Recentemente, la Giunta Regionale ha deciso di stanziare 75 milioni per la chiusura di 13 discariche pugliesi. Tra di esse anche Martucci, ma solo per il lotto 3, mentre il lotto 1, molto pericoloso, non possiede neppure la guaina di protezione, e il lotto 2, a servizio dell’impianto complesso, potrà riaprire in base a quanto previsto nell’ultimo Piano regionale rifiuti. Peraltro, il lotto 3 da “chiudere” è collocato all’11° posto in ordine di priorità per gli interventi da realizzare su 13 discariche da dismettere. Pertanto, ben difficilmente si metterà mano prima del 2028. E intanto l’inquinamento da percolato continua inesorabile nella falda acquifera, mentre Sindaco, maggioranza, minoranza e ambientalisti di regime tacciono di fronte all’ennesima presa in giro regionale. Ecco tutti i documenti utili a comprendere la nuova situazione, analizzati nello specifico, insieme alla proposta di “Mola Libera” già inviata ai 4 Sindaci (Mola, Conversano, Rutigliano, Polignano) dell’Area Vasta Martucci, per chiudere ogni attività sulla “collina dei veleni” entro il 31.12.2025.
Fondamentale premessa
Martucci, siamo alle solite. I decenni trascorrono ma la politica regionale, metropolitana e comunale non cambia.
Tutti ricorderanno come si è conclusa la vicenda del nuovo Piano regionale rifiuti, approvato dal Consiglio Regionale il 14 dicembre 2021: come sempre male per le popolazioni dell’area vasta Martucci.
Ancora una volta il sito, sulla “collina dei veleni”, nonostante le proteste dei molesi, e in minore misura dei conversanesi, è stato incluso nella programmazione regionale dello smaltimento e trattamento rifiuti, una tra le più grandi pattumiere di Puglia.
L’unica pseudo concessione in quell’occasione fu l’emendamento Caracciolo-Parchitelli del PD, che promise le blande “misure di prevenzione” sul lotto 3 della discarica e che condizionò all’avvio delle stesse la riapertura del lotto 2, cioè delle due vasche di servizio-soccorso all’impianto complesso per la lavorazione dei rifiuti indifferenziati, con la produzione del CSS (Combustibile Solido Secondario), le cosiddette “ecoballe” che vengono poi bruciate nel termovalorizzatore di Massafra per la produzione di energia elettrica.
E così è stato, esattamente come Mola Libera scrisse fin dal primo momento dell’approvazione di quell’emendamento “specchietto per le allodole”, a differenza della lettura di comodo che ne diede la politica molese, a cominciare dal Sindaco e dalle forze di maggioranza, nonché di certo ambientalismo di regime.
Tant’è che, al momento, avviate, ma solo sulla carta le “misure di prevenzione” sul lotto 3, con gli appena 200 mila euro stanziati a fine 2023 dalla Regione al Comune di Conversano (competente territorialmente per la discarica), è in corso la procedura di rinnovo AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata) per il lotto 2 al fine della rifunzionalizzazione delle due vasche A e B che lo compongono. Una discarica ad ogni effetto nella quale, se sarà riaperta, confluiranno non solo tutti gli scarti di lavorazione dell’impianto complesso al quale conferiscono i rifiuti indifferenziati oltre 30 comuni, ma anche quelli dell’analogo impianto dell’AMIU Bari.
Infatti, l’impianto complesso della municipalizzata barese per il trattamento rifiuti, da anni conferisce in giro per le discariche pugliesi ancora operative, fuori provincia, ma con la riattivazione del lotto 2 a Martucci, per il principio di conferimento dei rifiuti su base provinciale stabilito nel Piano regionale vigente, sarà tenuto a farlo qui da noi, sulla “collina dei veleni”, poiché la municipalizzata barese NON dispone della sua necessaria discarica di servizio-soccorso, per precise scelte politiche, e che non esistono altre discariche operative nell’area metropolitana barese.
