Nel corso della conferenza stampa di venerdi 17, Colonna ha precisato la portata delle iniziative del tavolo tecnico intercomunale, a fronte delle contestazioni ricevute dall’Assessore regionale Anna Grazia Maraschio. Tuttavia, non è stato molto convincente. Ecco perchè.
L’appuntamento è a Conversano, nel Municipio, Sala Giunta, alle 12:30 di venerdì 17 dicembre 2021.
Arrivo puntuale, ma ben presto noto che è in corso una riunione: il Sindaco di Conversano Giuseppe Lovascio sta ospitando l’incontro del Tavolo tecnico intercomunale che si occupa della questione Martucci.
Alla riunione, oltre a Lovascio, sono presenti per il Comune di Mola il Sindaco Giuseppe Colonna, l’Assessora all’Ambiente Elvira Tarsitano, il consigliere comunale Leonardo Losito, attuale presidente della Commissione speciale “Martucci”, il comandante della Polizia Locale, nonchè Capo Settore Ambiente, Vito Tanzi coadiuvato dal suo collaboratore Francesco Vitulli, oltre a Vittorio Farella per l’Associazione Chiudiamo la discarica Martucci.
Da remoto sono collegati il prof. Franco Fanizzi, designato a suo tempo, in qualità di esperto, nel Tavolo tecnico regionale dalle associazioni ambientaliste di Mola e Conversano e il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) Leonardo Lorusso, funzionario del Comune di Conversano.
Ammessi come uditori, ma inaspettati ospiti, Gianni Alberotanza e Tonio Bellantuono, due esponenti del Comitato STOP Martucci che, poche ore prima, aveva diffuso un suo comunicato stampa sull’esito del voto in Consiglio Regionale sul Piano rifiuti:
La riunione va così per le lunghe, tra continue puntualizzazioni e qualche novità non molto positiva, tanto che la conferenza stampa inizia alle 13:50, con un’ora e venti minuti di ritardo!
Ma tant’è, s’è fatto tardi e gli esponenti del Tavolo vanno ormai di fretta. Non resta a “Mola Libera” che porre alcune domande, a cominciare da quella ormai più ricorrente in questi giorni sui social, dopo la votazione che riapre la discarica.
In sostanza, abbiamo chiesto quale fondamento avesse l’attacco preciso e devastante che l’Assessora Maraschio ha portato al tavolo tecnico intercomunale, di cui il Comune di Mola è capofila, accusato, nella sostanza, di gravi ritardi e inefficienze nel monitoraggio ambientale che gli è stato demandato, con provvedimento della Regione.
Il Sindaco Colonna ha riconfermato che le dichiarazioni dell’Assessora Maraschio sono assolutamente infondate e ha sciorinato un lungo elenco di date nelle quali si sono tenute le riunioni del Tavolo tecnico intercomunale, fin dal passaggio ai Comuni di Mola, Conversano e Polignano delle attività che erano state in capo al Tavolo tecnico regionale.
E’ quindi opportuno precisare per chiarezza verso i nostri lettori come e perchè avvenne questo passaggio di competenze.
In poche parole, nella primavera del 2013 vi furono forti proteste dei cittadini di Mola e di Conversano, che, fin da allora, chiedevano lo stralcio del sito Martucci dal Piano regionale dei rifiuti.
Quelle proteste ebbero il loro ‘clou’ nel gigantesco corteo del 24 maggio 2013 per le vie di Mola e, quindi, nel quasi assedio al palazzo del Consiglio Regionale in Via Capruzzi, in occasione del voto sul Piano.
Purtroppo, la battaglia ebbe un esito a metà: Martucci non fu stralciata ma il Consiglio Regionale istituì il Comitato per la valutazione dello stato ambientale e il risanamento dell’area vasta in Contrada Martucci – Conversano (in linguaggio comune: “Tavolo tecnico regionale”), con ordine del giorno n. 179/2013, che, nell’arco di sei mesi, avrebbe dovuto effettuare una serie di verifiche, esami e approfondimenti per valutare lo stato ambientale del sito e, in caso di acclarato stato di inquinamento, proporre alla parte politica lo stralcio.
I lavori andarono avanti tra alti e bassi, con molti stop and go e con l’acquisizione di alcuni dati parziali, non definitivi, ben oltre i sei mesi, per arrivare, dopo una lunga sospensione al novembre 2018.
A quel punto, la Regione ritenne, in maniera unilaterale, che il Tavolo tecnico regionale avesse esaurito il suo compito e accolse la sua relazione finale, demandando il monitoraggio ambientale successivo al Comuni interessati, attraverso il passaggio delle competenze e delle somme residue (circa 360 mila euro).
