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MOLA E LA SUA MUTAZIONE ANTROPOLOGICA: STANNO VINCENDO I “MOLANI”, CON L’INTERESSATO SOSTEGNO DEI POLITICANTI PIU’ FURBI. ECCO COME E PERCHE’

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I “molesi” sono a rischio di estinzione, sovrastati dai “molani”, quelli dell'”abbinghieme e strasceneme“, pilotati abilmente dai “politicanti” più furbi e disinibiti. Mola finirà per vivere nell’eterno luna park di effetti effimeri e speciali dei “molani”, oppure riprenderà a vivere, adeguato ai tempi, lo spirito dei molesi “capatosta”?

L’indimenticato Domenico Rea, nel 1949, nel saggio “Le due Napoli”, denunciò la presenza di due città – distinte, separate e incomunicabili – di quella unità apparente che non è mai stata Napoli.

Anche i molesi, alla stregua dei napoletani, si dividono in due categorie nella scena sociale locale: da un lato i “molesi storici”, fattivi, testardi nel raggiungere gli obiettivi (“capatosta“), sobri nel loro agire, per intenderci sono gli eredi morali dei molesi che con le loro barche andavano a Levante e dei contadini che esportarono il tendone e il carciofo nel foggiano e nel brindisino; e dall’altro i “molani””, una nuova specie antropologica che si è affermata negli ultimi decenni ereditando quella parte che, anche nel passato, albergava nel sottofondo della società molese e che, con il prevalere ormai ovunque dell’apparire sull’essere, sta sovrastando i “molesi”.

Ma chi sono i “molani”?

Innanzitutto, cercano ad ogni costo non il divertimento e lo svago, che sono fattori fondamentali in una società per non perdersi nella routine e nella noia quotidiana e nella grettezza dell’accumulare, ma il “divertimentificio”, un eterno “luna park”, cioè uno stile di vita nel quale si cerca la “festa perenne”, ad oltranza, il “circenses” insieme al “panem”, ma  quello voluttuario, non quello quotidiano indispensabile per vivere. E sono la massa di manovra preferita dai politici più disinibiti: “abbinghieme e strasceneme“, cioè “saziami e portami dove vuoi” è il motto più recondito, anche se non espresso apertamente, dei “molani” verso i “politicanti”.

E i politicanti, giacché, in effetti, definirli politici sarebbe un’offesa grave verso la nobile arte della politica, ci sguazzano: producono eventistica a getto continuo, con un’overdose di “panem” voluttuario, non quel pane che nutre il corpo e l’anima, ma quello fatto di chiacchiere e di cibo spazzatura, che intasa arterie e ottunde i cervelli. Tutto a maggior gloria del consenso sociale, da tradurre in voti e, quindi, nell’esercizio di un potere sterile per la comunità, ma ad esclusivo vantaggio personale o di gruppi e cordate di interesse circoscritte.

I “molani” sono così dipendenti e appagati da questo schema che si moltiplicano agilmente, invadono ogni settore della vita sociale, si raggruppano facilmente e sono agevolmente manipolati e utilizzati dai politicanti, la specie di “molani” più perniciosa e devastante.

Ormai c’è molto poco da fare verso questa mutazione antropologica che trova spazio soprattutto nel “ventre molle” della società molese, quella parte priva di valori fondanti: l’etica del lavoro ben fatto e dello studio accurato; la cura verso la salute e la protezione vera, non di facciata, dell’ambiente; la difesa della memoria comunitaria e la concezione di un progetto di futuro sociale collettivo.

Nei “molani” invece prevale il “mordi e fuggi” quotidiano, l’effimero elevato a sistema, il pressapochismo sociale, il menefreghismo verso qualsiasi forma di organizzazione razionale ed equa della società.

I “molani” sono ovunque, li distingui da come parlano, si muovono, scrivono sui “social”, si esaltano per gli eventi effimeri e fanno codazzo virtuale intorno ai politicanti.

La “sostituzione antropologica” è quasi fatta e i politicanti più sono furbi e più assecondano e, anzi, pilotano e manipolano, questa involuzione della società locale.

Resta solo da sperare in una reazione dei “molesi” che non si arrendono, che vogliono decisamente andare in direzione ostinata e contraria, tenendo in vita quella “capatosta” di volitività e di impegno che ci ha contraddistinto nei tempi migliori della nostra Storia e che oggi, invece, è indebolita, forse irreparabilmente, dall'”abbieghieme e strasceneme” , tornato prepotente dalle sacche più oscure della Mola feudale.

Un motto deleterio, negativo, di resa sociale; non certo il “carpe diem” oraziano che, nel suo vero significato, è ben diverso dallo “sbracamento di massa” attuale, in un eterno e fiacco presente, senza alcuna identità collettiva, con la struttura ossea di una medusa e la consapevolezza sociale di un’ameba.

L’unica possibilità per non far prevalere in via totalizzante e definitiva i “molani” e i loro interessati burattinai, sta nell’aumento della consapevolezza sociale, a cominciare dall’affrontare e trovare soluzioni vere e credibili per i grandi temi del vivere comunitario: la salute, l’ambiente, lo sviluppo economico e urbanistico ordinato e sostenibile, la qualità della vita, le infrastrutture culturali.

Non esistono altre prospettive se non la resa definitiva.

(La foto di copertina è di Giuseppe Aversa)

1 COMMENTO

  1. Buon pomeriggio. Trovo la sua analisi un po’ estrema ma concordo con molto da lei scritto. la questione principale è però un ‘ altra: il soggetto delle sue considerazioni. quello che descrive ormai non è solo per il paese Mola ma per la gran parte dei paesi e delle città italiane purtroppo. rispetto al resto dell ‘ Europa e del mondo il paese Italia regredisce in maniera importante e sembra che pochi se ne stiano accorgendo. Sembra che una mano occulta si adoperi a nascondere o distogliere dalla verità . La mano occulta ….. e’ la mancanza di cultura, passione, studio , sacrificio, conquista , desiderio della vera bellezza. la ringrazio per la riflessione .

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