Ecco come torna la mancata decisione sul sito alternativo, grave responsabilità non solo della Regione, ma della Città Metropolitana e dei Sindaci dei comuni di Mola e Conversano, che non hanno mai spinto su questa fondamentale opzione alternativa, sebbene consentita dall’emendamento Caracciolo-Parchitelli, nei confronti dei loro referenti politici Emiliano e Decaro.
75 MILIONI DI EURO STANZIATI PER CHIUDERE 13 DISCARICHE PUGLIESI, A MARTUCCI SOLO IL LOTTO 3… ECCO DOV’E’ LA PRESA IN GIRO
In questo quadro già così complesso si inserisce la recente decisione della Regione di stanziare 75 milioni di euro per la chiusura di 13 discariche sul territorio pugliese.
In sé notizia assolutamente positiva, ma è davvero così per la risoluzione definitiva della questione Martucci?
Vediamo i documenti ufficiali, che “Mola Libera”, al contrario di quanto pensa taluna politica, pone sempre a fondamento delle sue valutazioni nell’esposizione ai lettori, consentendo comunque ad essi di andare alla fonte e assumere in ogni caso la propria autonoma idea.
Dunque, con un comunicato stampa del 17 settembre 2024 la Giunta Regionale comunica di aver stanziato 75 milioni di euro “per interventi di dismissione e riqualificazione a tutela dell’ambiente e della salute”.
Ecco il link al comunicato stampa:
E qui comunque l’estratto del contenuto:
Via libera della Giunta regionale alla dotazione finanziaria di 75 milioni di euro per il finanziamento degli interventi volti alla dismissione degli impianti di discarica inseriti nella classificazione di siti a rischio per la salute umane e l’ambiente.
È quanto contenuto nella delibera approvata ieri dall’esecutivo regionale con la quale sono state destinate risorse, a valere sull’ l’Azione 2.14 del Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027, per l’attuazione di misure di prevenzione o messe in sicurezza di siti di discariche esistenti, volte ad impedire contaminazioni e danni ambientali, come sancito dal Testo Unico Ambientale (Titolo V, parte IV “bonifica di siti contaminati”).
“Con questo provvedimento – dichiara l’assessora all’Ambiente della Regione Puglia, Serena Triggiani – affrontiamo in maniera risolutiva e prioritaria l’annosa questione degli impianti di discarica di rifiuti, presenti sul nostro territorio, non ancora definitivamente dismessi perché considerati inadeguati secondo la normativa e che rappresentano un rischio concreto per l’ambiente, la salute umana, il paesaggio e il territorio. Le discariche sono luoghi necessari all’attuazione del ciclo di sostenibilità ma siamo consapevoli possano rappresentare per il territorio delle ferite e per i cittadini che lo vivono un vero e proprio disagio. La riqualificazione di questi luoghi non più sostenibili rientra tra le azioni prioritarie nell’ambito delle politiche di sostenibilità ambientale perseguite dalla Regione, all’interno del più ampio processo di sviluppo e rigenerazione socio-economica ed ambientale che riguarda l’intero contesto regionale. L’obiettivo è realizzare un miglioramento dell’ambiente fisico, mediante operazioni di recupero, decontaminazione, riqualificazione e rinaturalizzazione, preservando la natura e la salute pubblica, in coerenza con i criteri di efficienza previsti dalla normativa europea”.
“A seguito di una ricognizione effettuata dalla nostra Sezione Ciclo Rifiuti e bonifiche dell’Assessorato all’Ambiente – prosegue l’assessora Triggiani – , anche con il supporto di ARPA, della Città metropolitana e delle Province, sono stati censiti i siti di discarica su cui intervenire, cui è stato associato anche un ordine e grado di priorità degli interventi da attuare, in ragione di requisiti tecnici, valutati a seguito di istruttoria da apposita Commissione tecnica. I risultati ottenuti hanno prodotto una graduatoria. Ma continueremo, come Regione, anche in un’ ottica plurifondo, ad intervenire, comunque e nel breve periodo, su tutti i siti individuati, per sanarli e riqualificare i nostri territori”.
