Il ritrovamento a Trieste di un importante documento del 1747, composto a Mola in onore della Madonna Addolorata, potrebbe rivelare la presenza di armatori, commercianti e famiglie molesi in quella città nel corso del Settecento.
L’importante ritrovamento di un manoscritto del 1747, composto quindi 272 anni fa in occasione della Festa patronale, e presentato lo scorso 20 marzo dal prof. Vito Didonna, presso la sala Polivalente di Via Di Vagno 86, potrebbe raccontare molto più di un pur significativo documento religioso.
Infatti, il “panegirico” – che è un componimento pronunciato in pubblico per esaltare i meriti di un personaggio – in onore di Maria SS. Addolorata, è stato ritrovato dal molese Filippo Affatati presso un antiquario nella città di Trieste.
E’ ben vero che i documenti, di ogni tipo, fanno giri stranissimi nel corso della loro storia e finiscono agli antiquari per mille motivi, tuttavia la presenza del “panegirico” molese del 1747 nella città giuliana potrebbe non essere casuale.
Infatti, Mola, nel corso del secolo XVIII, ebbe frequenti e stabili rapporti con le città dell’Alto Adriatico, sia italiane (Trieste, Venezia, Goro, Ferrara, Chioggia) che dalmate (Fiume, Rovigno), oltre che con quelle del Medio Adriatico (Rimini, Recanati, Senigallia).
Di questi commerci si trovano tracce fin dagli inizi del 1700, ma fu, in particolare, dalla metà del 1700 che i rapporti si intensificarono grazie al consolidarsi, nel mare di Mola, di una nutrita flottiglia di navi mercantili, trabaccoli e pandore prevalentemente, con le quali gli armatori molesi trasportavano soprattutto olio, mandorle e carrube verso quei porti e ne importavano legname e manufatti lavorati di diverso tipo (tessuti, carta, ferro, ecc.).
Il commercio nacque per la presenza di un’ampia schiera di “commercianti d’olio per mare” (in parte si fecero anche armatori), che in breve divennero benestanti e costruirono case “palazziate” dotate di “piscine” per lo stoccaggio di questa preziosa materia prima, molto richiesta nelle città del Nord Adriatico (prima sotto la dominazione veneziana, poi sotto quella austriaca), non solo per usi alimentari ma soprattutto perchè con l’olio meno pregiato si alimentava l’illuminazione pubblica delle città italiane e dalmate, ma anche di gran parte dell’Impero austro-ungarico (olio lampante). Gallipoli, ad esempio, inviava il proprio olio lampante anche in Russia.
Quindi, da Mola partivano i trabaccoli e le pandore che avevano come prevalente destinazione finale il porto di Trieste.

Ne parla in particolare lo storico barese Pasquale B. Trizio, nel suo libro “Mola, il porto e la sua marineria“, Gelsorosso Editore, 2013.
La presenza di armatori, marinai e commercianti molesi in quella città è documentata storicamente, fin dagli inizi del 1700. Così scrive Trizio:
“Agli albori del XVIII secolo, i marinai molesi già commerciavano attivamente con i principali porti adriatici; alcuni intraprendenti padroni intrattenevano frequenti relazioni commerciali con quelli di altri porti settentrionali, impegnando in proprio capitali per l’acquisto di derrate agricole locali e rivendendole direttamente nei principali porti adriatici come padron (un titolo della Marina mercantile, ndr) Matteo Candela di Mola che tra il 1701 ed il 1706 carica ripetutamente sulla ‘marsigliana’ (un tipo di imbarcazione, ndr) di padron Pietro della Torre di Caorle, suscelle fiche (cioè, carrube), semi di lino ed altri prodotti agricoli dell’immediato entroterra cittadino e, seguendo il carico di persona, giunge a Venezia dove vende i prodotti agricoli della sua terra ‘sia in credenza, come pure in moneta contante’, ai commercianti veneziani, per rientrare a Mola, sulla stessa marsigliana.”
In particolare, Trizio riporta che “non mancano matrimoni tra marinai molesi e donne dell’Alto Adriatico come Padron Pietro Pesce, figlio di don Raffaele, che prende in sposa donna Lucrezia Manzini della città di Capo d’Istria (molto prossima a Trieste, ndr) ove il predetto padrone si recava a commerciare con il suo pielago“ (un tipo di imbarcazione, ndr).
Alcuni marinai molesi molto probabilmente si trasferirono in pianta stabile in Trieste.
A tal proposito, Trizio richiama un documento notarile del 1783 che riporta la testimonianza dei marinai Vito Valentino e Giacomo Nardullo i quali “asseriscono che saranno circa tre anni addietro, non ricordandosi precisamente il mese, coll’occasione che si trovavano come naviganti nella città di Trieste, s’incontrarono con un certo marinaio che trafficava con una fregata inglese, il quale perchè conosceva che essi Vito e Giacomo attestanti erano di nazione pugliese, si fermò colli medesimi a discorrere e fra li discorsi dissero di essere di Mola, questo si diede ad intendere che lui benanche era dell’istessa città di Mola e che per nome chiamavasi Giuseppe Lasalandra e che da moltissimi anni mancava da quella città di Mola e che teneva nella medesima parenti, ed in quella di Trani la madre, la sorella e la moglie e fra gl’altri parenti che nominò tenere in questa summentovata città disse Giuseppe e Nicola, fratelli de Lasalandra, e che in di lui nome li avessero salutati”.
Vi è un’altra riprova di trasferimenti di molesi in Trieste riportata da Trizio, che così scrive: “Gli esportatori di Terra di Bari, gestivano caparbiamente in proprio il commercio di esportazione dell’olio non solo utilizzando navi locali e padroni di fiducia ma, altresì, appoggiandosi nel porto di destinazione, ad intermediari e sensali della stessa città in grado di commercializzare il prodotto appena sbarcato e ‘spuntare’ così prezzi più alti, come quel Vito Brunetti figlio del fu Leonardo, che nel 1832 chiede di essere cancellato dalle matricole della Gente di Mare della sua città in quanto stabilitosi definitivamente a Trieste”.
Insomma, l’ipotesi che il documento molese del 1747 in onore di Maria SS. Addolorata possa essere giunto a Trieste al seguito delle navi molesi non è affatto peregrino. Neppure è da scartare l’ipotesi che il documento sia rimasto nelle mani di marinai molesi trasferitisi a Trieste a metà Settecento.
Un’ipotesi interessante sulla quale sarebbe opportuno fare nuove e più approfondite ricerche.
Insomma, i molesi, gente di mare e di emigrazione, erano altrove dal proprio suolo natio già ben prima che iniziassero i grandi flussi migratori verso le Americhe di fine Ottocento.




