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“MADE IN ITALY”, VESTIVAMO ALL’ITALIANA

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Le riflessioni della scrittrice “Tinta” Anna Valentini sulla nuova serie Tv che fa rivivere gli Anni ’70, tra moda “glamour” dei grandi stilisti e lotta armata nelle strade, mentre una giovane donna cerca l’affermazione personale e professionale.

di “Tinta” Anna Valentini

“Tinta” Anna Valentini

Irene Mastrangelo (Greta Ferro) è una studentessa universitaria convinta che essere giovani significhi poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Quando scopre che non sempre è così, rifiuta il voto di un esame e lascia gli studi per cercare il suo posto nella città dalle mille opportunità chiamata Milano e  nella società.

I genitori, meridionali trapiantati al nord – papà operaio in una fabbrica, mamma sartina a domicilio – hanno riposto aspettative e speranze di riscatto sociale nella figlia e confidano che vengano appagate col completamento degli studi, ma soprattutTo col matrimonio.

Sognano, infatti, che Irene diventi la brava mogliettina di Luigi, impiegato noioso, ma sicuro sulla carta e che raggiunga, grazie a questo, una sua stabilità.

Ma Irene ha altri piani e dopo essersi scontrata col padre decide di rendersi autonoma e cercare lavoro. Così quando le capita tra le mani un volantino per la ricerca di personale da parte della rivista di moda Appeal, coglie la palla al balzo e si presenta al colloquio.

Nonostante le resistenze iniziali di Rita Pasini (Margherita Buy, che in alcuni momenti ricorda la perfida Miranda di “Il diavolo veste Prada”), giornalista di punta e pilastro della rivista in questione, Irene viene assunta e scopre il mondo complesso e affascinante della moda.

E’ questo, in sintesi estrema, il contenuto della serie Made in Italy, produzione Taofilm del 2019,  disponibile sulla piattaforma Amazon Prime e attualmente in onda, dal 13 gennaio su Canale 5.

Un prodotto televisivo di intrattenimento ma non solo, perchè quella di Irene non è la semplice storiella della giovane talentuosa che diventa giornalista e realizza i suoi sogni, ma anche la storia dell’Italia degli anni ’70.

Un’Italia che viaggia verso il futuro tra lotte armate e voglia di benessere, attentati e crescita economica, momenti bui e riconoscimento delle capacità creative e imprenditoriali dei maestri della moda.

Made in Italy fotografa un momento storico del nostro Paese e mescola fiction a immagini di repertorio, in bianco e nero, oltre a farci conoscere, in modo forse un po’ romanzato la vita dei più grossi stilisti italiani.

Così scopriamo che a casa Missoni si metteva tavola in ogni momento della giornata e poteva capitare di pranzare Richard Avendon o altri mostri sacri della fotografia. Oppure che Albini, col suo fare un po’ distante e provocatorio, acquistava gli accessori moda da un giovane Gianfranco Ferrè. O ancora che Miuccia Prada partecipava alle manifestazioni dei centri sociali. E così via. Tutto un pò “ricamato” senza dubbio dagli autori, per collegare la storia di fantasia a quella dei personaggi reali, molti dei quali ancora viventi, ma con un risultato complessivo abbastanza soddisfacente e gradevole.

Il mondo in cui Irene si muove non è tutto rose e fiori. Ci sarà la collega stronza che cercherà di farle le scarpe, ci sarà il doppiogioco della redattrice e dell’amministratore, ci saranno le delusioni e  gli inganni. Ma ci saranno anche occasioni di affermazione e crescita. Ci sarà l’amicizia della promiscua Monica (Fiammetta Cicogna) e del creativo Filippo ( Maurizio Lastrico in un ruolo che sottolinea la difficoltà di essere omosessuale in una società che predicava una libertà non sempre possibile da realizzare). E tante occasioni per sentirsi felice e appagata, scoprendo che la via imboccata è quella giusta.

Gli anni ’70 però non erano solo quelli dell’astro nascente Giorgio Armani e del capriccioso Valentino. Non erano solo sfilate e glamour. E questo la serie lo mette in evidenza aprendo una piccola finestra sulla società dell’epoca con le sue ferite e facendola toccare con mano ai protagonisti. Qui non sono tutti felici e contenti come ci si aspetterebbe in una fiction del genere. No, non lo sono per niente. Perchè in Made in Italy si parla anche di  eroina (la droga che andava per la maggiore in quegli anni – come non ricordare il  Noi ragazzi dello Zoo di Berlino – a breve nuovamente sugli schermi sotto forma di serie televisiva?), di lotte di classe, di scontri a fuoco e di morte.

Tutto questo, però, senza perdere di vista l’obiettivo principale del prodotto: raccontare un settore apparentemente effimero che è uno dei punti di forza e motivi di vanto del nostro paese, partendo dalla storia di una ragazza come tante che sa bene come scrivere le pagine del proprio futuro.

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