Nel ricordare l’anniversario della scomparsa del grande Piero Delfino Pesce, “Mola Libera” ha invitato gli intellettuali molesi a tratteggiarne l’opera e la figura. Ecco l’ampio, inedito e significativo contributo del dott. Waldemaro Morgese, già Direttore della “Teca del Mediterraneo”, scrittore ed editorialista.
di Waldemaro Morgese

La figura di Piero Delfino Pesce è stata sempre presente nella mia vita, fin dalla primissima adolescenza. In questo articolo mi soffermerò dunque piuttosto sugli intrecci famigliari e solo di sfuggita sulla sua figura di promotore massimo del repubblicanesimo in Puglia, di combattente antifascista, del resto ben lumeggiata da più di uno studioso locale: penso a miei cari amici come Nicola Fanizza, Andrea G. Laterza, il compianto Giovanni Ricciardelli, Guido Lorusso (per citarne solo alcuni).
“Zio Pierino” (così lo chiamavamo tutti noi familiarmente) era il fratello maggiore di mio nonno materno Ottone, direttore d’orchestra e compositore di bellissime musiche (di 15 anni più giovane). Mio nonno Ottone qualche volta mi parlava dei suoi sei fratelli, raccontandomi tanti episodi, alcuni legati alla sua fanciullezza addirittura: quando furono portati a teatro, ad esempio, e furono istruiti sul fatto che dovevano porre ben in evidenza sul corrimano del palco i guanti candidi che indossavano!

Un’altra prepotente presenza di “zio Pierino” riguardava la preoccupazione di mia madre, Franca, per i guai cui andava incontro chi volesse svolgere con onestà e autentica dedizione la lotta politica: “ricordati di non pensare alla politica, hai l’esempio di zio Pierino che ha speso tanti soldi di suo e quasi si è rovinato per la politica!”

Un altro ricordo che spesso mi veniva rinverdito da mia madre era il rapporto fra Araldo Di Crollalanza (il futuro gerarca ministro dei lavori pubblici) e zio Pierino: “Araldo era un aiutante di zio Pierino, ai suoi inizi, per l’amministrazione e il recapito della gazzetta autarchica Humanitas”…

Un altro ricordo indelebile riguarda “zia Caterina”, la vedova di zio Pierino, nata Tanzarella. Ogni estate mia madre mi portava con lei a farle visita nel palazzo di via Van Westerhout: lei ci riceveva nello studiolo, austera, sempre vestita di scuro e mostrava affetto e riconoscenza per queste visite.
Anche il palazzo Pesce è stato una presenza costante nella mia vita di ragazzo e adolescente: sia quando per un certo periodo mi ci recavo una volta la settimana per le lezioni di pianoforte impartitemi dalla moglie del figlio Lucio, Giovanna Clemente, sia quando, nelle varie altre occasioni avute di varcarne la soglia, assistetti con dispiacere al decadimento dello stesso, delle soffitte e in particolare del grande salone ricco di specchi e broccati posto al primo piano.

Il mio rapporto diretto con il figlio Lucio non ebbe come oggetto la figura del padre, cioè zio Pierino o – cosa che si potrebbe congetturare – il teatro (essendo Lucio un appassionato filodrammatico), ma…il modellismo ferroviario. Lucio gestiva un negozio di merce varia in due dei locali di pianterreno del palazzo (allora un unico spazio) e fra l’altro vendeva – unico a Mola – i treni elettrici “Rivarossi”. Tanta era la sua passione per questi miracoli del modellismo in scala che costruì nel retrobottega un enorme plastico con decine di metri di binari, gallerie, montagnole, stazioni, prati verdi, casupole, caselli ferroviari e altro: su questo plastico faceva funzionare i convogli, noi ragazzi restavamo affascinati e… chiedevano ai nostri genitori il danaro necessario per comprare locomotori, vagoni e componentistica.
Successivamente, io ormai cresciuto, focalizzai meglio la figura di “zio Pierino”. La prima occasione in assoluto fu l’aver avuto fra le mani, adolescente, una collezione completa della rivista Aspasia (una quarantina di fascicoli), di cui Piero Delfino Pesce fu editore nei due anni 1899 e 1900. Era nel corridoio della mia casa paterna (attuale via Di Vagno), depositata su un cassettone accanto alla stufa a carbone. Evidentemente di proprietà di mio nonno paterno Vito Waldemaro, presumo. Lessi qua e là con curiosa attenzione i fascicoli e cominciai a comprendere la figura di zio Pierino: uomo di sensibile cultura e genio artistico, oltre che importante politico.