Gli interventi promossi, in regime di sovvenzioni sul FESR, saranno eseguiti, nel rispetto del principio di “chi inquina paga” (contenuto nella direttiva europea sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale), in sostituzione e in danno al soggetto obbligato (gestore) inadempiente alla realizzazione della chiusura definitiva della discarica, come definita dall’art.12 del D. Lgs. 36/2003, nonché nell’attuazione della gestione post operativa e dopo la chiusura della discarica.
(Pubblicato il 17 settembre 2024)
Ma se questo è l’annuncio generico, non seguito ancora da una pubblicazione della delibera di Giunta Regionale sul BURP (Bollettino Ufficiale della Regione Puglia), il comunicato stampa fa comunque riferimento all’individuazione dei siti censiti destinati agli interventi.
Si tratta senza dubbio del provvedimento N. 00154 del 31/07/2024 del Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana – Sezione Ciclo dei Rifiuti e Bonifiche.
Ecco il provvedimento in versione ufficiale e integrale:
Come ben si può notare, dall’estratto che pubblichiamo dalla pag. 12 del documento, la discarica Martucci è indicata con riferimento al SOLO Lotto 3 e con uno dei gradi di rischio più bassi (39,5) precedendo in tal senso soltanto due discariche (entrambe nel foggiano) sulle 14 complessive individuate.

Questo significa, come specifica il documento in un altro punto, che l’ordine di priorità degli interventi vede il lotto 3 di Martucci soltanto al 12° posto sui 14 siti individuati:

Con successiva precisazione si chiarisce nel documento che dall’elenco viene espunta la discarica ex Nubile (c.da Autigno – Brindisi) per ragioni legati all’indispensabilità di essa nel ciclo rifiuti, disponendo di ulteriori volumetrie. Pertanto, gli impianti da chiudere scendono a 13, con Martucci all’11° posto come ordine di priorità di intervento.
Le risorse quindi stanziate con il recente provvedimento della Giunta Regionale ammontano a 75 milioni di euro complessivi a valersi secondo questa ripartizione per annualità (estratto da un comunicato della Giunta regionale del giorno precedente, 16 settembre 2024):
AMBIENTE: La Giunta ha approvato la variazione di bilancio riguardante l’Azione 2.14 Interventi per la bonifica di siti contaminati – Chiusura di impianti di discarica a valere sul Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027, già individuati con delibera di giunta regionale, sulla scorta del rischio relativo associato agli impianti di discarica di rifiuti e conseguentemente dell’ordine (grado) di priorità degli interventi da attuare con risorse pubbliche. Si tratta di una dotazione finanziaria complessiva pari ad € 75.000.000,00 per il finanziamento degli interventi volti alla “Chiusura di impianti di discarica”, stanziando:
nell’esercizio finanziario 2025 la somma di € 5.000.000,00,
nell’esercizio finanziario 2026 la somma di € 18.750.000,00,
nell’esercizio finanziario 2027 la somma di € 18.750.000,00,
nell’esercizio finanziario 2028 la somma di € 32.500.000,00.
Come è facile arguire, se l’ordine di priorità negli interventi di chiusura vedono il Lotto 3 di Martucci all’11° posto su 13 siti da chiudere per la messa in sicurezza e la bonifica, significa che a Martucci, lotto 3, non si opererà prima del 2028, se tutto va bene, peraltro tenendo conto che la Regione Puglia, in ossequio al principio “chi inquina paga”, agirà, come dichiarato nel comunicato stampa e nel precedente provvedimento dirigenziale, in sostituzione e in danno del cosiddetto “soggetto obbligato”, cioè i gestori delle discariche, recuperando da essi la somma stanziata e spesa e, in contraddittorio con essi, stabilirà gli interventi da realizzare.
Ma, qui c’è l’altro inghippo. Infatti, come si vedrà dalla scheda tecnica che riguarda Martucci, Lotto 3, la titolarità della discarica è nella curatela fallimentare del dissesto finanziario Lombardi Ecologia, ma, come chiarisce la curatela, la discarica non è mai stata acquisita alla massa fallimentare!
