Un Natale spento, privo di mordente e di attrattività, gestito con i soliti criteri della distribuzione a pioggia di contributi ad associazioni fiancheggiatrici dell’Amministrazione comunale. Strade del centro vuote, da coprifuoco, quasi da era covid, negozi deserti. Ecco cosa sta accadendo all’economia molese e perchè non ci sono grandi speranze se a rimanere al governo, fino al 2028, saranno il Sindaco Colonna e la sua maggioranza, incapaci e inadatti a far uscire Mola dal grave regresso in cui è precipitata.
E’ un bilancio drammatico quello del Natale molese 2023.
Il commercio locale sta colando a picco nell’indifferenza della classe politica locale che, non avendo una cultura economica e imprenditoriale, non riesce a comprendere come senza una visione corretta e lungimirante di sviluppo basato su una pianificazione strategica del territorio e delle attività produttive, Mola è destinata inevitabilmente a morire, ora più che mai dopo decenni di costante discesa verso il basso di tutti gli indicatori demografici e socio-economici.
La caduta ha raggiunto probabilmente un punto di non ritorno, per l’innescarsi di un circolo vizioso fatto di calo demografico, invecchiamento della popolazione, scarso ricambio generazionale, abbandono delle zone del centro urbano consolidato, eccessiva espansione delle periferie e assenza di investimenti in attività produttive.
Un mix esplosivo che in breve tempo, associato alla fuga di braccia e cervelli dei giovani molesi verso le aree più sviluppate del Centro-Nord e all’estero, vedrà sempre più l’assenza di energie fresche e vitali in grado di spezzare il circolo vizioso.
La cartina di tornasole di questo declino gigantesco è racchiusa nelle statistiche Istat e Camera di Commercio che costantemente “Mola Libera” pubblica fin dalla sua nascita. E alle quali rimandiamo per maggiori approfondimenti.
Soltanto una classe dirigente miope e priva dei fondamentali strumenti che fanno buoni amministratori, cioè la capacità di “leggere” il proprio territorio attraverso la comprensione dei meccanismi dell’economia e dell’urbanistica, non fa tesoro e motivo di riflessione degli indicatori socio-economici, oltre che dell’osservazione empirica, ma attenta, dell’andamento tangibile dei settori produttivi.
Se un porto è insabbiato e limita i movimenti del naviglio peschereccio, una volta tra i più importanti dell’Adriatico, che prospettive di sviluppo può avere quel settore, che già è bersagliato da normative europee penalizzanti?
Se l’agricoltura vede un’età media degli addetti molto elevata, ben al di sopra di quella dei territori circostanti e se, per giunta, si strizza l’occhio alla variante della statale 16 che devasterà una larga fascia di buona agricoltura, tra le migliori dell’agro molese, come verranno motivati gli agricoltori molesi a credere in un ricambio generazionale e in un ammodernamento?
Se la zona industriale, oltre alla storica Orion e poco altro, vede solo la “cattedrale nel deserto” della Sitael, che non ha prodotto alcuna interazione con il territorio, come è possibile che, senza un piano di marketing territoriale, possano arrivare nuovi insediamenti e, quindi, nuovo lavoro?
Se si punta soltanto su espansioni edilizie nelle periferie che producono momentanee fiammate nel settore delle costruzioni e poi si lascia andare alla deriva la vastissima zona del borgo antico, del centro storico e della “Mola bianca”, senza alcun piano di recupero, come possono vivere le aziende artigiane che non hanno grandi capitali per affrontare le grandi costruzioni? Saranno costrette soltanto a lavorare nella catena dei costruttori più capitalizzati e, quindi, a subire il sotto costo del “prendere o lasciare”, con l’imposizione di condizioni capestro se vorranno lavorare.
E veniamo al commercio, la cartina di tornasole dello stato di buona salute di un’economia locale. Se l’ingranaggio economico e imprenditoriale gira come si deve, a trarne immediato vantaggio sono le attività commerciali. Più denaro nelle tasche dei cittadini che producono e lavorano, significa più soldi da consumare.
E’ ben vero che da anni i centri commerciali tolgono, ovunque, linfa e vitalità al commercio di prossimità e da qualche tempo lo sta facendo in più il commercio elettronico sul web, tuttavia le città medio piccole come la nostra vengono innanzitutto depauperate dall’assenza di “movimento” dell’economia cittadina complessiva.
Se le filiali bancarie molesi vedono da tempo una caduta a picco dei risparmi (Mola Libera ha pubblicato i dati a confronto con quelli dei comuni del circondario), significa che in loco la produzione è molto bassa e che le basse rimesse esterne – che invece furono copiose fino agli anni ’70-80 del Novecento, con l’arrivo di ingente denaro liquido da marittimi di lungo corso ed emigrati – non compensano il deficit produttivo del circuito economico cittadino.
