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RIFONDAZIONE E FUTURA: PROPOSTE PER IL “PIANO COMUNALE ANTICORRUZIONE”. LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

data:

Le due forze politiche hanno elaborato alcune proposte ed osservazioni per l’aggiornamento del Piano triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza e integrità del Comune di Mola. Eccole, con le nostre considerazioni a commento.

Riceviamo da Francesco Pietanza per Rifondazione Comunista di Mola e l’Associazione politico-culturale “Futura” e pubblichiamo:
 
Relativamente al Piano Triennale Anticorruzione e Trasparenza, come Futura e Rifondazione Comunista – Mola di Bari abbiamo fatto una proposta (riportata di seguito) che verte sostanzialmente sulla implementazione di un tool interno con lo scopo di registrare ogni tipo di attività che potrebbe avere qualche impatto sui rischi dell’attività amministrativa. 
 
Pensiamo alla ricezione dei documenti di altri Enti pubblici e privati, al pagamento delle Bollette, all’approvazione di eventuali debiti fuori Bilancio, alle richieste di accesso agli atti, alle denunce per sinistro o ai reclami effettuati dai cittadini. 
 
Una matrice di questo tipo, segmentata per attività e rischi sottesi, permetterebbe:
  1. di avere in ogni momento traccia delle scadenze riguardanti l’amministrazione corrente e le richieste dei cittadini;
  2. di avere un trend storico delle soccombenze e degli ambiti di perdita, con lo scopo di allestire un sistema di prevenzione;
  3. di avere un’idea più specifica delle potenziali perdite che si potrebbero verificare negli anni successivi;
  4. di mettere in correlazione più facilmente gli incidenti ed i potenziali rischi di corruzione.
 
Questa la nostra proposta:
 

Cominciare a censire, possibilmente in un tool interno / dashboard, tutti gli eventi occorsi che hanno un impatto sui processi tracciati dal Piano triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza 2020 -2022.

Per eventi occorsi si fa riferimento ad ogni tipo di Incidente (debiti fuori Bilancio, soccombenze in giudizio, richieste di risarcimento danni, reclami…), clusterizzato per rilevanza, che deve essere ricondotto ad uno o più processi mappati.

I punti rilevanti nel censimento degli eventi dovrebbero essere, come set minimo: data, stato dell’incidente (es. chiuso, aperto), descrizione, processo impattato, fonte di rilevazione (come è stato rilevato), perdita economica, eventuale investimento, piano d’azione, owner del piano d’azione.

Censendo gli eventi in un tool unico si garantirebbe la tracciabilità nel tempo (storicizzazione) ed il monitoraggio nel caso di piani di azione individuati per la risoluzione delle criticità rilevate.

La tracciabilità degli eventi è importante perché: viene storicizzato l’incidente ed in ogni momento è possibile risalire alle cause ed ai legami con altri processi; è sempre possibile avere una rendicontazione in tempo reale degli eventi censiti, la possibile perdita economica o gli investimenti da effettuare, e monitorare l’impatto probabile sui processi e sulle attività considerate come rischiose.

______________

NOSTRO COMMENTO

Pur apprezzando l’impegno delle due forze politiche, uniche finora ad aver presentato proposte per l’aggiornamento del Piano, è tuttavia d’obbligo ricordare ai lettori quali sono gli obiettivi di legge del Piano triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza amministrativa. Eccoli (tratti dal web):

  1. La definizione di corruzione nella Pubblica Amministrazione, data dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), abbraccia la nozione ben più ampia di maladministration, intesa quale assunzione di decisioni devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari o vantaggi personali.
  2. Il riferimento non è quindi solo al complesso dei reati contro la Pubblica Amministrazione, disciplinati nel Titolo II, Capo I del Codice Penale, ma anche a quegli atti e comportamenti che, anche se non consistenti in specifici illeciti, contrastano con la necessaria cura dell’interesse pubblico e pregiudicano l’imparzialità delle amministrazioni e dei soggetti che svolgono attività di pubblico interesse.
  3. Questa visione estesa del concetto di corruzione ha portato all’introduzione dell’obbligo di adozione, da parte di tutte le Pubbliche Amministrazione, di un Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (di seguito denominato Piano), quale documento strategico la cui finalità non è quindi la repressione o sanzione, compito che spetta ad altre istituzioni dello Stato, ma lo sviluppo della cultura della legalità e la riduzione del rischio corruttivo.
  4. In concreto il Piano è un documento di programmazione che ha il compito di individuare, introdurre e attuare “una vasta serie di misure con cui si creano le condizioni per rendere sempre più difficile l’adozione di comportamenti di corruzione”. Misure oggettive e sostenibili, che incidono sull’organizzazione degli uffici, delle attività, delle funzioni e sull’articolazione delle competenze e dei ruoli.
  5. La prevenzione della corruzione è quindi un obiettivo strategico recepito anche negli altri strumenti di programmazione adottati dall’Ente (DUP, Piano Performance, ecc.), con i quali il Piano deve essere coordinato.
  6. Il Piano, pur avendo valenza triennale, ogni anno, entro il 31 gennaio, deve essere aggiornato e riapprovato dalla Giunta comunale.
  7. I suoi destinatari sono tutti gli operatori, di ruolo o ad incarico, che prestano servizio, a qualunque titolo, presso i comuni, compresi ovviamente gli amministratori comunali (Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali).

