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REFERENDUM COSTITUZIONALE: “VOTARE E’ UN DOVERE CIVICO. INFORMARSI, ANCHE”

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Una semplice guida al referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo, tratteggiata dal nostro collaboratore Roberto Talenti, per votare in modo consapevole, con le due posizioni a confronto.

Roberto Talenti

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 saremo chiamati a votare per il referendum costituzionale.
Un referendum presentato da alcuni come troppo complesso, e da altri come un semplice voto di fiducia o sfiducia nei confronti del governo.

Per quanto le conseguenze che questo referendum potrebbe apportare all’assetto costituzionale italiano siano effettivamente complesse, e per quanto la classe politica, da entrambi gli schieramenti, abbia profondamente politicizzato il dibattito, la struttura della proposta di legge costituzionale rimane in realtà molto semplice e assolutamente alla portata di tutte e di tutti.

Delegare la nostra scelta agli esponenti dei partiti da cui ci sentiamo rappresentati (per chi ha ancora la fortuna di sentirsi rappresentato da qualche partito in questo Paese) sarebbe, come cittadini, un’occasione persa.

Qui di seguito, dunque, una semplice guida al referendum costituzionale.

La domanda che ci verrà presentata alle urne è la seguente:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”

Per rispondere consapevolmente a questo quesito, dobbiamo quindi capire che cosa preveda il testo della legge costituzionale in questione.

Il testo, in realtà piuttosto breve e consultabile qui, prevede la modifica di sette articoli della Costituzione: l’articolo 87 (Titolo II, relativo al Presidente della Repubblica) e gli articoli 102, 104, 105, 106, 107 e 110 (Titolo IV, dedicato alla Magistratura).

Le principali modifiche sono due:

  1. la separazione delle carriere dei magistrati;
  1. la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Affrontiamole con ordine.

  1. La separazione delle carriere

Ad oggi, e dall’entrata in vigore della Riforma Cartabia del 2022, una volta superato il concorso per magistrato ordinario, il neo-magistrato può scegliere se intraprendere la carriera di giudice o quella di pubblico ministero (PM). Dopo questa scelta, è possibile cambiare funzione una sola volta nella vita e solo entro i primi dieci anni di servizio.

Si ricorda che:

  • il giudice accerta i fatti, valuta le prove, applica la legge ed emette le decisioni;
  • il PM dirige le indagini preliminari, promuove il processo e sostiene l’accusa in giudizio.

La riforma propone invece una separazione delle carriere fin dall’inizio. Con la modifica degli articoli 102 e 104 si introdurrebbero, cito, “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”.

Secondo i sostenitori della riforma, una separazione rigida garantirebbe processi più equi, evitando una eccessiva vicinanza tra giudici e PM.

I critici, però, osservano che già oggi il passaggio tra le due carriere è estremamente limitato e raro, e che per chi lo compie può rappresentare un’importante occasione di crescita e di comprensione complessiva del sistema giudiziario.

In sostanza, il primo cambiamento ridurrebbe da “una” a “zero” la possibilità di passaggio tra le carriere, senza però modificare radicalmente il rapporto tra giudici e PM.

  1. La riforma del CSM

Il secondo punto del referendum riguarda invece in modo sostanziale il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.

Attualmente, il CSM garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da Governo e Parlamento.

Dopo la Riforma Cartabia, il CSM è composto da 33 membri:

  • 3 membri di diritto;
  • 20 membri togati, eletti dai magistrati;
  • 10 membri laici, eletti dal Parlamento.

Tra le sue funzioni principali vi è anche quella disciplinare, agendo come una sorta di “tribunale interno” per sanzionare eventuali illeciti.

La riforma prevede due cambiamenti sostanziali:

  1. I) Lo scorporo del CSM in due organi distinti:
  • il Consiglio superiore della magistratura giudicante;
  • il Consiglio superiore della magistratura requirente.

Inoltre, cambia profondamente anche il metodo di selezione dei membri.

Un terzo continuerà a essere eletto dal Parlamento. I restanti due terzi, invece, verranno estratti a sorte tra i magistrati.

In questo modo, mentre rimane l’influenza del potere politico, viene eliminata la possibilità per i magistrati di eleggere colleghi, affidando per due terzi la composizione dell’organo al caso.

  1. II) L’istituzione dell’Alta Corte

La riforma introduce inoltre un terzo nuovo organo: l’Alta Corte disciplinare.

A questo organo verrebbero trasferiti i poteri disciplinari, sottraendoli ai due nuovi CSM.

L’Alta Corte sarebbe composta da 15 membri:

  • 3 nominati dal Presidente della Repubblica;
  • 3 eletti dal Parlamento;
  • 9 estratti a sorte.

Anche in questo caso, mentre resta la possibilità di influenza politica, viene negata ai magistrati ogni forma di partecipazione diretta alla scelta dei componenti.

Le posizioni a confronto

I favorevoli alla riforma sostengono che questo sistema permetterebbe di spezzare il legame tra magistrati e correnti associative, ritenute responsabili di una concentrazione eccessiva di potere. Secondo i promotori, tali correnti renderebbero la magistratura troppo distante dal controllo dei cittadini.

I critici, al contrario, osservano che affidare al sorteggio la composizione di organi così rilevanti è estremamente aleatorio e senza precedenti nel nostro ordinamento. Sottolineano inoltre che, mentre ai magistrati viene tolta ogni possibilità di scelta, al potere politico resta un ruolo determinante, mettendo a rischio la separazione tra potere giudiziario e potere politico, pilastro di ogni democrazia moderna.

In sintesi

La riforma prevede:

  • l’eliminazione della possibilità di cambiare carriera per i magistrati;
  • lo scorporo del CSM in due organi;
  • il sorteggio di due terzi dei loro membri;
  • la creazione dell’Alta Corte, con tre quinti dei membri estratti a sorte.

Su questi punti siamo chiamati a riflettere.

Un “sì” per approvare la riforma. Un “no” per mantenere l’attuale assetto costituzionale.

Ognuno decida in coscienza. Ma l’esortazione principale è una sola: partecipare. Andare a votare, e fatelo in modo informato e consapevole.

Come recita l’articolo 48 della Costituzione: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.

Per seguire i contenuti di Roberto, si possono consultare il profilo Linkedin, Instagram, o ResearchGate.

Roberto TALENTI

 

 

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