In realtà, la Regione prese atto solo formalmente della relazione finale del Tavolo tecnico regionale, che, in base agli studi e alle verifiche effettuate, si pronunciò per lo stralcio del sito Martucci dal Piano Regionale dei rifiuti.
Infatti, la Regione, compiendo una grave violazione dello stesso motivo fondante del Tavolo tecnico regionale, si guardò bene dall’agire di conseguenza e dall’accogliere concretamente la richiesta di stralcio presente nella relazione finale.
In ogni caso, vediamo come la Regione si espresse a conclusione dei lavori del Tavolo tecnico regionale.
In sostanza, il 29 novembre 2018, la Regione Puglia, con Deliberazione della Giunta Regionale n. 2211, decretò il passaggio delle attività.
Nella Delibera, così venne precisato: “In occasione dell’iter approvativo del vigente Piano Regionale dei Rifiuti Urbani della Regione Puglia (PRGRU), i Comuni interessati, le associazioni ambientaliste e privati cittadini, con numerose segnalazioni, hanno manifestato preoccupazioni riconducibili alle attività svolte nell’area ricadente nei Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare, denominata “area vasta di Contrada Martucci”, per lo stato dell’ambiente e la salute della cittadinanza”. A tal fine, la delibera stabilisce “Di rendere i Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare, per il tramite del Comune Capofila (Comune di Mola di Bari), parte attiva nelle attività a farsi, che dovessero ritenere opportune, e finalizzate ad una più dettagliata conoscenza dello stato ambientale di falda, suolo e sottosuolo nell’area vasta denominata “Contrada Martucci“.
In base a tali premesse, la delibera stabilisce per il Tavolo Tecnico Regionale “Di concludere i lavori di cui all’OdG n. 179/2013 riconducendo le residue attività a procedimenti ordinari di cui all’art. 192 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e al D.Lgs. 36/2003, rendendo le risorse finanziarie residue disponibili per i Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare per finalità “ambientali” da concordare con la Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia, sulla scorta di proposte presentate dai Comuni interessati entro 120 giorni dalla pubblicazione sul BURP del presente provvedimento, finalizzate a perseguire, a titolo indicativo e non esaustivo o vincolante, i seguenti obiettivi:
- interventi sulle aree oggetto di deposito incontrollato di rifiuti in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine e anche attraverso sopralluoghi mirati;
- definizione puntualmente delle aree oggetto di abbandono incontrollato dei rifiuti, loro caratterizzazione, smaltimento e ripristino ambientale:
- eventuale caratterizzazione dei suoli;
- realizzazione di una rete piezometrica di monitoraggio della discarica da definire sulla base di apposito studio geomorfologico, idrologico ed idraulico di dettaglio, sulla base delle caratteristiche sito specifiche dell’area in questione.
Di trasmettere al Consiglio Regionale, per il tramite della competente Commissione V, i seguenti documenti in esito alle attività di cui all’OdG n. 179/2013:
- “Piano per la valutazione dello stato ambientale dell’area vasta in Contrada Martucci – Conversano”.
- “Relazione sulle Indagini svolte e sui risultati conseguiti relativamente alla valutazione dello stato ambientale dell’area vasta in Contrada Martucci – Conversano”.
Di impegnare:
il Comune di Conversano ed ARPA, a valle della necessaria interlocuzione con P.M., ad effettuare un sopralluogo sui lotti 1 e 3 della “vecchia discarica” al fine di verificare lo stato dei luoghi e programmare quindi le possibili attività di monitoraggio o individuare le necessarie opere da realizzare;
il Comune di Conversano a contattare il curatore fallimentare e il custode giudiziario per verificare se il percolato del Lotti 1 e 3 della “vecchia discarica” sia attualmente gestito;
la Sezione regionale Autorizzazioni ambientali a riavviare i lavori del tavolo tecnico che portarono il 06/08/2013 a stralciare dalla procedura di rinnovo AIA la discarica di servizio (vasca A e B) dell’impianto complesso sito in Conversano in contrada Martucci;
AGER, ad oggi titolare del contratto, ad effettuare approfondimenti in ordine ad eventuali posizioni attive della Lombardi ecologia, aggredibili per assicurare la gestione del percolato e ad effettuare una ricostruzione su come si siano evolute le compagini societarie coinvolte;
la Sezione regionale Ciclo dei rifiuti e bonifiche a valutare le proposte che saranno presentate dai Comuni, sentite ARPA e ASL, coordinandone le azioni”.
