Nella serata di sabato 15 giugno, nella Chiesa Matrice, è stato esposto alla cittadinanza il volume di Giuseppe Berlingerio e Salvatore Consiglio.
Nella Chiesa Matrice, piena in ogni ordine di posti, sabato scorso, ha avuto il suo battesimo l’atteso lavoro “Il castello di Mola di Bari, dalle origini al secolo XX”, Giazira scritture, degli studiosi di storia locale dott.ri Pino Berlingerio e Salvatore Consiglio.

Un lavoro molto interessante che, oltre all’intervento degli Autori, ha visto l’autorevole relazione del prof. Paolo Perfido, Docente di Rilievo dell’Architettura presso il Dipartimento DICAR del Politecnico di Bari.
Il prof. Perfido ha curato la prefazione al volume e, nel suo intervento, ha richiamato i molteplici aspetti dell’importanza della ricerca effettuata dagli studiosi molesi, evidenziando peraltro un aspetto di non poco conto da approfondire ulteriormente: l’assonanza dell’impianto fondativo della Mola angioina con quello delle “Bastide”, le piccole città realizzate in Francia a cavallo tra XIII e XIV secolo dai capetingi, dinastia alla quale apparteneva Carlo I d’Angiò.
Gli Autori Pino Berlingerio e Salvatore Consiglio, dal canto loro, hanno prodotto un breve excursus sui contenuti essenziali del libro, partendo dalle ancora incerte origini di Mola ed evidenziando come il Castello, momento fondativo della Mola storicizzata nel 1277, abbia assunto la sua forma attuale solo nel corso dei secoli, nato invece in funzione di “palacium”, adibito ad un eventuale soggiorno della regia corte.

Molto interessanti sono state le argomentazioni storico-documentali enunciate negli interventi degli Autori, con particolare riferimento al primitivo percorso delle mura cittadine (più arretrato rispetto a quello che appare nelle piante urbane storicamente note); alla collocazione nelle mura dell’ingresso nella città (accanto al “palacium”); ai feudatari che lo possedettero in epoca post-angioina; alle ragioni storiche e belliche, con le cruenti lotte tra Veneziani e Aragonesi per il suo possesso, che portarono al notevole mutamento della sua struttura originaria; al passaggio alla proprietà comunale dopo le vicissitudini storico-giudiziarie che videro contrapporsi le autorità comunali molesi agli eredi della dinastia Vaaz.
Strascichi che, almeno per quanto riguarda la proprietà dell’attiguo suolo di sedime dell’ex cinema Castello, si riverberano ancora oggi in decennali controversie, tra il Comune di Mola e i privati, nelle aule dei tribunali del XXI secolo.

Nel libro, molto utile risulta, peraltro, il capitolo “Quattro passi nel castello”, che ha lo scopo di descrivere quello che il visitatore può vedere in una breve visita al maniero.
Insomma, un percorso guidato attraverso la storia e l’architettura del castello che consentirà ai lettori di “leggere” l’antico monumento, fin dalla presenza dei resti di un villaggio capannicolo dell’età del bronzo (ora tombati, ma ben censiti dalla Soprintendenza dopo i lavori di scavo compiuti alla fine degli Anni ’90 del ‘900), e a quelli di una cisterna normanna (che fa quindi presagire sul posto un insediamento precedente a quello angioino).
Un libro che senz’altro va letto, studiato e custodito tra i lavori più significativi della storia molese.
“Mola Libera” tratterà ancora i contenuti del volume con una prossima intervista agli Autori.






