A Mola di Bari si consuma una tragedia evidenziata da volontari animalisti. Circa quindici cani sono rinchiusi in un casolare abbandonato dai proprietari le cui generalità sono ignote al pubblico, ma note alle Autorità locali (Sindaco e ASL), informate sui fatti. Le fotografie dei cani (allegate) sono eloquenti. Le condizioni dei cani e del luogo raccontano un abbandono che dura da tempo. La legge regionale è molto precisa nell’attribuire ai Sindaci l’intervento in caso di maltrattamenti o di mancata tutela degli animali, che finora non è avvenuto con esito positivo. E’ ora di risolvere con immediatezza e concretezza la spinosa questione. Ecco i particolari della vicenda.
La LEGGE REGIONALE 7 febbraio 2020, n. 2 “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione. Abrogazione della legge regionale 3 aprile 1995, n. 12 (Interventi per la tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo)”, all’art. 4 stabilisce le “Competenze dei Comuni”.
Come da comma 1, lettera c della succitata Legge, ai Comuni compete: “la vigilanza sul rispetto delle leggi e dei regolamenti relativi alla tutela e al benessere degli animali presenti sul proprio territorio, anche se detenuti dai privati, predisponendo le necessarie azioni amministrative, attraverso l’ausilio della polizia locale o guardie zoofile riconosciute con decreto prefettizio, e ove necessario, promuovendo l’azione penale;”.
Il Sindaco di Mola di Bari, attraverso un messaggio Facebook nella giornata dell’8/06/2023 ha dichiarato: “Autorità competenti (me compreso) stanno lavorando per risolvere questa vergogna inaudita”, ma i cani sono lì e continuano a deperire, senza acqua né cibo.
Alcuni volontari hanno lanciato un appello Facebook nel quale hanno chiesto collaborazione ai cittadini per portare sollievo (acqua e cibo) ai cani “detenuti” nel casolare sito in Zona Cozze.
Gli stessi volontari hanno dichiarato ieri sera (sempre attraverso i social) di essersi recati in loco e di aver dato da bere e da mangiare ai cani, ma di essere stati diffidati da persone non meglio identificate. In tutto questo il Sindaco e le Autorità sanitarie locali dov’erano? I cani muoiono di stenti e si attendono i tempi della burocrazia.
Ma poi quale burocrazia?
Le legge è chiara nell’affermare che il Comune debba predisporre azioni e quindi intervenire immediatamente, attraverso l’ausilio delle polizia locale e delle guardie zoofile perché gli animali siano tutelati e rispettati. Al contrario, si evince dal post pubblicato dalla volontaria, nonché da commenti di altri volontari che le autorità competenti fossero già a conoscenza della grave circostanza ma che non si fosse ancora mosso nessuno per risolverla, pur essendo la situazione tale da essere verosimilmente riconducibile anche ad ipotesi di reato.
Il post di rassicurazione del Sindaco giungeva dopo un lungo martellamento effettuato su Facebook da cittadini molto sensibili all’accaduto.
Tuttavia, il messaggio iniziale nei cui commenti da più parti si chiedeva da quanto tempo l’Amministrazione e la ASL fossero a conoscenza del fatto, ad un certo punto, stranamente non era più reperibile su Facebook. Anche la condivisione della notizia da parte del nostro giornale è sparita, lasciando solo il nostro commento.
Se taluno abbia convinto qualcun altro a cancellare il messaggio non lo sappiamo…. Ciò che è invece chiaro è che ancora una volta i nostri amministratori sono manifestamente impreparati di fronte a emergenze di questo tipo: sia per maltrattamenti o comunque condizioni di palese inadeguatezza nella custodia dei cani che di randagismo.
Emergenze che diverranno sempre più impellenti se il Comune non farà in modo che avvenga l’adeguamento delle strutture comunali di cui agli artt. 5 e 6 della già citata legge 2 del 2020: cosa che sarebbe già dovuta accadere entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore (art. 33 l.r. 2/2020).
Attualmente, quando sentiamo parlare del canile di Mola, lo sentiamo definire “lager”. Perché?
E’ difficile da spiegare poiché nessuno vi ha libero accesso e sappiamo che anche le associazioni di volontariato hanno difficoltà ad interagire con la struttura e i suoi gestori, sebbene l’art. 5 c.5 della legge 2/2020 stabilisca che “I comuni gestiscono direttamente i canili sanitari o possono affidarne la gestione, previa formale convenzione, alle associazioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera n), o a soggetti privati che garantiscano necessariamente la presenza nella struttura di volontari delle associazioni animaliste”.
Sappiamo per certo che il Sindaco ha affermato prima delle elezioni che attende i soldi del PNRR per adeguare la struttura e per poi fare il bando finalizzato a dare incarico a nuovo gestore, ma nel frattempo di fatto la conduzione del canile è avvolta per i più dal mistero.
Peraltro, non ci risulta ad oggi che l’Amministrazione abbia mai realizzato iniziative previste all’interno dell’art. 4 lettera d) “in collaborazione con l’azienda sanitaria locale (ASL)” consistenti in “campagne informative sugli obiettivi della presente legge e sulle modalità di attuazione, anche avvalendosi della collaborazione delle associazioni di protezione iscritte all’albo regionale o delle associazioni animaliste di cui all’articolo 2, comma 1, lettera n), e di medici veterinari liberi professionisti”.
In sostanza, l’amministrazione comunale è inadempiente. Né si ha notizia della stipula di “convenzioni o accordi di collaborazione, di intesa con servizi veterinari della ASL, con le associazioni iscritte all’albo regionale delle associazioni protezioniste o animaliste di cui all’articolo 2, comma 1, lettera n), per il censimento dei cani liberi su territorio, ai fini anche della sterilizzazione, della loro temporanea custodia e della re-immissione sul territorio e per l’adozione dei cani comunali” ai sensi della lett. e dell’art. 4 della legge citata.
Non è stato, inoltre, ancora nominato un referente comunale in materia di prevenzione e lotta al randagismo ai sensi della lett. i, o se esiste, a tale nomina non è stata data la giusta rilevanza.
Ritornando alla questione emergenziale dei cani detenuti dai proprietari in quelle condizioni, il Sindaco conosce la situazione, ma nulla di concreto è stato ancora fatto per sottrarli alla sofferenza e agli stenti.
In conclusione, a tal proposito, chiediamo la mobilitazione delle Associazioni/Enti:
●ENPA. Ente Nazionale Protezione Animale.
●LAV. Lega Antivivisezione.
●LeIDAA. Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente.
●LNDC. Lega nazionale per la difesa del Cane.
●OIPA. Organizzazione Internazionale Protezione Animali.
nonché del
●Governatore Michele Emiliano, firmatario della Legge 7 febbraio 2020 n.2
con l’obiettivo di un intervento diretto, immediato, efficace e determinante sul Sindaco di Mola di Bari e sulla ASL di competenza.
Gli “amici a quattro zampe” detenuti in cattività, malnutriti e in una condizione di stenti, non possono più attendere.