E fin qui siamo al 29 novembre 2018. Dalla notifica al Comune di Mola (capofila del nuovo Tavolo tecnico, da quel momento in poi non più regionale ma sostanzialmente intercomunale) scattano quindi 120 giorni per l’approntamento del Piano delle attività del nuovo Tavolo.
Il Sindaco Colonna ha risposto in conferenza stampa che quel termine fu rispettato, inviando il programma di attività alla Regione Puglia nel maggio 2019, e che l’ente regionale lo approvò.
E fin qui nulla quaestio, arrivando in sostanza al giugno del 2019. Da quel momento, il Tavolo tecnico intercomunale, nel quale siede anche Vittorio Farella per l’Associazione Chiudiamo la discarica Martucci, sarebbe dovuto entrare in piena attività.
Ma vediamo quale fu il programma di attività deciso dal Tavolo Tecnico Intercomunale con verbale n. 4 del 14-05-2019 che fu poi trasmesso alla Regione e discusso con tale ente in una riunione del 22-05-2019 ottenendo l’approvazione regionale:
1. “Preliminarmente il ripristino delle modalità di gestione in sicurezza e delle funzionalità dei presidi di monitoraggio delle discariche così come previsto dall’atto autorizzativo, atteso quanto emerso nel corso del sopralluogo del 23/04/2019 (gestione del percolato, efficienza pozzi-spia, ecc.);
2. Studio idrogeologico sito specifico per la definizione delle caratteristiche idrauliche della falda acquifera superficiale (profondità; portata acquifero, direzione di flusso, ecc.) e successiva realizzazione di una rete piezometrica di monitoraggio ad hoc della discarica;
3. Seconda campagna di monitoraggio delle acque di falda;
4. Aggiornamento delle immagini iperspettrali e termiche di area vasta ed elaborazione di una nuova ortofotocarta della stessa;
5. Esecuzione di indagini preliminari ambientali, mediante carotaggi e/o trincee, nelle aree, individuate dalla change detection aggiornata, come possibili siti di tombamento rifiuti, integrate, ove necessita, da indagini indirette in situ (geofisiche, geoelettriche, georadar) atte a ricostruire l’estensione volumetrica dei rifiuti abbancati e gli effetti inquinanti sulla matrice suolo e
sottosuolo;
6. Programmazione delle conseguenti procedure di caratterizzazione ambientale dei siti risultati inquinati, per la valutazione delle opere di bonifica/messa in sicurezza permanente e ripristino ambientale.”
Le riunioni si susseguono: nella conferenza stampa il Sindaco Colonna indica date precise, è vero, ma in assenza della diffusione pubblica dei verbali non ci è possibile dire con quali argomenti e decisioni operative specifiche.
Noi, da cronisti, siamo tenuti alla verifica dei fatti. E vi è da dire che, da quel momento, non si segnalano novità pubbliche degne di nota rese pubbliche dal Tavolo tecnico intercomunale.
Si arriva però a due date fondamentali.
Passata l’estate del 2019, il 4 ottobre di quell’anno l’ARPA effettua un importante sopralluogo presso la discarica Martucci e vi constata un generale stato di abbandono, senza alcuna misura intrapresa per garantire la post chiusura dei lotti 1 e 3.
Ricordiamo che il lotto 1, mai impermeabilizzato con guaina, fu chiuso soltanto nel 1995 dopo innumerevoli battaglie dei cittadini che si susseguivano ai provvedimenti continui di sequestri e dissequestri: la Magistratura sequestrava e la Provincia di Bari dissequestrava…
Il lotto 3 ha anch’esso una storia infinita di proroghe su proroghe concesse dalla Regione Puglia, prima da Fitto e poi da Vendola, dopo che la volumetria autorizzata era stata ampiamente superata, raggiungendo e superando il piano di campagna con continui sopralzi “a panettone” per decine di metri. Alla fine, fu chiuso con ordinanza emanata dal Presidente Vendola n. 98 del 18 marzo 2011 che, però, contestualmente autorizzava l’apertura delle due vasche A e B della discarica di servizio/soccorso all’impianto complesso per la produzione del CDR, che sarebbe stato autorizzato, sempre da Vendola, nel 2012 con una concessione di 15 anni alla Progetto Gestione Bacino Bari 5.
Dunque, come si è anticipato, il 4 ottobre 2019 l’ARPA effettua un sopralluogo alla discarica Martucci e, nello specifico, rileva che tra i tanti obblighi omessi dalla curatela fallimentare della Lombardi Ecologia (che nel frattempo era fallita) vi è l’assenza di aspirazione e smaltimento (negli appositi impianti di depurazione) del percolato, almeno dalla sua chiusura a quel momento: ben oltre otto anni.
