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LO STORICO NICOLA FANIZZA: “NO ALLA POSA DELLA PIETRA D’INCIAMPO PER GIUSEPPE DI VAGNO IN UN LUOGO SBAGLIATO”

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Il Direttore del Centro di Documentazione “Piero Delfino Pesce”, in una lettera aperta al Sindaco di Mola, precisa che Giuseppe di Vagno non fu ucciso in via Loreto al n. 85, bensì al n. 40. E pertanto chiede al Sindaco di Mola di sospendere la posa della “pietra d’inciampo” in onore del martire antifascista. Ecco le sue motivazioni.

LETTERA APERTA AL SINDACO DI MOLA

Nicola Fanizza, ideatore e direttore del “Centro di documentazione Piero Delfino Pesce”

Attraverso WhatsApp, Vittorio Farella mi ha fatto sapere che in data 11 marzo 2023, alle ore 16:30 verrà posata una pietra d’inciampo nel “luogo dell’attentato mortale all’onorevole socialista Giuseppe Di Vagno (G. Di Vagno n. 85)”.

Mi rendo conto che la macchina organizzativa promossa dal PSI, dall’UTE di Mola con il patrocinio della Fondazione G. Di Vagno e dell’Amministrazione del comune di Mola è già in moto ed è difficile fermarla.

Tuttavia, come direttore del Centro Documentazione Piero Delfino Pesce e sulla scorta della documentazione che è a disposizione degli storici, avverto l’obbligo di comunicare al Sindaco e, insieme, alla popolazione molese che il luogo in cui fu ucciso il deputato socialista non si trova in via Di Vagno 85, bensì al n. 40.

Lo si evince dall’articolo pubblicato da Nicola Atlante su “Humanitas”, il 15 ottobre 1922, all’indomani della sentenza con cui venivano assolti i suoi assassini.

Qui Atlante riporta: “un documento forse dimenticato dai più; è una dichiarazione fatta spontaneamente dagli on. Alessandro Guaccero, Giuseppe Di Vittorio, Federico Mininni, dai segretari della sezione e della federazione socialista, recatisi tutti a Mola accanto al collega mortalmente ferito: verso le 19, mentre l’on. Di Vagno in compagnia di due amici, attraversava via Loreto per recarsi a prendere la vettura che doveva condurlo a Conversano, giunto all’altezza della casa portante il n. 40 e precisamente in prossimità del crocevia Alberotanza-via Conenna, gli vennero tirati tre colpi di rivoltella alle spalle”.

Riporta, inoltre, la testimonianza di Rosa Benso che è “decisiva per tutti gli imputati, poiché la teste trovavasi presso la sua abitazione mentre l’assassinio veniva consumato fulmineamente a circa una trentina di metri da lei: «La sera del 26 settembre mi trovavo seduta dinanzi la porta della mia casa, quando vidi passare una quindicina di giovinotti: qualcuno dei quali aveva il bavero alzato e altri le mani in tasca. Tra costoro distinsi chiaramente il figlio di certo Cassano, la cui famiglia trovasi a villeggiatura alla contrada Cozze a circa tre chilom. da Mola. Sono certa di non avere errato nel riconoscere il detto Cassano che è un giovane alto, bruno, con le labbra grosse. Poco dopo che i giovani passarono dinanzi la mia casa, intesi diversi spari e la esplosione di una bomba. Poi vidi i detti giovani tornare indietro e scappare verso la via del mare. I detti giovani seguivano l’on. Di Vagno che li precedeva di poco e ciò sino al punto ove è la fontanina dove il Di Vagno fu colpito. Poteva essere circa un’ora di notte. La mia casa dal punto ove avvenne il fatto dista circa trenta metri. Le lampadine erano tutte accese, tranne quella che é presso la via Alberotanza».

In riferimento all’ubicazione della casa in cui abitava Rosa Benso, ho appurato da un documento incentrato sugli iscritti al PRI di Mola – reperibile nel Sito http://www.centrodocumentazionepierodelfinopesce.it/  – che la sua famiglia abitava in via Loreto 17: “Benso Camillo, via Loreto, 17; (ora, Giuseppe DI Vagno); Benso Francesco di Camillo, via Loreto, 17; Benso Pasquale di Camillo, via Loreto, 17”.

E dal n. 17 dell’allora via Loreto al n. 40 la distanza, ieri come oggi, è di circa trenta metri. D’altra parte, una conferma indiretta di ciò che affermava Rosa Benso la troviamo nella testimonianza – riportata sempre da Atlante – di un certo Di Capua, il quale dichiarò: «Mentre parlavo con Gaudiuso ebbi occasione di distinguere all’altezza del portone n. 30 o poco dopo, sette o otto persone schierate in fila indiana in atteggiamento sospetto. In un dato momento estrassero dalla tasca qualche arma. Ebbi subito l’impressione che volessero attentare la vita del l’on. Di Vagno, onde ad alta voce dissi: Che fate? che fate? Nel contempo uno dei detti in dividui e propriamente il primo della fila verso Polignano, al comando di uno dei compagni che gli gridò «Su, vai!», si lanciò avanti e raggiunto il Di Vagno alle spalle gli sparò contro quasi a bruciapelo tre colpi di rivoltella”.

Queste testimonianze inerenti al luogo dell’omicidio di Vagno erano conosciute dai molesi. Nel secondo dopoguerra, l’Amministrazione del Comune di Mola si trovò, infatti, nell’impossibilità di collocare il ricordo marmoreo del deputato socialista al civico 40, poiché il proprietario dell’immobile non diede il suo assenso.

Da qui la determinazione di collocare la lapide sul muro della Scuola marittima ubicata al n. 85. La stessa cosa è accaduta due anni fa, quando la nostra Amministrazione ha deciso di commemorare, con una nuova lapide, il martire socialista in occasione del centenario della sua morte: decise, infatti, di collocarla sempre al n. 85.

Ritengo che la nostra Amministrazione, qualora fosse stata informata in modo corretto dai cultori di storia locale, poteva anche assumere una determinazione diversa: ossia collocare la lapide non sul muro dell’abitazione ubicata presso il n. 40, bensì – issata su un palo – sul coestensivo Marciapiede che appartiene al Comune. Sarebbe stato opportuno in onore del vero!

Tutte queste considerazioni mi spingono a chiedere al Sindaco di Mola di SOSPENDERE la posa della Pietra d’Inciampo, dedicata alla memoria del deputato Socialista, presso il n. 85 di via Di Vagno e di consultare gli storici per individuare il luogo vero – e non quello di ripiego – in cui Di Vagno fu ucciso.

La determinazione di collocare le lapidi sui marciapiedi – di fronte al rifiuto dei privati di collocarle sui muri delle loro case – si configura da tempo come una pratica diffusa in tutto in nostro Paese. Da qui la richiesta del CDP al Sindaco Colonna affinché non venga reiterato, in occasione della posa della Pietra d’ inciampo – un errore che può essere evitato. Cordiali saluti.

Il direttore del Centro Documentazione Piero Delfino Pesce

Nicola Fanizza

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