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Mola di Bari

PARTENZA MOLTO DELUDENTE DELL’ITER PER IL NUOVO PIANO URBANISTICO. ECCO PERCHE’

data:

Martedì 12 luglio, nel Chiostro di Santa Chiara, si è tenuta la conferenza di “Presentazione e avvio del processo partecipativo per la redazione del PUG” (Piano Urbanistico Generale) alla presenza della prof.ssa Angela Barbanente, responsabile della convenzione stipulata in merito tra il Comune di Mola e il Politecnico di Bari. Il primo appuntamento però delude e non convince: ecco le ragioni. “Mola Libera” non farà comunque mancare le sue proposte per il futuro della nostra città.

Avvio banale e deludente per il processo partecipativo che porterà alla redazione del PUG (Piano Urbanistico Generale), in sostanza il nuovo Piano Regolatore di Mola, sebbene le regole normative siano nel frattempo, in parte, cambiate per la sua stesura, approvazione e modifica.

Premessa

La norma che presiede alla redazione dei PUG comunali all’interno del territorio pugliese è la Legge regionale 27 luglio 2001, n. 20 “Norme generali di governo e uso del territorio”.

Tale legge stabilisce che il Consiglio comunale adotta, su proposta della Giunta, un Documento programmatico preliminare (DPP) contenente gli obiettivi e i criteri di impostazione del PUG.

Questo documento, il DPP, preparato con l’ausilio del Politecnico di Bari, è stato approvato nel lontano 2009 dal Consiglio comunale, con Sindaco Berlen, ma, non essendosi poi dato corso concretamente alla redazione del PUG, esso è rimasto in un limbo per oltre un decennio.

Al seguente link, i lettori trovano un articolo di “Mola Libera” che riassume i termini dell’annosa questione, fino ai risvolti più recenti dello scorso febbraio:

https://www.molalibera.it/2022/02/20/piano-urbanistico-consiglio-comunale-diviso-a-meta-la-prof-ssa-barbanente-puo-continuare-la-consulenza/

In sostanza, il DPP è stato quindi rispolverato dall’Assessore Berlen con la Giunta Colonna, a seguito della riattivazione della convenzione con il Politecnico, in particolare con il DAU (Dipartimento Architettura e Urbanistica), poi inglobato nel DICATECH (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica). Una convenzione avviata nel 2001, poi riconfermata con un “atto aggiuntivo” nel 2010 e infine riavviata, a seguito dell’inerzia sia del Comune che del Politecnico, nel dicembre 2018.

Il DPP del 2009 è stato aggiornato a seguito del mutato quadro normativo e delle stesse esigenze del territorio molese, nel frattempo mutate.

Tuttavia, sebbene i contenuti del DPP siano sostanzialmente cambiati in molti punti fondamentali, la Giunta comunale non ha ritenuto di sottoporre il nuovo DPP alle “osservazioni”, cioè alle proposte di modifica ovvero di proposta, dei cittadini, come pure prevede la legge, tanto che il nuovo documento è stato approvato dall’attuale Consiglio comunale, il 14 febbraio 2022, con i soli voti di maggioranza, sebbene la minoranza avesse chiesto alla Regione Puglia di pronunciarsi sulla legittimità del procedimento. La sibillina risposta regionale, che demandava al Comune ogni valutazione, ha consentito alla Giunta Colonna di forzare la mano, e così di procedere saltando l’iter delle nuove osservazioni.

Peraltro, un macigno di dubbia legittimità pesa sull’iter del PUG appena avviato nel suo procedimento partecipativo.

Si tratta, come i lettori ricorderanno bene, del parere dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) rilasciato al Sindaco di Mola dopo che la delibera di riattivazione del convenzionamento con il Politecnico, del 28 dicembre 2018, prevedeva di doversi acquisire il parere di legittimità dell’ANAC.

Il Sindaco Colonna chiese all’ANAC il parere soltanto il 31.03.2021, cioè 2 anni e tre mesi dopo l’approvazione della delibera di Consiglio comunale che gli demandava esplicitamente tale compito.

