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NATALE MOLESE: ALBERO “CINESE” E VIDEOMAPPING DA BOCCIARE, CONCERTI DA VALORIZZARE

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Waldemaro Morgese traccia un bilancio delle iniziative culturali e d’immagine organizzate nel corso delle festività natalizie. Ecco le sue osservazioni e le sue proposte per migliorare e rendere proattivi gli aspetti identitari della nostra Mola.

Il “Natale Molese 2020” ha visto l’implementazione di marchingegni di dubbio gusto come ad esempio le installazioni luminose: orrendi (per me) in particolare l’albero-mainstream (un format disseminato in serie nella Penisola, globalizzato come le produzioni cinesi…) e il videomapping sulla facciata di Palazzo Roberti e sulle mura del Castello Angioino.

Nel caso di Palazzo Roberti la bella facciata è stata sfregiata da strisce di verde, bianco e rosso, mentre al Castello è toccato un “coloramento” incerto, discontinuo e inidoneo a magnificarne i possenti contrafforti.

(foto di Antonella Ruggiero)

Mola dunque ha una “partita aperta” con le luci: aggiungiamoci pure la modesta illuminazione di Piazza san Domenico (non sia mai che a qualcuno venga in mente di illuminare Palazzo san Domenico e qualche altra facciata importante…).

Non so se l’Amministrazione Comunale ci sta pensando: l’illuminazione sapiente e sistematica di piazzette, piccole fontane, facciate, chiesette e strade oggi quasi buie darebbe lustro e utilità al paesaggio urbano, naturalmente se ciò accade per tutto l’anno non certo solo durante le feste canoniche. E per favore si bandisca il videomapping!

Tuttavia il “Natale Molese 2020” ha riservato una novità potenzialmente molto interessante, da sviluppare in modo intelligente e cioè i tre bei concerti promossi da Agìmus nei giorni di Natale, Capodanno ed Epifania.

Per causa della pandemia sono stati eseguiti sul palcoscenico del Teatro Niccolò Van Westerhout senza pubblico e diffusi in streaming sulla piattaforma You-tube.

Piero Rotolo al pianoforte nel concerto dell’Epifania in streaming

Il repertorio era un po’ squilibrato e ripetitivo per verità, in quanto vi sono state ben due esibizioni tutto sommato Gospel il 25 dicembre e il 1° gennaio e un programma di musiche quasi tutte “mainstream” il 6 gennaio (Beethoven, Morricone, Piazzolla, Rota ma anche Alan Silvestri).

Sherrita Duran Show, coro Gospel

I tre concerti sono stati di interesse anche perché, utilizzando il medium digitale, in sede di post-produzione si è proceduto da parte dei promotori e per volontà dell’Amministrazione ad inserire all’inizio e qua e là rapide immagini di luoghi “topici” del territorio comunale: soprattutto di ciò intendo occuparmi in questo scritto.

Si è trattato di alcune panoramiche dall’alto attraverso l’utilizzo del drone, di banchine portuali, di facciate e interni di chiese e palazzi storici, del Castello e della fontana monumentale.

Soprattutto nel corso del terzo concerto sono apparsi anche inserti con facciate e interni di costruzioni site nel Poggio delle Antiche Ville: in questo ultimo caso c’è voluto per verità un vivace intervento dell’Associazione Le Antiche Ville, dopo il concerto di Natale, perché si comprendesse meglio da parte degli organizzatori che il territorio di Mola non è fatto solo di centro cittadino e area portuale ma anche – in modo integrante – della collina rurale ove, appunto, le ville e casine antiche, le chiesette e i piccoli trulli sono un elemento di grande importanza perché hanno contribuito a farne la storia e a tipizzarne il paesaggio.

Personalmente però, nonostante queste novità, l’intera operazione dei tre concerti mi ha suscitato qualche perplessità, che vorrei estrinsecare a fini costruttivi: vale a dire per contribuire a migliorare in futuro (se ci sarà).

Penso francamente, anzitutto, che la valorizzazione del territorio abbisogna di professionalità che il territorio lo conoscano o che, pur non conoscendolo, sappiano decifrarlo documentandosi in modo approfondito.

Il primo elemento deficitario di tutto l’evento, ad onta delle apparenze, è stato proprio una compiuta valorizzazione dei luoghi (pure ricercata programmaticamente, nelle intenzioni dell’Amministrazione).

Infatti in sede di post-produzione dei filmati, poi lanciati in streaming, sono stati sovrimpressi i titoli dei pezzi musicali e i titoli di coda con i crediti e quant’altro, ma – incredibile! – le denominazioni dei luoghi selezionati erano del tutto assenti.

Solo un molese, dunque, può capire che quelle file di palchi apparse nei filmati erano il “Teatro Comunale Van Westerhout”, quel grazioso atrio con il pozzo al centro era il “Chiostro di Santa Chiara”, il possente palazzo (purtroppo sfregiato da albero e striature colorate) era “Palazzo Roberti”, il salone con i danzatori era il “Palazzo Pesce”, che alcune facciate dell’area rurale erano la “Villa De Stasi” o la “Villa Pesce” o la “Villa Del Vecchio”, che un interno con una “dormeuse” verde e un prezioso abito antico (appartenente alla collezione dell’Associazione Le Antiche Ville”) era la “Casina Morgese” e così via.

