L’associazione presieduta da Vittorio Farella è da tempo alla ricerca di un rilancio di visibilità, offuscato da un’azione para-politica e tecnicista che ormai non agevola la comprensione e la soluzione degli intricati problemi che ruotano intorno alla discarica Martucci e al suo impianto complesso. Il sodalizio non è più “sul pezzo” da tempo e gira a vuoto, confondendo anche fatti accaduti e modalità tecniche di funzionamento dell’impianto, cercando in ogni modo di tenere al riparo le responsabilità del Sindaco Metropolitano. Ecco l’ultimo comunicato, con il nostro commento, l’analisi della situazione in atto e la ribadita proposta per chiudere ogni attività entro e non oltre il 31.12.2025.
Riceviamo dall’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” e pubblichiamo:
NOSTRO COMMENTO
Il firmatario del comunicato stampa, Vittorio Farella, in questo comunicato ripete l’errore nel quale è incorso già qualche sera fa, martedì 30 aprile, nel corso di una trasmissione via web tenuta dall’avv. Donato Sciannameo sul canale Vitanuovatv.com.
In sostanza, in questo documento dell’Associazione Chiudiamo la discarica Martucci, in merito all’impianto complesso TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Martucci, si confondono gli effetti della produzione di CSS (combustibile solido secondario) – in pratica l’ex CDR, cioè le eco-balle che vengono bruciate nel termovalorizzatore di Massafra – con i rifiuti RBD (Rifiuti Biostabilizzati da Discarica) che scaturiscono come parte terminale del processo di lavorazione e che, infatti, vanno smaltiti in discarica.
Infatti, Farella così scrive: “Non bastava la vetustà dell’impianto di trattamento meccanico-biologico, che da tempo non fornisce più prodotto finale (CSS) perfettamente conforme alle nuove regole comunitarie, tanto da aver creato un’emergenza già nel gennaio del 2023 con il blocco dei conferimenti dei rifiuti e un’apposita ordinanza del presidente della Giunta Regionale Emiliano per far riprendere immediatamente il servizio.”
Invece, come risulta sia dal comunicato dell’epoca di “Chiudiamo la discarica” che da un nostro articolo di quel periodo, l’emergenza del gennaio 2023 fu dovuta all’uscita dalla catena dell’impianto complesso di RBD (Rifiuto Biostabilizzato da Discarica) non conforme alle caratteristiche fisico-chimiche relative all’accettazione di tale tipo di rifiuti nelle discariche pugliesi, e non già alle caratteristiche di non conformità del CSS.
Ecco i due articoli del gennaio 2023, affinché i lettori ne abbiano piena contezza:
“CHIUDIAMO LA DISCARICA” E LO STOCCAGGIO DEI RIFIUTI A MARTUCCI
In realtà, come Mola Libera ha spiegato nel corso della trasmissione via web di martedì scorso, anche il CSS è probabilmente non pienamente conforme alle nuove normative, ma poiché viene bruciato nel termovalorizzatore di Massafra che ha lo stesso proprietario dell’impianto complesso di Martucci (Antonio Albanese, azionista sia della Appia Energy di Massafra che della Progetto Gestione Bacino Bari 5 di Martucci), viene fatta di necessità virtù e, quindi, viene preso per buono, in quanto si tratta di un prodotto che, in ogni caso, produce energia (venduta sul mercato delle reti di distribuzione dell’elettricità) a costo “internalizzato” tra società dello stesso gruppo industriale.
Pertanto, il CSS – che arriva al termovalorizzatore di Massafra dall’impianto complesso di Martucci – ha probabilmente un potere calorifico non pienamente conforme alle nuove regole, come pure i parametri sul mercurio e il cloro potrebbero non essere pienamente soddisfatti, ma è altrettanto probabile che non si vada troppo per il sottile nel valutare i parametri delle ecoballe del CSS bruciate nell’impianto della Appia Energy…
Infatti, tutto rimane nel gruppo imprenditoriale formato dalla CISA di Antonio Albanese e Marcegaglia (Appia Energy) e dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5 SRL (impianto complesso di Martucci), una società composta da Lombardi Ecologia e Gruppo CO.GE.AM. (a sua volta composto da Marcegaglia SpA, CISA , Euroenergy (Gruppo Marcegaglia) e Co.Ri.Im. srl). Insomma, un gioco di “scatole cinesi” dove al “caval donato” del CSS prodotto a Martucci “non si guarda in bocca”…
Diverso è invece il caso del rifiuto biostabilizzato (RBD) che viene prodotto, dall’impianto complesso di Martucci, come scarto finale della produzione del CSS.
Questo rifiuto deve essere smaltito in discariche che richiedono precise condizioni per l’ammissione: caratteristiche che già nel gennaio 2023 il RBD, quale fase terminale del processo dell’impianto complesso di Martucci, non aveva, tanto da aver provocato, all’epoca, un’allarme per emergenza rifiuti, poi rientrato con l’autorizzazione di Emiliano e dell’AGER ad aumentare il quantitativo di RBD stoccato nei piazzali di Martucci in attesa di essere avviato nelle discariche, attendendo che “maturasse” in termini di umidità, ecc..
