Dopo la riunione della “Commissione consiliare speciale sulla discarica Martucci”, occorre agire. Se non ci sarà una mobilitazione popolare saremo costretti a subire il diktat della Regione in tempi molto brevi. E’ necessario organizzarsi al più presto: il Sindaco di Mola metta la fascia tricolore e guidi la protesta. “Mola Libera” mette la sua voce indipendente al servizio di un comitato di lotta che, dopo più di 45 anni di inquinamento, chieda e ottenga la chiusura di ogni attività di trattamento rifiuti in quel sito.
Lunedì 18 ottobre, si è tenuta la programmata riunione della “Commissione consiliare speciale per la discarica Martucci”, presieduta dal consigliere comunale Leonardo Losito, con la presenza del Sindaco Giuseppe Colonna, dell’Assessora alla Tutela Ambientale Elvira Tarsitano, del presidente di analoga commissione del Comune di Conversano Pasquale Loiacono (ex Sindaco), oltre al Capo settore ambiente del Comune di Mola, il dott. Vito Tanzi, altresì comandante della Polizia Locale, insieme al suo collaboratore Francesco Vitulli, e ai consiglieri comunali Francesco Palazzo, Angelica Tribuzio e Marco Ungaro per la maggioranza e Giovanni Gallo, Giangrazio Di Rutigliano e Michele Daniele (da remoto) per la minoranza.



Nel corso dell’incontro il Sindaco Colonna e l’Assessora Tarsitano hanno informato i presenti sull’ultimo incontro tenutosi mercoledì 13 ottobre tra le delegazioni dei Comuni di Mola e Conversano, con la presenza dell’Associazione Chiudiamo la discarica Martucci, e l’Assessora regionale all’Ambiente Maraschio, assistita dall’AGER (Agenzia Regionale Gestione Rifiuti).
Un esito molto negativo che, non a caso, dopo due giorni, venerdì 15 ottobre, è stato seguito dall’adozione definitiva del Piano Regionale dei Rifiuti da parte della Giunta Regionale, con il passaggio del provvedimento all’esame e al voto dei consiglieri regionali da tenersi entro l’8 dicembre.
Il Comune di Mola è stato sostanzialmente tenuto fuori dalle decisioni avvenute nelle segrete stanze del potere regionale e che hanno visto Michele Emiliano e l’Assessora Regionale Anna Grazia Maraschio infischiarsene del deliberato della nostra assise cittadina, votato solo pochi giorni prima, martedì 12 ottobre, con un voto che ha chiesto ancora una volta la cessazione di ogni attività di trattamento rifiuti in quel di Martucci.

Gli intervenuti hanno spiegato che le due opzioni presenti nel Piano approvato venerdì scorso, 15 ottobre, presentano pesanti controindicazioni per i comuni, innanzitutto per quelli di Mola e di Conversano, i più esposti all’azione inquinante della discarica.
Infatti, l’Assessora Tarsitano e il Sindaco Colonna, con il consigliere comunale di Conversano Loiacono che ha confermato e ribadito, hanno svelato un particolare molto inquietante: nel caso di chiusura immediata di ogni attività connessa al ciclo dei rifiuti in quel di Martucci (ipotesi B contenuta nel Piano adottato in via definitiva dalla Giunta Regionale lo scorso 15 ottobre), la Regione Puglia scaricherà sui comuni ogni modalità e tutti i costi per il controllo e la bonifica della discarica, rifiutandosi di accollarsi ogni onere.

In più, come hanno riferito il Sindaco Colonna e il consigliere Loiacono, l’interruzione anzitempo del contratto tra Regione e la società Progetto Gestione Bacino Bari 5 S.r.l, che gestisce l’impianto complesso di produzione del CDR (combustibile derivato da rifiuti) e assimilati a Martucci, vedrebbe un consistente risarcimento danni accollato sempre ai comuni.