Antiche Ville – Casina Morgese

Cioè tutto è rimasto indistinto, anonimo, quindi niente affatto identificato o identificabile. Lo spettatore curioso, magari non di Mola, non è stato posto nella condizione di poter capire con cognizione di causa quanto vedeva, ma solo quanto ascoltava. Come apporto alla valorizzazione del territorio… non c’è male!

In ultimo, forse l’intervento dell’ottimo Maestro Rotolo e della giovane Assessora alla cultura potevano essere più brevi a vantaggio della musica e delle immagini del territorio: ma questa è una opinione del tutto personale che gli interessati mi perdoneranno.

A proposito del Maestro Rotolo desidero congratularmi con lui per aver promosso il Quintetto che si è esibito nel terzo concerto: una bella sorpresa, almeno per il sottoscritto.

Piero Rotolo e Agìmus String Quintet

Non scrivo queste cose con ironia o supponenza, mi creda chi mi sta leggendo e soprattutto gli organizzatori dell’evento. Le scrivo semmai con un po’ di dispiacere per l’occasione in qualche modo persa sotto lo specifico profilo della valorizzazione territoriale. Le critiche, quando sincere, sono semplicemente il sale per migliorare: ne sono convinto, almeno io.

Waldemaro Morgese

Il problema vero, come ho già accennato, è che le operazioni di valorizzazione del territorio sono difficili e delicate: se le consideriamo banalmente forme di “marketing territoriale” allora ok: tutto si può fare, anche le cose più terribili, tanto sotto il termine “marketing territoriale” può passare perfino la pubblicità occulta oppure una eventistica effimera che lascia il tempo che trova.

Invece valorizzare una realtà territoriale è cosa molto impegnativa: in quanto deve necessariamente incorporare fra gli altri fattori soprattutto l’aspetto identitario, da intendere non in modo statico ma dinamico e proattivo.

Per esaltare l’aspetto identitario occorre avere profonde radici nel territorio; non radici materiali (nascita, viverci, etc.) ma immateriali: cioè forte empatia culturale per i luoghi. Negli organizzatori dell’evento c’era questa empatia? Non lo so, ho qualche dubbio (a parte Agìmus, ovviamente, alla quale però ho una domanda da porre più avanti).

Poiché non voglio essere incasellato dal lettore acuminato nella deprecabile categoria di coloro che “sono bravi solo a parlare”, preciserò che quanto a eventistica culturale e a valorizzazione del territorio e dell’identità dei luoghi ho una lunga esperienza pluridecennale per le tante attività che mi hanno visto partecipe e spesso promotore nella Teca del Mediterraneo, nell’Associazione Le Antiche Ville, nell’Associazione Italiana Biblioteche e nella Biblioteca Rurale Il Poggio. Scrivo quindi con qualche cognizione di causa.

Una delle costruzioni d’epoca nel Poggio delle Antiche Ville, in contrada San Materno-Brenca

Ad esempio il 25 giugno 2010 a conclusione del 13° Workshop Teca del Mediterraneo promosse a Bari il concerto “Operisti di Puglia al pianoforte”, con la partecipazione della validissima pianista Angela Annese.

Il programma di sala proponeva questi nomi: Nicola Cassano, Pasquale La Rotella, Ottone Pesce, Niccolò van Westerhout, Nicola Scardicchio. Alcuni di questi compositori il lettore li conosce di certo, altri gli sono forse sconosciuti. Ma pochi di sicuro sanno che Ottone Pesce è nato a Mola di Bari il 28 agosto 1889 ed è morto a Roma l’11 luglio 1967 e che fra le varie cose ha scritto (e fu eseguita in quel concerto) la bellissima composizione per pianoforte “Notte di luna – Rimembranze di San Materno”.

Questa composizione l’Associazione Le Antiche Ville e l’Ecomuseo del Poggio l’hanno riproposta pubblicando un CD registrato nel Teatro Comunale van Westerhout il 28 aprile 2007, insieme ad altre musiche per pianoforte e voce di altri autori “identitari”.

E inoltre l’Associazione ha riproposto le musiche di Ottone Pesce in un concerto all’aperto, presso Villa Gallo (ora Tenuta Pinto) il 25 luglio 2003: chi voglia, vada su You-tube e lo ascolti sotto “Magiche atmosfere nelle Antiche Ville” (durata 37’27’’).

L’Associazione Le Antiche Ville ha perfino pubblicato con le Edizioni dal Sud nel 2007 il volume “Il Teatro Musicale nella Terra di Mola di Bari”, affidato alle musicologhe Antonella Monachino, Viviana Bartolo e Giuliana Monachino, con un lungo saggio fra l’altro sulla vita e le opere di Ottone Pesce.

Ora, la domanda che io faccio a me stesso è questa: tutta questa attività di preziosa ricerca delle “radici”, quindi dell’identità del nostro territorio sul piano musicale (ho fatto solo un esempio, quello che conosco bene) dove e quando deve essere valorizzata? E chi deve valorizzarla?