L’ARPA calcolò che nel solo lotto 3 la discarica avesse già prodotto intorno ai 20.000 metri cubi di percolato, che, tradotti in un linguaggio di maggiore evidenza, equivalgono alla mostruosa quantità di 20 milioni di litri.
(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
L’ARPA torna in discarica il 24 gennaio 2020 per effettuare una verifica empirica: e cioè per capire se il percolato si trova ancora nel corpo della discarica e, quindi, nei pozzi di raccolta, oppure è defluito, in tutto o in parte, nel sottosuolo e, quindi, con grande probabilità nella falda acquifera.
Ognuno capisce da sè che questo accertamento è di fondamentale e cruciale importanza per la salute delle popolazioni dell’Area Vasta Martucci, a cominciare da quella molese che subisce più direttamente la presenza della falda.
Infatti, in base alle regole della geologia, la nostra falda scorre con direzione Sud-Sud Ovest – Nord-Nord Est: e, quindi, da Martucci fluisce verso il mare, attraversando il sottosuolo e impattando, sostanzialmente, la costa tra Mola – Cozze e San Vito e quindi sboccando in acqua, con numerose vene, anche attraverso le sorgenti sottomarine presenti.
Vi è tuttavia da dire che, in assenza di un preciso studio idrogeologico (mai realizzato, nè dal Tavolo tecnico regionale nè da quello intercomunale), nessuno è in grado di affermare con precisione come sia configurato il reticolo idrogeologico sotterraneo e, peraltro, un’analisi sui pozzi a valle della discarica, pur avviata dal Tavolo tecnico regionale, riuscì a monitorare soltanto una quantità insufficiente di punti di prelievo della falda.
Quando l’ARPA torna sul posto, il 24 gennaio 2020, non riesce però ad effettuare le misurazioni. Infatti, non è dotata di mezzi tecnologici adeguati e, pertanto, nella sua relazione, così scrive: “Necessitano pertanto ulteriori e specifici approfondimenti necessariamente supportati da aziende attrezzate per dette indagini o, in alternativa, procedere con indagini indirette (geo-elettriche) dimensionate per indagare in maniera efficace a circa 35 metri dal piano di abbancamento rifiuti”.
(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
Vi è da precisare che, alle operazioni eseguite dall’ARPA in tale data, come risulta dal verbale di sopralluogo, per il Comune di Mola era presente Leonardo Losito, consigliere comunale, insieme a Vittorio Farella, in rappresentanza dell’Associazione “Chiudiamo la discarica” che, come si è visto, dal gennaio 2019, siede nel Tavolo tecnico intercomunale, sebbene la designazione delle associazioni ambientaliste al Tavolo tecnico regionale, nel 2013, era avvenuta in origine per il prof. Franco Fanizzi.
Il Sindaco Colonna, nella conferenza stampa, nella sua risposta al nostro giornale, ha fatto sapere che il Tavolo tecnico intercomunale si riunì il 3 marzo 2020 per riscontrare il sopralluogo del 20 gennaio e la conseguente relazione ARPA che chiedeva supporto per la verifica del percolato nei pozzi di raccolta del lotto 3.
Il 7 marzo però, fa notare il Sindaco, scatta il lockdown per l’emergenza Covid e le attività del tavolo tecnico vengono sospese. Riprendono il 3 luglio 2020.
Il Sindaco fa quindi sapere che, successivamente, il 29 ottobre 2020, partono tutte le attività amministrative per la realizzazione del programma stabilito nel maggio 2019 e comunicato alla Regione.
Ma, in realtà, come vedremo, non è esattamente così.
In effetti, quando l’Assessora Maraschio dice di aver avviato le verifiche con il Tavolo tecnico intercomunale (nel suo intervento in Consiglio Regionale ha parlato del gennaio 2021) nessuna attività concreta era stata portata a termine dal predetto tavolo e, nello specifico, dal Comune di Mola, capofila.
A questo punto, Il Sindaco si limita a ribadire in conferenza stampa che la Maraschio “ha detto cose non vere”: un’affermazione che dice di averle già rimproverato nel corso di un incontro in Regione del 16-06-2021.
Ma, evidentemente, la Maraschio non è mai stata dello stesso avviso se ha ritenuto di ripetere le stesse accuse nel corso della decisiva seduta, dello scorso 14-12-21, di approvazione del Piano rifiuti, destando enorme scalpore tra i molesi delusi e arrabbiati per la riapertura della discarica.