Invece, laddove il Consiglio regionale dovesse prorogare fino al 2027 (scadenza del contratto) il funzionamento dell’impianto complesso per la produzione di CDR (ecoballe) da bruciare negli inceneritori, i costi di bonifica successivi, ben al di là da venire, se li accollerebbe la Regione in termini di “premialità” per i comuni.
Insomma, nella sostanza, si tratta a ben vedere di un “ricatto” politico che Emiliano e l’Assessora regionale all’Ambiente Maraschio hanno escogitato con l’obiettivo di scoraggiare le comunità locali e di disincentivare un eventuale voto negativo del Consiglio Regionale alla riapertura della discarica Martucci.
Peraltro, un voto favorevole dei consiglieri regionali all’ipotesi di chiusura totale di ogni attività è molto improbabile: infatti, gli ordini che arriveranno dall’alto sono per una proroga di ogni attività a Martucci almeno fino al 2027, con la contestuale riapertura delle vasche di servizio/soccorso nelle quali finiranno gli scarti della lavorazione dell’impianto complesso, ma anche i rifiuti indifferenziati di tutti i 41 comuni dell’Area Metropolitana di Bari che non venissero lavorati per svariati motivi (surplus di rifiuti rispetto alla capacità dell’impianto di produzione delle ecoballe, guasti dell’impianto, fermi macchina, manutenzione, ecc.). E si sa con ragionevole attendibilità che l’impianto complesso è largamente sottodimensionato per lavorare a pieno regime l’impressionante quantità di rifiuti indifferenziati che arriverebbero dai 41 comuni.
Quindi, chiuso nel 2012, per ordine della Magistatura, il gigantesco lotto 3 (quello cosiddetto “a panettone” perchè continuava a lievitare ben sopra il piano di campagna), la discarica Martucci si prepara a riaprire con le due vasche A e B (di servizio/soccorso all’impianto complesso), da riadattare, al conferimento in grande stile di elevati volumi di rifiuti provenienti dall’intera Area metropolitana.

