Pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, “Nulla è stato inutile” di Alfredo Annicchiarico è un romanzo che affronta con profondità uno dei periodi più complessi che hanno caratterizzato la storia recente del nostro Paese: gli anni di piombo e le sue conseguenze. Attraverso la voce del protagonista Roberto, ex terrorista settantenne, l’autore ci conduce in un viaggio doloroso alla ricerca di un difficile riscatto, intrecciando alla sua storia quella di Betta Tangorra, figlia di una delle vittime delle sue azioni.
Il difficile cammino del perdono
Il romanzo si apre con una scena emblematica: Roberto, avvolto da una pioggia incessante, osserva l’ingresso di una palazzina. Sta aspettando Betta, deciso a incontrarla per intraprendere un percorso di giustizia riparativa. Questo incontro, sospeso tra paura e necessità, è il cuore pulsante della narrazione, in cui il passato e il presente si mescolano in un intreccio di memoria e confronto.
Roberto è sicuramente un personaggio complesso, carico di contraddizioni: consapevole delle proprie colpe ma incapace di perdonarsi, si muove tra flashback delle sue azioni violente e il presente di un uomo che tenta di ricostruire una parvenza di normalità come traduttore. La sua voce è riflessiva, spesso tormentata, e rivela il peso, a volte insostenibile, del passato. Tuttavia, non è solo la sua prospettiva a dominare il racconto: accanto a lui si staglia con forza Betta Tangorra, che incarna la memoria delle vittime.
Betta non è tratteggiata come una figura passiva, anzi: attraverso la sua passione per la musica e la determinazione nel ricostruirsi una vita, diventa simbolo di resilienza. Ma sotto questa forza si nasconde una ferita che non si è mai del tutto rimarginata, legata al ricordo vivido del giorno in cui vide il padre, un sindacalista, ucciso sotto i suoi occhi. Annicchiarico le restituisce dignità e complessità, facendone il contraltare morale di Roberto.
La città, che non viene mai nominata esplicitamente ma sembra richiamare l’industriale Taranto, diventa uno specchio dell’animo dei personaggi. Le sue strade grigie, i palazzi decadenti e il mare inquinato contribuiscono a creare un’atmosfera malinconica, in cui ogni luogo sembra impregnato di memoria e dolore.
Il romanzo offre una prospettiva originale attraverso cui affrontare il tema della giustizia riparativa. Roberto non cerca una redenzione facile, e il suo desiderio di confrontarsi con Betta non è privo di ambiguità: è un gesto di espiazione o un tentativo egoistico di alleviare la propria coscienza? Allo stesso tempo, Betta si trova a dover scegliere se concedere un perdono che appare impossibile. Annicchiarico non offre risposte definitive, ma lascia spazio a una riflessione profonda sulla colpa e sulla possibilità di riconciliazione.
La scrittura di Annicchiarico è capace di alternare momenti di introspezione a scene di grande impatto emotivo. Il linguaggio, mai ridondante, trasforma anche gli oggetti più ordinari in simboli potenti, dando al lettore la sensazione di vivere accanto ai personaggi. I dialoghi sono essenziali ma significativi, e le descrizioni dei luoghi aggiungono profondità al racconto.
“Nulla è stato inutile” è, quindi, un romanzo che non lascia indifferenti. Alfredo Annicchiarico riesce a intrecciare in maniera equilibrata la dimensione personale e storica, restituendo con onestà intellettuale la complessità delle vite segnate dalla violenza. Un libro che invita il lettore a interrogarsi su colpa, perdono e memoria, lasciando un segno profondo anche dopo l’ultima pagina. Un’opera necessaria per chi cerca una letteratura che non solo racconti, ma illumini le zone d’ombra della nostra storia recente.