Quindi, da chi recupererà le somme spese la Regione? E con chi avvierà il contraddittorio per le operazioni da realizzarsi per la chiusura definitiva e la messa in sicurezza e bonifica? Un problema che dal punto di vista legale e amministrativo non sarà facile risolvere e che, anzi, quasi sicuramente, produrrà altro contenzioso, in un’infinita girandola che, probabilmente, porterà alla paralisi.
Peraltro, il lotto 3 di cui solo oggi avviene l’inserimento amministrativo tra i siti da chiudere, pur risultando non ricevere più rifiuti dal 2011, risulta quindi tuttora “aperto”… almeno dal punto di vista burocratico… una vistosa contraddizione in termini.
Infatti, questa mancata chiusura ufficiale ha comportato l’assenza di ogni forma di vera messa in sicurezza del sito nell’arco di oltre 13 anni, vanificando così tutte le operazioni indispensabili ad evitare che l’inquinamento da percolato si propagasse nel sottosuolo e nella falda acquifera, senza alcuna forma di estrazione di tale liquido tossico e cancerogeno, mentre al contempo si consente l’estrazione del biogas, sicuramente lucroso per la vendita. Come è invece noto l’estrazione del percolato comporta notevoli costi. E’ quindi ben chiaro dove sta l’inghippo.
Vedremo quindi nel dettaglio la scheda che riguarda il Lotto 3 di Martucci e alcune delle sue numerose contraddizioni e incongruità nell’attribuzione di un punteggio di rischio così basso, mentre tutti sappiamo da anni quale sia la portata inquinante di tale lotto.
Infatti, come l’ARPA ha dichiarato più volte, dal 2012 (anno del sequestro giudiziario, a seguito del noto disvelamento delle irregolarità nella gestione della discarica da parte di Domenico Lestingi, l’ex dipendente della Lombardi Ecologia) al 2019 il lotto 3 ha prodotto almeno 20 milioni di litri di percolato, mai però riscontrati nei pozzi di raccolta e, quindi, finiti nel sottosuolo e con ogni probabilità nella falda acquifera.
Peraltro, in una recente dichiarazione tenuta a Conversano, nell’occasione di un pubblico incontro, l’ex Direttore di ARPA Puglia, l’ing. Gravina, ha ipotizzato che quei 20 milioni di litri potrebbero essere diventati nel frattempo almeno 35-40.
Senza tenere conto che dalle decisioni attuali della Regione Puglia viene assolutamente ignorata la presenza del Lotto 1 della discarica Martucci, il primo, esaurito decenni fa, chiuso formalmente ma, di fatto, successivamente privato del materiale inerte che copriva il lotto, perchè al posto del “capping”, cioè della copertura, venne installato un impianto fotovoltaico.
La rimozione del materiale inerte ha comportato l’esposizione alla pioggia e agli agenti atmosferici, riattivando così la produzione di percolato all’interno di un lotto che, come è stato scritto più volte, non fu realizzato con gli accorgimenti dell’isolamento del suo fondo e delle sue pareti, abbancando così i rifiuti direttamente sulla roccia nuda o su uno strato insufficiente di argilla, ormai da tempo consumato e, quindi, con il percolato a diretto contatto del territorio carsico presente nell’area Martucci e pertanto della falda acquifera.
Ecco quindi l’estratto della scheda che riguarda il Lotto 3 di Martucci:
Ad una lettura attenta della scheda, come già anticipato, le incongruenze e le inesattezze, se non le vere e proprie omissioni, sono notevoli.
In tal modo, attribuendo dei punteggi di rischio relativamente bassi alle singole voci, si consegue un punteggio complessivo che colloca la priorità dell’intervento nella scala più bassa.
Insomma, una chiusura effettiva, con messa in sicurezza e bonifica che, se davvero arriverà, lo sarà molto in là nel tempo, mentre il percolato continuerà indisturbato la sua micidiale carica di inquinamento nella falda per tanti anni a venire, con immaginabili ulteriori conseguenze per il nostro ambiente e la nostra salute.