Ma vediamo se le affermazioni del Sindaco hanno un vero e concreto fondamento.
In sostanza, come abbiamo visto, l’ARPA, non riuscendo a verificare la presenza o meno del percolato nel corpo del lotto 3, chiese il supporto di un’azienda “attrezzata per tale indagini” ovvero una verifica indiretta tramite indagini geoelettriche.
Il tavolo tecnico intercomunale, dopo la pausa forzata di quattro mesi dovuta al lockdown da Covid (sebbene si potesse operare in video conferenza non fu fatto), riprende l’attività e sicuramente si preoccupa di dare ausilio all’ARPA.
Il problema è che lo fa con un ritardo estremo, non giustificabile con la sola emergenza Covid.
Infatti, pur riprendendo le riunioni il 3 luglio 2020, si deve arrivare al febbraio 2021 (cioè dopo il gennaio 2021, quando la Maraschio dice di aver constatato una stasi dell’iniziativa del tavolo tecnico intercomunale), per trovare il primo vero e proprio concretizzarsi pubblico dell’iniziativa del Tavolo tecnico.
Infatti, è soltanto in data 25 febbraio 2021 che il Sindaco di Mola diffonde il seguente comunicato stampa:
Con il rilievo planoaltimetrico dell’area, sono iniziate lunedì scorso (quindi, il 22 febbraio 2021, ndr), a cura della società Nuove Soluzioni Reali, le esecuzioni delle indagini sullo stato ambientale del terzo lotto della discarica Lombardi in Contrada Martucci, tra Mola e Conversano, posto a sequestro nel 2012 dall’autorità giudiziaria. Dalla prossima settimana saranno invece avviate le indagini geognostiche.
Obiettivo: monitorare il corpo di discarica che si sta assestando e, nel contempo, valutare anche l’eventuale superamento delle soglie previste dalla normativa, per quanto riguarda la presenza di elementi deleteri e in particolare di metalli pesanti. Le attività sono propedeutiche alla successiva messa in sicurezza dell’area.
Nel corpo di discarica, inattiva da circa 10 anni, si verificano fenomeni biochimici di digestione del percolato accumulatosi nel corso del tempo, tant’è che risulta attivo in questo momento un impianto di biogas che estrae con una potenza di circa un megawatt.
L’intervento è stato possibile grazie alla rimozione, a cura dei Carabinieri di tutela ambientale di Bari, dei sigilli del terzo lotto, al momento posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria.
L’accesso all’area è stato consentito ai sindaci di Mola, Giuseppe Colonna e di Conversano, Giuseppe Lovascio, ai tecnici della società Nuove soluzioni reali, al dottor Pezzati, geologo e direttore esecuzione del contratto e all’ingegner Giuseppe Gravina del dipartimento provinciale di Bari dell’Arpa Puglia.
Le attività sono appaltate dal Comune di Mola, capofila del progetto, insieme ai Comuni di Conversano e Polignano a Mare, con un finanziamento regionale di circa 326mila euro destinato alla realizzazione dei due suddetti interventi e dei pozzi di monitoraggio ambientale al di fuori del corpo di discarica. Saranno realizzati, infatti, tre pozzi spia nel raggio di 500 metri dal corpo di discarica.
I dati delle analisi effettuate saranno disponibili nelle prossime settimane.
“Esprimiamo la nostra soddisfazione – dichiarano Colonna e Lovascio – per l’avvio delle attività previste per il monitoraggio dell’area vasta Martucci, in particolare del terzo lotto.
Questo ci consentirà di ottenere tutte le informazioni necessarie alla verifica dello stato ambientale per passare finalmente alla messa in sicurezza dell’area, a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini”.
Va precisato che l’affidamento dell’incarico era avvenuto con determinazione del Comune di Mola (capofila del tavolo tecnico intercomunale), a cura del Capo settore dell’Ufficio Ambiente, dott. Vito Tanzi, n. 475 del 17-12-2020, cioè praticamente quasi un anno dopo la formale richiesta dell’ARPA del gennaio 2020.
Tuttavia, non si tratta di quanto espressamente richiesto dall’ARPA per una misurazione diretta del percolato.
Purtroppo, non conosciamo i verbali (grave mancanza di trasparenza del Comune di Mola perchè li chiediamo da mesi senza ottenerli), ma, evidentemente, a rigor di logica, il tavolo tecnico intercomunale decise diversamente dando, quindi, priorità alle indagini indirette (geoelettriche) e soltanto dopo alla realizzazione dei pozzi spia per la verifica diretta della presenza o meno del percolato.