E anche di recente la Progetto Gestione Bacino Bari 5 ha ottenuto da Emiliano e AGER un analogo provvedimento, utilizzando parte dei piazzali per stoccare transitoriamente l’RBD.
Quindi, l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, che spesso vanta un know how tecnico-giuridico nel complesso settore, dimostra di non aver ben chiari i termini della questione, aggiungendo confusione al già difficile quadro.
Ma quello che qui preme soprattutto evidenziare è come non ci sia possibilità di salvezza alcuna dal “mostro Martucci” se ci si attarderà in una guerra di comunicati “tecnici”, peraltro, come si è visto in questo caso, spesso approssimativi e perfino concettualmente errati.
Il problema, che stiamo cercando di spiegare in ogni sede, è ormai esclusivamente POLITICO, cioè su tutto fa perno la VOLONTA’ POLITICA di chiudere o meno OGNI attività lassù sulla “collina dei veleni”.
Se questa volontà non c’è, a cominciare dalle associazioni ambientaliste o pseudo tali, passando per i Sindaci dell’Area Vasta (Mola, Conversano, Rutigliano, Polignano) e giungendo ai vertici metropolitani (Decaro) e regionali (Emiliano), la “corazzata” Progetto Gestione Bacino Bari 5 (e si è visto da quali potentati economici è composta!) non sarà mai scalfita, tanto meno dai “proiettili vaganti” del tecnicismo e delle iniziative di piazza estemporanee.
Ci vuole ben altro! A cominciare dalla pressione su Decaro Sindaco Metropolitano e Sindaco di Bari.

Infatti, il “convitato di pietra” ha due compiti fondamentali, ai quali NON ha mai adempiuto:
1) Quello stabilito dalle disposizioni di legge sulle attribuzioni alle province (ovvero Città Metropolitane) nell’individuazione dei siti idonei alla destinazione di discariche, ma allo stesso tempo, e a maggior ragione, il coordinamento dei Sindaci dell’Area Metropolitana nell’attuazione del punto b) dell’emendamento PD Caracciolo-Parchitelli al Piano regionale rifiuti, che consente di indicare un sito alternativo a Martucci.
2) Quello di azionista di maggioranza (73%) dell’AMIU Bari-Foggia, in qualità di Sindaco di Bari e quindi di principale “stakeholder”, nel fornire direttive al consiglio di amministrazione dell’AMIU Bari, municipalizzata del Comune di Bari, al fine di dotare l’impianto complesso TMB (dello stesso tipo in funzione a Martucci) gestito da tale società comunale, di una discarica di servizio-soccorso che NON possiede e della quale è indispensabile che si doti, sia per l’obbligatoria chiusura del ciclo in proprio, che per sostituire la discarica di servizio-soccorso di Martucci e il suo impianto complesso, quale unico sito a regime (2025), destinato allo scopo dal Piano Regionale rifiuti, nell’Area metropolitana.
Non capire e non voler perseguire questo fondamentale aspetto, lasciando Decaro libero da ogni responsabilità, e non chiamandolo a risponderne, è l’errore più grande che, coscienti o meno, stanno commettendo associazioni ambientaliste, Sindaci e politici dei territori comunali.
Quanto ad Emiliano, è del tutto evidente che il maggior potere decisionale sia in capo alla sua azione politica.

Se concederà l’AIA alla Progetto Gestione Bacino Bari 5 sarà del tutto evidente la sua volontà di tenere in piedi il territorio di Martucci quale vittima sacrificale agli accordi pregressi, già stipulati da Vendola, con il Gruppo Albanese-Marcegaglia.
L’unico modo per costringerlo a prendere una decisione diversa è che le popolazioni spingano sui Sindaci affinché pretendano da Emiliano la revoca anticipata per “pubblico interesse” del contratto di concessione alla Progetto Gestione Bacino Bari 5 (non potendosi garantire le condizioni minime di sicurezza per le matrici ambientali e per la salute umana, tenuto conto del percolato che fluisce in falda almeno dal 2012, senza alcuna estrazione, come attestato dall’ARPA più volte), con chiusura contestuale di OGNI attività a Martucci, cioè sia dell’esercizio della discarica di servizio-soccorso (Lotto 2) che dell’impianto complesso, entro e non oltre il 31.12.2025, oltre all’ovvia e indispensabile “messa in sicurezza permanente” dei tre lotti 1-2-3, che è un pre-requisito in qualunque caso.
Ma il capitolo della “messa in sicurezza”, oggi diventato uno slogan generico senza che se ne sia compresa l’estrema problematicità tecnica, è un’altra storia che affronteremo una prossima volta.