E questo sebbene quelle due vasche fossero state oggetto di sequestro per gravi irregolarità nella loro realizzazione e, ancora oggi, si presentino inagibili.
Peraltro, il Consiglio regionale potrà votare per l’immediato stralcio (cioè la cancellazione) del sito Martucci dal Piano Regionale (il cosiddetto Piano B) soltanto laddove i comuni dell’Area Metropolitana trovassero in via preventiva un sito geografico alternativo dove trasferire le attività e i macchinari dell’impianto complesso installato nell’attuale perimetro della discarica.
Insomma, siamo di fronte ad un ricatto regionale in grande stile congegnato in maniera perfetta:
1) per stralciare Martucci dal Piano Regionale dei Rifiuti occorre trovare un sito alternativo che veda l’accordo preventivo dei 41 comuni dell’Area metropolitana: un’ipotesi che non avverrà mai. Infatti, non ci sono comuni kamikaze disponibili a sacrificarsi per noi, nonostante gli oltre 45 anni di inquinamento continuato del nostro territorio.
2) in ogni caso, anche se il sito alternativo venisse individuato entro l’8 dicembre tutti i costi della bonifica e della messa in sicurezza di Martucci (una volta dismessa ogni attività) ricadrebbero sui comuni, in specie quelli contermini alla discarica.
3) anche il risarcimento danni alla società Progetto Gestione Bacino Bari 5 S.r.l, per interruzione anticipata del contratto e comunque per il trasferimento degli impianti in altro sito, verrebbe accollato dalla Regione ai comuni, innanzitutto a quelli contermini a Martucci.
Insomma, il meccanismo è diabolico: studiato apposta, anche per la ristrettezza dei tempi (il Consiglio Regionale voterà, come si è detto, il Piano Regionale dei Rifiuti entro l’8 dicembre), per spingere i consiglieri regionali a votarlo così come è stato adottato dalla Giunta Regionale, oltre che per far piegare la testa ai comuni.
Una Regione Puglia non solo matrigna, ma irresponsabile delle proprie azioni politiche: Emiliano si limita a far approvare leggi regionali che man levano le responsabilità della classe politica regionale e scaricano ogni onere sui fragili comuni, con il risultato di una prosecuzione dell’inquinamento del territorio all’infinito, riversandone gli effetti sulla popolazione residente, in specie a valle della discarica, quella molese in primis.
I pochi consiglieri presenti alla riunione della commissione speciale non si sono sottratti alle loro responsabilità.
Giovanni Gallo (Alleanza per Mola) ha auspicato un’azione corale e incisiva di tutti i gruppi consiliari sui rispettivi referenti regionali al fine di arrivare allo stralcio di Martucci, prendendo atto favorevolmente della posizione di supporto ai comuni di Mola e Conversano che i consiglieri regionali Parchitelli e Paolicelli stanno esercitando, peraltro convenendo con la posizione espressa nel corso della riunione dal consigliere conversanese Pasquale Loiacono sull’utilità di un’azione giudiziaria che miri ad impugnare il provvedimento di Giunta Regionale.
Michele Daniele (M5S) ha informato i presenti della sua azione di sensibilizzazione nei confronti del gruppo regionale del M5S, relazionandosi con l’Assessora Barone, oltre ad auspicare azioni giudiziarie e l’organizzazione di una seduta consiliare aperta alla cittadinanza, nonchè ha avanzato la richiesta di un’indagine epidemiologica approfondita per verificare se a Mola vi sia numero abnorme di casi tumorali (e di che tipo), come è largamente nella percezione popolare degli ultimi anni, anche a fronte della triste classifica che, nel 2019, ci ha visti tra i primi quattro comuni pugliesi (dopo Taranto, Bari e Statte) per percentuale sulla popolazione di codici 048, rilasciati in esenzione dal pagamento delle prestazioni mediche, di farmaci e di esami clinici in presenza di patologie tumorali. Qui i lettori trovano i link ai nostri articoli del novembre 2019:
https://www.molalibera.it/2019/11/20/nuove-tabelle-codici-048/
Giangrazio Di Rutigliano (Liste Civiche) ha esortato tutti a non perdere tempo: è necessario, oltre ad un’azione giudiziaria, una mobilitazione della cittadinanza, chiamandola a raccolta per azioni incisive e partecipate, chiedendo al Sindaco di mettersi alla testa di un forte movimento popolare che faccia valere le ragioni delle popolazioni interessate dagli effetti negativi della discarica.
Angelica Tribuzio ha testimoniato la volontà di opporsi ad ogni soluzione che veda la riapertura della discarica, sottolineando la minaccia contenuta nella politica della Giunta regionale che scarica i costi ambientali, sociali e della salute sulle popolazioni incolpevoli.
Il comandante Tanzi ha richiamato la posizione espressa dal consigliere conversanese Loiacono, sulla necessità di impugnare presso il TAR la delibera di Giunta regionale, coinvolgendo i comuni contermini interessati dagli effetti della discarica (Mola, Conversano, Rutigliano e Polignano) in un’azione giudiziaria condivisa, al fine di non subire passivamente le decisioni regionali.
Il consigliere Leonardo Losito ha convenuto sulle proposte di azione giudiziaria di Loiacono e di Tanzi.
NOSTRO COMMENTO
In tutto questo gioco al massacro viene fuori l’estrema debolezza della politica locale, innanzitutto di quella molese.
Il Sindaco di Mola è un capo di governo cittadino “dimezzato” nella sua agibilità politica.
In specie le ultime vicende che lo hanno visto agire in stato di necessità (azzeramento della Giunta o dimissioni) sotto il diktat della segreteria regionale del PD, che gli ha imposto due nuovi assessori, peraltro nei ruoli strategici dell’Ambiente e del Bilancio, ne fanno un personaggio politico ormai evanescente, sotto perenne scacco, impossibilitato, di fatto, ad esercitare una leadership carismatica ed autorevole.
Peraltro, il Consiglio comunale appare incerto, rissoso e confuso: sono continui gli scontri nella maggioranza per questioni di visibilità e di poltrone, mentre la minoranza non appare compatta e coesa a causa delle diverse anime che la compongono.
L’unica via d’uscita possibile per contrastare il triste epilogo che si prospetta con il voto del Consiglio Regionale è una forte azione di mobilitazione della cittadinanza, come avvenne nel maggio 2013, che vide un combattivo corteo di molte migliaia di persone sfilare per Mola e, quindi, una folta presenza di protesta dinnanzi alla sede delle istituzioni regionali.