L’ANAC riscontrò la nota del Sindaco in data 02-04-2021 e rispose il 15-06-2021, con una nota dell’Ufficio Precontenzioso e pareri.

Qui i lettori trovano ogni riferimento puntuale a quella vicenda, tuttora rimasta una nebulosa sulla quale il Politecnico di Bari non si è neppure espresso, sebbene sia direttamente parte in causa:

https://www.molalibera.it/2021/08/13/ecco-perche-lautorita-nazionale-anti-corruzione-ha-bocciato-colonna-e-berlen/

La conferenza di avvio del processo partecipativo: la politica urbanistica del post-it, in assenza di un’approfondita analisi di partenza

Fatta questa lunga premessa, veniamo al convegno di martedì 12 luglio dal titolo “QUALE FUTURO PER LA CITTÀ, IL TERRITORIO E IL PAESAGGIO DI MOLA”, con il quale  il Comune di Mola di Bari ha avviato la redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) e l’adeguamento dell’attuale Piano Regolatore Generale (PRG) al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR).

La locandina di presentazione così spiegava e annunciava:
 
“Non si tratta solo di documenti tecnici per addetti ai lavori, ma di decisioni molto importanti per l’intera comunità e per il suo territorio. Per tutti i cittadini, i tecnici e gli operatori sociali ed economici questo è il momento di partecipare per diventare protagonisti della realizzazione di uno sviluppo sostenibile per il Comune di Mola di Bari.
Il processo partecipativo intende partire dalla riscoperta della identità del territorio; identità che solo la comunità che lo abita è in grado di descrivere, raccontare e rinnovare.
Per questo ti invitiamo a partecipare, raccontandoci che “Mola è…” compilando il questionario online al seguente link https://partecipazione.regione.puglia.it/…/moladibaripa…
Di seguito gli eventi previsti:
 
 19 luglio “Il parco rurale ed il rapporto con la campagna” / Passeggiata nell’area rurale di Mola di Bari
Ore 18.00 Piazzale San Materno S.P. 111
Ore 19.30 Centro Servizi Ecomuseo Poggio Antiche Ville
 
26 luglio “Il Paesaggio Costiero” / Pedalata da Mola a Cozze
Ore 18.00 Piazza XX Settembre
Ore 19.30 Cozze, Piazzale della Farmacia
 
2 Agosto “Il Centro Urbano” / Passeggiata tra le piazze del centro storico
Ore 18.00 Piazza XX Settembre
Ore 19.30 Ufficio della Pianificazione in via Di Vagno 143
 
9 Agosto “I quartieri periferici”
Ore 18.00 Piazzale Parrocchia SS. Trinità
Ore 19.30 Parrocchia Ss. Trinità
 
Le date degli incontri formativi previsti nel mese di Settembre 2022 sono in fase di definizione e saranno rese pubbliche nei prossimi giorni.”
 
 
Venendo ai contenuti concreti dell’appuntamento di martedì sera presso il Chiostro di Santa Chiara, vi è da dire che il palco dei relatori ha visto la presenza: del Sindaco Giuseppe Colonna, della prof.ssa Angela Barbanente, in rappresentanza del Politecnico di Bari per la direzione scientifica nella formazione del PUG, dell’ing. Vito Berardi, capo settore Urbanistica del Comune di Mola e incaricato della stesura materiale del PUG, del Presidente dell’Ordine provinciale degli Architetti arch. Cosimo Damiano Mastronardi e del Presidente del Collegio Geometri provinciale geom. Angelo Addante.
 
Il palco con i relatori al Chiostro di Santa Chiara: a sinistra, (da sinistra) arch. Cosimo Damiano Mastronardi, geom. Angelo Addante, arch. Francesco De Gaetano. A destra, l’ing. Vito Berardi, la prof.ssa Angela Barbanente, il Sindaco Giuseppe Colonna
 
Assenti eccellenti: il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri, il neo eletto ing. Umberto Fratino, e l’arch. Nico Berlen, Assessore all’Urbanistica e lavori pubblici del Comune di Mola, colpito dal covid.
 
