E’ quanto il prof. Vito Tanzi ha dichiarato a Mola Libera nel corso di una piacevole conversazione con il nostro direttore responsabile. Molti i temi toccati: dalla politica ed economia internazionale alla sua esperienza nel Governo Berlusconi e, ovviamente, al suo amore per Mola. Non è una novità: il prof. Vito Tanzi, economista di fama internazionale, già Direttore del Dipartimento Fiscale del Fondo Monetario Internazionale, continua ad amare Mola e a renderla sua meta prediletta nei suoi lunghi viaggi all’estero. Infine, una proposta del nostro giornale per fare tesoro della grande esperienza di Tanzi, nella prospettiva della crescita economica del territorio molese.
Tanzi ha girato il mondo per il suo lavoro e ora, che da tempo è in pensione, lo fa per puro diletto e amore per i viaggi e la conoscenza di altri luoghi, popoli e tradizioni.
Eppure Mola, sua terra natale e che lo ha visto crescere e studiare fino al diploma dell’Istituto Nautico e, quindi, per l’avvio del suo percorso universitario negli studi economici, resta il suo “luogo del cuore”.
Venerdì scorso, 3 luglio, in una libera conversazione, seduti ad un tavolino del Caffè Roma di Piazza XX Settembre, senza alcuno schema prefissato e privo dell’assillo di un’intervista formale, Vito Tanzi, accompagnato da sua moglie Maria, sua compagna di vita e di viaggi da trent’anni, mi ha illustrato il suo modo di vedere Mola e alcune possibilità per il suo futuro economico.
Tanzi è stato il primo italiano a conseguire il prestigioso Ph. D. in Economia ad Harvard (corrispondente al nostro dottorato di ricerca).
Successivamente, è stato Professore e Presidente del Dipartimento di Economia presso la American University di Washington D.C. (1967-1975) e membro della facoltà alla George Washington University.
Solo dopo il suo consolidamento nella carriera accademica, arrivò la chiamata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), con la proposta di occuparsi di uno dei dipartimenti più strategici della prestigiosa, ma spesso discussa, istituzione economica internazionale.
Tanzi fu pertanto prima Capo della Divisione di Politica Fiscale (1974-1981) e quindi Direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica del FMI (1981-2000). Inoltre, ha collaborato con la Banca Mondiale, le Nazioni Unite, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e la Banca Inter-Americana per lo Sviluppo.
Un background che gli ha permesso di scrivere oltre venti libri di economia e di storia economica, oltre a centinaia di articoli accademici e specialistici, e di aver conseguito cinque lauree honoris causa da importanti università internazionali.
Davanti ad un cremoso cappuccino, il professore ha esordito con il suo solito tono pacato e sereno: “Voi non sapete quale fortuna avete nel vivere in questo posto”.
“Se un italiano o uno straniero volesse vivere qui stabilmente, avrebbe tutto a disposizione”, ha continuato. “Una piazza bella ed elegante, tanti negozi di ogni tipo a disposizione, spettacoli musicali, teatrali e attività culturali quasi ogni sera, che denotano molta vivacità culturale. Il mare in estate sempre disponibile, gratuito. E se si vuole fare la spesa liberamente, c’è il mercato a San Domenico e le tante “sedie” cariche di ortofrutta quasi in ogni angolo del centro storico. E inoltre il paese è tranquillo“.
Provo ad obiettargli che non tutto è oro quel che luccica e che, a Mola, bisogna viverci per un periodo non breve per capire come, accanto ai tanti lati positivi, vi sono quelli molto problematici: basso decoro urbano, parcheggi punitivi per i residenti nelle aree blu, e di scarso se non nullo beneficio per i cittadini, disorganizzazione comunale, sistema viario fatiscente, scarsità di verde pubblico, presenza ultra quarantennale della discarica Martucci e, quindi, prodotti agricoli a km. zero non affidabili nella vasta fascia servita dalla falda che scende da monte, fattore demografico preoccupante, lavaggio di denaro sporco da attività illecite nel capoluogo, ecc..
Tanzi però, pur condividendo le mie preoccupazioni, non demorde: “Il costo della vita è più basso che nelle grandi città e ciò rappresenta un vantaggio per i pensionati con redditi medio alti, che potrebbero uscire dal caos quotidiano delle grandi città oppure dalla vita isolata dei grandi quartieri americani residenziali”. E cita il suo esempio, vivendo in una delle zone più esclusive di Washington, ma con scarsissima se non nulla vita sociale.
Il professore invita in ogni caso il Comune di Mola a promuovere un’immagine di città turistica destinata alla terza età, con una politica di marketing e un “brand” ben riconoscibili, in sostanza quale alternativa alle inflazionate Polignano e Monopoli. Però conviene con me che il fattore demografico, con il forte invecchiamento della popolazione molese, vada contrastato.
“Uno dei fattori che possono aumentare il ringiovanimento della popolazione, può essere appunto il turismo della terza età”: sembra un paradosso, dice Tanzi, ma la crescita di strutture turistiche farebbe salire il fabbisogno di giovani che si dedichino a questo tipo di economia. E comunque aumentando l’attività economica, aumenta il numero di giovani che si fermano a lavorare in loco, con la conseguente formazione di nuove famiglie.”
