Il prof. Dino Simone, già docente di Latino e Greco, si esprime sui brani di Tacito e Plutarco assegnati per la seconda prova ai liceali.
di Dino Simone
Maturità classica 2019
1959 è l’anno in cui ho sostenuto gli esami di Maturità classica..
1959-2019: in questi anni è cambiata la società italiana, è cambiato il mondo, sono cambiati più volte gli esami di Stato.
Nel 1959 c’erano tre prove scritte: di Italiano, di Latino e di Greco.
La versione di Latino era una lettera di Plinio il Giovane (Epistole IX, 22) in cui l’autore esprimeva la sua gioia per la guarigione di un amico, vir optimus, honestissimus, nostri amantissimus (molto affezionato a me) e inoltre poeta che gareggiava con Properzio e Orazio.
Un testo piano, accessibile, che richiedeva soprattutto una scelta accurata dei vocaboli.
La versione di Greco era un passo di Platone (dal libro IV delle Leggi): “Felicità di un tempo”, in cui l’autore immagina che nell’età di Crono (Saturno) il dio abbia messo a capo delle città “in qualità di re e di governanti, non uomini ma esseri di natura più divina e più eccellente dell’umana: i dèmoni, che procurarono agli uomini pace, pudore buone leggi e giustizia”.
Il brano era di tipo discorsivo, di media difficoltà.
Ho fatto l’insegnante di Latino e Greco per tanti anni e sono stato commissario tante volte agli esami di maturità.
Ricordo tutte le riforme.

In particolare quella del 1969 (ministro Sullo), che rimase in vigore per quasi trent’anni: prevedeva due prove scritte e due materie per il colloquio (di cui una a scelta del candidato).
La prova cambiò molto con la legge del 1997 (ministro Luigi Berlinguer), a cominciare dalla denominazione: da Maturità a esame di Stato, basato sulla “verifica e certificazione delle conoscenze, competenze e capacità”. Tre le prove scritte, di cui la terza predisposta dalla Commissione e colloquio su tutte le discipline dell’ultimo anno.
Dopo gli ultimi cambiamenti (Gelmini, Profumo, Fedeli) ecco la nuova maturità 2019 – Ministro Marco Bussetti: per la prima volta è stata introdotta la doppia materia nella seconda prova; per la prima volta gli studenti del liceo classico hanno affrontato la versione di un testo in latino e in greco.
È cambiata anche la terminologia: Lingua e cultura latina e Lingua e cultura greca.
In un’intervista del 18 giugno 2019 al quotidiano Repubblica il Prof. emerito di Antropologia del mondo antico dell’Università di Siena, Maurizio Bettini, ha detto testualmente: “sono stato un sostenitore della modifica” perché “nessun testo è pienamente comprensibile fuori dal contesto in cui è collocato”.
Quest’anno è stato assegnato un testo di Tacito sulla morte di Galba (Storie 1, 27), contestualizzato con un pre-testo e un post-testo in italiano per orientare lo studente.
Ecco il testo e la traduzione del passo di Tacito a cura di Azelia Arici, Utet I 1970:

Caratteristica dello stile tacitiano è la brevitas: uso dei participi congiunti (sacrificanti), sostantivati (coeuntium… requirentibus), attributivi (consalutatum imperatorem … sellae impositum), ablativi assoluti (audiente Othone... interpretante), “variatio” (alii… plerique… pars), infine il participio futuro sumpturi animum (ripromettendsi di agire) senza il verbo sum.
Una prosa molto diversa da quella ciceroniana, in conclusione un brano non facile da capire in tutte le sue parti e in tutte le sue sfumature..
È stato poi proposto un brano di Plutarco, biografo e moralista greco, contemporaneo di Tacito, sullo stesso argomento, con traduzione a fronte, per una comparazione fra i due testi.
Il brano di Plutarco è tratto dalla Vita di Galba, che insieme a quella di Otone non viene messa a confronto con quella di un personaggio greco (come avviene per le altre vite “parallele”), ma è una biografia isolata.
Tutti i particolari della narrazione di Tacito li troviamo anche in Plutarco, che però aggiunge alcune precisazioni (di buon mattino, in presenza di amici), ma soprattutto si sofferma sulla psicologia del personaggio: “poiché era sconvolto e cambiava continuamente colore per la paura”.
Tacito dice soltanto: paucitate salutantium TREPIDUM, inquieto per lo scarso numero degli acclamanti, mentre Putarco precisa: “benché non fosse debole di animo, così come era debole e molle fisicamente e fosse audace e impassibile di fronte ai pericoli, si spaventò”.
In Tacito solo trepidum, in Plutarco molti particolari in più e un’ammirazione per l’audacia e il coraggio che Otone aveva dimostrato altre volte di fronte ai pericoli.
E ancora.
Mentre era portato via in lettiga Otone “ripeteva sottovoce che era perduto e incitava i portatori ad affrettarsi”.
Tutte annotazioni psicologiche che mancano in Tacito.
Tacito dà più risalto ai soldati che si aggiungono lungo il cammino a Otone e ai pochi che lo avevano acclamato imperatore “alcuni consapevolmente, i più con stupore, qualcuno alzando grida gioiose con le armi, altri in silenzio, ripromettendosi di agire poi a seconda del risultato”.
Plutarco si sofferma sulla psicologia individuale, Tacito su quella di molti, mettendo in rilievo anche l’opportunismo dei soldati di “agire a seconda del risultato”.
A Tacito, storico, importano i fatti, Plutarco, biografo, approfondisce la personalità dei suoi protagonisti, mettendo in rilievo grandezza e debolezze del loro animo.
È stato chiesto agli studenti un diverso approccio ai testi e si è dato spazio all’analisi e al confronto fra autori e generi letterari, ma è rimasto sempre lo scoglio della traduzione di Tacito che non è un autore facile, sia a livello di stile sia di scelte lessicali: ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante, dove “laetum” e “prosperum” sono riferiti a id , cioè “i segni funesti del sacrificio” (che si ricavano dal contesto).
In conclusione, una prova più difficile rispetto a quella degli anni passati che, però, oltre alla traduzione, ha chiesto agli studenti di ragionare, di argomentare, di fare un confronto tra due generi letterari diversi, la storiografia e la biografia, nel complesso più gratificante.