E, infatti, dopo questo primo intervento della ditta “Soluzioni Reali”, si darà un nuovo e successivo incarico alla società G2G Snc di Pierpaolo Moretti e Davide De Palma per la realizzazione delle indagini geoelettriche che, come è noto, sono state rese note con una relazione finale del 23 novembre 2021, praticamente a pochi giorni dall’approvazione del nuovo Piano Regionale Rifiuti.
Siamo invece ancora quasi in alto mare per la realizzazione dei pozzi spia, cioè dei piezometri che dovranno estrarre alcune “carote” dal sottosuolo e, quindi, raggiungere la falda per la verifica diretta dell’eventuale contaminazione da percolato.
In sostanza, a quasi due anni dalla richiesta dell’ARPA (gennaio 2020), il Tavolo tecnico intercomunale non solo non ha adempiuto quasi a nulla del programma deciso con verbale del maggio 2019 (che abbiamo riportato nella sua completa formulazione), ma non ha fornito in tempo utile all’ARPA i dati sulla verifica diretta del percolato.
Un’indagine che, se fosse stata compiuta per tempo, almeno con esito qualche mese fa, avrebbe sicuramente potuto cambiare le sorti del Piano Regionale con riferimento al sito Martucci.
In sostanza, le indagini geoelettriche presentate al Consiglio comunale di Mola nella seduta del 26-11-2021, dal geologo dott. Moretti della G2G snc e dal Responsabile Unico del Procedimento dott. Lorusso, trattandosi di risultati indiretti non possono essere considerati utili al fine della dichiarazione di stato di contaminazione del sito Martucci (in base alle norme del Codice dell’Ambiente).
E in questo la Maraschio ed Emiliano ci hanno “marciato” alla grande! Invece, le verifiche dirette sullo stato del percolato attraverso i pozzi spia “piezometri”, con annessi carotaggi, sono in grado di rispondere da un punto di vista tecnico-giuridico alla dichiarazione di stato di contaminazione.
E se, procedendo con tali indagini dirette, la contaminazione fosse stata riscontrata, nonostante ogni volontà contraria di Emiliano e della Maraschio, il sito Martucci sarebbe stato, in forza di legge, stralciato dal Piano regionale.
Invece, come si è visto, tali indagini non solo non sono state eseguite in tempo utile ma, addirittura, l’affidamento di incarico che pure, sebbene con estremo ritardo, comunque c’è stato, non ha ancora dato luogo al suo perfezionamento: infatti, il Rup dott. Lorusso ha comunicato nel corso della conferenza stampa di venerdì 17 che la ditta individuata si rifiuta addirittura di firmare il contratto!
Quindi, come ben si può comprendere, il Tavolo tecnico intercomunale non può essere assolto dalle sue inefficienze:
1) Non ha adempiuto, se non in minima parte, al programma di attività formalizzato nel maggio 2019;
2) Non ha adempiuto alla fondamentale richiesta dell’ARPA del gennaio 2020 per indagini dirette sul percolato, preferendo dare prima attuazione alle indagini geoelettriche (di tipo indiretto, ma per questo motivo non esaustive per dichiarare il sito come contaminato)
3) Nel perseguire successivamente le indagini dirette sul percolato (non ancora neppure iniziate) ha compiuto un gravissimo errore di prospettiva: infatti, ben si sapeva che il Piano Regionale rifiuti sarebbe stato approvato entro il corrente anno. Sarebbe bastato produrre i risultati delle indagini dirette alla Regione, e quindi alla Magistratura, per ottenere in forza di legge o in forza di intervento della Procura lo stralcio di Martucci dal nuovo Piano.
In definitiva, possiamo senz’altro dire che il Tavolo tecnico intercomunale abbia fallito il suo compito fondamentale.
Un fallimento dovuto ad una gestione politica, amministrativa e burocratica inefficiente ed inefficace, lasciando trascorrere il tempo in maniera assolutamente improduttiva per fondamentali e decisive determinazioni che avrebbero senz’altro potuto cambiare le sorti dell’attuale esito nefasto, del nuovo Piano rifiuti, per la nostra popolazione.
Purtroppo, l’incapacità politica e gestionale non è neutra, ma produce gravi danni anche alla vita e alla salute delle persone.
Le altre due domande di Mola Libera
Il nostro giornale ha rivolto due ulteriori domande ai Sindaci.
