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Mola di Bari

MARTUCCI, ECCO LA RELAZIONE INTEGRALE SULLE VIDEO ISPEZIONI NEI POZZI DI RACCOLTA DEL PERCOLATO: TUTTI OCCLUSI. QUALCUNO LI HA BLOCCATI? E PERCHE’?

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Vergognoso! Ci sono voluti cinque anni e mezzo, e altro denaro pubblico, per confermare quanto si sapeva già, fin dall’ottobre 2019, con la relazione ARPA: i pozzi di raccolta del percolato sono occlusi. Quali provvedimenti vorrà prendere la Magistratura? Intanto, la politica è ad un bivio: continuare con la solita manfrina perditempo e mangiasoldi, oppure chiamare, senza alcun indugio, a raccolta l’intera popolazione, con uno sciopero generale cittadino delle categorie produttive e con una grande manifestazione, con migliaia di persone, da tenersi a Bari davanti alla Presidenza della Regione Puglia, per chiedere l’unica soluzione possibile: l’immediata “messa in sicurezza permanente” dell’intera discarica e la cessazione di ogni attività di trattamento rifiuti a Martucci entro la fine del 2025.

Pubblichiamo il verbale conclusivo delle video ispezioni condotte di recente nei cinque pozzi di raccolta del percolato del lotto 3, ricordando, peraltro, che il lotto 1, realizzato a suo tempo senza alcuna forma di isolamento dei rifiuti dal sottosuolo, non dispone neppure di tali pozzi e, quindi, il percolato defluisce direttamente negli strati sottostanti e, quindi, nella falda.

Nella foto di copertina appare l’occlusione del pozzo 5, completamente tombato da rifiuti.

Come si potrà leggere, vengono confermate le dichiarazioni rilasciate il 16 marzo scorso dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Mola al nostro giornale: tutti i pozzi di raccolta sono tombati, cioè occlusi ad altezze variabili, comunque non oltre i 15 metri dal punto di immissione della video camera in ciascuno dei pozzi.

Si è trattato di un fenomeno di assestamento – con conseguente disallineamento degli elementi prefabbricati dei pozzi – dei rifiuti abbancati del lotto 3 che, ricordiamolo, è stato sovraccaricato nel tempo a causa dei continui rialzi a “panettone” sul piano di campagna, autorizzati a suo tempo prima da Fitto e poi da Vendola?

Oppure l’occlusione è stata provocata di proposito? E in questo secondo caso, perchè? Con quale obiettivo?

Forse la verità è in un concorso dei due fattori. Ma questo dovrà dirlo la Magistratura che, ricordiamolo, ha sequestrato una prima volta il lotto 3 nel 2013, lo ha dissequestrato nel 2019, per poi sequestrarlo nuovamente nel 2020, ma senza eseguire alcun provvedimento concreto successivo.

E così, dal 2013, nonostante l’altalena di sequestri, dissequestri e ri-sequestri… il percolato non è MAI stato estratto da questo lotto, probabilmente perchè – oltre ai notevoli costi da sopportare per avviare tale liquido tossico e potenzialmente cancerogeno agli impianti di depurazione – i pozzi di raccolta erano già occlusi fin da allora.

Dovrà essere ora la Magistratura a dire una parola chiara in merito, individuando le eventuali responsabilità.

In ogni caso, ora c’è un’ulteriore conferma – questa volta a livello visivo – di quanto l’ARPA aveva già dichiarato nelle sue relazioni dell’ottobre 2019 e gennaio 2020, quando fu eseguito il tentativo di verificare, tramite sonda, la presenza di percolato nei pozzi di raccolta: la sonda si fermò quasi subito, come è accaduto oggi con la videocamera.

Una conferma certo, ma di una situazione che non aveva bisogno di ulteriori verifiche, se non della presa d’atto da parte della politica regionale e locale che il percolato, stimato cinque anni e mezzo fa dall’ARPA come prodotto in 20 milioni di litri (raddoppiato nel frattempo) dal solo lotto 3, era defluito nel frattempo nel sottosuolo a causa dell’ulteriore verifica effettuata tramite le indagine geoelettriche del 2021 che stabilirono, anche se indirettamente, la lacerazione della guaina del fondo del lotto e, quindi, la fuoriuscita del percolato dal corpo della discarica.

E quindi era già indispensabile all’epoca dichiarare la situazione di sito potenzialmente contaminato del suolo (per stato di fatto, non per l’aleatorio superamento delle CSC nei prelievi dalla falda) e di richiesta alla Procura della Repubblica di apertura di un’indagine a norma degli artt. 452 bis (Inquinamento ambientale) e 452 quater (Disastro ambientale) del codice penale.

Una richiesta che, invece, è arrivata soltanto ora, ma non da parte della politica e degli ambientalisti di regime, ma per iniziativa di cinque cittadini di buona volontà che, stanchi di aspettare il Godot delle false promesse, hanno rotto gli indugi e, come è noto, ci hanno messo la faccia presentando un esposto al Procuratore Capo della Repubblica, depositato in Procura lo scorso 21 marzo.