Ha coordinato i lavori l’arch. Francesco De Gaetano.
 

In apertura si è appreso che la prof.ssa Angela Barbanente ha acquisito il prestigioso incarico di presidente della SIU (Società Italiana degli Urbanisti). Alla docente molese vanno senz’altro anche i complimenti di Mola Libera, con l’auspicio che la sua attività sia improntata innanzitutto alla tutela del bene comune nella salvaguardia urbana, ambientale e di ogni contesto antropico.

Tuttavia, ciò non ci esime dal giudicare, per l’immediato e il futuro il suo operato con riguardo all’incarico ricevuto per la direzione del procedimento di redazione del PUG molese.

Le dichiarazioni della prof.ssa Barbanente

Da destra, Il Sindaco Giuseppe Colonna, la prof.ssa Angela Barbanente, l’ing. Vito Berardi

E, in realtà, le dichiarazioni della prof.ssa Barbanente nel corso del convegno molese, hanno presentato non pochi aspetti che denotano poco approfondita conoscenza del contesto locale, con particolare riferimento alla sua economia e alle sue dinamiche sociali.

Infatti, la mera citazione della programmazione regionale in materia urbanistica – con le innovazioni relative al “progetto di rete ecologica per favorire la biodiversità”, al “patto città – campagna per contenere il consumo del suolo“, al “sistema territoriale per la mobilità dolce”, al “progetto per la tutela e la valorizzazione dei paesaggi costieri“, al “sistema per la valorizzazione dei beni culturali” – risulta piuttosto dissonante con riferimento alle attuali politiche urbanistiche perseguite dal Comune di Mola e, sul nostro territorio, dalle decisioni unilaterali e impositive della Città Metropolitana di Bari e della Regione Puglia.

Non è infatti un mistero che il territorio molese sia interessato da un mega progetto di variante della statale 16, al quale probabilmente seguirà il passaggio della bretella autostradale, fortemente voluto e imposto dal Sindaco della Città Metropolitana Decaro e dal Presidente della Regione Puglia Emiliano.

E che su quel progetto la prof.ssa Barbanente si pronunciò favorevolmente in occasione del convegno pubblico – tenutosi nel novembre 2019 al Castello Angioino, organizzato dall’associazione politica “Futura” (costituita da esponenti provenienti dal PD molese), alla presenza dell’Assessore regionale Giannini (non rieletto nelle elezioni del 2020) – dichiarando che l’inutile sventramento della campagna molese era in ogni caso un consumo di suolo “buono”.

E non solo. La “tutela e valorizzazione costiera”, qui a Mola, si è sostanziata nella preparazione di un Piano comunale delle coste che la Soprintendenza ai Beni culturali, storici e paesaggistici ha bocciato nelle sue parti principali, privo com’è dei fondamentali requisiti di salvaguardia ambientale, limitandosi a normare, di fatto, la lottizzazione delle concessioni per futuri stabilimenti balneari in una costa martoriata dal cemento, gran parte del quale illegale.

Punti di forza? O punti di confusione, ancor prima che di debolezza?

Peraltro, non hanno affatto convinto i “punti di forza” declinati dalla prof.ssa Barbanente che sarebbero attinenti al nostro contesto urbano, economico e territoriale, se non per l’ottimale collegamento con il capoluogo metropolitano, sebbene il trasporto ferroviario pendolare sia stato negli ultimi anni fortemente penalizzato in previsione (approntata a tavolino da politici e burocrati fin dai Piani regionali dei trasporti dei primi Anni 2000) di uno spostamento dei flussi di traffico su gomma e, quindi, la variante alla statale 16 non è affatto un caso.

Per la prof.ssa Barbanente, Mola, confinando con il sistema urbano multipolare del capoluogo e con il sistema prevalentemente turistico del sud-est barese, corre il rischio di diventare una periferia dei due assetti territoriali, ma ha in sè le positive risorse di una “mescolanza” di aspetti diversificati.

