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Mola di Bari

PALAZZO SAN DOMENICO, CHE PASTICCIO! NON E’ DEL COMUNE… MA E’ PRONTO UNO SCAMBIO CON LA FINANZA

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E’ quanto emerge dalle informazioni più recenti apprese in Consiglio comunale e che una lettera di risposta del Comune al cittadino Pino Castellana specifica nel dettaglio. Come ha fatto il Comune di Mola a ricevere i finanziamenti Urban per la ristrutturazione (parziale) del palazzo, se l’edificio non era comunale? E perchè nel tempo, anche recente, sono state addirittura stipulate convenzioni con la Parrocchia SS. Rosario per l’utilizzo di locali che, a conti fatti, non erano di proprietà comunale? Una vicenda con radici nel tempo lontano, che si ripercuotono negativamente nel presente.

Riceviamo da Giuseppe (Pino) Castellana e pubblichiamo:

Giuseppe (Pino) Castellana

Scrivo alla Vs. Redazione per una ragione precisa.

Questa Maggioranza consigliare intende procedere allo “scambio” tra il vecchio municipio e l’attuale struttura del Comando della Guardia di Finanza.

Alla base di questa furbata c’è innanzitutto la volontà di non mettere in grado i cittadini di conoscere i termini di questa vicenda. 

L’Ente Comune di Mola ha il dovere di produrre le carte ufficiali riferite all’effettiva proprietà di ogni superficie insistente tra i luoghi liturgici della Chiesa (“di San Domenico”) ed il marciapiede di via Alessandro Manzoni, quindi soprattutto i locali che vanno dalla Sagrestia (compresa) fino alla radice delle scale ex comunali che salgono al primo piano e dei vani che vi giacciono nel sottosuolo, in buona parte adibiti nel corso dei secoli a veri e propri luoghi di tumulazione di frati domenicani deceduti.

Con questa lettera di risposta all’istanza del dott. Giuseppe Castellana, il Comune di Mola dà atto dell’erroneo accatastamento in capo al Comune di Mola dell’ex convento domenicano (Palazzo San Domenico e ambienti in utilizzo da tempo remoto alla Parrocchia SS. Rosario) e informa che l’Agenzia del Demanio ha chiesto di volturare questi beni dal Comune allo Stato, in base alla legge sull’esproprio dei beni ecclesiastici del 1866. Eppure, nei primi Anni 2000 il Comune di Mola ottenne, in qualità di proprietario, fondi Urban per la ristrutturazione (poi eseguita parzialmente) di Palazzo San Domenico. Come mai non saltò fuori all’epoca la vera titolarità della proprietà? Perchè lo Stato non eccepì nulla a quel tempo mentre lo fa soltanto oggi a distanza di 156 anni dall’esproprio del convento? Quale pasticcio si nasconde dietro questa rivendicazione?

Con Urban 2 venne demolito il muro che divideva corridoio di queste aule e corridoio del vecchio Comune, in favore di una grande porta a vetrata che ha così messo in comunicazione i due distinti ambienti.

Le bugie del passato decennio adesso e finalmente cedono il passo alla verità. Già, URBAN 2: a che titolo, considerato che il vecchio municipio non era del Comune, …a che titolo e con quali carteggi vennero chiesti ed ottenuti finanziamenti in favore dell’Ente (Comune di Mola di Bari), senza MAI far comparire l’Agenzia del Demanio?

La gente deve poter conoscere, carte alla mano, titoli di proprietà, Delibere, conteggi di spese, autorizzazioni, mancate autorizzazioni eccetera, a partire da quali Atti comunali abbiano costituito il presupposto dello scempio commesso nell’ex sala consigliare e quali Atti siano stati firmati ed adottati per la scala antincendio e per le cancellate esterne con apertura illegale verso l’interno.

I punti da rendere trasparenti alla cittadinanza sono molti, ma in questo momento a me preme avanzare una proposta che dovrebbe fare da VIATICO a un conteggio del dare-avere.

Pertanto, chiedo che il i lavori propedeutici e quelli consigliari debbano necessariamente ricomprendere e rendere pubblici:

  1. i conteggi di quanto il Comune spese per l’area di Scannacinque, sia per gli espropri, sia per la realizzazione di quello che avrebbe dovuto essere un Centro commerciale.
  2.  i conteggi di quanto il Comune ha speso per rimettere a nuovo quella struttura e tutta l’area di pertinenza.
  3. i conteggi di tutte le spese a carico del Comune per le manutenzioni eccetera intervenute in questi anni di concessione gratuita alla G.d.F. .

          ALMENO QUESTO, come base di valutazione economica.

Ci sono altri aspetti da affrontare, ma per ora, basta e…avanza.