Vediamo, anche se solo a titolo indicativo, le principali incongruenze perchè davvero sono troppe:
- Come già si è anticipato, la curatela fallimentare ha comunicato alla Regione che il lotto 3 NON è mai stato acquisito alla massa fallimentare e, quindi, è intuibile che per il recupero delle somme che la Regione vi destinerà per la chiusura e la messa in sicurezza e bonifica, si aprirà un ennesimo contenzioso.
- Come si può vedere nello specifico estratto dalla scheda Martucci, è ben evidente come l’attribuzione di un punteggio pari a zero nell’importantissimo “stato delle matrici ambientali” comporta non solo un drastico abbassamento del grado di rischio complessivo, ma addirittura certifica che a Martucci NON esiste alcun problema di inquinamento nè del suolo e nè della falda, mentre sappiamo benissimo che, dalla relazione peritale del prof. Boeri nel processo penale per disastro ambientale, vi è interazione tra il percolato e la falda, sebbene l’enorme portata dell’acquifero non consenta di “pescare” in tempo reale campioni di acqua da analizzare che presentino, in quel momento, la presenza di componenti chimiche tossiche e nocive in valori superiori a quelli stabiliti dal Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/06).
- Eppure, si sa conosce molto bene della presenza, nel tempo, in maniera significativa, ancorché non superiori ai limiti definiti nella tabella legislativa, di nitriti e nitrati, piombo, manganese e ferro, tutti indicatori della contaminazione da percolato, e inoltre si è rintracciato di recente la presenza di tetracloroetile, una sostanza tossica e cancerogena tipica delle lavorazioni industriali e che, quindi, in una discarica per rifiuti solidi urbani non ha ragione d’essere. Ed è quindi gravissimo che sia stata rintracciata nelle analisi delle acque a Martucci. Eppure, come si vede dalla scheda, “va tutto bene, madama la marchesa”.

3) Per non parlare della sostanziale non credibilità del punto nel quale, nella scheda, si tratta della distanza dei pozzi ad utilizzo potabile: il primo pozzo si troverebbe ad oltre 5.000 metri (5 km.) a valle (quindi, in mare!!!), quando si sa benissimo che i pozzi ad uso agricolo per irrigazione si trovano a poche centinaia di metri di distanza, se non di meno.

Tutto questo ed altro ancora rende la scheda e il suo punteggio molto poco credibile.
IL LOTTO 1 ABBANDONATO E DISCONOSCIUTO E L’INCOGNITA DEL LOTTO 2
Come abbiamo già scritto, l’intervento futuribile riguarderà il solo lotto 3, mentre nessuna operazione di messa in sicurezza è prevista per il lotto 1, vera bomba ecologica che non sappiamo quali sconquassi stia ancora provocando nel sottosuolo, alla pari del più grande lotto 3.
Il problema per i politici e i burocrati regionali non esiste perchè, come si è detto, formalmente il lotto 1 risulta già… chiuso!
E quindi non meritevole di interventi, nonostante nulla di concreto sia stato fatto per metterlo davvero in sicurezza, anzi si è poi consentito di scoperchiarlo dal materiale inerte (quell’argilla che poi servì in maniera illegittima a realizzare l’insufficiente impermeabilizzazione delle vasche di servizio/soccorso del lotto 2: motivo di denuncia effettuata da Lestingi e di conseguente sequestro da parte della Magistratura), per realizzare l’impianto fotovoltaico, esponendo il lotto alla penetrazione della pioggia e , quindi, a nuova formazione di percolato in un lotto privo di adeguate protezioni sul fondo e sulle pareti, con i rifiuti abbancati in gran parte sulla nuda roccia, come da testimonianze più volte ripetute da Lestingi in diverse occasioni pubbliche.
Inoltre, permane l’incognita del Lotto 2, con le due vasche A e B della discarica di servizio/soccorso all’impianto complesso gestito dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5 per la produzione di CSS (combustibile solido secondario), le “ecoballe” da bruciare nel termovalorizzatore di Massafra, anch’esso nella disponibilità della stessa società, controllata da Antonio Albanese, proprietario della “Gazzetta del Mezzogiorno” e socio della Marcegaglia SpA, che i termovalorizzatori li produce.
