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PALAZZO SAN DOMENICO: ECCO COME HANNO RIDOTTO L’ARTISTICA SALA CONSILARE

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L’ex sala consiliare è chiusa da anni e ne è stato vietato l’accesso a chiunque, consiglieri comunali compresi. Ora, le foto in esclusiva, arrivate questa mattina in redazione, mostrano in tutta evidenza il plateale scempio realizzato con le bocchette di aerazione, già denunciato a suo tempo dal nostro giornale. E non solo: si notano ampie tracce di umidità al soffitto, mentre tutta la bella sala già adibita a sede del Consiglio comunale, è stata trasformata in un polveroso deposito di suppellettili, mobilio, vecchi computer in disuso. E’ il conclamato fallimento della gestione dell’Assessore Berlen: da Sindaco volle la ristrutturazione del palazzo con i fondi Urban ma, abbandonando questa sala e lasciando allo stato di incompiuta le stanze del piano terra, non è stato capace di portare la trasformazione a compimento.

Finalmente si squarcia il velo di omertà che circonda da anni l’ex sala consiliare di Palazzo San Domenico, oggi denominato Palazzo delle Culture.

Di cultura, purtroppo, c’è ben poco nello storico edificio se si esclude l’asfittica Biblioteca comunale, neppure servita da riscaldamento e condizionamento. Gli addetti comunali e chi la frequenta tremano dal freddo nella stagione invernale e sudano copiosamente con l’arrivo del caldo. E’ davvero molto difficile lavorare, leggere, studiare e ricercare in quelle proibitive condizioni.

Il piano terra poi, come si è già avuto modo di scrivere nell’articolo che abbiamo pubblicato ieri,

https://www.molalibera.it/2022/01/14/palazzo-san-domenico-lincompiuta-che-suscita-tanti-interrogativi/

si trova in uno stato di assoluta impraticabilità nelle stanze che dal corridoio si dipartono con l’affaccio in Via Manzoni.

Ambienti rimasti allo stato di rustico, dopo i lavori eseguiti solo parzialmente, e dati in uso, di recente, dal Sindaco alla parrocchia SS. Rosario, tuttavia senza alcun provvedimento formale come, invece, è obbligatorio per qualsiasi attività di concessione, sia pure temporanea, di immobili comunali a terzi.

Dopo le nostre anticipazioni, è infatti quanto si è appreso ufficialmente da Giuseppe Colonna in risposta ad un’interrogazione del consigliere Giangrazio Di Rutigliano avvenuta nella seduta consiliare di ieri sera, venerdì 14 gennaio 2022. Ed è necessario rimarcare come il Sindaco, nel non adempiere formalmente, si sia mosso in violazione di precisi adempimenti normativi in materia di enti locali.

Peraltro, a complicare il quadro, come abbiamo scritto nell’articolo di ieri, dedicato ad un colloquio con l’ex Assessore Enzo Linsalata, vi è una servitù di fatto che si è creata con l’apertura di una grande vetrata, con porta di comunicazione, tra il corridoio di Palazzo San Domenico e gli ambienti dell’attigua parrocchia.

La vetrata con porta di accesso dagli ambienti parrocchiali all’interno del Palazzo San Domenico, ex Municipio di Mola. La chiave sarebbe in possesso dei responsabili parrocchiali

A che pro fu realizzata una simile commistione, se si tratta di due proprietà distinte e diverse? E perchè, e a quale titolo, la chiave della porta di comunicazione tra i due ambienti sarebbe in possesso dei responsabili parrocchiali?

Peraltro, si è appreso da un’interrogazione del consigliere Stefano Diperna al Sindaco, sempre nella seduta consiliare di ieri sera, che il Comune di Mola, a seguito dell’iniziativa dell’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Nico Berlen, sta trattando con l’Agenzia del Demanio la cessione dell’immobile comunale situato nell’area PIP di contrada Scannacinque, concesso da anni in uso alla Guardia di Finanza, con l’acquisizione al patrimonio del nostro comune di Palazzo San Domenico.

Eppure, in fase di acquisizione dei finanziamenti Urban per la sua ristrutturazione (abortita per metà, come ben si sa), il palazzo fu dichiarato di proprietà comunale. Ora si scopre invece che l’intero stabile appartiene allo Stato… Quindi, a che titolo furono incamerati i fondi Urban su un immobile che non apparteneva e tuttora non appartiene al Comune di Mola?

Inoltre, qual è la valutazione di scambio tra i due immobili che ora si vogliono far mutare di proprietà? Questo importante particolare non è stato chiarito dal Sindaco in fase di risposta all’interrogazione del consigliere Diperna nè a quella successiva del consigliere Di Rutigliano.

Si è soltanto appreso che l’acquisizione al patrimonio comunale dell’intero edificio sarebbe propedeutica a candidare il completamento della ristrutturazione dell’edificio ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) del Governo Draghi, stanziati dall’Unione Europea.

Insomma, si continua nella solita politica, tipicamente berleniana, del recupero (in questo caso peraltro parziale), con conseguente abbandono, per poi ristrutturare nuovamente… E, quindi, nuovi incarichi consulenziali, nuovi appalti… una giostra di denaro pubblico che non si arresta mai…

Intanto, il palazzo, bene storico di inestimabile valore, decade e deperisce sempre più, come mostrano le foto della stupenda ex sala consiliare, che “Mola Libera” pubblica in esclusiva.

Macchie ben visibili di umidità o comunque di distacchi dal soffitto affrescato della ex sala consiliare.

 

Un senso di desolante abbandono emerge dalle cataste di materiale depositato nella ex sala consiliare

 

Una foto che congela l’abbandono della sala consiliare al settennato del Presidente Oscar Luigi Scalfaro (termine mandato 1999): è suo il ritratto istituzionale che campeggia sul gonfalone storico del Comune di Mola.: lasciato lì, come un vecchio drappo. Sparite invece le due raffigurazioni storiche di Giuseppe Garibaldi e di Giuseppe Mazzini.

 

Un’altra immagine dello stato di abbandono della ex sala consiliare

Il velo ormai è squarciato: si attende che il Sindaco predisponga una visita aperta ai consiglieri comunali e alla stampa locale per mostrare lo stato reale di tutti gli ambienti, illustrando i veri intendimenti della sua Amministrazione comunale in relazione al futuro di questo importantissimo bene pubblico, fugando peraltro ogni zona d’ombra in relazione alla commistione di uso degli ambienti del palazzo con l’attigua parrocchia.

La ex sala consiliare di Palazzo San Domenico, chiusa da anni, ridotta a deposito di materiale vario. Si nota, ben visibile, lo scempio delle bocchette di aerazione, in alto a destra.

1 COMMENTO

  1. Ho sempre detto e anche scritto che a Mola bisogna procedere con raziocinio. A suo tempo mi opposi allo “spreco” di soldi impiegati su Palazzo Roberti (che ha portato a pulire la facciata e i fianchi senza altri risultati) con la motivazione che bisogna fare una cosa per volta e farla bene. Sostenni e sostengo che bisognava concentrarsi su palazzo san Domenico e sulla piazza antistante, da trasformare in un “salotto” inquadrato da palazzo san Domenico, al cui interno bisognerebbe far funzionare la biblioteca comunale, oggi un semplice simulacro di ciò che deve essere una biblioteca pubblica. Feci anche una proposta scritta al Sindaco, restata senza risposta.

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