Prosegue il giusto tributo di “Mola Libera” al grande intellettuale e antifascista molese. Ecco come Giovanni Ricciardelli ne ha tratteggiato la nobile figura nel libro “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo Dopoguerra”.
Oggi, 11 dicembre 2019, ricorre esattamente l’80° Anniversario della morte del grande molese Piero Delfino Pesce.
“Mola Libera” gli ha già dedicato alcuni articoli scritti da chi scrive, da Waldemaro Morgese e da Piero Fabris.
E’ doveroso ora ricordarlo con le parole del compianto Giovanni Ricciardelli che da Piero Delfino Pesce trasse grande ispirazione per la sua azione politica e intellettuale.
Ecco la figura di Piero Delfino Pesce, tratteggiata da Ricciardelli nel libro “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo Dopoguerra” di Giovanni Ricciardelli e Andrea G. Laterza, Edizione digitale “Mola Libera” 2019. (ogni riproduzione è vietata senza il consenso degli Autori o dei loro eredi).



Giova peraltro ricordare ancora come accadde la scomparsa di Piero Delfino Pesce.
Così Piero Delfino Pesce, avvocato, intellettuale, antifascista, repubblicano, uomo di grande cultura, lasciò la vita terrena, l’11 dicembre 1939, sul palcoscenico del Teatro “Niccolò Van Westerhout” mentre dirigeva le prove della sua amata Compagnia Filodrammatica.

(tratto dal libro di Giovanni Ricciardelli e Andrea G. Laterza, “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo Dopoguerra” – Edizione digitale “Mola Libera” – Tutti i diritti sono riservati)
La morte di Piero Delfino Pesce
La stampa non segnala altri avvenimenti di rilievo fino all’evento luttuoso che scuote Mola: la morte di Piero Delfino Pesce.
L’avvocato Pesce viveva ormai da tempo in disparte non avendo aderito al fascismo, dedicandosi alla scrittura, alla pittura e alle attività teatrali.
Tuttavia, sebbene tenuto ai margini della vita cittadina dal fascismo, già nell’aprile del 1933 Piero Delfino Pesce risulta direttore della Filodrammatica del Dopolavoro. Un ruolo che gli permetterà di svolgere comunque un ruolo culturale attivo e di essere tenuto in debita considerazione non solo dalla popolazione ma dagli stessi gerarchi fascisti che pure non lo amano ma lo rispettano.
È così che la scomparsa improvvisa di Delfino Pesce trova ampio spazio sulla stampa di regime, non potendo passare sotto silenzio, pur se viene taciuta ogni sua attività politica pregressa avversa al fascismo.
La morte di Piero Delfino Pesce – Mola, 11. Oggi, verso le 18, mentre nel palcoscenico del Teatro Comunale Van Westerhout stava guidando le prove della sua commedia “La novella di Natale”, che prossimamente doveva essere rappresentata da questa filodrammatica, che sotto la sua guida svolgeva da anni encomiabile attività, si è spento l’avv. Piero Delfino Pesce. In questi ultimi tempi egli si era dedicato con fervore giovanile all’attività teatrale, prodigandosi, come s’è detto, per la filodrammatica locale, e servendo una serie di lavori, di cui qualcuno è stato anche fortunato. Infatti, ora è qualche anno aveva partecipato con successo ad un concorso indetto dalla Direzione Generale del Teatro riuscendo vincitore con la commedia “Una partita a scopa” che poi Anton Giulio Bragaglia mise in scena al Teatro delle Arti. Lascia inedite parecchie commedie. Ma non solo il teatro lo aveva attratto. Ingegno acuto, multiforme, poliedrico, eclettico, poligrafo vario ed erudito, si era appassionato di poesia, di cui lascia un volume inedito dai Vecchi di Trani, di pittura, della quale ha tenuto anche con successo parecchie mostre, di musica, di giornalismo. (La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 dicembre 1939)
Questo è il testo dell’annuncio funebre:
Alle h. 18 di ieri improvvisamente cessava di vivere l’Avv. PIERO DELFINO PESCE. Angosciati danno il doloroso annunzio la moglie Caterina Tanzarella, i figli Raffaele con la moglie Vincenza Fanizza, Nicolò, Lucio, Gaetano, i fratelli Vittorio, Antonio, Ercole, Ugo, Italo, Ottone, e i parenti tutti. I funerali avranno luogo mercoledì 13 corrente alle h.10. Mola 12 dicembre 1939 – XVIII. (La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 dicembre 1939)
I funerali vengono tenuti con grande partecipazione delle autorità e del popolo.
I funerali di Piero Delfino Pesce – Mola, 14. Tra l’unanime compianto della cittadinanza si sono svolti ieri mattina, alle 10, i funerali dell’avv. Piero Delfino Pesce, che sono riusciti una unanime manifestazione di popolo. La salma trasportata a braccia dai fratelli avv. Vittorio, dott. Ercole, ing. Ugo, generale dell’Aeronautica, dott. Italo e maestro Ottone, è stata deposta nel carro funebre fatto segno a commoventi tributi d’affetto. Quindi il corteo, seguito dai quattro figlioli dell’Estinto nonché dagli altri congiunti, da tutte le autorità locali, dalla folla del popolo, tra cui molti operai, e da numerosi amici ed estimatori, giunti anche dai Comuni della Provincia, ha percorso le principali vie cittadine avviandosi all’estrema dimora. Hanno dato il saluto all’estinto gli avv. Francesco Ciccimarra e Prospero Milella, il preside del Ginnasio prof. Vincesilao L’Abbate, il prof. Nicola Uva, segretario del Dopolavoro Comunale, il Dopolavorista Loprete nelle cui braccia l’avv. Pesce si spegneva, come è noto, mentre era sul palcoscenico del Teatro Comunale, e Domenico Massimeo. Da ogni parte d’Italia sono pervenuti alla famiglia, alla quale esprimiamo vive condoglianze, numerosissimi telegrammi da parte di personalità ed estimatori. Tra gli altri ha telegrafato il nostro concittadino S.E. Araldo Di Crollalanza. (La Gazzetta del Mezzogiorno, 15 dicembre 1939)
(Testo estratto dalle pagine 179-180 dell’edizione digitale di “Mola Libera”, nei capitoli curati e redatti da A.G. Laterza: è vietata ogni riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’Autore)





