte

riedono a me, vivace si ridesta

la memoria del mio primo soggiorno,

e a te penso, te piango, a te ritorno,

vecchia casa lontana».

     Nelle aule austere del settecentesco convento, annesso alla Chiesa di San Leonardo, nel centro storico di Monopoli, dove era ubicato, oltre alla Scuola Media “Galileo Galilei”, l’omonimo  Liceo Ginnasio, ho trascorso cinque anni della mia vita e qui è nata in me la passione per il mondo classico.

Grazie  alla docente ginnasiale, con molto anticipo, senza averla ancora studiata in letteratura greca, avevo fatto mia la poetica di Callimaco: “mega biblìon mega kakòn”, un grande libro è un grande malanno, e come  lui “odio il poema ciclico”, le grandi saghe e prediligo la poesia breve, docta, e  il labor limae.

(tratto da “Per correr migliori acque. Diario di un prof. emerito tra serio e faceto”, di Dionisio Simone, Schena Editore)

(continua con la seconda parte)

Il prof. Dionisio (Dino) Simone

1 COMMENTO

  1. Niente di più emozionante ,quando gli anni sono tanti ( e tra i banchi di scuola si è vissuta la maggior parte della propria vita ) che ricordare i primi compagni di scuola, i primi maestri … e poi, dopo,quando dai banchi si è passati alla cattedra, ricordare i propri alunni intenti all’ascolto delle nostre parole ! Bello il lavoro dell’ insegnante. E contenta di averlo svolto anch’ io !

SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui

Condividi l'articolo:

spot_imgspot_img

I più letti della settimana

Leggi anche
Altri articoli

WALDEMARO MORGESE, “DRAVDOR”, IL FUTURO OLTRE LA TERRA

Nel suo ultimo romanzo, Waldemaro Morgese scrive di fantascienza,...

ORGANOVA 2026: DOMENICA 8, CHIESA SANT’ANTONIO, SUSANNA SOFFIANTINI IN “SIGNORA FANTASIA!”

Domenica 8 marzo 2026, alle 20, nella Chiesa di Sant’Antonio di...

AGIMUS: DOMENICA 8, AL VAN WESTERHOUT, “L’AFFARE VIVALDI”

Domenica 8 marzo al Teatro van Westerhout di Mola...