Tanzi coglie anche l’occasione per manifestare la sua volontà di donare la sua vasta, originale e pregiata collezione di chiavi di ogni epoca e di ogni nazione, raccolta nel tempo, al Comune di Mola, affinchè possa farne motivo di ulteriore attrazione turistica.
Parliamo della situazione americana e Tanzi scuote la testa.
“Trump non è un buon presidente, e non solo per gli USA. E con la sua politica non fa altro che agevolare l’ascesa della Cina. Sono stato in Cina negli Anni ’90 ed era ancora una nazione poverissima. Anch’io – dice il professore – ho creduto per qualche tempo che, a seguito della caduta dell’Unione Sovietica, si fosse di fronte alla “fine della Storia”, come affermò Francis Fukuyama, politologo americano di origine giapponese. Ma ci sbagliavamo un po’ tutti. Credevamo che il capitalismo e le ideologie liberali avrebbero trionfato ovunque, invece il posto dell’URSS a livello globale fu preso in breve da un’altra nazione comunista, la Cina, e come potenza soprattutto economica.”
Tanzi non lo dichiara esplicitamente, ma da un suo ulteriore passaggio si comprende come nel tempo abbia stemperato le sue tesi economiche neo liberiste.
Infatti, è nel parlare di Argentina, nazione da lui visitata per lavoro e per turismo moltissime volte, molto amico di Domingo Cavallo, noto ministro dell’economia ai tempi della presidenza Menem, che Tanzi dà la misura di aver ripensato alcuni dei suoi “fondamentali” dell’economia.
Cosa ne pensa di Milei, l’attuale presidente argentino? – gli chiedo.
La risposta di Tanzi è laconica, ma chiara: “Non si possono tagliare i sussidi dall’oggi al domani”, con ciò evidenziando una critica ben precisa alla politica ultra liberista del presidente con la “motosega”, che ha lasciato nell’indigenza milioni di argentini a vantaggio della solita èlite.
Gli confesso: “Spesso internet mi propone discorsi di Juan Domingo Peron, e le sue motivazioni mi sembrano equilibrate e centrate, molto diverse dal tratto squisitamente populista che gli è sempre stato attribuito dai suoi avversari e dagli storici ed economisti liberisti. In fin dei conti, Peron era un socialdemocratico…”.
Tanzi conviene che Peron aveva una visione molto sociale dei problemi economici, maturata – e questo per me è un particolare inedito – quando fu addetto militare all’ambasciata argentina a Roma, ai tempi del fascismo. “Non era fascista, dice Tanzi, ma aveva preso in parte dal fascismo la visione delle corporazioni sociali”.
Torniamo a casa nostra, anche se molto ci sarebbe ancora da dire sull’eterna crisi argentina: un Paese che fu tra le prime dieci nazioni più ricche al mondo fino al secondo dopoguerra, sfamando letteralmente milioni di italiani che vi emigrarono, ma che da oltre ottant’anni passa da un “default” all’altro.
E parliamo della sua esperienza nel governo Berlusconi, sottosegretario all’Economia e Finanze dal giugno 2001 al luglio 2003.
“Fuor di retorica, come andarono le cose”?
Tanzi, lo spiega con flemma e con dovizia di particolari, mentre sua moglie Maria ascolta attentamente e annuisce più volte.
“Accadde che un giorno mi chiamò al telefono Giulio Tremonti, che non conoscevo personalmente. E mi disse che se lo schieramento di Berlusconi avesse vinto le elezioni, lui avrebbe avuto piacere di farmi nominare sottosegretario nel Ministero dell’Economia e Finanze al quale era stato designato. E in effetti Tremonti fu di parola: vinte le elezioni, fui nominato sottosegretario. Questo mi consentì di partecipare a moltissimi eventi politici, istituzionali e anche mondani della Roma di quegli anni. Tuttavia, ben presto mi accorsi che i sottosegretari non avevano alcun ruolo di sostanza: non partecipavano alle riunioni dei ministri, non venivano interpellati se non per questioni marginali e si trovavano a dover ratificare decisioni politiche già prese per equilibrio tra le diverse forze della maggioranza. Fu così che cominciai a pronunciarmi criticamente, sulla stampa nazionale, su alcuni provvedimenti, soprattutto in materia fiscale. In più mi accorsi della giungla del potere burocratico che strangolava ogni decisione politica, oltre alla necessità che all’interno della coalizione vi era di mediare in continuazione. Il risultato era una paralisi politica e organizzativa, dove a prevalere erano soprattutto le chiacchiere più che i fatti.”
Fu così che maturarono le dimissioni di Tanzi, rassegnate nel giugno 2003. Tanzi precisa: “Se avessi voluto galleggiare, avrei potuto farlo. Ma la coerenza mi impose di dimettermi, e nel farlo rinunciai a 7.000 euro al mese oltre alla pensione che avrei maturato se fossi rimasto”.
Una decisione che, indubbiamente, gli fa onore.
La serata volge al termine. Vito Tanzi, sebbene in novembre scoccheranno i suoi 91 anni (è della classe 1935), non è per niente affaticato.
Peraltro, continua a scrivere libri e saggi: negli ultimi anni ha pubblicato importanti volumi focalizzati sul benessere sociale, l’evoluzione dei mercati e le grandi sfide del nostro tempo (come pandemie e cambiamenti climatici), prevalentemente in lingua inglese con prestigiosi editori accademici internazionali.
La visione economica e sociale attuale di Vito Tanzi si concentra sull’equilibrio etico tra Stato e mercato, sviluppando una forte critica verso le storture del capitalismo contemporaneo, l’esplosione delle disuguaglianze e l’ossessione politica per la crescita quantitativa.
Il suo pensiero odierno si articola su tre direttrici fondamentali:
- 1) Nelle sue ultime analisi, Tanzi critica l’ossessione dei governi per il Prodotto Interno Lordo (PIL) come unico indicatore di progresso. Sostiene che una crescita puramente numerica non coincida con il benessere economico e sociale reale dei cittadini. Propone invece di misurare lo sviluppo attraverso la qualità dei servizi pubblici, la sostenibilità ecologica e l’equità distributiva.
- 2) Secondo Tanzi, la principale minaccia sociale odierna non è il mercato in sé, ma l’iper-complessità del sistema economico e giuridico. Questa giungla di norme permette al capitalismo finanziario deregolamentato e alle grandi multinazionali di estrarre enormi rendite di posizione, evadere le tasse legalmente e accumulare ricchezze sproporzionate, penalizzando la classe media e i lavoratori.
- 3) Se in passato ha fortemente criticato gli sprechi della spesa pubblica, oggi Tanzi invoca uno Stato snello ma strategico. Di fronte a minacce globali impreviste come pandemie, crisi geopolitiche e cambiamenti climatici, ritiene che il libero mercato da solo sia totalmente impotente. Lo Stato deve intervenire non per gestire l’economia in modo assistenziale, ma per regolamentare la finanza, proteggere i beni comuni e pianificare risposte coordinate a lungo termine per evitare che i prossimi anni diventino economicamente instabili.
Insomma, Tanzi è ben lontano dallo stereotipo che gli venne costruito addosso negli anni della sua direzione al FMI. E’ indubbiamente un economista di estrazione liberista, ma molto attento alle dinamiche sociali e in ogni caso all’efficienza dello Stato nelle sue diverse articolazioni, con una visione “interventista” dei governi per il rispetto delle regole e contro la deregolamentazione, soprattutto in materia finanziaria e nella protezione del risparmio.
In sintesi, la sua visione attuale unisce il rigore liberale classico (efficienza, semplificazione e concorrenza) a una profonda sensibilità sociale, che richiede regole severe per arginare i monopoli finanziari e proteggere il benessere della collettività.
Infine, mi si consenta una considerazione “storicista”. Il prof. Vito Tanzi rappresenta quella parte della molesità fatta di amore per il lavoro fatto bene e per l’investimento sui propri figli, che hanno avuto i molesi fino ad almeno i primi anni Settanta del Novecento.
Si trattava di famiglie di lavoratori nell’agricoltura, nella pesca e nell’artigianato, prevalentemente, che vollero e seppero puntare sull’emancipazione dei propri figli, come forma di vero riscatto sociale. Non è un caso che i genitori di Vito Tanzi e di Mike Pesce (Giudice, già Presidente di Tribunale a Brooklyn – New York), facessero parte di quella classe di lavoratori molesi che volle dare ai propri figli una vera prospettiva di crescita culturale e professionale, con l’emigrazione negli USA.
Per questo non suoni strana la proposta di “Mola Libera” che facciamo al Sindaco nell’occasione, ringraziando il prof. Vito Tanzi per l’interessante colloquio.
Il nostro giornale propone che – se il prof. Tanzi vorrà accettare, facendone onore alla nostra comunità – si costituisca un comitato tecnico-scientifico, presieduto dalla chiarissima fama del prof. Vito Tanzi, per la promozione dello sviluppo economico locale, attraverso un’Agenzia di promozione territoriale in ogni comparto economico, in specie in quelli legati alle risorse economiche disponibili, ma anche all’innovazione tecnologica (nel solco già tracciato dal fisico molese Nicola Conenna), alle attività turistiche e all’economia eco sostenibile.
Una nuova leva di classe dirigente è più che mai necessaria.
[Nella foto di copertina, il prof. Vito Tanzi con Andrea G. Laterza, direttore responsabile di “Mola Libera”]





C’è poco da dire, tanto di cappello al prof. Vito Tanzi, a mio avviso un’analisi reale delle situazioni e dei fatti, anche condividendo la sua proposta sul turismo della terza età, non basta, Mola può e deve essere un paese anche per “ vecchi “ , bisogna assolutamente attuare un piano che induca a riempire la zona artigianale con aziende che possono generare benessere ecoyper tutti, il solo commercio ( negozi ) fine a se stesso e’ destinato a collassare.