Continua il grave fenomeno degli incendi nell’agro di Mola. Si bruciano materie plastiche, utilizzate in agricoltura, con grave danno per la salute e le colture. Con il fumo, le sostanze tossiche e cancerogene raggiungono il centro abitato. Forte disagio e proteste: i cittadini chiedono al Comune provvedimenti concreti.
Gentile Direttore,
Le scrivo in merito alla questione incendi nelle campagne che circondano il centro abitato di Mola. In primis la ringrazio per aver dato voce ad un problema che da troppi anni rende spiacevole il trascorrere di alcune giornate, soprattutto estive. Per non parlare dei problemi di salute a cui, la prolungata esposizione di questi fumi, porta. Sono circa tre anni che abito alla periferia di Mola (zona Trinità) e dal primo giorno ho avvertito che in ore non lavorative (la notte o il mattino presto, ma soprattutto durante il fine settimana) spesso si avverte puzza di bruciato. Pertanto, come le dicevo prima, il problema che con i suoi articoli ha portato all’evidenza pubblica, è un problema di vecchia data. Ho avuto modo di raccogliere anche dirette testimonianze documentate con video e foto, di incendi nelle campagne di materiale plastico e non solo. L’attuale amministrazione, al momento niente ha fatto, pur essendone a conoscenza visto che in fase di stesura di programma “partecipato” io e altri avessimo sollevato il problema degli incendi. Risulta pertanto difficile che senza una spinta mediatica, l’attuale sindaco possa prendere spontaneamente decisioni e azioni al riguardo. Concludo segnalando come anche questa notte, da queste parti, ci si è addormentati con la puzza di bruciato e ci si è svegliati con la stessa puzza, magari proveniente da un altro agro. La saluto cordialmente.
(Lettera firmata: l’Autore ha però preferito la non divulgazione delle sue generalità)
Quella sopra riportata è l’ultima lettera che “Mola Libera” ha ricevuto, stamattina, in merito alla grave situazione degli incendi nelle campagne molesi, che si va sempre più aggravando con una frequenza preoccupante.

Sulla pagina facebook del nostro giornale, abbiamo già più volte riportato la protesta dei lettori che, numerosi e sempre più allarmati, ci scrivono per informarci in tempo reale dei roghi tossici che si sprigionano soprattutto con il far della sera, oppure all’alba, nell’agro molese o, forse, anche appena al di là di esso.
A bruciare è soprattutto materiale plastico: teloni utilizzati per coprire i vigneti di uva da tavola, contenitori vuoti di fitofarmaci, tubi dismessi per l’irrigazione, ecc..
Tutti prodotti che in fase di combustione rilasciano pericolose sostanze nocive, tossiche e cancerogene, inalate anche a distanza di chilometri, e che si depositano sul terreno e sulle colture (frutta, verdura, ortaggi) che poi finiscono sulle nostre tavole, con buona pace del consumo a “kilometro zero”.
Lunedì scorso, 16 settembre, dopo il tramonto, un nostro lettore ci ha segnalato la presenza di una nube di fumo che si stagliava sulla campagna molese, il cui odore acre ha in breve invaso quasi tutte le periferie molesi e raggiunto perfino Piazza XX Settembre.
Dopo averne dato notizia flash sulla nostra pagina facebook, sono state decine le segnalazioni dei cittadini che, a commento del post, lamentavano quasi dai quattro punti cardinali di Mola la presenza di fumo: con il suo forte odore di plastica o gomma combusta, è penetrato dentro le abitazioni provocando anche occhi arrossati, bruciore alla gola, tosse.
Il Sindaco è stato prontamente informato da “Mola Libera” e, successivamente, ha fatto sapere al giornale che, dalle sue informazioni, il rogo si sarebbe sviluppato in agro di Conversano e che era in contatto con il Sindaco del comune limitrofo per decidere il da farsi. Non abbiamo però ricevuto ulteriori informazioni dal nostro primo cittadino.
“Mola Libera”, dopo aver segnalato nelle settimane scorse il fenomeno al Sindaco, con alcune centinaia di adesioni alla nostra richiesta di provvedimenti immediati, è tornata a domandare al primo cittadino un controllo puntuale del territorio: da svolgersi con il supporto attivo della Vigilanza campestre o delle Guardie ambientali della Città metropolitana e con l’emanazione di un’ordinanza ad hoc, che richiami le norme del codice penale in materia e stabilisca severe sanzioni pecuniarie per gli “incendiari” trasgressori, oltre alla denuncia all’Autorità Giudiziaria.
Al momento, la risposta del Sindaco è stata interlocutoria: ci ha fatto sapere soltanto che è allo studio una convenzione con “Guardie ambientali” per la vigilanza sul territorio. Troppo poco.
In realtà, i cittadini attendono provvedimenti immediati, precisi e fortemente repressivi verso gli incoscienti e criminali inquinatori.
Come stabilisce la legge, il Sindaco è ufficiale di governo in materia di sanità pubblica, essendo il primo garante e responsabile per la tutela della salute dei cittadini che risiedono nel territorio amministrato.
