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PESCATORI: GIUSTA LA LOTTA, MA SERVE CAPACITA’ POLITICA

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Stamattina la protesta dei pescatori pugliesi, con la marineria molese protagonista. Due agenti di polizia sono rimasti feriti. Per essere vincente, la battaglia ha bisogno di lungimiranza e di giuste alleanze. Non basta il generico ribellismo.

Non è stata una bella giornata quella di oggi.

Una manifestazione per una battaglia sacrosanta, contro norme comunitarie in gran parte assurde e punitive, è sfociata in disordini che hanno portato al ferimento, per fortuna non grave, di due agenti di polizia.

Forze dell’ordine che stanno pagando in quest’ultimo periodo un alto tributo di sangue nella lotta alla criminalità comune, come in passato lo hanno pagato nel combattere le mafie e il terrorismo.

Carabinieri e agenti di polizia che, sebbene le bombe carta abbiano colpito personale in servizio, hanno mantenuto la calma senza dare luogo a cariche. Un comportamento encomiabile, non così quello di quanti, tra i manifestanti, non hanno saputo governare la pur legittima esasperazione.

Nei video trasmessi on line si è vista la contraddittoria caratura della manifestazione.

Giustamente i pescatori sono esasperati da regole capestro, tuttavia sembra che la protesta non abbia una leadership.

Si è evidenziato un ribellismo senza capi e senza capacità di interlocuzione: i manifestanti si sono mossi in maniera disordinata, non come si conviene ad una lotta sindacale organizzata.

Non è difficile pronosticare che, se la protesta non prenderà una forma disciplinata, con leader ben riconosciuti e carismatici, purtroppo, come già nel recente passato, approderà a ben pochi risultati.

E’ ora il tempo dei nervi saldi e della capacità politica da dare ad un movimento per ora ribellista ma scarsamente omogeneo e incisivo.

I pescatori pugliesi si muovono solo sull’onda dell’insofferenza ai controlli in mare. Ma, allentata la morsa dei pattugliatori della Marina militare, tutto torna come prima.

Eppure le regole comunitarie in materia di pesca mediterranea vanno riscritte: ma non può essere la generica protesta a farlo. Servono rappresentanti forti che interfaccino interlocutori politici seri e credibili in sede di governo italiano e in sede europea, cioè laddove vengono prese le decisioni.

L’auspicio è che si passi finalmente dal ribellismo velleitario ad un livello più alto di lotta di categoria, costruendo un legame solido, innanzitutto, con le marinerie dell’Adriatico del centro-nord.

In caso contrario, ripresa la pesca senza risultati tangibili, fra qualche mese i pescatori si ritroveranno a dover fare i conti con gli stessi problemi.

Ed è ben chiaro che un’ennesima protesta di scarso costrutto non verrà nemmeno presa in considerazione dalle istituzioni governative ed europee.

In fin dei conti, chi ha da rimettere sono gli operatori della pesca costiera: la lobby delle flotte atlantiche, che, purtroppo per noi, opera ben efficacemente a livello delle istituzioni europee, non vede l’ora della smobilitazione delle marinerie del Mediterraneo al fine di invadere tutto il mercato con pesce surgelato.

Quindi, la lotta dei pescatori serve anche alla salvaguardia dei consumatori che hanno diritto ad un prodotto fresco, di qualità e ben tracciabile.

Come in tutte le battaglie, alla lunga vince solo chi stringe le giuste alleanze e si muove sulla scacchiera con intelligenza, lungimiranza e capacità politica.

(tutte le foto sono di “Bari Today”)

 

 

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