Tuttavia, la situazione odierna appare molto più sfilacciata e meno agibile rispetto ad otto anni fa: all’epoca il “Comitato Chiudiamo la discarica Martucci” era molto partecipato ed agguerrito e spingeva fortemente la politica ad agire.
Oggi, in tempi di politica e di azione ambientalista sempre più autoreferenziale e chiusa nei palazzi del potere, la popolazione ha perso ogni slancio.
La disillusione e la delusione si toccano con mano: non si va oltre lo sfogo sui social. Ma di ben altro c’è bisogno in questo difficile frangente.
“Mola Libera” mette a disposizione la propria voce di stampa indipendente laddove si costituisse, in tempi brevi, un forte comitato di lotta che miri ad un solo ed unico punto: chiusura totale di ogni attività, messa in sicurezza e bonifica dell’intero sito Martucci, senza alcun tentennamento e concessione ai poteri regionali.
Non ci possono essere altre soluzioni nè trattative di alcun tipo dopo oltre 45 anni di inquinamento diffuso e continuo della nostra terra e della nostra acqua: alla Regione Puglia spetta l’onere di trovare un sito alternativo e di accollarsi ogni onere per gli eventuali adempimenti in risarcimento verso terzi.
Peraltro, la Regione ha l’obbligo di cambiare immediatamente il proprio modello ambientale e organizzativo nella gestione del ciclo dei rifiuti: basta con le discariche e basta con gli impianti complessi per la produzione del CDR e assimilati.
L’unica vera soluzione rimane l’innalzamento verticale della raccolta differenziata, con un modello tendente a “rifiuti zero”, e la trasformazione di tutti i rifiuti in risorse economiche, con idonee piattaforme di riuso e riutilizzo e forti incentivi economici alla nascita di aziende di lavorazione.
Non ci sono altre alternative.
Intanto, Mola ha già pagato un costo sociale e sanitario elevatissimo: la presenza di una percentuale di codici 048 tra le più alte sul territorio regionale dovrebbe spingere, e non da oggi, la classe politica e quella medica a pretendere che si ponga fine all’inquinamento del sottosuolo e della falda ad opera del micidiale percolato, liquido altamente tossico e cancerogeno che da anni si sta disperdendo nel sottosuolo.
Infatti, i politici e gli ambientalisti tacciono sostanzialmente su questo aspetto, sebbene sia il più devastante di tutti quelli connessi all’inquinamento provocato dalla discarica Martucci.
Diciamolo quindi ancora una volta in maniera chiara: l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) nella sua relazione dell’ottobre 2019 (più volte pubblicata da “Mola Libera”) ha stimato (probabilmente per difetto) che dal 2012 (anno di chiusura della discarica) al 2019 i rifiuti sotterrati a Martucci abbiano prodotto un volume di 20.000 metri cubi di percolato (che corrispondono a 20 milioni di litri), mai estratti.
Questa immensa quantità di liquido tossico e cancerogeno ha continuato a prodursi nei due anni successivi senza alcun intervento di estrazione ed è pressochè impossibile che sia ancora presente nelle viscere della discarica e nei pozzi di raccolta.

Infatti, le prime misurazioni hanno verificato la sostanziale assenza del percolato: ora dovranno essere effettuate in maniera accurata da una ditta specializzata (mediante un incarico arrivato con un colpevole ritardo, dopo quasi due anni dalla richiesta dell’ARPA al tavolo tecnico intercomunale di cui Mola è capofila).
E se il percolato non c’è nei pozzi di raccolta (peraltro impossibilitati a contenere un volume così elevato senza debordare al di fuori delle vasche di raccolta dei lotti già esauriti), significa che si è disperso nel sottosuolo e da lì, con ogni probabilità, nella falda acquifera con gli effetti di medio e lungo termine sulla salute che ognuno può capire.
Insomma, la bomba ecologica è già scoppiata da tempo, ma farà ancora più danni nel corso dei prossimi anni poichè l’effetto dell’inquinamento della discarica si diffonde in modo continuato, prolungato e persistente sui terreni e soprattutto sulle acque di profondità.
Ecco perchè ogni attività di trattamento rifiuti a Martucci deve cessare immediatamente, senza alcuna condizione e devono iniziare contestualmente tutte le azioni di messa in sicurezza e di bonifica per dare pace a quel territorio martoriato.
I bambini di Mola ci guardano. E ancora di più quelli (e purtroppo non sono pochi) ricoverati nei reparti di oncologia pediatrica.
Abbiamo il dovere di consegnare loro un ambiente sano, pulito, sicuro. Abbiamo il dovere di riconsegnare Martucci alla Madre Terra. Se non faremo nulla di concreto saremo colpevoli senza attenuanti.
Non ci resta che scendere in piazza.
Il Sindaco metta la fascia tricolore e, riscattandosi dall’ultimo periodo di governo inefficace e debole, ci guidi, con una lotta non violenta ma decisa e senza tentennamenti, verso la conquista del nostro diritto più importante: la tutela della salute e dell’ambiente, con la testa alta della piena dignità.