In tal senso, egli può (e in certi casi deve) emanare ordinanze comunali “urgenti e contigibili” (cioè di urgenza e necessità) in materia igienico-sanitaria.
Quindi, dal Sindaco Colonna i cittadini si attendono provvedimenti concreti e immediati che prevengano e reprimano con forza i roghi tossici, non rassicurazioni futuribili generiche.

E’ bene essere perfettamente coscienti di cosa accade alla nostra salute quando l’organismo viene esposto ai prodotti e fumi della combustione di materie plastiche.
Ecco alcune fondamentali informazioni, tratte, in sintesi, dal sito web “Lifegate”:
“Bruciare i rifiuti, soprattutto la plastica, produce inquinanti altamente tossici come le diossine e gli idrocarburi policiclici aromatici.
Diossina, o per meglio dire, diossine
Diossina è il nome comune usato per indicare dibenzo-p-diossine e dibenzofurani. Le diossine sono formate da idrocarburi aromatici legati ad atomi di cloro. Molecole tossiche per l’uomo, gli animali, l’ambiente. Altre sostanze ancora possiedono caratteristiche di tossicità simili a quelle delle diossine, come i Pcb (bifenili policlorurati) e i Pcp (policlorofenoli).
Si tratta di contaminanti ambientali persistenti. Se la diossina Tcdd si dilava nel terreno, si lega al materiale organico presente e si degrada molto lentamente, nell’arco di anni. Tra le diossine, la Tcdd è la molecola di più spiccata tossicità: causa un’ampia gamma di effetti, tumori, tossicità a carico del sistema immunitario, del fegato, della pelle, azione mutagena ed embriotossica. Le conoscenze più recenti sul meccanismo d’azione della diossina hanno chiarito il suo ruolo di perturbatore ormonale.
Le diossine hanno la spiacevole caratteristica di bioaccumularsi. Quindi a lungo andare questi sono alcuni disturbi legati all’accumulo di diossine nei tessuti e negli organi:
- alterazioni del sistema immunitario, anche a dosi molto limitate con riduzione e danneggiamento dei linfociti
- danni allo sviluppo fetale, al momento della differenziazione tissutale del sistema immunitario
- alterazioni a lungo termine del sistema immunitario, sia in senso immunodepressivo che ipersensibilizzante
- disturbi alla produzione, rilascio, trasporto, metabolizzazione, legame, azione o eliminazione di ormoni naturali del corpo, responsabili dell’equilibrio biochimico dinamico interno del nostro organismo e della regolazione dei processi riproduttivi e di sviluppo.
Incidenti come quello – entrato nella storia dell’industria e dell’ecologia in Italia – di Seveso del 1979, hanno causato danni permanenti sia all’ambiente, sia alle persone.
La più tremenda diossina
La Tetracloro-dibenzo-diossina (Tcdd, la più tremenda diossina) è classificata nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni per l’uomo, dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro. È irritante per gli occhi, la cute e il tratto respiratorio. La sostanza può determinare effetti negativi, anche in tempi ritardati rispetto all’esposizione, sul sistema cardiovascolare, sul tratto gastrointestinale, sul fegato, sul sistema nervoso e sul sistema endocrino.
Idrocarburi policiclici aromatici
Gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), divisi in oltre 100 composti chimici, invece si liberano nell’ambiente nel corso di combustioni incomplete di legname, grassi e prodotti organici in generale, compresi i rifiuti urbani, prodotti petroliferi come la plastica.
A tutte queste molecole sono associati pericoli per la salute umana quali tossicità acuta e cronica e malattie. Anche se esistono più di cento diversi Ipa, quelli più imputati nel causare dei danni alla salute di uomini e animali sono: l’acenaftene, l’acenaftilene, l’antracene, il benzo(a)antracene, il dibenzo(a,h)antracene, il crisene, il pirene, il benzo(a)pirene, l’indeno(1,2,3-c,d)pirene, il fenantrene, il fluorantene, il benzo(b)fluoroantene, il benzo(k)fluoroantene, il benzo(g,h,i)perilene e il fluorene.
Solitamente nell’aria non si ritrovano mai come composti singoli, ma all’interno di miscele dove sono presenti molte decine di IPA diversi e in proporzioni che in alcuni casi possono anche variare di molto. Il fatto che l’esposizione avvenga ad una miscela di composti, di composizione non costante, rende difficile l’attribuzione delle conseguenze sulla salute alla presenza di uno specifico idrocarburo policiclico aromatico.
Pur essendo lo studio di queste miscele particolarmente complicato, è stato comunque dimostrato che l’esposizione alle miscele Ipa comporta un aumento dell’insorgenza del cancro, soprattutto in presenza di benzo(a)pirene (peraltro l’unico Ipa che finora è stato studiato approfonditamente).”
In conclusione, ripetiamo al Sindaco, e lo faremo fino alla noia, la richiesta di provvedimenti urgenti ed immediati con forte potere preventivo e repressivo.
Le chiacchiere se le porta il vento, ma il vento spesso porta anche i prodotti della plastica bruciata!