Invece, la politica regionale, metropolitana e locale, in tutti questi anni, ha continuato a gettare la palla in tribuna, a fare ammuina, a tenere inconcludenti e verbosi “tavoli tecnici” variamente dislocati e popolati, e, segnatamente nel nostro comune, a protrarre all’infinito le riunioni dell’inconcludente Commissione speciale Martucci, tutto con l’avallo e il sostegno, di fatto, delle associazioni ambientaliste di regime: “Chiudiamo la discarica” e Legambiente, mentre Stop Martucci, che ha rappresentato ad un certo punto l’unica speranza per il “popolo inquinato”, si è da qualche tempo eclissata.

Tutto mentre in 12 anni, dal 2013 ad oggi, il percolato si è fatto strada nelle viscere della terra dalla discarica colabrodo, raggiungendo per gravità la falda, con un inquinamento “mascherato” dall’enorme portata dell’acquifero di importanza regionale, come ben esplicitato nella relazione del CTU Boeri consegnata nel processo che mandò tutti assolti nel maggio 2018.

Una falda che attraversa il nostro sottosuolo per poi giungere al mare, mentre nel tragitto sono centinaia i pozzi irrigui che estraggono l’acqua per la coltivazione delle campagne a valle di Martucci, nei territori di Conversano, ma soprattutto di Mola e anche di Polignano.

Ora la politica è ad un bivio:

  1. decidere azioni clamorose per chiedere la “messa in sicurezza permanente” e la successiva bonifica di tutta la discarica nei suoi tre lotti (non solo nel lotto 3), con la chiusura di ogni attività a Martucci, compreso l’impianto complesso, fin da subito, come chiedono da tempo “Mola Libera” e i pochi ambientalisti che non sono scesi a compromessi, con uno sciopero generale cittadino e una conseguente grande manifestazione di massa con le categorie produttive in prima fila, da tenersi per le vie di Bari e fino alla sede della Presidenza della Giunta Regionale;
  2. oppure, continuare a cincischiare con le mezze misure, addirittura con nuove indagini – come annunciato ieri sera dal Sindaco in Commissione Martucci – per tentare di individuare la presenza di un percolato che, invece, ormai è chiaro, si produce dal corpo dei rifiuti e quindi defluisce di continuo dalle perdite del colabrodo. E continuare chiedendo sempre “grazia” al potere politico regionale, con riunioni che, di fatto, consentono di prendere tempo a chi trae vantaggi economici dall’utilizzo dell’impianto complesso e della discarica (estrazione del biogas e impianto fotovoltaico), permanendo in tale stato fino a quando la vacca da mungere avrà rifiuti da mangiare.

Le prossime settimane lo diranno: Sindaco, Assessore all’Ambiente, Commissione Martucci, Consiglio comunale dovranno prendere vere decisioni nei confronti dei loro referenti regionali e dei burocrati dell’Assessorato Ambiente regionale, in specie in vista delle prossime elezioni regionali, che dovrebbero tenersi in autunno.

E non con uno o due pullman da riempire con i politici locali, gli ambientalisti di regime e i fedelissimi di partito, come di fatto ha chiesto Giangrazio Di Rutigliano ieri sera nel corso della seduta di Commissione Martucci, ma con la dichiarazione dello stato di mobilitazione permanente della cittadinanza e con l’indizione di uno sciopero generale cittadino che paralizzi l’intera Mola, per portare nella stessa giornata MIGLIAIA di persone a Bari a protestare pacificamente per chiedere l’IMMEDIATA “messa in sicurezza permanente dell’intera discarica”, nei suoi tre lotti, e la conseguente cessazione di ogni attività di trattamento rifiuti entro e non oltre il 31 dicembre di quest’anno.

Altre strade non esistono, se non un eterno stillicidio che si aggrava ogni giorno con la fuga del percolato nel sottosuolo e con l’inquinamento, di fatto, della nostra risorsa più preziosa, l’acqua di falda.

Un inquinamento che, ancora non sappiamo con certezza, potrebbe essere la causa silenziosa, invisibile ma implacabile, dell’impennata di codici 048, per esenzioni da patologie oncologiche, che si è verificata a Mola a partire almeno dal 2020, come la stessa relazione pur “tranquillizzante” di ARESS e Università di Bari, ha preso atto, sia pure sminuendola.

Vedremo cosa accadrà, fin dal 6 maggio prossimo, data nella quale si terrà la riunione rinviata il 16 aprile scorso, tra i Comuni di di Mola e Conversano da un lato e la Regione Puglia dall’altro.

Saranno le solite chiacchiere oppure, in vista delle elezioni regionali, Emiliano vorrà fare concessioni agli elettori dell’Area vasta Martucci? E, nel caso affermativo, saranno impegni di sostanza, oppure si tratterà del solito annuncio al megafono, come accadde per il dragaggio portuale?

Una cosa è certa: l’esposto dei cinque cittadini molesi di buona volontà alla Procura della Repubblica, al quale partecipa anche il direttore di Mola Libera”, sembra aver messo un po’ di pepe nella solita palude stagnante della politica locale e dell’ambientalismo di regime.

Attendiamo e vediamo.

Ecco la relazione finale delle video ispezioni, preceduta dalla lettera dei Sindaci di Conversano e di Mola di Bari, che hanno inviato il testo alle autorità regionali chiedendo l’incontro concesso il 16 scorso, ma subito rinviato al prossimo 6 maggio:

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