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MARTUCCI: 200MILA EURO STANZIATI DA EMILIANO PER “MISURE DI PREVENZIONE”, UNA CIFRA DA RIDERE… MENTRE ALMENO 30 MILIONI DI LITRI DI PERCOLATO SONO GIA’ FINITI NELLA FALDA. E LA RIAPERTURA DELLA DISCARICA E’ DIETRO L’ANGOLO… ECCO PERCHE’

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Tutto quello che c’è da sapere sulle ultime novità dalla Giunta Regionale: è stata stanziata una somma assolutamente insufficiente perfino per le blande “misure di prevenzione”, mentre è assolutamente indispensabile passare alle misure di “messa in sicurezza permanente”, a cominciare dall’estrazione del percolato, il liquido tossico e cancerogeno che potrebbe essere alla base dell’eccesso di mortalità tra la nostra popolazione, considerata l’elevata percentuale di codici 048 di esenzione per patologie oncologiche. Ma non solo: l’attuazione delle “misure di prevenzione” prelude alla riapertura delle vasche di servizio/soccorso all’impianto complesso di trattamento dei rifiuti indifferenziati, quindi alla ripresa in esercizio in grande stile della discarica. Ecco perchè, documenti alla mano.

In attesa di completare la seconda parte del nostro Dossier Martucci, e richiamando la prima parte

è nostro dovere segnalare l’ultimo “contentino” del duo Emiliano-Maraschio alle nostre popolazioni, nel silenzio, almeno ufficiale, dei Sindaci afferenti all’area vasta della discarica, in particolare di Mola, Conversano e Polignano, dove si è registrato un preoccupante indice di mortalità nel 2022, significativamente superiore all’indice dell’Area Metropolitana di Bari (media dei 41 comuni), in epoca ormai post covid (la fine dell’emergenza sanitaria fu dichiarata dal Governo a far data dal 1 aprile 2022).

INDICE DI MORTALITA’ NEL 2022 (Fonte ISTAT)

E’ il numero medio dei decessi in un anno ogni 1.000 abitanti

Area Metropolitana di Bari 10,7

Mola di Bari 11,3

Noicattaro 9,8

Conversano 11,3

Rutigliano 9,2

Polignano a mare 12,0

Giovinazzo 11,7

Collegato alla presenza della discarica e al percolato disperso nella falda? Cioè di almeno 20 milioni di litri, come stimati dall’ARPA nell’ottobre 2019 di produzione di percolato non estratto nell’arco di sette anni dal sequestro della discarica, al quale devono aggiungersi altri quattro anni fino alla fine del 2023. E quindi di almeno 30-35 milioni di litri finiti nel sottosuolo e, pertanto, seguendo la direzione della falda, verso il mare nelle campagne tra Conversano, Mola e Polignano.

In assenza di un vero e serio studio epidemiologico (sempre promesso dal Sindaco Colonna e mai attuato), non è ancora possibile stabilire un nesso di “causalità” tra malattie oncologiche e percolato in falda, ma ricordiamo che Mola, almeno fino al 2019, cioè fino a quando sono stati resi noti i dati, era purtroppo nelle prime posizioni regionali per il rilascio, in percentuale sulla popolazione, dei codici 048 di esenzione dal pagamento di esami, analisi e farmaci per quanti vengono colpiti da tumori. Anche Giovinazzo, che ha lo stesso problema di una discarica incontrollata, era con Mola nelle posizioni di testa: un non invidiabile primato.

