Con un’azione di volontariato, il prof. Antonio Lofù ha raccolto a Cala Caloria un numero molto elevato di pezzi di polistirolo, proveniente dallo sbriciolamento in mare delle cassette utilizzate dai pescatori. Materiale che inevitabilmente finisce nella catena alimentare, oltre a deturpare le nostre coste.
Riceviamo dal prof. Antonio Lofù e pubblichiamo:

Solo pochi pezzi erano grandi, la maggior parte molto piccoli e confondibili con pietre e quindi difficili da raccogliere. Il polistirolo espanso è un materiale isolante molto utilizzato nella catena del freddo, leggero perché fatto per la maggior parte di aria ma che ha come inconveniente il problema di sbriciolarsi in piccolissimi pezzi che possono generare microplastiche.

I lavoratori della pesca dovrebbero avere una grande cura nel trasporto di questo materiale ma spesso facilmente queste cassette si ritrovano a finire in mare con tutti i problemi che ne derivano.

Il Comune di Mola di Bari dovrebbe farsi portavoce con forza verso la Regione per l’introduzione di una normativa che renda obbligatoria la registrazione del numero di cassette in uscita e rientro dalle battute di pesca in modo tale da evitare il più possibile la dispersione incontrollata delle cassette in acqua.

Certo, la pesca rappresenta uno dei pilastri dell’economia del nostro paese ma se parallelamente vogliamo puntare veramente sul rispetto dell’ambiente e di conseguenza su un’offerta turistica di qualità non possiamo permettere che il polistirolo diventi parte integrante del paesaggio delle nostre coste.
Della serie se sputi in cielo in faccia ti viene.
Prof. Antonio Lofu’






Una proposta: i pescatori e gli operatori del mare dovrebbero seguire corsi di aggiornamento di educazione ambientale e sull’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.