Il prof. Vito Didonna, storico, già docente di storia e filosofia nei Licei, presenta alcune immagini di una costruzione rurale del ‘700, in contrada Brenca, di rara bellezza. Una stupenda meridiana, con una massima molto evocativa, oltre ad un’intrigante citazione da un commediografo latino, che rimanda ad una non comune erudizione, e un motto che parafrasa quello di un noto monumento senese. Insomma, gemme di cultura classica da valorizzare e da indagare ancor più nell’intero “Poggio delle Antiche Ville”.
Mola nascosta agli occhi di chi la vive con superficialità, senza lo sguardo attento dei pochi che la scrutano con attenzione e meraviglia, alla ricerca dell’armonia, della bellezza, dei secoli perduti.
I lettori ricorderanno la scoperta della “Torre delle stelle” del prof. Vito Didonna, con gli stilemi misteriosi che rimandano probabilmente ad una storia molto antica vissuta dal nostro territorio.
Qui, i primi dei numerosi nostri articoli dedicati alle tracce rimaste di quel passato:
Ora, il prof. Didonna ha voluto rendere partecipi i lettori di “Mola Libera” di alcuni particolari ignoti ai più.

Ecco una meridiana di stupenda fattura con una scritta evocativa della misura del tempo che scorre: “Sine sole sileo horas non numero nisi serenas” (Senza sole taccio, segno solo le ore serene”).

Tra i tanti motti latini che si possono trovare su costruzioni storiche e monumenti, ancor più intriga e rinvia ad ottime conoscenze classiche una scritta assolutamente poco comune:
“Humani nihil (a me) alienum puto”: Nulla che sia umano mi è estraneo.


La frase è di Publio Terenzio Afro, commediografo romano che operò a Roma tra il 166 e il 160 a.C., autore di commedie di livello più colto rispetto a quello espresso dal più popolare Plauto.
La frase completa è: “Homo sum, “humani nihil a me alienum puto”, ed è stata ripresa nella letteratura, ma non tanto da essere diventata di usuale conoscenza.
E’ stata parafrasata da Fëdor Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov” ed è contenuta nell’incipit de “Le 120 giornate di Sodoma” del Marchese de Sade.
Autori e testi non proprio facili per il grande pubblico. E per questo ancora più intrigante resta il mistero su chi volle, e perchè, apporre tale frase sulla bella costruzione rurale.
Ancora un’altra scritta appare su una delle colonne di ingresso al vasto parco: “Cor Magis Tibi Dominus Pandit“, che significa: “Dio ti apre un cuore più grande” (sottinteso: … della porta che stai attraversando).

Una frase che, nella sua accezione storica più comune, si ritrova sull’arcata esterna della porta Camollia di Siena. Si tratta di un’ iscrizione che ricorda l’entrata di Ferdinando I de’ Medici in Siena: ”Cor magis tibi sena pandit” (”Siena ti apre un cuore più grande”…della porta che stai attraversando).
Insomma, il Poggio delle Antiche Ville continua a riservare molte sorprese.
Un patrimonio che va assolutamente ulteriormente valorizzato: la presenza di queste autentiche gemme di cultura classica dovrebbe indurre a far conoscere ad un più vasto pubblico l’ampio retaggio storico delle costruzioni erette nel corso dei secoli nell’agro molese.
Un importante e fondamentale contributo è peraltro giunto in questi giorni dalla pubblicazione del libro “Mola di Bari – Ville e casine storiche” degli autori Waldemaro Morgese, Giuseppe Berlingerio, Fannj Massimeo e Giulia Poli Disanto.





La tua grande determinazione nella ricerca dei documenti storici è impressionante e molte volte ti ripaga. Continua sempre così💙💛