In realtà, Mola periferia lo è già da tempo: propaggine del deleterio turismo “mordi e fuggi” di Bari e prima cintura, nonchè nudo pernottamento a buon mercato, con le case vacanza, per i turisti che poi si spostano e trascorrono gran parte del loro tempo, e spendono il loro denaro, nei più rinomati centri del sud est (Polignano, Monopoli, Alberobello, ecc.).

Per la docente del Politecnico, Mola, tra i suoi punti di forza, presenterebbe più resilienza dei comuni del sud est barese, a parer suo messi in crisi dalla pandemia di covid 19, mentre la nostra cittadina può contare su un articolato sistema peschereccio, su un’agricoltura “vivace” e su nuovi insediamenti in campo tecnologico, tanto da offrire già oggi un sistema di servizi integrati in un contesto urbano cosiddetto “da 15 minuti”, intendendosi per esso la raggiungibilità di ogni area abitativa in poco tempo.

Purtroppo, con queste, spiace dirlo, superficiali affermazioni, la prof.ssa Barbanente dimostra di non conoscere affatto il contesto che si appresta ad approcciare con un incarico così importante e allo stesso tempo tanto delicato.

Innanzitutto, l’urbanista barese avrebbe dovuto esporre all’uditorio, anche se per sommarie linee, il contenuto del DPP (Documento Preliminare di Programmazione) di recente approvato, sebbene con una risicata maggioranza, dal Consiglio comunale di Mola.

E’ infatti quello il documento che viene posto alla base della redazione del PUG e su di esso i cittadini devono essere chiamati a fornire il loro contributo di idee, di proposta, di critica costruttiva, attraverso un confronto continuo, dialettico, serrato, anche con valutazioni fortemente alternative del futuro di città.

Il pubblico presente

Non invece attraverso la politica pseudo-partecipativa dei post-it: una parodia comunicativa del sistema nord europeo, che tuttavia ha dietro di sè meccanismi decisionali, su base locale, molto pervasivi e realmente democratici, non opachi come quelli nazionali e ancor più meridionali, laddove le decisioni strategiche in materia urbanistica vengono prese comunque da gruppi ristretti di interessi precostituiti.

Peraltro, dalla prof.ssa Barbanente ci saremmo attesi quanto meno un’analisi, sia pure di primo impatto, sugli indicatori demografici e socio-economici di Mola resi periodicamente dall’ISTAT, gli unici in grado di “fotografare” obiettivamente una realtà locale.

Ogni amministratore comunale, ogni urbanista, dovrebbe innanzitutto conoscere in maniera approfondita, quale pre-requisito per poter operare scelte e formulare programmi, tali indicatori, a cominciare da quelli strettamente demografici.

E invece si continua ad intervenire come se la demografia sia qualcosa di alieno e avulso, quasi una scomoda pietra d’inciampo che possa ostacolare progetti faraonici dalle fondamenta sabbiose, fantasmagorici “libri dei sogni”, deleterie espansioni urbanistiche a fronte di “crescita zero”, anzi di decrescita ormai patologica.

Non è un caso, infatti, che Mola sia tra i pochissimi comuni dell’Area Metropolitana a presentare non solo un invecchiamento galoppante della popolazione, ma numeri molto preoccupanti, assolutamente patologici, nel raffronto tra la classe di età da 0 a 4 anni (il nostro futuro) e quella degli ultra 80 enni (la quarta e ultima età), laddove quest’ultima sopravanza la prima in numero assoluto e in percentuale, perfino con gli ultra 85enni.

E quindi parlare di Mola come “città resiliente” davvero non solo suona stonato, ma addirittura di cattivo gusto.

Ricordiamo che in urbanistica “la città resiliente si modifica costruendo risposte sociali, economiche e ambientali nuove che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia. La resilienza è quindi oggi una componente necessaria per lo sviluppo sostenibile, agendo prima di tutto sui modelli organizzativi e gestionali dei sistemi urbani. Una città sostenibile è quindi una città resiliente” (definizione ripresa dal sito della Regione Emilia-Romagna, per un workshop dedicato al tema).

