Dopo lo spettacolo al Van Westerhout del maggio di due anni fa, il quartetto piemontese, con più di 40 anni di attività alle spalle, è tornato a divertire il pubblico, non solo molese, dell’Agimus Festival, nell’Arena del Castello Angioino, con lo spettacolo “Banda 4.0”.
La Banda Osiris ha colpito ancora!
L’impeccabile organizzazione dell’Agimus Festival, diretto dal Maestro Piero Rotolo, ha dato una marcia in più alla serata di venerdì 3 settembre, nell’arena Castello, gremita in ogni ordine di posti, pur nel pieno rispetto delle norme anti covid.
Sandro Berti (mandolino, chitarra, violino, trombone), Gianluigi Carlone (voce, sax, flauto), Roberto Carlone (trombone, basso, tastiere), Giancarlo Macrì (percussioni, batteria, bassotuba), i magnifici quattro della Banda Osiris, hanno trascinato i presenti in un crescendo di puro e scoppiettante divertissement, ironico e sarcastico, con una comicità mai greve, sebbene dissacrante e pungente.
(per ingrandire, cliccare sulle immagini – Foto di “Mola Libera”)
Banda 4.0, è il nuovo spettacolo nato per celebrare i quarant’anni del gruppo. Gli artisti vercellesi si sono esibiti con la consueta fisicità, anche se il passare degli anni li costringe ormai a limitare le acrobazie più ardite alle quali ci avevano abituati.
Musica di tutti i tempi, in un sapido mix spaziato da Mozart a Fred Buscaglione, con accostamenti mai banali, battute veloci, ritmate, spiazzanti, che strappano risate e inducono al buonumore anche i più riottosi a lasciarsi coinvolgere, con il ricorso a gag esilaranti eppure acute, utilizzando la finzione scenica di domande, spesso improbabili, attraverso il richiamo all’odierna tecnologia, impensabile al loro esordio.
Banda 4.0: quattro musicisti, padroni di tecnica virtuosa, vincitori di premi prestigiosi, autori di famose colonne sonore, che con spontaneità e autoironia, ripercorrono il lungo tempo delle mode musicali attraversate dalla loro interminabile carriera.
La “banda dei quattro”, si è calata, venerdì 3 settembre, nelle vesti di clown delle sette note, con un profilo non solo comico, ma con una cifra stilistica di raffinatezza, cultura radicata, perfetta padronanza del mezzo scenico, con l’esaltazione della fisicità dei corpi, in sapiente contrasto con gli strumenti musicali utilizzati anche per inventare, astrarre, stupire.
La Banda Osiris ha trascinato il pubblico in un crescendo entusiasmante che, nel suo ritmato epilogo, si è concluso con un richiamo all’evocativa poesia di Jacques Brel: “Io vi auguro sogni a non finire e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno. Io vi auguro di non rinunciare mai all’avventura, alla vita e all’amore. Io vi auguro di essere lieti e fieri di voi stessi. E infine, io vi auguro di combattere sempre l’indifferenza, di fare di ogni luogo la vostra resistenza”.
Un inno alla vita, alla speranza, all’impegno, anche attraverso il riso della Banda Osiris. Sì, perchè una sana risata smonta e finanche seppellisce l’arroganza del potere.