1) Perchè non è stata ancora attivata la procedura di cui all’art. 244 del Codice dell’Ambiente che consiste nella verifica della contaminazione di un sito a cura della provincia (nel nostro caso Città Metropolitana)?
A tale domanda i Sindaci hanno risposto che si procederà sicuramente.
Eppure, anche in questo caso, l’inadempienza del Tavolo tecnico intercomunale è evidente, in specie tenuto conto che in una delibera unitaria dei due Comuni, votata nel corso di una seduta congiunta dei due Consigli, tenuta a Conversano il 22-11-2019, così si stabilisce:
– avviare le procedure per il riconoscimento della discarica “Martucci”, quale sito potenzialmente contaminato, sulla base di quanto rilevato dalle relazioni di intervento del 2-7-2019 e di sopralluogo del 19-4-2019 effettuate da ARPA Puglia e dal Tavolo Tecnico.
Tuttavia a questo punto specifico del deliberato non è stato mai dato corso, tanto che il Direttore dell’ARPA ing. Gravina così ha dichiarato nel corso della seduta della 5a Commissione regionale, chiamata all’inizio di novembre 2021 a discutere sul Piano dei rifiuti approvato dalla Giunta Regionale e passato, per l’approvazione, al Consiglio:
Audizione del direttore dei Servizi Territoriali Bari-Bat dell’ARPA Puglia, Ing. Giuseppe Gravina
“La discarica era sotto sequestro e quindi non gestita, sappiamo che comunque la discarica produce percolato che negli anni non è mai stato prelevato e inviato a smaltimento.
Quello che diciamo di questa discarica, di cui si sa abbastanza poco allo stato attuale, viene dalle indagini fatte dal CTU del tempo, accertamenti che sono stati fatti per conto della Procura, dove era stata rilevata una perdita di percolato dalla discarica.
Ultimamente sono state fatte anche delle indagini dall’incaricato dei comuni l’ing. Lorusso sul corpo discarica, indagini geoelettriche che manifestano alcune anomalie che possono essere ascrivibili ad eventuale perdita di percolato.
Noi come ARPA abbiamo potuto fare ben poco perchè i piezometri installati al monitoraggio per il controllo della qualità delle acque della discarica erano inagibili e né abbiamo potuto fare prelievi diretti della presenza o meno di percolato, perché i pozzi di raccolta erano inibiti, tappati ed ancora tutt’ oggi non sono state fatte indagini dirette per vedere se tutto questo percolato prodotto negli anni c’è o meno.
Se c’è è una buona notizia, significa che il bacino tiene, se non c’è da qualche parte deve essere andato a finire.
Domanda del moderatore: Ma questi elementi non sono emersi nemmeno dalla consulenza tecnica dell’ufficio della procura?
A suo tempo sono state fatte indagini che hanno rilevato che il corpo discarica non è a tenuta, quindi che c’erano perdite di percolato.
Noi direttamente non abbiamo potuto accertare e ripeto i piezometri non erano e non sono agibili per verificare eventuali ricadute in falda e quindi andare a definire l’inquinamento o meno della falda.
Adesso, per come abbiamo concordato stamattina per le attività di indagine in itinere, si apprestano a fare delle perforazioni dove sono state rilevate anomalie tramite indagini geoelettriche per andare a vedere eventuali infiltrazioni in suolo o in falda tramite delle osservazioni dirette.
Quindi nonostante la manutenzione della discarica abbiamo rilevato uno stato di abbandono, poi come diceva il sindaco di Mola il lotto 1 adiacente al lotto 3 è un oggetto ignoto, perché non si sa assolutamente niente, se ci sono pozzi di monitoraggio, come è stata fatta la vasca di tenuta, come è stata fatta la copertura…..è ignoto.
Però noi abbiamo notato che in tutti questi anni non è stato aperto un “procedimento di 244” presso la Città metropolitana di Bari come stato inquinato, quindi ci sono per quello che storicamente è stato accertato, ci sono degli elementi che portano all’inquinamento del sito, però BUROCRATICAMENTE non si è proceduto ad aprire presso la città metropolitana di Bari una procedura 244 che poi avrebbe portato alla caratterizzazione e definire il sito inquinato, quindi tutt’ oggi ci sono elementi, però il sito burocraticamente non risulta inquinato.”
Dichiarazioni piuttosto inquietanti quelle dell’ing. Gravina che specificano, in maniera molto chiara, la perdurante assenza delle indagini dirette sul percolato.
Ed ecco l’altra domanda di Mola Libera ai Sindaci:
2) Verrà perseguita concretamente la facoltà di individuazione di un sito alternativo alla prevista riapertura della discarica Martucci, già prevista dalla prima stesura del Piano regionale e confermata nell’emendamento Caracciolo-Parchitelli?
