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MOLA, SOTTO SILENZIO IL CENTENARIO DELLA MORTE DI RICCIOTTO CANUDO, INTELLETTUALE DI FAMA MONDIALE DI ORIGINE MOLESE. ECCO PERCHE’, PER UNO SVILUPPO TURISTICO-CULTURALE, E’ IMPORTANTE VALORIZZARNE LA MEMORIA

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Mentre a Gioia del Colle, suo luogo di nascita, si susseguono gli appuntamenti culturali in suo onore, a Mola permane la cappa di oblio che da sempre, ad eccezione di una strada a lui dedicata, circonda questa importante figura di intellettuale. Un uomo di grande cultura che, a Parigi, dove compì la sua formazione e la sua affermazione, esaltò la funzione e il ruolo della nascente cinematografia quale “settima arte”. In questo intervento dell’ing. Giandonato Disanto, suo discendente, viene spiegata la molesità di Ricciotto Canudo, che non nacque a Mola solo a causa del trasferimento lavorativo di suo padre. E perchè è così importante ricordarne e valorizzarne la figura, non solo per un omaggio alla memoria, ma per una prospettiva di sviluppo turistico-culturale di Mola.

di Giandonato Disanto

Giandonato Disanto

Van Westerhout, Martinelli, De Santis, Pesce ed altri sono nomi di personaggi provenienti da famiglie originarie di Mola e del circondario o venute a Mola dove hanno vissuto una parte della loro vita.

Ricciotto Canudo è discendente diretto di una famiglia nata e sviluppatasi a Mola, dove un suo componente, Don Luigi Russo, è stato molto, anzi, forse più di molto, stimato, apprezzato e quasi venerato anche se poi, il popolo di Mola ha smarrito la sua effigie, presente nella vecchia sala del Consiglio Comunale.

Ricciotto Canudo

Canudo è nipote “ex patre” di don Luigi Russo, fratello della nonna paterna, Donna Maria Colomba Russo, vedova di D. Giovanni Martinelli, già Sindaco di Mola, ma questa è un’altra storia.

Il padre di Ricciotto Canudo, Eugenio, fu figlio di Atlante Canudo, un tenente di cavalleria del Regno Borbonico che, per essersi ribellato, nel gruppo di militari borbonici, insieme a Morelli e Salvati, nel 1821, a Ferdinando I, Re di Napoli che voleva revocare la Costituzione precedentemente concessa, era stato condannato alla pena capitale.

Pena che, ai sensi dell’art. secondo del decreto di Ferdinando Primo, Re del Regno delle Due Sicilie etc, del 10 settembre 1822, mentre viene confermata ed eseguita la pena capitale per Morelli e Salvati che da tutti coloro che hanno studiato un po’ di Storia, sono considerati eroi morti per la libertà del popolo Napoletano dalla tirannia del RE, all’art. secondo dice: ” La pena di morte inflitta a Gaetano Villani ed ad altri 14 ribelli, tra i quali vi è Atlante Canudo, viene “commutata in quella de’ ferri per 30 anni”.

Questi personaggi salvati dal patibolo, hanno patito le pene dell’inferno tra le carceri più dure del Regno finché, nel 1832, per effetto di una amnistia, ai suddetti, la pena venne commutata in esilio.

In particolare, Atlante Canudo fu inviato a Mola di Bari, con libertà di movimento, ma con il divieto assoluto di porre piede nella Città di Napoli.

A Mola, ad Atlante Canudo fu data in sposa Donna Maria Colomba Russo, sorella di quel personaggio importante di Mola, Don Luigi Russo, di cui sopra, vedova di D. Giovanni Martinelli già Sindaco di Mola e personaggio importante nell’ambiente molese, combattente per la causa popolare, caduto in disgrazia dopo la restaurazione seguita ad eventi bellici dell’epoca.

Da Atlante Canudo, al quale era stato assegnato un ruolo nella appena costituita Dogana di Mola, e Maria Colomba Russo, nacquero quattro figli, due maschi e due donne che, sposatesi a Mola con due “Conenna” hanno qui vissuto e fatto famiglia.

Uno dei figli maschi della coppia, Eugenio, aveva sposato una ragazza di Bari, Emilia Stampacchia, sorella di letterati, e avvocati, giuristi, Presidente di Cassazione.