Fu quello il tempo in cui in famiglia mi si cominciò a sottolineare un episodio che aveva riguardato mio nonno paterno, Vito Waldemaro, magistrato, violinista (aveva studiato con Niccolò Van Westerhout da ragazzo), compositore di fascinose “operette” liriche e altro, anche “medico dei poveri” (successivamente). Nelle elezioni del 1924 mio nonno fu a Mola il presidente della seconda sezione elettorale e, stranamente (si fa per dire!), solo in quella sezione il “partito nazionale fascista” non conseguì la maggioranza. Mario Gianfrate in un volume molto documentato (Le elezioni politiche del 1924 e i riflessi del delitto Matteotti in Puglia, SUMA Editore, Sammichele di Bari, 2014) descrive le nefandezze e i numerosissimi gravi episodi di stravolgimento della libertà di voto, comprese le devastazioni e i fermi illegali: quindi il voto delle liste antifasciste conseguito in quella seconda sezione molese la dice lunga!
Quando dirigevo la Biblioteca del Consiglio Regionale “Teca del Mediterraneo”, ad opera della nuova proprietaria di Palazzo Pesce mi fu donato un ampio fascio di fascicoli della gazzetta autarchica Humanitas edita da Piero Delfino Pesce negli anni 1911-1924 (rivista di respiro nazionale, come ha ben sottolineato Nicola Fanizza). Affidai la collezione a Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’IPSAIC, che nel frattempo avevo deciso di ospitare presso la Teca in quanto fatto oggetto di un “gentile invito” a lasciare i locali della Biblioteca Provinciale di Bari dalla direttrice dell’epoca. Alcuni doppioni della collezione li ho esposti sulle pareti della mia biblioteca rurale “Il Poggio”, nel Poggio delle Antiche Ville: in questo modo ho l’occasione di parlare di Piero Delfino Pesce agli studenti e ai visitatori della biblioteca.

Un ultimo “intreccio” desidero raccontarlo. Quando ero segretario della sezione del PCI molese, nei primi anni 70 del secolo scorso, il mio concittadino già di ardente fede anarchica Nicola Capozzi (abitava a Mola in via Ariosto n. 115) volle donarmi alcuni scampoli del suo archivio personale: la rivista Umanità Nova ovviamente, ma anche Il libertario (settimanale anarchico) e L’adunata dei refrattari (The call of the ‘refractaires’: un settimanale che si pubblicava in lingua inglese nel New Jersey ad opera dell’editore Donato Lapenna). Orbene, insieme a questi fascicoli Capozzi mi donò anche alcuni numeri di Humanitas, a dimostrazione del grande prestigio che Piero Delfino Pesce ebbe anche fra gli anarchici: del resto è noto che Piero difese in giudizio Michele Pantaleo, anarchico individualista, arrestato a Bari dopo le elezioni dell’aprile 1924 per alcuni suoi scritti pubblicati in USA proprio su L’adunata dei Refrattari.
Dopo l’accorato ricordo a firma del figlio di Piero, Raffaele, un opuscolo di 27 pagine scritto in occasione dei 50 anni della morte del padre (11 dicembre 1989), la pubblicistica sul nostro grande mazziniano è molto cresciuta.