IL “CONTENTINO” MENTRE NESSUNO ESTRAE IL PERCOLATO: OLTRE 30-35 MILIONI DI LITRI GIA’ FINITI NELLA FALDA

Il 28 dicembre 2023, la Giunta Regionale emetteva due provvedimenti, uno per la discarica di Giovinazzo (un ecomostro alla pari di Martucci) e l’altro per la discarica Martucci. Ecco il comunicato dell’Ufficio stampa della Regione:

“Stanziati 200.000 euro in favore del Comune di Giovinazzo (Ba) per attività di emungimento e smaltimento del percolato nella discarica in località San Pietro Pago e di € 200.000,00 in favore del Comune di Conversano per attuare, anche con il supporto di AGER, misure di prevenzione sul lotto III della discarica Lombardi Ecologia in contrada Martucci. Disposto, inoltre, che le risorse assegnate al Comune di Giovinazzo con delibera 628/2021 per le attività di emungimento, trasporto e smaltimento percolato (oggi residue pari a € 172.821,80) siano utilizzate dall’Amministrazione comunale per completare l’intervento di copertura provvisoria della discarica, con l’obiettivo di ridurre il battente idraulico presente nel corpo rifiuti al livello di guarda e scongiurare eventuali episodi di accumulo sul suolo.”

Come ben si può leggere, di estrazione del percolato si parla soltanto per la discarica di Giovinazzo, mentre per Martucci si tratta di generiche “misure di prevenzione”, peraltro sul solo lotto III, mentre viene, ancora una volta, completamente dimenticato il lotto 1, privo di copertura e di guaina di isolamento.

Quindi, NON di “messa in sicurezza” si tratta bensì delle ben più blande “misure di prevenzione”.

Vediamo, dal Testo Unico in materia ambientale D.Lgs n. 152/2006 e s.m.i, all’art. 240, cosa si intende per i due tipi di misure:

  • misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia.
  • messa in sicurezza permanente: l’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici.

Alla messa in sicurezza, fanno seguito i seguenti interventi:

  • bonifica: l’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR).
  • ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica, anche costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente, che consentono di recuperare il sito alla effettiva e definitiva fruibilità per la destinazione d’uso conforme agli strumenti urbanistici.

Come ben si può comprendere, la discarica Martucci non ha affatto bisogno delle tenui misure di prevenzione, bensì delle risolutive misure di messa in sicurezza permanente, e sui tre lotti della discarica: Lotto 1, quello che fu messo in esercizio per primo, privo di qualsiasi forma di isolamento e coperto oggi da un parco fotovoltaico; Lotto 2, cioè le due vasche di servizio/soccorso A e B, realizzate in violazione delle norme di legge, e per questo sequestrate a seguito della protesta di Domenico Lestingi nell’aprile 2012; Lotto 3, quello più esteso e maggiormente pieno di rifiuti e, quindi, di produzione di percolato.

Invece, come si è ben potuto leggere dal comunicato stampa della Regione Puglia, viene preso in considerazione il solo Lotto 3 e, peraltro, per le sole misure di prevenzione.

Quindi, prevenire cosa… se il danno all’ambiente è ormai più che conclamato?!

D’altra parte, anche a voler considerare le misure di prevenzione, la cifra stanziata di 200 mila euro è assolutamente insufficiente a ripristinare le pur minime condizioni che evitino danni ulteriori, come, ad esempio, il ripristino della copertura (“capping”) con il telo impermeabile in più punti lacerato e il ripristino delle canalette di scolo delle acque piovane e del sistema di allontanamento dei ristagni, il ripristino del sistema di captazione del percolato, ecc..

Purtroppo, Emiliano e Maraschio hanno buon gioco nell’utilizzare il testo dell’inconcludente e fuorviante emendamento PD Caracciolo-Parchitelli al Piano Regionale dei Rifiuti, che, in effetti, come si può ben vedere dal documento allegato, alla pag. 2, al punto 2, riporta esattamente “misure di prevenzione” e non già le invece doverose misure di “messa in sicurezza”:

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Peraltro, come ben si può leggere, dei successivi punti 3) e 4) nemmeno l’ombra…

ECCO DOV’E’ LA TRAPPOLA DI EMILIANO E MARASCHIO: CON L’AVVIO DELLE MISURE DI PREVENZIONE SI POTRA’ RIAPRIRE LA DISCARICA MARTUCCI

Anzi, la trappola nascosta nell’esecuzione delle pur insufficienti “misure di prevenzione” prelude alla riapertura del Lotto 2, cioè delle sue vasche di servizio/soccorso A e B, funzionale all’impianto complesso di lavorazione dei rifiuti indifferenziati che producono il CSS (combustibile solido secondario), cioè le ecoballe che vengono poi bruciate nel termovalorizzatore di Massafra, di proprietà della CISA Spa di Antonio Albanese, la stessa società che gestisce Martucci, per il tramite della Progetto Gestione Bacino Bari 5, affidataria del servizio in base all’accordo stipulato da Vendola nel 2012, con durata quindicennale.

In poche parole – come “Mola Libera” ha sempre sostenuto, fin dai giorni dell’approvazione di quell’emendamento in sede di deliberazione del Piano Regionale rifiuti, in Consiglio Regionale (14-12-2021), con il sostanziale consenso del Sindaco di Mola – come è chiaramente scritto nell’emendamento, “l’entrata in esercizio del Lotto II, oggetto di contratto di concessione pubblico, è vincolata all’avvio delle misure di cui al punto 2 da parte di AGER (…)”.

Esattamente quanto è stato deliberato dalla Giunta Regionale il 28 dicembre scorso: “Stanziati € 200.000,00 in favore del Comune di Conversano per attuare, anche con il supporto di AGER, misure di prevenzione sul lotto III della discarica Lombardi Ecologia in contrada Martucci.

Quindi, queste “misure di prevenzione” faranno da apripista alla riapertura del Lotto II, il che significa riapertura della discarica Martucci perchè i residui della lavorazione dell’impianto complesso finiranno nelle due vasche A e B che compongono tale lotto, ma non solo: al fine di rendere profittevole l’uso di quel Lotto, in virtù del principio di smaltimento su base provinciale, Martucci sarà la discarica dell’intera Area Metropolitana, non essendovi più attiva alcun altra. E quindi ricominceranno i traffici di rifiuti per migliaia di tonnellate giornaliere da sversarvi, in particolare dall’impianto complesso AMIU di Bari, che non si è mai dotato di discarica di servizio/soccorso.

E’ chiaro il disegno che sta dietro questa somma simbolica?

Ed è chiaro come i politici locali, a cominciare dai Sindaci dell’area vasta Martucci (Mola, Conversano, Polignano e Rutigliano) vadano avanti a tentoni, con indagini geognostiche e di analisi che non portano assolutamente a niente, se non a prendere tempo da parte della Regione Puglia e della Progetto Gestione Bacino Bari 5, al fine di portare in porto il vero disegno, cioè quello della riapertura, che è il vero business milionario a corollario dell’attuale impianto complesso.

Quello che ora c’è da fare è una cosa molto semplice: intanto, chiedere di procedere urgentemente, come si è previsto per Giovinazzo, all’immediata estrazione del percolato, il liquido tossico e cancerogeno che finisce, ormai è chiaro, in falda avvelenandoci, a piccole dosi e lentamente, ogni giorno.

E quindi passare contestualmente all’esecuzione di misure di “messa in sicurezza permanente” che preludano alla inevitabile bonifica (che non significa estrarre montagne di rifiuti, ma semplicemente inertizzarli con apposite procedure chimico-fisiche) e, in definitiva, al ripristino ambientale, cioè al ritorno di quella martoriata landa alla Madre Terra.

Per arrivare a questo, attraverso le vie normative, senza dover attendere i fumosi e scarsamente credibili giochi dei politici, esistono delle procedure ben precise da seguire.

Di questo e altro parleremo nella seconda parte del Dossier.

Intanto, rimanete in presa diretta con Mola Libera – Giornale indipendente: il racconto della realtà cittadina fuori dai soliti luoghi comuni.

1 COMMENTO

  1. Inaccettabile l’atteggiamento del Sindaco e degli altri amministratori che sembra vivano in uno spazio privilegiato di Mola. La tutela del territorio e della salute per i nostri figli dovrebbero costituire i capisaldi di una politica responsabile

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