Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
La celebre poesia di Giuseppe Ungaretti ci rimanda all’eco della guerra vissuta dall’Autore nelle trincee del terribile primo conflitto mondiale, alla sua stanchezza fisica e spirituale, al suo desiderio di pace e normalità.
Oggi, cent’anni dopo, un’altra guerra si sta combattendo in ogni angolo del pianeta. Un nemico invisibile, senza clangore di armi, insidia i nostri corpi ma anche le nostre menti, generando timore, insicurezza, paura e spargendo vittime ovunque.
E sono quasi sempre i più deboli a cedere, coloro che avrebbero ben potuto ancora vivere lunghi anni, ma che hanno trovato sulla loro strada un subdolo virus inafferrabile e difficilmente arginabile.
Ogni comunità locale, piccola o grande che sia, piange i suoi morti, pochi o tanti, e fa i conti con le troppe persone finite nei reparti di terapia intensiva, veri gironi di muta sofferenza.
Anche Mola ha avuto i suoi lutti e tanti cittadini che hanno dovuto lottare, e ancora lottano, per venire fuori dalla malattia, riportandone cicatrici non solo fisiche, ma spesso, ancor più, psicologiche.
E segni sono presenti anche sulla pelle, sulla vita di tanti altri che, pur scampando la malattia, hanno dovuto subire le gravi conseguenze della perdita del lavoro o delle attività imprenditoriali, a causa dell’epocale crisi economica e sociale innescata dalla pandemia.
E sono tutte cicatrici che fanno molto male e che dovrebbero vedere l’intera comunità lenirle con un vero spirito di fratellanza, di solidarietà, di amore disinteressato, a cominciare dalla classe dirigente, con le istituzioni in prima fila e le associazioni di volontariato a fare da supporto e da braccio operativo.
Purtroppo, e spiace dirlo, nella seconda ondata pandemica non si sono visti tangibili riscontri in tal senso, se non poche e isolate iniziative meritevoli di volontariato.
Vogliamo credere che si tratti solo di stanchezza e di voglia di normalità dopo quasi un anno trascorso da tutti in un’altalena di delusioni e speranze.
Oggi, in occasione del Santo Natale, dalle colonne del nostro giornale vogliamo lanciare un accorato appello ai nostri rappresentanti istituzionali, innanzitutto al Sindaco che tutti ci rappresenta: sappiate incarnare il vero spirito del Natale.
State vicini ai più deboli, ai più bisognosi, sia a quelli provati dalla malattia e dai lutti che a coloro che sono stati segnati dalla terribile crisi economica.
State vicini con atti concreti, non solo con messaggi mediatici: una visita ad una famiglia segnata dal lutto a causa della malattia, la condivisione di un momento di solidarietà in casa di persone provate dalla perdita del lavoro, il conforto a chi è uscito dall’esperienza della terapia intensiva e dai reparti covid.
Non generici propositi, non erogazione asettica di buoni spesa o di pacchi viveri, non presenzialismo mondano, ma vero amore, vera empatia, vero sostegno.
Il cuore del Natale è questo. E’ il cuore immenso e universale di un Bambino sceso in terra a portare la Luce. E quella fiamma risplende nei millenni perché nessun vento potrà mai spegnerla. E’ il soffio dell’Amore divino che la alimenta da più di Duemila anni.
Eppure quella Luce ha bisogno di ognuno di noi, affinchè entri e illumini ogni casa, ogni famiglia, ogni comunità.
“Il Natale è la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi”. (Papa Francesco)
Buon Natale di pace e serenità a tutti i molesi ovunque nel mondo!