Mi piace comunque ricordare solo alcuni referti: il libro a due mani di Giovanni Ricciardelli e Andrea G. Laterza Mola di Bari dagli inizi del Novecento al secondo dopoguerra (Edizioni di Città Nostra, Mola di Bari 2016; c’è anche una edizione online “Mola Libera” del 2019); gli importanti scritti di Guido Lorusso contenuti in Omaggio a Piero Delfino Pesce, Edizioni dal Sud, Bari 1989 (vi si possono leggere anche le rievocazioni ufficiali di Vitantonio Barbanente e Michele Cifarelli) e in Mola tra Ottocento e Novecento. Ricerche e appunti di storia, urbanistica, economia e tradizioni popolari, Edizioni dal Sud, Bari 1985; il documentato saggio di Nicola Fanizza Piero Delfino Pesce e la rinascenza mediterranea nel centenario della rivista Humanitas 1911-1924, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2011; la pubblicazione a firma di Valeria Nardulli, Mariavaleria Mininni e Vito Antonio Leuzzi Palazzo Martinelli Pesce – una dimora storica, Liantonio Editrice, Palo del Colle 2010 (pubblicazione promossa dall’Associazione ONLUS Le Antiche Ville; all’interno c’è anche un mio scritto: Piero Delfino Pesce un’icona pugliese dell’impegno civile).[1]
Piero Delfino Pesce non è stato solo un politico, come ho già accennato, ma anche un fine uomo di cultura (basterebbero le riviste Aspasia e Humanitas, nonché la Casa Editrice omonima con le 59 opere pubblicate, a dimostrarlo), un polemista dotato di forte verve (si pensi alla sua battaglia da consigliere provinciale sul “carrozzone” dell’Acquedotto Pugliese), un letterato, anche un pittore, un botanico (Palazzo Pesce era dotato di un giardino da lui molto curato), un suonatore di violoncello, uno studioso di armonia e contrappunto.
Il nostro concittadino Vitangelo Magnifico ha studiato approfonditamente la vicenda di Piero Delfino Pesce drammaturgo: con vari suoi scritti apparsi su Città Nostra (un periodico che si pubblica a Mola) e, da ultimo, con il libro Piero Delfino Pesce. Le due Rose. I dò Róse: contiene il testo della commedia, la traduzione in dialetto molese, da lui effettuata, con la revisione dialettale di Terry Brian Mildare, un saggio di Francesco Saverio Minervini, interventi degli stessi Magnifico e Brian Mildare (Edizioni Gelsorosso, Bari 2017). Ricordo comunque che in occasione del primo centenario della nascita di Piero Delfino Pesce (31 maggio 1974) fra le celebrazioni indette dall’Amministrazione Comunale di Mola vi fu – con la direzione artistica del figlio Lucio – la rappresentazione di questa commedia in una prima versione in dialetto molese sempre del Magnifico (4-7 ottobre 1974), preceduta dal dramma Un episodio (31 maggio, 1-3 giugno 1974) e seguita dalla commedia La novella del Natale (23-26 dicembre 1974). Un episodio aprì le celebrazioni: vi si cimentarono i filodrammatici Mariella Pinto, Anna Maria Santoro, Vitangelo Magnifico (nel ruolo di Enrico Champion), Donato Roca, Giuseppe Pesce, Nicoletta Saba.
Piero Delfino Pesce, come letterato, è stato anche autore di novelle. Nella Biblioteca “Il Poggio” conservo, fra l’altro, un libretto di 100 pagine pubblicato dalla tipografia-editrice Rotella di Bari nel 1901: Macchiette. Contiene sei “novelline” scritte da Piero poco più che venticinquenne: Il mezzano, La serva, Dopo il trionfo, Falsario!, La donna di cuore, La consegna.

In queste novelline c’è il mondo giovanile di Piero: le belle donne, il teatro, l’amore agognato, la vita dello studente “fuori sede”, i balli in campagna, Napoli con i suoi luoghi di fascino…

[1] Un mio “profilo” di Piero Delfino Pesce è stato pubblicato dalla rivista Città Nostra nel numero del dicembre 2012: Piero Delfino Pesce, uomo politico.
“Mola Libera” ha ricordato l’80° anniversario della morte di Pero Delfino Pesce con un articolo dell’11 novembre 2019:




