“Joker”, il nuovo film di Todd Philliphs, in programmazione nelle sale cinematografiche italiane, sta facendo molto discutere. Ecco una brillante recensione di Tinta Anna Valentini per “Mola Libera”.
di Tinta Anna Valentini
Sono andata a vedere il film “Joker” di Todd Philliphs il primo giorno di programmazione, mossa dalla curiosità che il clamore mediatico, inevitabilmente, produce e perché volevo capire da amante del cinema sin dall’infanzia, quanto fosse meritato il Leone d’oro assegnato a Venezia a Joaquin Phoenix.
Non sono un critico, ma più di 40 anni di pomeriggi trascorsi nelle sale cinematografiche ( anche 2/3 volte alla settimana, se possibile) avranno lasciato il loro segno sulla capacità di analizzare e valutare senza farmi condizionare dai facili entusiamsi dei luoghi comuni.
Detto questo e premesso che durante la mia infanzia ho giocato più spesso ai “supereroi” che alle signore, avendo un fratello maggiore patito di fumetti Marvel e DC, mi sono recata al cinema con occhi e mente ben aperte per cogliere le sfumature di quello che si prospettava un buon prodotto cinematografico.
Non che avessi dubbi sulle capacità recitative di Joaquin, mirabilmente espresse sullo schermo negli ultimi anni! Magari qualche dubbio lo nutrivo sul regista, uno che si è fatto conoscere per film ad alto tasso di testosterone e comicità politicamente scorretta, come Una notte da leoni (e i sequel relativi), però nel cinema tutto è possibile, anche realizzare un’opera d’arte quando sino a poco prima ci si è gingillati con le cineserie.
E passiamo al film. Un film che erroneamente in molti hanno presentato come la storia del Joker, acerrimo nemico di Batman, facendo credere al pubblico che si trattasse di un film di supereroi come tanti altri in circolazione negli ultimi anni.
Ma Joker non è un film di supereroi. Non ci sono effetti speciali, tute in latex e superpoteri.
E’ un film di antieroi. Gli abiti sono colorati, sì, ma sono quelli di un clown incompreso. E i super poteri…be’, quelli non ci sono. Magari uno solo, latente, o meglio nascosto solo nella mente di Arthur Fleck, il protagonista: quello di portare gioia nella vita degli altri.
Ma i superpoteri sono un artificio, una forzatura, un’enfatizzazione delle capacità dell’uomo medio, e anche quello di Arthur lo è. Arthur non fa ridere. Anzi, viene deriso. Non è divertente, anzi, le sue battute fanno storcere il naso al pubblico. Eppure sogna di fare il comico, convinto che quella sia la sua missione nella vita, unica strada per esser riconosciuto, amato e accettato dagli altri. Non sempre i sogni, però possono diventare realtà. Non quello di Arthur, almeno. Il lavoro di clown per un’agenzia non lo entusiasma, ma è l’unico che ha per portare qualche soldo a casa e mantenere sè stesso e la ormai anziana madre a cui è legatissimo e con cui passa le serate davanti alla tv, seguendo lo show di Murray Franklin (Robert De Niro) di cui studia gesti e battute sperando, un giorno, di avere uno show tutto suo.
Arthur non fa ridere. Arthur è un clown triste. Ma Arthur ride. Ride senza controllo, nei momenti più inaspettati e inopportuni. Una risata strana che assomiglia più a un grido disperato che a un gesto liberatorio. Una risata tragica che è la conseguenza di un disturbo mentale che affligge Arthur e che lo porta ad aver bisogno di dosi sempre più massicce di farmaci e a girare per la città con un bigliettino in tasca su cui è scritto ” Ho un disturbo”. I farmaci però non bastano a garantire ad Arthur una vita normale. Per dirla tutta, la psicologa nemmeno lo ascolta quando le parla e i servizi sociali ben presto (come accade sempre più spesso nella realtà, non solo a Gotham City) subiranno un taglio ai fondi, ragion per cui lui sarà ancora di più lasciato a sè stesso e nell’impossibilità di procurarsi le prescrizioni dei farmaci.
La vita di Arthur non è una commedia, ma una tragedia, sebbene lui affermi esattamente il contrario in una delle fasi già diventate celebri del film. E’ una lenta discesa verso la follia criminale che passa attraverso una serie di soprusi e angherie che una mente malata e debole, lasciata in balia dei propri demoni, non può sostenere. E deflagra lentamente in violenza.
Molti hanno scritto che “Joker “è un film violento. A mio avviso non più di tanti altri che trasmettono in tv, tranne che per alcune scene. Tra l’altro ha una censura V.M. 14 ( anche se in sala c’erano bambini!), ragion per cui il pubblico è, in parte, avvisato. Non è molto più violento della realtà in cui viviamo. È, però, un film sulla violenza nelle sue svariate forme. Violenza è la menzogna raccontata all’infinito per edulcorare una squallida realtà; violenza è la derisione davanti a un disagio sociale; violenza è non capire la malattia mentale e credere che sia solo un atteggiamento. La conseguenza della violenza subita è la violenza agita. Le ragioni di Arthur sono giuste, comprensibili anche se i metodi per farle valere sono sbagliati, discutibili.

Arthur, stanco di subire e sopportare, diventa una mente criminale, simbolo negativo di un substrato sociale sfruttato e calpestato da chi muove le fila del vivere quotidiano e conduce lo show. E nasce Joker.
Alla fine della proiezione la tentazione di applaudire è stata forte. Un film costruito con i giusti ingredienti. Perfetta la colonna sonora, che attinge a brani degli anni ’60, tra cui l’inevitabile “Smile” e eccellenti fotografia e costumi. E poi che dire su Joaquin. Semplicemente grandioso. Per interpretare questo ruolo ha perso 25 kg. Ha lavorato a lungo su mimica facciale e intonazione per ottenere la risata tragica di Arthur, partendo dallo studio delle malattie mentali che portano ad azioni incotrollate. Per non parlare del modo in cui ha gestito postura e camminata passando da quella sgraziata e goffa di Arthur all’inizio, a quella più sicura e assertiva di Joker, per non parlare della leggerezza e la fluidità dei gesti nelle scene in cui balla.
Molti hanno tacciato il film di istigazione alla violenza e si è temuto si ripetessero episodi analoghi a quello del multisala di Aurora nel 2012, tant’è vero che per motivi di sicurezza si è vietato in sala l’uso di maschere, armi giocattolo e simili.
Forse pochi ricordano che anni fa uscì un film dal titolo “Un giorno di ordinaria follia” in cui Michael Douglas esasperato dagli eventi della vita, decide di farsi giustizia da sè, trasformandosi da vittima in carnefice. Il film è stato passato più volte in tv senza censure ed è senza dubbio più violento. Non credo che un film possa influire sul comportamento di una persona mentalmente stabile: chi è instabile e predisposto alla violenza la cova dentro di sè e può esplodere anche vedendo Heidi!
Senza esprimere giudizi di ordine morale che non mi competono Joker è, a mio avviso, un film che merita di essere visto, come ha anche suggerito il regista Michael Moore, perché Gotham City e i suoi abitanti non sono poi così diversi dal mondo in cui viviamo.