È proprio necessario che in ben tre concerti “molesi” a cavallo fra 2020 e 2021 si valorizzi il Gospel, Rota, Morricone, Piazzolla, Beethoven, Alan Silvestri e non si trovino 10 minuti per i nostri musicisti, da quelli più noti (ma pur sempre poco noti) come Niccolò van Westerhout a quelli quasi sconosciuti come Ottone Pesce e altri? La loro valorizzazione deve o no partire dal territorio?

La domanda che avevo preannunciato per Agìmus è appunto questa (e significa una richiesta ad Agìmus di intraprendere le difficili ma importanti strade della ricerca musicale e della valorizzazione delle nostre eccellenze poco note). Ma la pongo anche all’Amministrazione Comunale.

Le sequenze dei due primi concerti di Agìmus, in cui viene valorizzato l’organo settecentesco Petrus de’ Simone sito nella Chiesa di sant’Antonio con immagini di Margherita Sciddurlo che lo suona, sono un buon viatico per capire cosa significa valorizzare il territorio anche sotto l’aspetto musicale; si tratta però di andare oltre, perché c’è tanto altro già a disposizione.

Lo storico organo Petrus de’ Simone

Appunto, visto che i tre eventi erano musicali, perché non aggiungere agli strumenti musicali di cui può vantarsi Mola anche la valorizzazione delle musiche dei compositori di Mola? Ha scritto qualcuno che ad essere troppo … cosmopoliti si finisce per peccare di … provincialismo. Forse è esattamente il nostro caso!

Chiedo scusa se torno a lumeggiare un concetto cui ho già accennato. La valorizzazione del territorio, essendo cosa complessa e delicata, non può certo essere concepita solo sotto l’aspetto del banale “marketing” territoriale (magari – e peggio ancora – con il contorno di improbabili sbandieratori, rulli di tamburi e cortei pseudo-storici, sprecando così il danaro dei cittadini senza autentici impatti virtuosi neppure in termini di vero turismo) e quindi abbisogna di concepimenti seri, profondi e culturalmente validi.

Questa valorizzazione andrebbe affidata dunque ad una istituzione culturale cittadina costituita ad hoc, che inglobi anche le funzioni bibliotecarie, museali ed archivistiche e sappia anche produrre ricerca originale sulle radici.

Concludo così. L’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari, che oggi è di interesse regionale, ha fatto tesoro delle visioni teorico-operative dei grandi innovatori della “nouvelle muséologie”, dai quali ha appreso che bisogna occuparsi soprattutto di “cose viventi”, che coinvolgano la gente, non solo di “reperti”.

Anche i musei più avanzati, che pure trattano reperti, stanno comprendendo ciò. Una antica villa o un antico palazzo possono diventare un “reperto morto” (quale è oggi Palazzo Roberti, ad esempio, o le ville abbandonate…) se non “vivono” con il resto del territorio.

(foto di Alessandro Marabelli)

Quando la troupe che si è occupata degli inserti “territoriali” nei tre concerti di Agìmus è venuta nel territorio delle Antiche Ville, dopo Natale, abbiamo cercato di far comprendere che riprendere una facciata di villa non è una grande operazione; lo è invece entrare negli interni, quando e se vissuti, perché ciò trasmette il messaggio che una stigmate dei secoli passati può ben essere parte integrante e viva dell’oggi e anzi che proprio così la si preserva e valorizza sul serio.

È troppo chiedere ai pubblici amministratori di fare tesoro di tutto ciò?

 

 

1 COMMENTO

  1. Caro Waldemaro,
    concordo con tutto quanto da te, mirabilmente, scritto.
    Una delle pecche di certi ambienti è quella di voler credere che esaltare le proprie cose, sia provincialismo. Giustamente, come tu dici, Mola non è solo piccole cose e questa verità è bene che chi si dedica ad esaltarne le caratteristiche, lo senta come primo dovere e come massima possibilità di soddisfazione.
    La mia campagna per fare del Palazzo Roberti Alberotanza una culla per la crescita delle “sette arti”, coniazione nota a livello mondiale e prodotta da un molese, Ricciotto Canudo, vuole proprio far sentire i concittadini, circondati da bellezze architettoniche ed impastati nel culto delle arti, come aspiranti alla bellezza in tutte le sue forme. Da tale culto potrà derivarne un motivo di affermazione, nell’ambito del territorio, che potrà portare il paese al riconoscimento della cultura locale ed alla affermazione di un richiamo turistico-culturale che può darle crediti e stimoli nella visione di una affluenza turistica. Di essa ne potranno beneficiare tutti, con l’aiuto di quanti si vorranno dedicare all’accoglienza e di quanti all’intrattenimento, oltre che al godimento soggettivo.
    Attribuire al Palazzo Roberti-Alberotanza l’appellativo de “IL PALAZZO DELLE SETTE ARTI” sarebbe una affermazione di un progetto culturale per Mola e, principalmente, imprenditoriale, per i molesi.

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