Eugenio, avvocato, è stato alto funzionario delle Regie Imposte, con ruoli molto importanti che lo hanno portato più volte anche nel Senato di Roma per essere ascoltato in merito a riforme nel mondo finanziario. In virtù di tale funzione, Eugenio era costretto, come si usava all’epoca, a cambiare sede ogni tre anni. Ed è per questo che i figli sono nati a Lecce, Catania, Palermo, Reggio Calabria e, da ultimo, a Gioia del Colle dove, nei tre anni di permanenza, ne sono nati due il più piccolo dei quali è stato Ricciotto.

Ciò detto, mi sembra sminuente, per Mola, non riconoscere il legame di sangue e di cultura che lega Ricciotto Canudo alla nostra città dalla quale proviene buona parte del suo sangue.

Per altro, il discorso non si pone come una pretesa di creare un collegamento di origini, per Ricciotto Canudo, ma, anzi, come una opportunità, per Mola e per i molesi, di esaltare la consanguineità con un personaggio che è riuscito a dare una svolta oltremodo importante nella cultura e nel concetto di arte che tutto il mondo gli riconosce e che ha visto nel cinema una evoluzione ed un collegamento tra le altre forme espressive e con le altre forme espressive al punto da unificarle.

L’operazione, da me condotta, in occasione del Centenario della morte di Ricciotto Canudo, non è quella di esaltarne il nome ma, tutt’altro, quella di creare, per Mola, l’immagine di “CITTA’ DELLE SETTE ARTI’, atta a richiamare l’attenzione verso un auspicato impegno dei molesi nel voler creare un motivo di richiamo sulla città ed un motivo di impegno verso lo studio delle sette arti, al fine di creare motivo di attrazione turistica e culturale spendibile per tutto l’anno eliminando, così quella stagionalità che è la palla al piede di ogni località turistica.

Se riuscissi a far capire ai molesi che l’attaccarsi alla espressione “CITTA’ DELLE SETTE ARTI”, facilmente spendibile come immagine, verso tutto il mondo, grazie a questo geniale personaggio, originario di Mola, si potrebbero creare attività per dodici mesi ed interessi di studio per i nostri giovani, dando, a Mola una immagine spendibile e spandibile in tutto il mondo.

Palazzo Roberti nel settembre 2018 dopo il recupero delle facciate, con lavori indetti dal Commissario prefettizio su sollecitazione del “Comitato per Palazzo Roberti” (foto di Alessandro Marabelli). Lo storico edificio – nella proposta del Comitato, più volte pubblicata da Mola Libera, ma ignorata dai nostri amministratori – potrebbe diventare una Fucina di produzione culturale e un Museo dedicato alle più importanti figure culturali molesi. In quest’ottica, l’ing. Disanto propone, a sua volta, di fare fulcro su Palazzo Roberti per dare forza e sostanza a “Mola città delle sette arti”.

E questo, grazie al personaggio che io considero molese e che, commercialmente parlando, potrebbe creare, se ben utilizzato un’attrazione idonea a trattenere i giovani anzi, a farne affluire da ogni parte per …venire nella città delle sette arti dover si organizzano scuole, concerti gare di pittura e quant’altro si vuole.

E’ MARKETING, SI, ma per dare nuova vita alla città che ho trovato, al mio ritorno, chiudersi intorno a se stessa, appigliandosi al turismo richiamato dalle località viciniori.

QUESTA OPERAZIONE SI CHIAMA “DESTAGIONALIZZAZIONE” ED E’ QUELLA CHE OGNI LOCALITA’ TURISTICA VORREBBE POTER FARE.