In relazione alla seconda domanda presentata ai Sindaci dal nostro giornale, si è appreso che esiste un documento regionale contenente decine di siti potenzialmente utilizzabili in alternativa a Martucci nell’intera area metropolitana, di cui addirittura 4 nel territorio comunale di Bari.
Perchè non è stato detto prima? Perchè il Tavolo tecnico intercomunale lo ha tenuto nascosto ai cittadini mentre non si perseguiva attivamente la strada del sito alternativo da parte dei Sindaci?
Inoltre, perchè si continua a non voler dare un “dispiacere” al Sindaco dei Sindaci, cioè all’azionista di maggioranza della municipalizzata del Comune di Bari, l’AMIU?
Perchè non viene detto chiaramente che è l’AMIU Bari a doversi direttamente, al più presto, farsi parte diligente per dotarsi di una discarica di servizio/soccorso da asservire al suo impianto?
Infatti, “Mola Libera” lo ha scritto più volte: l’impianto AMIU è sprovvisto al momento di tale discarica, nonostante a regime, nel 2025, sia destinato a diventare, in base alle previsioni del Piano regionale, l’unico impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati a funzionare nell’Area metropolitana, dopo la chiusura di Martucci, prevista nello stesso anno.
Perchè, in sostanza, Decaro non concorda con i Sindaci dell’Area metropolitana l’individuazione del sito alternativo, liberando così la campagna tra Mola e Conversano di una così ingombrante e deleteria presenza inquinante, presente sul nostro territorio da oltre 40 anni?
Infine, vi è da rilevare che il Sindaco di Conversano, alla specifica domanda di un altro giornalista, con l’assenso di Colonna, ha risposto che l’azione giudiziaria di impugnazione del Piano “verrà effettuata se ce ne saranno le condizioni”, con ciò lasciando prefigurare che Emiliano potrebbe non essere scalfito per nulla.
Considerazioni finali
I lettori hanno ora moltissimi elementi per farsi un giudizio approfondito su questa intricata vicenda dalla quale emergono alcune inquietanti verità:
1) La Regione Puglia non ha affatto tenuto conto della relazione finale del Tavolo tecnico regionale che chiedeva lo stralcio del sito Martucci dal Piano Regionale rifiuti. E si tratta di una gravissima omissione che, preliminarmente, il Tavolo tecnico intercomunale avrebbe dovuto eccepire al suo insediamento e quindi continuare a fare, fino ad ottenere una precisa risposta. Non sono noti i verbali di questo secondo tavolo e pertanto non siamo in grado di dire se qualcosa, e in che termini, fu eccepito. Nella sostanza, in ogni caso, la Regione è andata avanti con il nuovo Piano Regionale, includendovi nuovamente Martucci, senza grandi resistenze dei Comuni interessati, almeno fino all’approvazione in Giunta Regionale del Piano, nell’ottobre scorso.
2) Il Tavolo tecnico intercomunale, come si è visto, non solo non ha adempiuto a quasi nessuno dei punti contenuti nel suo programma di attività, ma soprattutto non ha portato a termine in tempo utile la verifica diretta sul percolato, cioè l’attività fondamentale, richiesta dall’ARPA, per poter arrivare alla dichiarazione di sito contaminato e, quindi, per ottenere con certezza lo stralcio di Martucci dal nuovo Piano Regionale prima della sua approvazione, poi avvenuta il 14-12-21. Peraltro, tale attività, al momento, non è neppure iniziata!
3) Il Tavolo tecnico intercomunale non ha neppure iniziato la procedura di sito potenzialmente contaminato (come da art. 244 del Codice dell’Ambiente), da avviarsi a cura dei comuni interessati presso la Città Metropolitana, sebbene un deliberato congiunto dei Comuni di Mola e Conversano lo abbia previsto in data 22-11-2019.
4) Il Tavolo tecnico intercomunale non ha perseguito attivamente la ricerca di un sito alternativo a Martucci, sebbene sia la prima stesura del Piano Regionale rifiuti, che quella definitiva (con l’introduzione dell’emendamento Caracciolo-Parchitelli), ne diano facoltà ai Comuni.
In definitiva, sono in tanti, in troppi, in ambito politico, amministrativo e burocratico a non aver adempiuto ai propri obblighi e doveri.
E purtroppo a pagarne le conseguenze è come sempre, da 40 anni ad oggi, il popolo inquinato!