Come abbiamo già anticipato, ma giova ripeterlo, l’avvio delle banali misure di prevenzione sul lotto 3, con gli appena 200 mila euro stanziati a favore del Comune di Conversano e che la scheda tecnica su Martucci (si riveda il penultimo estratto dalla scheda) riporta come già eseguite, ha permesso, in base al disastroso emendamento Caracciolo-Parchitelli al Piano regionale rifiuti, di consentire il riavvio della procedura per la riapertura del lotto 2, previa rifunzionalizzazione dopo il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).
Una procedura quella AIA già avviata nel marzo scorso dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5, in attesa di determinazioni da parte della Regione Puglia, ma che non si fa fatica a ritenere il rilascio come abbastanza probabile, tenuto conto del “fumo” che viene soffiato in faccia al popolo inquinato con le misure previste sul solo lotto 3.
Insomma, “chiudere” qualcosa di già chiuso, il lotto 3, per riaprire quello che serve assolutamente alla Progetto Gestione Bacino Bari 5, “dimenticando” ovviamente il lotto fantasma n. 1.
Una tecnica sofisticata per prolungare la presenza di Martucci come “mucca da mungere” fino a quando il lotto 2 avrà volumetria a sufficienza: ora è praticamente vuoto per metà in una delle due vasche e completamente vuoto nell’altra. E inoltre l’AIA presentata dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5 prevede sopralzi “a panettone” delle due vasche fino ad oltre 10-15 metri al di sopra del piano di campagna, come già fatto nel tempo con il lotto 3.
Una metodologia che consentirà di sfruttare la “gallina dalle uova d’oro” per numerosi anni ancora, ben oltre quel 31.12.2025 indicato nell’emendamento Caracciolo-Parchitelli, come termine di chiusura del lotto 2.
Ma la Regione in tal senso ha già messo le mani avanti in un report dei mesi scorsi del settore ambientale: il ritardo nell’avvio delle operazioni di rifunzionalizzazione delle due vasche, previo rilascio dell’AIA, comporterà sostanzialmente uno slittamento della data di chiusura ben oltre la fine del 2025, ormai solo teorica.
E peraltro il contratto di concessione, alla Progetto Gestione Bacino Bari 5 da parte della Regione, della gestione dell’impianto complesso comprensivo dell’utilizzo del Lotto 2, scadrà soltanto nel maggio 2027, avendo durata 15ennale, essendo stato stipulato da Vendola nel maggio 2012.
CHE FARE? ECCO LE PROPOSTE DI “MOLA LIBERA” CONSEGNATE DA TEMPO AI SINDACI DELL’AREA VASTA MARTUCCI
E allora, che fare? Mola Libera lo ha già scritto numerose volte. Ha anche inviato una proposta molto precisa ai quattro Sindaci dell’Area vasta Martucci (Mola, Conversano, Rutigliano, Polignano), oltre che agli Assessori all’Ambiente, alle Commissioni Ambiente (o speciali per Martucci), e a tutti i consiglieri dei quattro comuni.
Risposte? Nessuna.
Comunque, non saremo mai stanchi. Ecco la riproposizione del nostro documento, sempre attuale:
Ci auguriamo di poter illustrare questo documento alla Commissione Speciale Martucci, nella prossima seduta del 26 settembre, alla quale Mola Libera già da tempo, nella mia persona di direttore responsabile, ha chiesto di essere audito, non per mera formalità ma per poter offrire una proposta di soluzione.
Intanto, al Comune di Mola tutto tace.
Sindaco, maggioranza, minoranza, nonché ambientalisti di regime non si pronunciano. E la gigantesca manifestazione dello scorso 24 maggio, organizzata con grande dispiegamento di popolo, sembra ormai solo un flebile ricordo nella mente dei nostri politici.
Come accade sempre più spesso, spremuto un argomento si passa ad altro, soprattutto se effimero. E intanto il percolato scorre silenzioso e inarrestabile nella falda, con inevitabili ripercussioni sulla salute delle nostre popolazioni.