Ricciotto Canudo

3 COMMENTI

  1. Mi dispiace non poter essere d’accordo con l’amico Disanto e non scriverei se non vi fossero serie problematiche di metodologia della cultura ed anche di etica culturale. Il legame di sangue non definisce nulla e neppure il fatto contingente del luogo di nascita (quest’ultimo addirittura manca a Canudo, che non è nato a Mola ma a Gioia). In ogni caso per definire se un personaggio possa essere considerato una “gloria culturale locale” non ha importanza dove sia nato o da chi sia nato. Importa solo capire se quel personaggio ha avuto un qualche radicamento con la nostra città; un radicamento che deve essere documentato, altrimenti non si è seri. Ora, Ricciotto Canudo è un grande nome di caratura internazionale, ma con Mola non ha avuto alcun tipo di rapporto. Penso anche che neppure abbia conosciuto dal vivo la nostra città. Questa assenza di contatti è documentata (questo sì!) da tutta la bibliografia che lo riguarda, a cominciare dai dizionari cartacei e online ad vocem. Ne deriva che voler celebrare Canudo come una personalità che ha a che fare con Mola è un falso storico e neppure le operazioni di marketing culturale conviene fondare sui falsi storici: non sarebbe cosa seria!
    Vi sono anche altre implicazioni: se il Comune di Mola deve investire sulla nostra identità culturale, non vorrei che accada per chi non ha concorso ad essa e invece sia escluso chi ha concorso (sappiamo che le risorse non sono infinite…).

    • Ho già risposto, in altre occasioni, a Valdemaro e mi dispiace che Mola, nel voler seguire le Sue idee, rimane attaccata al palo, in attesa di non so che, per svegliarsi e crearsi motivi di attenzione.
      La mancanza di visibilità e di richiamo di attenzioni sta determinando l’isolamento civile e culturale di Mola.
      C’è chi la vorrebbe località turistica, ma lo può essere solo come supporto a Polignano o altre località vicine che, invece, creano occasioni culturali invitando personaggi di grido a cachet e, anzi, quanti più se ne mettono in campo (pardon, “sul palco”) tanto più aumenta la corsa di forestieri e l’interesse per i giovani locali a fermarsi ed aprire iniziative ed attività. A Mola, invece, ci sono i puristi che non vogliono gli oriundi, ma non …..chiedono aiuto neanche ai nati sul posto.
      Ed allora, restiamo a guardarci il mare, ad appoggiarci al “polpo”, anche lui, ormai, proveniente da oceani lontani e che, veramente non ha mai avuto nulla a che fare con Mola.
      Si propone di svegliare la cultura a Mola per attrarre i giovani molesi o quelli dei paesi vicini.
      Bene, aspettiamo le azioni, nel nome di quelli che vengono considerati “molesi doc” ma che difficilmente potrebbero attrarre qualcuno a venire a Mola per studiarli, anche perché. la stessa Mola non ha fatto, e non fa niente, per farli conoscere e studiare. Canudo, invece, ci viene servito già pronto e presente in tutte le Università o in tutti i Circoli Culturali del Mondo intero ma, probabilmente, a Mola non c’è nessuno che frequenta quei luoghi culturali e, quindi, non può conoscerlo.
      Forse un pò di ricerca, non farebbe male, specie se supportata da sana curiosità scientifica.
      E’ questo, quello che si vuole fare e che si è fatto nell’occasione del Centenario della Morte di Canudo.
      Forse oggi, a Mola c’é qualcuno in più che lo conosce e potrà essere d’accordo nel volerlo ricordare alle nuove generazioni e creare attività per entusiasmare ed aiutare i giovani a far crescere la propria cultura e forse la propria prospettiva di vita e lavoro, partendo dallo studiare il suo messaggio, recepito e coltivato, ancora oggi, nel mondo intero.

  2. Spero che a Mola possa nascere una grande iniziativa culturale, sia per valorizzare seriamente “una bella scatola vuota” quale è adesso il Palazzo Roberti e sia per dare prospettive culturali di grande respiro ad una città in regresso economico (le banche si allontanano) e sociale (i giovani scappano).
    Il riferimento ad un grande personaggio di livello mondiale trova un concreto collegamento con la nostra città per essere Ricciotto Canudo figlio di un molese (Eugenio), nipote di un eroico perseguitato politico vissuto e morto a Mola (Atlante) e della sorella di un grande teologo e professore dimenticato ed oltraggiato dai molesi (Maria Colomba Russo).
    Peraltro, i molesi non sono molto attaccati alle famiglie ed ai personaggi “radicati” nel territorio: trovate forse una via dedicata ai Noya od ai Roberti? E potrei continuare con un lungo elenco.
    Smettiamola di trincerarci nel nostro piccolo ed avvizzito guscio e meditiamo sulle parole del nostro amico scomparso Enzo del Re nella canzone più nota, “Maule”.
    Giovanni Miccolis

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