E Mola è tutt’altro che una città “resiliente”: non solo per una  demografia fortemente involutiva che la condanna all’assenza di un ricambio generazionale molto più accentuata che nelle medie metropolitane, regionali e nazionali, ma in ogni caso per l’assenza di un sistema produttivo bilanciato e ben articolato, oltre che per la quasi assoluta mancanza di un sistema di servizi al cittadino.

Non a caso, il Piano dei Servizi, uno dei punti di maggiore qualificazione dell’attuale Piano Regolatore Generale, non è mai stato formulato, tanto da avere un comune che si caratterizza per la cronica assenza di una rete di servizi: altro che “città da 15 minuti”!

Il discorso ci porterebbe molto oltre le intenzioni di questo articolo di commento: chi scrive si è occupato a lungo, negli scorsi decenni, di analizzare compiutamente i dati statistici (che non mentono!) del nostro contesto territoriale e di formulare proposte per una prospettiva di sviluppo locale in un’ottica globale.

Ma tant’è. Siamo ancora oggi ad ascoltare analisi auto consolatorie, mentre la pesca locale conosce una delle sue crisi più drammatiche e non solo per il caro gasolio, l’agricoltura subisce in permanenza lo scacco della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e l’insediamento della SITAEL è rimasto la proverbiale “cattedrale nel deserto”, mentre Mola non ha mai conosciuto come oggi situazioni di vasto degrado urbano e igienico-sanitario del tessuto cittadino, a fronte di opere pubbliche declamate sulla carta da decenni e rimaste tali, con una assoluta assenza di parcheggi e il fallimento totale del disco orario nelle aree centrali, la grave mancanza di un’area mercatale, l’abbandono di vaste aree del centro storico sei-ottocentesco, la dilatazione abnorme e ingiustificata delle periferie, la “Mola Bianca” diventata un quartiere fantasma, il verde urbano ridotto a simulacro, più incombenza per il taglio primaverile-estivo delle erbe infestanti che vera ricchezza di ossigeno e di benessere, i tanti edifici scolastici chiusi e ignobilmente tenuti allo stato di ruderi fatiscenti.

La Sitael, insediamento tecnologico avveniristico, ma rimasto una “cattedrale nel deserto” senza l’avvio di una filiera produttiva nel settore

E’ per questo che suonano quasi elegiache e fuori contesto le pedalate in bicicletta sulla Mola – Cozze, le passeggiate nell’agro di Mola e tra le piazze del centro storico, con il supporto di associazioni, di fatto, fiancheggiatrici della politica e non già, come dovrebbe essere, vere sentinelle degli habitat urbano, rurale e costiero, scempiati da dissennate e pluridecennali politiche edilizie.

Ed è pertanto che l’assenza di un dibattito alla fine del lungo monologo dei relatori, con una comunicazione esclusivamente unidirezionale, suona come grave campanello d’allarme in premessa del lungo iter di formazione del PUG.

Pubblico deluso per l’assenza di un dibattito al termine degli interventi dei relatori. I presenti si sono dovuti accontentare di bigliettini post-it da incollare su bacheche per esprimere brevi pensieri più che proposte e idee.

“Mola Libera”, anche attraverso l’apporto dei suoi lettori, non farà mancare il suo contributo all’Ufficio del Piano e a quanti vi opereranno, a cominciare dalla direzione scientifica della prof.ssa Barbanente, attraverso una proposta articolata sulle prospettive di futuro del nostro territorio, con l’auspicio che, in ogni caso, si agisca non solo in piena trasparenza (pre-requisito), ma con la piena consapevolezza che un nuovo piano urbanistico non avrà alcuna vera legittimità se le scelte che fanno gola al “partito del mattone e del cemento” verranno, ancora una volta, decise nelle segrete stanze, pur dopo apparenti processi partecipativi.

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