Pertanto, sebbene interessanti e importanti, le proposte di Rifondazione comunista e dell’Associazione “Futura” non sono strettamente coerenti, o quanto meno lo sono in parte, con le finalità del Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza amministrativa.

A tal proposito è importante notare come nel 2019 l’ANAC abbia pubblicato il Rapporto “La corruzione in Italia 2016-2019”, basato sull’esame dei provvedimenti emessi dall’Autorità giudiziaria.

Ecco, tratta dal web, un’analisi del rapporto:

Il dossier fornisce un quadro dettagliato, benché non scientifico né esaustivo, delle vicende corruttive in termini di dislocazione geografica, contropartite, enti, settori e soggetti coinvolti.

Le conclusioni sono piuttosto eloquenti: “Il quadro complessivo che emerge dal rapporto testimonia che la corruzione rappresenta un fenomeno radicato e persistente, verso il quale tenere costantemente alta l’attenzione”:

– 117 le ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall’Autorità giudiziaria in Italia (da agosto 2016 e agosto 2019 ),
soprattutto correlate al settore degli appalti;
– 152 i provvedimenti della magistratura, di cui 28 in Sicilia (18,4% del totale). Di questi 113 casi (il 74% delle vicende) ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici. I restanti 39 casi (26%), è composto da procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie, corruzione in atti giudiziari e altro ancora.

Tra le pratiche più usuali di corruzione nei casi esaminati, l’Anac individua i seguenti indicatori:

 illegittimità gravi e ripetute in materia di appalti pubblici: affidamenti diretti dove non consentito, abuso della procedura di somma urgenza, gare mandate deserte, ribassi anomali, bandi con requisiti funzionali all’assegnazione pilotata, presentazione di offerte plurime riconducibili ad un unico centro di interesse.
 Inerzia prolungata nel bandire le gare al fine di prorogare ripetutamente i contratti ormai scaduti (in particolare nel settore dello smaltimento rifiuti).
 Assenza di controlli (soprattutto nell’esecuzione di opere pubbliche).
 Assunzioni clientelari.
 Illegittime concessioni di erogazioni e contributi.
 Concorsi svolti sulla base di bandi redatti su misura.
 Illegittimità nel rilascio di licenze in materia edilizia o nel settore commerciale.
 Illiceità in procedimenti penali, civili o amministrativi, al fine di ottenere provvedimenti di comodo.

La conclusione a cui arriva l’ANAC è che per arginare la notevole varietà delle forme di corruzione è necessario mettere in atto un’azione combinata di strumenti preventivi e repressivi.

Pertanto, un vero Piano comunale della prevenzione della corruzione e della trasparenza amministrativa deve tenere conto innanzitutto delle raccomandazioni dell’ANAC in materia.

La questione dell’affidamento dell’incarico diretto al Politecnico di Bari per la consulenza alla redazione del Piano Urbanistico Generale (PUG)

Per scendere ad esempi concreti, è opportuno notare che, ad esempio, diventa perfettamente inutile e pletorico fare e aggiornare il Piano triennale anticorruzione e per la trasparenza amministrativa se non vengono neppure rispettate le deliberazioni di Consiglio comunale che prescrivono l’adempimento di precise azioni in materia.

Così infatti è accaduto per la delibera di Consiglio comunale n.37/2018 del 28.12.2018 avente ad oggetto: “Piano Urbanistico Generale – Atto di indirizzo”, nel quale si legge nel dispositivo deliberativo di cui al punto 3:

Di dare mandato alla Giunta Comunale e al Capo Settore Urbanistica, ognuno per propria competenza di assumere i provvedimenti amministrativi e / gestionali utili a dare attuazione a quanto previsto nel documento “ORIENTAMENTI TECNICO-SCIENTIFICI E ORGANIZZATIVI PER IL RIAVVIO DEL PROCESSO DI FORMAZIONE DEL PIANO URBANISTICO GENERALE – DOCUMENTO PROPEDEUTICO ALL’ATTO D’INDIRIZZO” allegato al presente provvedimento per farne parte integrante e sostanziale (All. A), avendo cura in particolare:

a. di acquisire il parere dell’ANAC e di qualsiasi altro parere necessario e prescritto in materia di appalti
b. di assumere ogni forma di finanziamento utile a sostenere il processo di elaborazione del Piano Urbanistico Generale, nel suo fabbisogno complessivo e/o per ogni sua specifica fase
(elaborazione, partecipazione, Cartografia, etc.);
c. di mantenere uno stretto rapporto consultivo / informativo con gli organi istituzionali Consiliari preposti per competenza all’esame dei temi man mano interessati dal processo di pianificazione.

Ebbene, il punto più importante ai fini della prevenzione della corruzione e della trasparenza amministrativa, e cioè: “di acquisire il parere dell’ANAC e di qualsiasi altro parere necessario e prescritto in materia di appalti”, NON è mai stato adempiuto dalla Giunta comunale sebbene siano trascorsi oltre 2 anni dall’approvazione di quella delibera consiliare e nonostante (o forse proprio per questo) sia ben noto l’orientamento dell’ANAC in materia di divieto (sancito da sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea) di incarichi ad enti universitari per la redazione o consulenza (anche scientifica, se non a determinate condizioni che, tuttavia, non ricorrono nel caso di specie molese) di Piani urbanistici.

Quindi, il Piano di prevenzione della corruzione e della trasparenza se non è materia applicata nei casi concreti rimane un guscio vuoto, alcuni fogli di carta buoni per incartarci il pesce.

 

 

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