“Il silenzio è la quiete del mondo”. Questa famosa frase del filosofo Martin Heidegger è stata il fondamento ispiratore con la quale la Teatroforma ha costruito il suo intervento il 3 agosto 2024 per la Notte Bianca dei giovani, dedicata alla memoria di Marilù Calabrese.
Nella Cripta della Chiesa Matrice San Nicola di Mola di Bari la Teatroforma ha dato vita ad un intervento proteiforme con tematica “DAL CAOS AL SILENZIO “ che richiama il titolo del video, singolare e degno di attenzione, realizzato dal regista Giuseppe Alberto Aversa il quale ha anche creato l’ambientazione sonora e ha dato voce alla narrazione.
Il video “DAL CAOS AL SILENZIO” è una riflessione sul Caos e sul Silenzio: dopo la nascita dell’universo il caos prende forma, si espande inquinato dalle guerre, dagli abusi e dalle decisioni incoscienti che hanno portato e ci conducono a situazioni contemporanee devastanti.
Le parole hanno potere, non descrivono ma ingannano, il silenzio parla. Durante il suo scorrere il video ci dice che dal Caos delle parole si arriva al silenzio della natura.
La natura è l’infinito, la nostra vita è finita, noi nasciamo e moriamo, ma la natura che esiste prima di noi non chiede niente.
Annalisa Boni, con bravura, ha interpretato alcune poesie di autori che avevano come tema il silenzio. Ha letto i testi poetici di Djalai ad-Din Muhammad Balkhi, detto Rumi, poeta persiano della corrente Sufi, di Wendell Berry scrittore ambientalista statunitense, di Margaret Atwood scrittrice e poetessa vincitrice del premio Arthur, di Edgar Allan Poe scrittore, poeta, saggista statunitense.

E’ seguito l’intervento di Luciana Canale che aveva come finalità quella di riflettere sul passaggio dal caos al silenzio, attraverso le parole.
Partendo dal concetto di Caos ereditato dalle cosmologie greche che indica il disordine che preesiste all’universo ordinato, la prof.ssa ha identificato il significato originario della parola che è essere aperto, arrivando ad affermare che Il caos ci apre verso l’infinito, ci confonde e ci disturba e che oggi viviamo tanti caos diversi, da quello delle nostre tumultuose vite quotidiane, a quello della malattia, a quello delle guerre.

E’ passata, poi, ad analizzare il concetto di parola che deriva dal tardo latino parabola e che significa discorso, per poi concentrarsi sul concetto di silenzio che invece, viene dal latino silentium e significa assenza di rumori, di suoni, luogo di assenza delle parole.
La prof.ssa Canale ha continuato l’intervento dicendo che l’uomo è creato per la relazione, è un essere in relazione con se stesso e con gli altri e per essere felice deve imparare a vivere in modo positivo questa sua insita relazionalità ed il silenzio e la parola sono gli strumenti finalizzati a questo scopo.
Questi due vocaboli possono sembrare antitetici ed è apparentemente così, fondamentalmente però, il silenzio e la parola sono complementari, infatti esiste un silenzio loquace, cioè un silenzio che parla e una parola muta, che non dice nulla a chi ascolta. Il silenzio può dunque essere positivo, inteso come lo spazio di ascolto che prepara la parola, capacità di accoglienza, recettività senza pregiudizi, disponibilità libera dalla presunzione di sé.

Senza dimenticare che il silenzio può anche essere negativo quando ha valenza di chiusura, ripiegamento sul nulla e che, a volte, può essere una vera e propria penitenza nei momenti in cui è difficile dominare i propri pensieri, le proprie passioni ed entrare in relazione con se stessi, tuttavia è il silenzio positivo ad essere capace di costruire una relazione, anzi, ne pone decisamente le fondamenta tanto quanto la parola espressa. Bisogna sapersi educare al silenzio, inteso come una predisposizione all’ascolto di sé stessi e dell’altro.
La prof.ssa conclude con un riferimento a Leopardi che in uno dei pensieri dello “Zibaldone” scritto il 27 giugno 1820 dice:
“La parola è un’arte imparata dagli uomini. Lo prova la varietà delle lingue. Per quanto sia familiare agli uomini, si danno certi momenti in cui questi non la sanno adoperare”.
Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell’amore (anche nei momenti dolci), dell’ira, della maraviglia, del timore ecc. in opposizione alla parola, un’arte creata dagli uomini. Il silenzio è, come il gesto, un’opera della natura e, di conseguenza, dotata di una forza straordinaria”.
Leopardi ci vuole dire che è come se il silenzio sia nato con l’uomo, fa parte di noi stessi da quando veniamo al mondo.
Una “forza straordinaria” che sebbene non possa protrarsi a lungo è un momento essenziale di riflessione ermeneutica su se stessi, sulla propria esistenza, sui propri desideri, sulla provvisorietà della storia, sulla natura delle cose e tende a mettere in relazione il sé chiuso in se stesso con infiniti spazi provocando un’emozione unica che consente di trovare l’essenza di se stesso in contatto con l’infinita ed universale esistenza.
(a cura di “Teatroforma”)





