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“MOLA 1783”. UN DOCUMENTO STORICO ECCEZIONALE

data:

Il prof. Vito Didonna ha effettuato la trascrizione integrale e filologica di una preziosa pagina di storia molese: la situazione della realtà economica e sociale cittadina nel 1783. Una relazione che rispondeva alla richiesta del Re borbone Ferdinando IV. “Mola Libera” ne offre la libera e completa lettura e analisi a tutti i suoi lettori.

di Vito Didonna

Presentazione di “Mola 1783”

Grande annata per la raccolta delle olive quest’anno, abbondanza e sopratutto sincerità dagli alberi secolari delle celine e pizzutole che da sempre hanno costituito la struttura portante dell’economia agricola di Mola e ritenuti immuni da malattie che colpivano nel passato come nel presente altre qualità.

Questo ed altro è venuto fuori dalla trascrizione integrale e filologica di un prezioso documento da poco inserito nella Biblioteca Digitale Interculturale, quasi 60 pagine manoscritte, con tavole esplicative della realtà politica, economica e sociale molese nel 1783.

Il manoscritto che affronta tra l’altro la complessa situazione del commercio marittimo, apre uno spiraglio su quelle che erano le condizioni degli operai dei campi che erano pagati con un minimo salario integrato da caraffe di vino. Ma come è nata questa curiosa e ricca fonte di informazioni per la storia di Mola?

Quando nel 1778 Ferdinando IV nominò ministro del commercio e della marina John Acton, la sua intenzione era quella di riorganizzare l’economia del Regno di Napoli e per questo bisognava conoscere la reale situazione del territorio. Inviò a tutti i comuni del Regno una richiesta di informazioni sullo stato economico, sulla estensione e qualità del territorio.

A Mola, per rispondere alla richiesta di Napoli, si formò una commissione composta dai nobili Giannatale Roberti e Vito Matteo Martinelli, da due sacerdoti Don Giovanni Martinelli e Don Modesto Petrella e da due massari, Giovanni Colella e Vincenzo Aloja.

La commissione elaborò una relazione molto dettagliata di quasi 60 pagine, corredata da illustrazioni e dalla descrizione dei settori più importanti dell’economia cittadina ad iniziare dall’agricoltura, dalla pesca, dal commercio marittimo e, con il riferimento al nostro particolare momento agricolo, a puntuali descrizioni delle tecniche di estrazione dell’olio. Tra l’altro si accenna al ritrovamento, negli scavi di Ercolano e Stabia, di una macchina olearia che l’autore del manoscritto consiglia di utilizzare a Mola.

L’attuale presentazione online per Mola Libera è una trascrizione integrale del documento che ha visto nel passato presenze occasionali e parziali in pubblicazioni cartacee.

(per sfogliare il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Tavola prima
1. Accetta: strumento col quale si tagliano li rami nel potare gli alberi.
2. Accettolla: accetta più picciola, colla quale si tagliano li piccioli rami nel potare gli alberi.
3. Cognato: sorte di accetta, ossia scure: strumento più grosso e più pesante dell’accetta col quale si tagliano li rami più grossi.
4. Ronco: strumento col quale si diradono li ramoscelli degli alberi nelle parti dove non giunge la mano del potatore.
5. Ronciglione: ossia falx vinitoria: strumento col quale si potano le viti.
6. Falce: strumento col quale si miete il grano, l’orzo, e l’avena.

TAVOLA SECONDA
1. Rotolo: strumento col quale si pulisce ed appiana il terreno sotto gli olivi per rendere più facile il ricogliere il frutto.
2. Zappa lata: strumento col quale si coltivano le vigne, si zappano gli alberi, il grano seminato un solco si un solco nò, si preparano le terre degli orti e si scavano le fosse per piantarvi alberi.
3. Zappolla: strumento colo quale si coltivano gli erbaggi, agli, cipolle, fagioli, ceci.
4. Zappa stretta: strumento col quale si roncano le terre, si zappolcano e si zappano li grani seminati alla rinfusa (sparsim); si adopera ancora nel farsi le fosse da piantare alberi per scavare le pietre frapposte nel terreno.
5. Profilo della zappa stretta.
6. Aratro.
7. Machina colla quale gli ortolani tirano l’acqua da’ pozzi.

TAVOLA TERZA – 1. Forma del bastimento chiamato Trabaccolo. 2. Spaccato del corpo del Trabaccolo.

TAVOLA QUARTA – 1. Forma del bastimento chiamato Pandora  2. Spaccato del corpo della Pandora

  1. Riceviamo dal dott. Aniello Claudio Rago e pubblichiamo:

    Caro Andrea,
    riguardo al documento in questione, vorrei precisare che, oltre alla pubblicazione integrale del medesimo nell’anno 1976 ( per i tipi di Cianciaruso), successivamente ne ho ripreso il testo per trattare della questione, sia pur brevemente, in “Pagine di Storia Molese (stampato da Grafischena . Fasano nel 1978) e, quindi, approfonditamente, in “Mola nell’Età Prerisorgimentale (Grafischena-Fasano 1990), del quale libro sono stati brillanti presentatori il prof. Giovanni Pinto, il prof. Michele Calabrese ed il prof. Vitangelo Magnifico.
    Quanto sopra, per opportuna conoscenza ed eventuale partecipazione ai lettori.
    Allego, in foto, il frontespizio delle due pubblicazioni, contenenti nella sua interezza il documento in parola.
    Ti ringrazio
    Nello Rago

    Il prof. Vito Didonna ha a sua volta precisato:

    Conosco la versione di Rago da lui trascritta su documento cartaceo nel 1976, la mia invece si basa sullo stesso documento messo in rete da poco dalla Biblioteca Digitale e per questo si merita la primogenitura; e in ogni caso ci sono grandi differenze di interpretazione di alcuni termini o anche di interi periodi sfuggiti al cartaceo e che l’analisi digitale per motivi tecnici ha enfatizzato e di questo ti puoi rendere conto confrontando le due versioni. Tra l’altro nella mia introduzione ho detto che il testo nel passato aveva avuto versioni parziali o totali sul cartaceo. Saluti e sempre a tua disposizione per qualsiasi delucidazione…l’operazione che Mola Libera ha realizzato pubblicando il testo è stata semplicemente rivoluzionaria.

    “Mola Libera” ringrazia naturalmente il dott. Rago per la giusta precisazione che avevamo l’obbligo, ma anche il piacere di ospitare.

    Il nostro giornale ospiterà volentieri ogni contributo degli storici locali che porti alla migliore conoscenza della nostra Storia e al recupero e valorizzazione della nostra identità.

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