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Mola di Bari

MOLA, QUANDO VIA DI VAGNO SI CHIAMAVA CORSO MUSSOLINI…

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Non tutti sanno che, in epoca fascista, il Comune di Mola intitolò Via Loreto (ora Via Di Vagno) al Duce. E che Mussolini, saputa la cosa, impose di cambiare immediatamente la denominazione: infatti, non si intitolano le strade e le piazze ai viventi: non è consentito dalla legge, e si dice anche che porti male… Un errore che i molesi avevano già fatto trent’anni prima intitolando il Teatro comunale a Niccolò van Westerhout, all’epoca ancora in vita… che di lì a poco morì.

di Nicola Fanizza, direttore del “Centro Documentazione Piero Delfino Pesce”

I MOLESI, VAN WESTERHOUT E MUSSOLINI

I Molesi sono stati i primi – e forse anche gli ultimi – a intitolare un teatro a un musicista ancora vivo. Eppure lo sapevano: dedicare un qualcosa a un vivente porta sfortuna!

Ciò nondimeno i Molesi nel 1890 – proprio perchè sono “capatosta” – gli dedicarono egualmente il Teatro mentre era in vita. Niccolò van Westerhout – non fu certo un caso – morì di lì a poco.

Dopo più di trent’anni i Molesi, con la loro proverbiale cocciutaggine, si dimenticarono del precedente errore.

Dedicarono, infatti, una strada al duce del fascismo: corso Benito Mussolini in luogo di via Loreto (l’attuale via G. Di Vagno).

Non si sa come Mussolini sia venuto a conoscenza – o meno – delle dinamiche che avevano portato alla morte dell’illustre musicista molese (mi suggeriscono che sia stato Araldo di Crollalanza!).

Sappiamo, però, con certezza che il duce non ne fu contento. Da qui il suo ordine di cambiare immediatamente il nome della strada che i Molesi gli avevano dedicato.

Tutto ciò, però, appare molto strano. Il duce, prima di allora, aveva accettato – e spesso anche sollecitato – gli omaggi alla sua persona.

Qualcuno mi ha raccontato che in più occasioni Mussolini si sia rifiutato di mettere piede nel nostro Paese poiché qui viveva Piero Delfino Pesce.

Il fuoco da cui prese origine la disaffezione del duce nei confronti dei Molesi puo’ essere reperito proprio nella coerenza del fiero mazziniano, nel suo essere testardo e irremovibile nell’ avversare il fascismo, ossia nel suo essere “Capatosta”. Qualità che probabilmente Mussolini estendeva a tutti i molesi in quanto attributo della loro essenza.

Forse Mussolini era superstizioso. Forse non voleva avere nulla a che fare con i Molesi in quanto “Capatosta”. Forse, leggendo la parola “Loreto” – mi dice Pilar dalla Spagna -, ha avuto una premonizione. Forse!

ACS, Divisione polizia politica, Araldo di Crollalanza, b. n. 434: è il rapporto, contenuto nell’Archivio Centrale dello Stato, su Araldo di Crollalanza, stilato dalla Divisione della Polizia politica del regime fascista, datato 22 febbraio 1935

 

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