E se a ciò si aggiunge lo scarsissimo prestito delle banche alla clientela (uno dei motivi principali della fuga degli sportelli bancari da Mola), vuol dire che non ci sono investimenti; e senza nuove attività imprenditoriali o l’allargamento di quelle presenti, non c’è circolazione monetaria e, quindi, il commercio è il primo a risentirne.
Va inoltre considerato che il turismo, altra fonte di rimesse esterne di pregio, a Mola è soltanto di seconda scelta, cioè ci sono molti pernottamenti, a causa dei prezzi più bassi rispetto a quelli di Polignano e Monopoli, ma scarsa propensione a vivere e spendere in città durante il soggiorno, considerando la nostra città solo come base d’appoggio, a causa delle scarse condizioni di decoro, di pulizia, di ordine urbano e di assenza di regole oltre che di vere infrastrutture turistiche. E quindi il commercio locale non se ne avvantaggia.
La riprova della crisi profonda non solo dei comparti primari (agricoltura e pesca) e secondari (industria e artigianato) ma ovviamente del commercio, la si ottiene ogni giorno, osservando il numero delle saracinesche abbassate per sempre nelle, un tempo, tradizionali vie dello shopping: Corso Umberto, Via Battisti, Via Bovio, Via Toti. Resiste in qualche modo stoicamente Via Van Westerhout.
E neppure il periodo natalizio ha risvegliato lo stato comatoso del commercio locale.
Nonostante gli oltre 100 mila euro destinati dal Comune ad animare le attività di intrattenimento del periodo natalizio, le vie del centro sono rimaste vuote, deserte, anche nei giorni a ridosso del Natale.
In tal senso, hanno fatto scalpore due video: uno girato in Corso Umberto, spettrale e irreale nel suo vuoto cosmico, e l’altro in Via Bovio, con una ripresa e un commento effettuato da una commerciante barese che aveva scelto di investire a Mola in un negozio di buon livello nel campo dell’abbigliamento. Il silenzio avvolge le due strade, si sente solo lo scalpiccio di qualche raro passante in lontananza, con le vetrine dei negozi illuminate, ma senza consumatori a guardarle, molte saracinesche abbassate per non sprecare luce e tempo inutili.
Perfino Via van Westerhout, ieri sera, antivigilia, dedicata tradizionalmente agli ultimi acquisti e regali, ha visto molti commercianti fermi sulla soglia dei loro negozi, in attesa di Godot, il consumatore già fuggito verso i centri commerciali o le più allettanti Polignano, Monopoli, Conversano… perfino Rutigliano.
In tutto questo vi è una precisa responsabilità politica.
Ed è l’assoluta inadeguatezza del Sindaco Giuseppe Colonna, che di mestiere fa il burocrate alla Città Metropolitana, e quindi è “culturalmente” incapace di comprendere come si fa marketing territoriale e come si promuove lo sviluppo economico di una comunità locale.
Non a caso tutte le sue scelte politico-amministrative – fatte nei cinque anni addietro assieme all’Assessore Berlen, altro “campione” del depauperamento complessivo dell’economia locale – non vanno in questa direzione, ma in quella ostinata e contraria di un rafforzamento delle rendite di posizione in campo fondiario e speculativo nell’edilizia e dintorni.
In sostanza, nella prosecuzione di decenni di scelte assolutamente sbagliate nella programmazione del territorio e nel suo vero sviluppo che, innanzitutto, deve privilegiare gli investimenti produttivi con l’obiettivo di generare occupazione e reddito, naturalmente nel rispetto e nella tutela ambientale e della salute dei cittadini. Il resto sono chiacchiere e carte inutili.
E così, per concludere questa amara disamina, non ci resta che sperare in tempi migliori, ma sarà molto difficile che ciò avvenga se Colonna, i suoi assessori e la sua maggioranza rimarranno al potere fino al 2028: per quella data, proseguendo la situazione di pari passo, non ci resterà che raccogliere le macerie di una città invecchiata ulteriormente, falcidiata dalle emergenze ambientali e sanitarie (il codice 048… questo dimenticato…), senza ricambio generazionale e ulteriormente depauperata.
La “conca d’oro” di ormai atavico ricordo è già una palude.
Senza uno scossone immediato e salutare, nel 2028 sarà soltanto, in via ultimativa, un “paese per super vecchi”, che già vede più bisnonni che pronipoti, con gli ultra 85 enni in numero e percentuale maggiore dei bambini da 0 a 4 anni, terreno di caccia per la delinquenza organizzata e quartiere dormitorio della Bari metropolitana che si espande a macchia d’olio.