I Consiglieri comunali e la cosiddetta cittadinanza attiva dovrebbero aprire gli occhi, mentre i Tecnici del settore dormono o, perlomeno, si astengono dall’intervenire, per non mettere le dita nelle piaghe dell’ipocrisia interessata di questa Mola tanto reticente, quanto secolarmente omertosa.

Distinti saluti.

Pino Castellana

___________

NOSTRO COMMENTO

Della vicenda illustrata in questa missiva da Pino Castellana, “Mola Libera” se ne è occupata nei mesi scorsi, con alcuni articoli che qui richiamiamo per completezza:

https://www.molalibera.it/2022/01/14/palazzo-san-domenico-lincompiuta-che-suscita-tanti-interrogativi/

https://www.molalibera.it/2022/01/15/palazzo-san-domenico-ecco-come-hanno-ridotto-lartistica-sala-consilare/

Una cosa è certa: resta lo sconcerto per una così prolungata “disattenzione” dei pubblici poteri alla reale proprietà del Palazzo San Domenico e dell’intero complesso ex conventuale, che abbraccia, nella sua proprietà pubblica, anche i locali utilizzati dalla Parrocchia SS. Rosario, ad eccezione unicamente della Chiesa, cioè del solo luogo di culto.

Questa struttura (come tutti i locali in utilizzo alla parrocchia SS. Rosario) non appartiene alla Chiesa, ma è accatastata in proprietà al Comune di Mola. Ora, l’Agenzia del Demanio sostiene che, in virtù di un vecchio atto (risalente probabilmente alla legge ottocentesca di esproprio dei beni ecclesiastici da parte dello stato dopo l’Unità d’Italia), la proprietà è statale.

Come è stato possibile che, per decenni, fin dalla formazione degli aggiornamenti catastali nel periodo fascista (Anni ’40), l’intero palazzo San Domenico e tutti i locali utilizzati dalla Chiesa siano stati accatastati come proprietà comunale, mentre solo ora si viene a sapere che il Demanio, cioè lo Stato, se ne dichiara quale reale e legittimo proprietario?

L’intera particella 1003 (comprendente non solo Palazzo San Domenico, ma tutte le strutture in utilizzo alla parrocchia SS. Rosario, esclusa la Chiesa, con particella 4005) risulta catastalmente di proprietà del Comune di Mola, ma l’Agenzia del Demanio sostiene che si tratta di un accatastamento errato e che, pertanto, la proprietà è dello Stato.

Perchè la vicenda non è mai stata chiarita nel tempo?

Certamente non si possono oggi addebitare colpe ad amministratori comunali che non ci sono più, tuttavia più di recente il Comune di Mola, con Assessore ai Lavori pubblici e Urbanistica, e poi Sindaco, l’attuale amministratore Nico Berlen, si è dato luogo alla richiesta di un finanziamento pubblico, di origine comunitaria, con il programma Urban per il recupero (parziale) di Palazzo San Domenico, addirittura con la realizzazione di una commistione tra ambienti diversi, attraverso una porta-vetrata.

Un passaggio in utilizzo alla parrocchia, consentendo, di fatto, anche l’ingresso di persone estranee direttamente negli ambienti comunali per l’accesso interno e diretto a locali del piano terra di Palazzo San Domenico, affidati nei mesi scorsi, senza contratto e senza alcun atto amministrativo, dal Sindaco Colonna al Parroco.

 

Ora, per giunta, arriva la notizia ufficiale che, in sede di commissione consiliare, si discuterà dello scambio in regime di reciprocità tra Palazzo San Domenico e l’edificio comunale realizzato nella Zona Industriale con i fondi della Legge 64/86 per il Mezzogiorno, poi colpevolmente abbandonata negli anni al saccheggio a causa dell’assenza di vigilanza, e quindi recuperato dalla devastazione con impiego di ulteriori fondi pubblici per poi affidarlo alla Guardia di Finanza, sede della tenenza di Mola.

In che termini avverrà lo scambio non è ancora chiaro: una cosa è certa Palazzo San Domenico ha un valore immobiliare e storico notevolmente superiore a quello dell’edificio oggi utilizzato dalla GdF.

Nel frattempo, l’ex strutturale conventuale permane allo stato di “incompiuta”, con il piano terra lasciato allo stato di grezzo e con notevoli problemi di accessibilità oltre che di uscite di sicurezza con aperture non a norma, l’assenza di un sistema di riscaldamento e di condizionamento operante, oltre alla pregevole ex sala consiliare abbandonata ad uso deposito e sfregiata nella parte superiore dalle orrende bocchette di aerazione.

La ex sala consiliare di Palazzo San Domenico, chiusa da anni, ridotta a deposito di materiale vario. Si nota, ben visibile, lo scempio delle bocchette di aerazione, in alto a destra.

Insomma, l’ennesimo capitolo dei misteri molesi, peraltro senza capo nè coda, ma con troppi protagonisti allo sbaraglio.

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